Gatti

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al gatto si perdona ogni cosa
perfino la mania di protagonismo

n a n i t a

Senza paura-Spazio Alda Merini

locandina evento Senza Paura

Replica l’evento “SENZA PAURA-Voci di donna in poesia e teatro“, (iniziativa alla quale ho aderito con alcuni testi tratti dalla silloge “Eva” ) già presentata lo scorso 15 marzo dalla Casa della Poesia di Monza in collaborazione con La Vita Felice presso l’Ufficio del Parlamento Europeo di Milano.
Si terrà domenica 20 novembre, alle 15.00, presso la Casa delle Arti-Spazio Alda Merini nell’ambito della rassegna BookCity Milano 2016.

Eva è un progetto poetico-fotografico sul mondo femminile e la violenza di genere, silloge risultata vincitrice della sezione A del Premio Nazionale di Poesia “La Bormida al Tanaro Sposa” 2015. Ha vinto inoltre il  secondo Premio per la sezione silloge inedita nel Premio Internazionale di Poesia e Narrativa I fiori sull’acqua 2016 sulla violenza di genere.

SENZA PAURA-Voci di donna in poesia e teatro è un Reading poetico performativo sul tema della condizione della donna e sulla sua volontà di affermazione di identità paritetica contro i soprusi e le prevaricazioni, siano esse di natura fisica o psicologica.

Introduzione di Antonetta Carrabs e Diana Battaggia

con la partecipazione delle poete
Sabrina Amadori
Rossana Bacchella
Claudia Cangemi
Paola Carriera
Cinzia Cavallaro
Bruna Colacicco
Agnese Coppola
Annamaria Gallo
Gianfranca Gastaldi
Anna Maria Lombardi
Valentina Neri
Valentina Olivi
Barbara Rabita
Sara Elena Rossetti
Lina Salvi
Alice Serrao
Savina Speranza
Alexa von der Goltz
Rosanna Zizzo

Letture della Compagnia teatrale MasKere

INGRESSO LIBERO

Dormiveglia (Giovanna Iorio)

cover

Chi dorme non piglia pesci … ma scrive racconti. È il caso di Giovanna Iorio che pubblica per #tuchemiracconti di Regina Zabo  una raccolta di racconti brevi ambientati nella città di Roma. Dormiveglia  –così s’intitola la raccolta acquistabile in formato e-pub  abbinata alle musiche di Notturno Concertante –rappresenta un luogo creativo personalissimo dedicato a chi non riesce a prendere sonno. È in quel luogo neutrale che nascono i personaggi fantasiosi, a volte surreali e bizzarri che ci trasportano nel loro personalissimo mondo dall’atmosfera sospesa. Regina Zabo lo descrive così:

Un’atmosfera di sospensione del tempo e del giudizio, a metà tra il sonno e la veglia, che riesce a rilassare il lettore e trasportarlo in una sorta di universo parallelo, in cui la logica viene frammentata e i sentimenti fanno da collante. (dalla nota dell’editore)

La raccolta è suddivisa in quattro parti che prendono il nome dalle varie fasi del sonno: Onde Alpha -Tra veglia e sonno, Onde Theta- Sonno leggero, Onde Delta-Sonno profondo, Onde Lente Rem. La citazione in epigrafe è ovviamente quella di Murakami Haruki, tratta da “Sonno“. Chi segue un pochino Giovanna, infatti, ha imparato a conoscere il suo amore profondo per lo scrittore giapponese.

Deliziosi i racconti Onde Alfa leggeri, eterei, vaporosi, sembrano essere stati scritti con inchiostro di nuvola, appena li leggi ti si stampa sulla guancia la piega del cuscino e non vorresti alzarti più per non sospendere la lettura. Si aprono con “L’aroma del caffè“, protagonista di risvegli mattutini in corsa sul tram, sui taxi per le strade di Roma, artefice di incontri amorosi e sogni a occhi aperti. Si prosegue con “Ali” un racconto angelico che ci fa letteralmente levitare sul materasso in attesa di scoprire cosa accadrà alla ragazza cui sono improvvisamente spuntate le ali. “Carlo il calvo“prospetta, invece, un riscatto morale per tutti quegli uomini che hanno perso i capelli e non sanno di aver acquisito fascino… “GRAnde amore” è una parodia dell’attesa inscenata sul G.R.A. di Roma. Chi ha avuto la sfortuna di transitarvi, o meglio sostarvi, almeno una volta sa che in quelle code interminabili nelle automobili possono nascere amori, amicizie e drammi. È un tempo sospeso quello del Grande Raccordo Anulare proprio come quello del dormiveglia. La storia d’amore che ne nasce vi stupirà.Immancabili poi i gatti di Roma protagonisti al “Bar dei raminghi“…

Onde Theta si apre invece con uno dei racconti più belli per me: “Un pesce farfalla“. Delicati i sentimenti di questa narrazione, scorci consueti e quotidiani  ricchi di tenerezza. Le immagini di un malessere interiore prendono la forma di un pesce rosso nel bicchiere. Ci si sveglia ancora bagnati di sudore con la sensazione di aver dormito stretti nella propria tristezza. Succede che in questi racconti ci si metta improvvisamente a ballare un paso doble (I ballerini) e che non si smetta più o che un neo sul viso sia un punto interrogativo che s’ingrandisce e scompare come nel paese di Alice (Il neo). Che ci si ritrovi improvvisamente nel corpo di un’altra dopo che abbiamo tagliato i capelli (Capelli corti), che in una consueta giornata di lavoro siamo talmente colpiti dalla fisionomia di un volto da non riuscire più a tornare in noi (La faccia).

In Sonno profondo le narrazioni si avvicendano in complessità sempre più profonde toccando temi importanti e di difficile trattazione. Eutanasia narra la storia surreale di un vicinato anonimo in cui la protagonista è la morte.Un giallo che ha i toni grotteschi e suspence del racconto noir ci trascina per sei piani di scale in cima ad un appartamento… shhh! non posso dire nulla (I sei piani). Una donna, a sua insaputa,  si innamora dell’Uomo di pietra mentre sulla bellissima collina di Posillipo uomini, donne, famiglie si danno tutti appuntamento per festeggiare insieme La fine del mondo.

Onde Lente Rem è invece il luogo del sogno, del ricordo e dell’inconscio in cui la propria coscienza si trova a dover fare i conti senza altri intermediari che se stessi. In questo strano “condominio” vive Egidio che deve fare i conti con il ricordo della moglie morta e La neve nell’armadio, L’avvocato F. che ha un problema con la propria coscienza che si manifesta in tutta la sua crudezza (Coscienza sporca), Mohammed Jalla, per suo figlio L’uomo Ragno e un onorevole colpito dall’ebola a Montecitorio, protagonista della Cena africana che avrà un triste epilogo; infine nell’ultima “stanza” abita Viola, La ragazza dei sogni dai poteri soprannaturali che sa trasformare sogni e incubi in realtà.

La scrittura di Giovanna ha il dono della leggerezza, pur trattando temi e argomenti a volte difficili e pesanti la narrazione ha i tratti fulminei di uno svelamento improvviso conservando soavità e grazia. Il patto finzionale tra lettore e autore qui è ben saldo, non viene mai meno neppure quando si trova a dover seguire le bizzarrie surreali del sogno. Ci troviamo messi di fronte all’evidenza della vita però con quel candore  proprio di chi -come diceva Italo  Calvino, maestro del racconto breve – sa prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.

n a n i t a


Giovanna Iorio vive a Roma. Prima ha vissuto ad Avellino, Dublino, Torino e per cambiare -ino in qualcosa di entusiasmante anche a Glasgow.
Quando può va a cercare quadrifogli e poi li regala ad amici o agli sconosciuti. Le piacerebbe, un giorno, sapere se i suoi quadrifogli hanno portato fortuna. Ama le coincidenze. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e haiku. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati da Storiebrevi e Feltrinelli. Quando le piace un’idea la porta nella sua città: a Roma ha realizzato le casette per lo scambio dei libri le Little Free Library, il Ponte dei libri, il Progetto Panchine, le PopStairs, il Muro della Gentilezza. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il cioccolato fondente.

Notturno Concertante: Lucio Lazzaruolo chitarrista e tastierista e Raffaele Villanova cantante e chitarrista. Dal ’94 Lucio Lazzaruolo e Raffaele Villanova compongono musiche che sono utilizzate da Rai International nei documentari della serie Radici (in onda su Raisat), da Raiuno (per la P.T. Productions) e da Canale 5 (La clinica degli animali). Inoltre hanno composto parte della colonna sonora del film “Il Natale rubato” con Patrizio Rispo.
Recentemente hanno musicato il documentario di Giorgio Diritti intitolato Con i miei occhi. Inoltre hanno sonorizzato vari racconti radiofonici della scrittrice Giovanna Iorio per Radio 3 Rai. Il loro ultimo disco si intitola Canzoni allo specchio.

 

 

Lorenzo Spurio recensisce Le regole del controdolore

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Recensione di Lorenzo Spurio apparsa su Blog Letteratura e Cultura 

Tutte le parole

sono scivolate fuori

dalle tasche (27)

Complicato approcciarsi in termini critici a un libro come questo recente di Valentina Meloni, la poetessa di origini romane oggi naturalizzata umbra, che ha dato alle stampe Le regole del controdolore (Temperino rosso edizioni, 2016) sotto eteronimo di “nanita” come è piuttosto nota nel web. Lo è non tanto per la vastità delle ambientazioni intime investigate o le tematiche che sottendono ai vari componimenti,ma proprio per un motivo basico, che si ravvisa alle fondamenta e che obbliga a una domanda di fondo: perché un libro come questo?

L’autrice in nota di apertura ci informa che forse questo non è neppure un libro di poesie quando, in realtà, esso lo è eccome. La poesia non si riconosce solo visivamente dall’organizzazione in versi che spezzano frasi ma dall’intensità del linguaggio che i contenuti evocano.

Le regole del controdolore è un libro divertente e giocoso, intimo e fanciullesco, scanzonato e proiettato verso il mito dell’infanzia, ma al contempo riflessivo, denso di immagini e pillole che consentono al lettore di riflettere e di riscoprire la sua componente meno razionale. Al suo interno il lavoro è stato diviso in numerosi raggruppamenti che non possiamo definire con esattezza vere e proprie sillogi ma che si configurano, piuttosto, come livelli progressivi di un gioco a fasi, intervalli di esperienze e approcci al mondo, raffronti riavvicinati con la propria genialità repressa che fuoriescono e che la Nostra ci consente di percorrere con soavità, privi di quell’aurea pesante e seriosa che spesso i lavori poetici impongono.

Dell’autrice c’è molto: l’amore forte e la profonda preparazione sugli aspetti fondanti a quella che –forse impropriamente ma in maniera generalizzata- possiamo definire la letteratura dell’infanzia (a renderlo palese una citazione della scrittrice Vivian Lamarque), ma anche di una letteratura che ha in qualche modo posto l’interesse sulla necessità di rompere il disincanto per allietare ed affabulare, arricchire in senso positivo e gioioso, sottolineando in maniera rimarchevole quanto un approccio di tipo ludico e spensierato dinanzi all’esistenza possa spesso costituire, se non la risoluzione pratica ed efficace ai problemi, di certo un lenitivo significativo.

Inevitabile il riferimento al “controdolore” del geniale Palazzeschi, esponente di spicco dell’avanguardia italiana ed europea che in quel manifesto audace e strampalato, di certo irriverente e pretestuoso, aveva stilato un programma –dai tratti anche macabri- di purificazione e ringiovanimento della società mediante il riso. Attraverso la riscoperta del divertimento e del ridere, anche dinanzi a situazioni sconvenienti e nelle quali il riso non sarebbe di certo la risposta più spontanea e riguardevole.

Palazzeschi, per gran parte della sua esistenza letteraria, è stato uno di quegli autori ardimentosi che forse hanno tirato un po’ troppo la corda ma di certo ha operato a livello delle coscienze umane in maniera notevole: le estremizzazioni più repellenti di cui dava sfogo nel celebre manifesto erano invocazioni provocatorie, biechi tentativi di far rinascere autostima e motivare una risposta di sdegno e appropriazione di coscienza come, appunto, la società del periodo necessitava.

Il fatto che Valentina riprenda un autore come Palazzeschi è cosa assai curiosa; l’intero suo volume è in fondo un validissimo strumento avanguardistico dove con impulsività la voce più forte che si sente è quella dell’impavido ragazzino alle prese con scorribande o a salire grandi alberi nonché a stupirsi dinanzi alle stelle e alla morfologia delle nuvole. Ad accompagnare le varie riflessioni poetiche della Valentina bambina sono una serie di raffigurazioni grafiche a matita che completano il percorso che al lettore è consentito di fare tra cui un paio di disegni formati da tessuto sintattico che tanto fanno pensare alle celebri poesie visive di un altro avanguardista, Corrado Govoni.

La traiettoria principale di questo libro è forse quella di non avere nessuna traiettoria. Non vi sono binari che conducono in maniera ordinata e lineare un percorso tra le varie emozioni del narrato. In questo recondito mare di assenza di certezze e determinazioni –che è poi il setting ideale della fiaba o delle narrazioni per bambini- l’io poetico si perde e con esso anche il lettore si dimena in un bosco di difficile fuga (vien quasi da pensare, a tratti ad Alice di Carroll o a Pinocchio disperato che fugge i suoi spazi domestici per trovarsi poi, sbadatamente e colpevolmente, in situazioni di precarietà), vivendo un disorientamento che è dolce perché vivifica il tempo ormai annullato, quello della memoria dell’infanzia.

Queste poesie fuggono dal foglio nel momento in cui le leggiamo, si nascondono, prendono vita in oggetti animati, in presenze indistinguibili, popolano la nostra stanza. Ci accompagnano e ritornano: ad intervalli ritornano nella nostra abitualità, altre volte riaffiorano d’impeto e ci terrorizzano.

Le parole si intrecciano e scorrono veloci, si mischiano in maniera convulsa, si sciolgono e si dilatano, s’infiammano ed esplodono, si rincorrono e poi ancora, nel momento in cui avevamo creduto di afferrarle e farle nostre, ci sfuggono librandosi nel cielo, in forma di stella o diventano polvere.

“Bisogna saper/ ridere/anche del dolore” appunta la Nostra in apertura a una delle liriche dall’aspetto filiforme, chiosando il già citato Palazzeschi. Non hanno, però, i suoi versi intenti arroganti e sconsiderati –come potevano apparire le enunciazioni del Palazzeschi del manifesto-, piuttosto racchiudono l’esigenza di una riscoperta, la voglia di ritrovare il cantuccio dell’infanzia, di poter credere che quella spensieratezza e gioia incontaminata degli anni verdi possano in qualche modo continuare nel presente spesso fosco di problemi e preoccupazioni. Il mito dell’eterna infanzia di cui Barrie in Peter Pan ci parla non è allora una scriteriata utopia, un progetto imbelle di inapplicabile forma, ma desiderio stesso di vivere la vita con il pennello in mano per colorare ogni cosa con le tinte più luminose e ridenti.

In questo modo quella “bambina/ -prigioniera-/ chiusa in un corpo/ di donna” (65) uscirà da una reclusione dolorosa e privativa del suo inderogabile diritto di essere. La chiusa del libro si apre con una citazione del Baudelaire dei nefasti e marci Fiori del male che, per una volta, ci dà un messaggio di apertura: “Felice chi […] comprende senza sforzo il linguaggio dei fiori e delle cose mute”. La Nostra, con il dono che le è proprio, con la sua genetica predisposizione al canto e all’osservazione, alla maliosa fuga dal reale, alla simbiosi vegetale e all’affratellamento al regno degli alberi, sembra esser una fata che comprende meglio di ciascun botanico il linguaggio della natura, tutta impegnata ad abbracciare bruchi e far il solletico ai variopinti funghi.

Lorenzo Spurio

Jesi, 26-09-2016

Dietro l’angolo il parco

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Esistono luoghi insospettabili proprio dietro l’angolo. Giardini a due passi da casa ricchi di meraviglie. Milano ha un’anima verde che pochi conoscono e di cui siamo già andati alla scoperta con i racconti della Settima Quercia. Oggi prendendo per mano i bambini dai cinque anni in su andiamo alla scoperta del Parco Ticinello.* Inauguriamo così la rubrica dedicata alla letteratura per l’infanzia nella scrittura d’ambiente. Anche i piccoli, anzi soprattutto loro, devono essere educati alla scoperta del mondo e delle sue bellezze. Cosa c’è di meglio di un parco ricco di meraviglie proprio dietro l’angolo? Ce lo raccontano con parole poetiche e illustrazioni da sogno Cristina Marsi e Natascia Ugliano che hanno dato vita a un libro in cui la curiosità dei bambini può essere stimolata…in ogni stagione.

Un parco è, per i bambini, soprattutto un luogo da perlustrare pieno di segreti, luoghi incantati, sentieri, rifugi, nascondigli e piccoli animali…ma è anche un luogo in cui saltare, ballare, giocare, riposare, in cui mettere i piedi in acqua, in cui ammirare i fiori, toccare con mano ali, foglie ed erbe sonore. Sperimentare sensazioni tattili differenti come camminare sul muschio, inseguire venti e poi ascoltare la musica silenziosa degli insetti…

In inverno con la neve andare alla ricerca di bianchi disegni, tracce, orme, indovinare a chi appartengono e lasciarne altre solo nostre. In primavera giocare con fiori, uccellini e farfalle, prendere appunti sul proprio taccuino per riconoscerne la specie o approntare un piccolo erbario. In estate rinfrescarsi sotto gli alberi e vicino ai corsi d’acqua, leggere un libro oppure oziare sul prato. In autunno come ora, tuffarsi nelle foglie e poi giocare ad essere il re del parco con una splendida corona di bacche!

Cristina Marsi e Natascia Ugliano vi aspettano sabato 5 novembre presso la Biblioteca Sant’Ambrogio con un laboratorio di lettura e pittura alla scoperta del Parco Ticinello.

Qui tutto è verde come la delicatezza, colorato come l’allegria. Questo è il magico parco vicino a casa mia!

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  • Il Parco Agricolo del Ticinello è un parco della città di Milano, situato a est di via dei Missaglia e della fascia urbanizzata che lo accompagna da piazzale Abbiategrasso, di fronte al quartiere milanese del Gratosoglio. Il nome gli deriva dal Cavo Ticinello che, dopo un lungo percorso tombinato, riemerge e ne attraversa a cielo aperto il territorio. Il cuore del parco è la Cascina Campazzo, con i suoi seminativi a cereali, i prati perenni e l’allevamento con centotrenta bovine da latte.

Emilio Paolo Taormina legge Le regole del controdolore

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Le regole del controdolore ” è un libro che esce fuori dai sentieri abituali. È un autoritratto, un percorso a ritroso verso le radici dell’essere. Un peccato originale che giustifichi l’abbandono dell’Eden. La riconquista dell’età dell’innocenza  è in ognuno di noi, ma in Nanita è un suono di corno nelle foreste della propria anima, popolata da cervi, daini, farfalle e alberi. Rifugio in cui la poetessa pare quasi essere rimasta in letargo, sospesa in un tempo indefinito, in attesa di un bacio principesco, di una liberazione.

 In “ Le regole del controdolore” c’è in sordina, la voce delle favole dell’infanzia. Valentina Meloni dice della sua poesia, in un misto tra racconto popolare e fiaba: “ ha due ali e due piedi e un cielo per smarrirsi”. E ancora “non so se chiamarle poesie, non so neppure se siano stelle queste  scintille di luce che ho raccolto nelle mani emergendo dalla notte”. Questi versi si possono spingere con un soffio e nello stesso tempo sono incisivi come la lama di un rasoio. Con semplicità si chiede che cosa sia la poesia e, con altrettanta naturalezza, arriva al centro del suo universo.

 “I versi sono/ ali di farfalla/ scrivono nell’aria…”. Il mondo di Nanita è come l’ostia che diviene sangue, una continua metamorfosi di parole che diventano altro da sé.  È alchimia ed è surrealismo. Il tutto è detto, qui sta l’originalità, con il piglio leggero di un racconto.  Valentina è discreta, non si scrive in prima persona ma, in filigrana, per chi la conosce, c’è. Ben occultata nell’involucro delle parole.

(Emilio Paolo Taormina, poeta e scrittore)


Biografia autore

emilioEmilio Paolo Taormina è nato a Palermo nel 1938, Sue opere sono tradotte in albanese, armeno, croato, francese, inglese, portoghese, russo, spagnolo e tedesco. È presente in antologie e riviste internazionali. Pubblicazioni recenti: Archipiélago, traduzione in spagnolo di Carlos Vitale, editore: Plaza&JanesEditores, Barcelona 2002; Magnolie, traduzione in armeno di HakobSimonyan, Erevan 2007; Lo sposalizio del tempo, Edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni 2009, ristampa ampliata 2011; Inchiostro, (racconti), Edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni , 2011; Le regole della rosa, Edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni, 2014. Su quest’ultima opera poetica Massimo Barbaro ha scritto una breve nota dal titolo Il bordo tagliente del silenzio.

Bejan Matur, uno sguardo sulla poesia curda

Avatar di iulai sensi della poesia

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Scrivere di Bejan Matur, in questi tempi bui, è una delle cose che ritengo sia importante fare. Bejan Matur, ma non solo. Scrivere di poetesse e poeti che vivono situazioni di conflitto o di guerra. Conflitto nel senso più ampio del termine: sociale, di genere, economico, politico.

Per quanto riguarda la presenza femminile nel contesto della scrittura, questa ha per me un valore doppiamente significativo. Prima di tutto perché mi riconosco in queste voci e come voci a me affini sento il bisogno di scriverne e testimoniarne l’esistenza e secondo perché la discriminazione verso la presenza femminile è ancora esistente, in molti aspetti della vita e in moltissime società che vivono su questa terra martoriata.

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Bejan Matur, è una scrittrice curda che scrive in turco, anche se ultimamente -cosa molto importante- ha scritto anche in curdo. Matur nasce nel 1968 a Maras (Kahramanmaraş), nel sud est della Turchia. Un…

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Malinconie autunnali

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le prime piogge-

le coccole del gatto

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[ n a n i t a ]

L’Italia è un giardino (Tiziano Fratus)

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immagine tratta da Homoradixnew

«Non ho parole per descrivere la bellezza del mondo. Il mio respiro si confonde con quello delle piante. Il mio ascolto si mischia al canto degli uccelli. Il mio occhio vaga come un vascello nel mare delle nebbie… » apre così Tiziano Fratus la sua ultima fatica letteraria “L’Italia è un giardino” che va a concludere la Trilogia delle Bocche Monumentali di cui fanno parte “L’Italia è un bosco” (2014) e il “Libro delle foreste scolpite” (2015) tutti firmati per Laterza.

«La Trilogia delle Bocche Monumentali -ci ricorda Fratus- condensa anni di ricerche e di viaggi, anni di scritture, anni di letture, anni di pensiero e di ipotesi, neologismi misurazioni confronti cancellazioni. E ancora: strade errate e sentieri luminosi, inaspettate solitudini, alberografie e dendrosofia, lavoro e visione. Presenta un’Italia dei grandi alberi, delle foreste residue di alta montagna, dei giardini, delle riserve, della natura e dell’immaginazione. […]Sono le nostre radici, il nostro passato e il nostro futuro. L’Italia è un giardino è un libro sulle vastità delle fonti classiche e neoclassiche, sul segno di ogni rapporto intimo che si va a tratteggiare fra uomo e natura. »

Quelli della Trilogia non sono solo libri, sono piccoli mondi che racchiudono, come in un gioco di scatole cinesi, altri infiniti mondi. Ci si inoltra in questa passeggiata conclusiva nei più bei giardini d’Italia con gli occhi e il cuore colmi di bellezza e domande come quella che assilla Tiziano in sottofondo e che emerge nella narrazione tra le pagine dei giardini di Villa Carlotta: « i nostri giardini rispondono ad un bisogno di bellezza condivisa oppure sono un’opera di celebrazione della natura che l’uomo ha voluto dominare per adattare il paesaggio alla propria presenza? Perché in un giardino l’uomo tenta di ristabilire la foresta, o forme di natura selvaggia, come a voler ridefinire un cordone ombelicale che lo riconnetta agli albori del tempo? » A queste e ad altre domande potrete trovare le vostre risposte andando alla scoperta dei giardini italiani con la guida paziente di Tiziano che vi accompagnerà per mano in un percorso filosofico, letterario, botanico, meditativo e musicale lungo tutto lo Stivale.

Ad accompagnare le visioni descrittive dei giardini dei consigli musicali e i bellissimi scatti in bianco nero dello stesso autore che disegnano un percorso emozionale e di sensazioni suggestivo anche nell’arco della lettura. Sceglie “il sole fiacco dell’inverno” Tiziano per andare a visitare questi paradisi terrestri, “per tentare di catturare l’anima dei luoghi” ; è una scelta inconsueta anche se, pensandoci bene, in questo periodo i giardini sono meno affollati e le temperature consentono di lasciarsi andare alla meditazione e all’osservazione con più tranquillità.  “Il verde, il legno addormentato, la terra viva”  sono gli elementi caratterizzanti di questo viaggio-libro e poi le musiche gorgoglianti di specchi d’acqua, ruscelli, fontane e cascate, le forme contorte delle grandi magnolie fiorite e lussureggianti nelle varietà Magnolia x soulangeana o stellata e verdeggianti ed esotiche per la sempreverde grandiflora. Qualche mimosa e alcune esotiche camelie giapponesi macchiano di giallo e rosa il verde a più tinte e anticipano il rigoglio della primavera incipiente. E poi loro: i grandi alberi monumentali dalle contorte forme ramificate che costellano i giardini sorprendendoci con improvvisi viaggi nel tempo e nello spazio, trasportati come siamo ai piedi di veri e propri mammut viventi, alcuni dei quali provenienti da luoghi esotici e lontani.

È il mondo suggestivo dell’Homoradix alla scoperta delle nostre radici arboree… ora anche storico- architettoniche e floreali. Tiziano ci informa che la radice principe che nutre queste pagine è dolens, non solo felix, nasce cioè dalla solitudine. Leitmotiv di tutta la trilogia la solitudine è compagna desiderabile e fruttuosa, nel suo silenzio prende vita la radice dell’essere andando a fondo nella meditazione: altro tema che sarà affrontato nella prossima pubblicazione di Tiziano “Il sole che nessuno vede”. Ed è proprio intorno al sole che ruota (è il caso di dirlo) tutto il lavoro del giardino e tutta la vita in esso contenuta, lo ricorda Fratus con la bellissima citazione di Wystan Hugh Auden :       « La legge, dicono i giardinieri, è il sole/la Legge è quella cui tutti i giardinieri obbediscono/domani, ieri, oggi».         Il giardino che ci trasporta nella quarta dimensione con tutti i sensi. Qui il tempo è visibile: è materia, la corrode, la muta, la traveste.

Nei giardini il vero dio sembra essere il tempo: esso è al contempo creatore, manutentore e distruttore. Chi si appresta a pensare, progettare, costruire e piantare giardini è un saggio. Ha in sé la consapevolezza di essere solo di passaggio, a volte sa che non riuscirà mai a vedere la propria opera completa, che il paesaggio da lui pensato e immaginato si trasformerà o sarà soppiantato da altro… Ecco che nei giardini grandi riflessioni prendono il posto delle normali preoccupazioni quotidiane. Siamo solo di passaggio eppure un giardino fa sì che sopravviva a noi un pensiero di bellezza e d’amore che ha trapassato il tempo.

Il viaggio-libro del Nostro inizia a Monza nei viali del Parco reale dove incontriamo la Voliera per Umani del poeta dei giardini Giuliano Mauri e la famosa installazione di Giancarlo Neri, Lo scrittore: una sedia e un tavolo alti nove metri al centro di un prato. Camminarci sotto è emozionante ci assicura Tiziano che viene trasportato subito nel continente arboreo dal “fantasma” di Federica Galli che nel pensiero dell’autore cammina lenta per il parco intenta ad osservare boschi e alberi per trasferirli nelle sue opere reinventandoli. Il viaggio prosegue verso la Campania, accompagnati dalla Messa di Requiem, Lacrimosa, di Wolfgang Amadeus Mozart. Si cammina ad occhi spalancati nella Reggia di Caserta dove fontane e architetture lasciano il passo a un piccolo giardino incantato nella laguna blu del Giardino Inglese. Una magia che solo gli occhi riescono ad abbracciare e a cui la macchina fotografica di Fratus si arrende.

Un violoncello sulle note di J.S.Bach ci trasporta in una nuova dimensione: il Giardino di Boboli a Firenze ci apre ai suoi segreti tramite un transitorio angelo custode, giardiniere appassionato che ci ricorda come un giardino è sì quel che vediamo, ma anche quel che non vediamo. L’opera paziente dei custodi di questi paradisi è, non solo necessaria, ma oserei dire anche salvifica per le nostre anime. Giardini come questo sono delle vere e proprie “scuole” a cielo aperto, ci si istruisce a vicenda: il giardino e il giardiniere.

Arriviamo nei luoghi del nostro mentore, Torino, I giardini della Reggia di Venaria, sulle note di Mendelssohn nei giardini pensili incontriamo una bellissima Magnolia bianca, una grandiflora, la quale, ci assicura Tiziano, comunica telepaticamente con altri grandi esemplari di giardini e parchi di ville storiche.

Al Clair de Lune di Debussy ci avviamo nei giardini pubblici milanesi, una vera e propria oasi in città con magnifici esemplari monumentali e una zona umida con meravigliose popolazioni di tassodi i cui pneumatofori respirano immersi in acque popolate da grandi carpe Koi e tartarughe. Uno degli esemplari, il Sacerdote supera i trenta metri di altezza, è lo spettacolo di un vero gigante in meditazione.

Siamo ora a Palermo dove dodici ficus di cui alcuni ultrasecolari ci accolgono con una pioggia di radici aeree che sembrano danzare sulla melodia di Eric Satie, Gymnopédies : sono alberi che camminano… Tornando a Firenze, a Villa Demidoff, andiamo incontro al Gigante dell’Appennino, un vecchio pensieroso di quasi quattrocento anni. Accompagnati dalla mitica figura della Principessa Sissi e sulle note di uno dei miei autori preferiti Win Mertens, visitiamo Merano, città che ho nel cuore da un tempo imprecisato. Siamo nei giardini del castello Trauttmansdorff: un vero paradiso-laboratorio in cui convivono specie diverse tra loro e percorsi sensoriali da sperimentare. « C’è una curiosa armonia che unisce tutto quanto…La curiosità di questo giardino-racconta Fratus-è che riesce, nonostante la bizzarria degli alberi esotici a dialogare con le montagne circostanti, anche ora che è inverno e su alcune cime si intravede qualche segno di neve… »

Nella seconda parte del libro, interamente dedicata alle acque incontriamo il Giardino monumentale di Valsanzibio in Veneto in cui troviamo ad attenderci uno dei labirinti più belli d’Italia, gli indimenticabili  Giardini di Villa d’Este a Tivoli e gli esotici giardini La Mortella a Ischia, il ventre di una madre accogliente dalla densità vegetativa caraibica. Qui troviamo anche l’albero delle tazze in cui diverse varietà di pappagalli fanno i loro nidi.

Arriviamo infine alla mia regione madre: il Lazio e in particolare Viterbo, la mia seconda casa che se avessi potuto scegliere sarebbe stato il mio luogo di adozione per eccellenza. Qui una natura lussureggiante e ancora, a tratti, selvatica si unisce al misticismo del Parco di Bomarzo dove la Grande Bocca recita: Ogni pensiero vola. Un luogo che si deve visitare per comprenderne l’essenza. Ancora nel Lazio, stavolta Fratus dedica diverse pagine a uno dei giardini più belli che io abbia mai visitato in Italia: il giardino di Ninfa. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Qui dimentico la citazione musicale… a dirla tutta la musica delle acque e degli uccelli è già un’opera a sé che merita la massima attenzione. Mi torna in mente un passo di The Secret Garden di Frances Hodgson Burnett , libro della mia infanzia:

“In mezzo all’erba, sotto gli alberi, nei vasi grigi delle nicchie, si scorgevano pennellate bianche, d’oro, di porpora; sopra la sua testa gli alberi erano rosa e bianchi, e ovunque si udivano battiti d’ali, suoni flautati, ronzii, dolci profumi.”

Fratus sotto la pioggia chiede accoglienza con un inchino a tre belle magnolia grandiflora. Ne serbo l’immagine: la mia magnolia telepaticamente sta già confabulando con loro… Dovreste sentire cosa ne dicono …ah quanto è amato quest’uomo!

In Friuli Venezia Giulia scopriamo a Villa Ottelio i veri Romeo e Giulietta, quelli storici a cui Shakespeare si sarebbe ispirato. E quelli di Verona? Sono una bufala? Con questo dubbio amletico andiamo incontro alla natura selvaggia tornando in Lombardia nei Giardini di Villa Carlotta, passando per il Bosco de La Ragnaia in Val d’Orcia, meta che non potete perdere, anche qui una citazione recita «Gli alberi stanno per fogliare come qualcosa che è già stato detto»…anche i giardini sembrano suonare tutti una musica già intesa eppure hanno tutti una propria e unica melodia.

Ci riaccolgono i boschi del Trentino Alto Adige in Arte Sella dove la Land Art ha scelto una delle sue dimore principe. Qui Nils Udo  ha realizzato il famoso Nido di Sella: un enorme nido intrecciato di rami con cinque uova in marmo di Carrara dalle dimensioni dinosauresche. Un mantra che si è regalato Tiziano mi tormenta come una melodia: «Sono un albero spoglio, su di me cantano gli uccelli al tramonto».

Sulla via Francigena ci avviamo verso un pensiero di pace: i boschi sacri ci accolgono in preghiera nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Questo è il mio luogo di cura, uno spazio sublime e spirituale che sempre mi accoglie maternamente. È la mia dimora. Dirlo a parole è per me impossibile, vi lascerò leggere quelle di Tiziano…

Il viaggio- libro continua nel suo gioco di scatole cinesi, chiudo questa interminabile e bellissima passeggiata alla scoperta delle nostre radici nei luoghi di Carlo Lorenzini in arte Carlo Collodi, una visita al Parco di Pinocchio è d’obbligo per noi parlalberi…

 C’era una volta un pezzo di legno. La storia degli alberi continua e cammina…

 

Grazie Tiziano.

09/10/2016

n a n i t a

 

Diwali n.XIV -Nickname-

Forse mente chi nega l’ebbrezza che accompagna l’accesso in incognito a una rete virtuale. Dalla fine degli anni ‘90, l’interazione su internet, a viso coperto, si generalizza fino a diventare fenomeno di massa. Il Nickname, dietro cui si può agevolmente nascondere la propria identità, non è tuttavia veramente anonimo. Nella scelta del soprannome c’è forse più identità autentica di quanta ce ne sia nel nome-cognome cui il mondo associa il nostro viso. Nella fantasia del nuovo nome possiamo sprigionare potenze significanti altrimenti nascoste sotto quella maschera imposta cui spesso si riduce la nostra fisica presenza. L’identità virtuale, sotto le sembianze di una fuga dal reale, non nasconde forse una dirompente potenza di libera autoaffermazione, in grado di realizzare il nostro più autentico, in quanto liberamente scelto, volto profondo?                         (estratto dall’editoriale di pag.3)

In uscita il n.XIV di Diwali-rivista contaminata a tema “Nickname. In questo numero mi trovate a pag. 30 nella rubrica In-verso con due poesie tratte dalla raccolta inedita Corpo sonoro (“L’altra me” e “Senza titolo”) e pag.63/66 nella rubrica In-dicazioni con le recensioni: per la poesia ad “Amata Voce” di Nicoletta Nuzzo, per la narrativa a “C’è Nessuno” di Daniela Cattani Rusich.

Nella rubrica In-stante un assaggio del percorso fotografico dal titolo “Riflessi” di Annalisa Marino con la quale sto curando il progetto Eva.

Bellissimo numero con contributi davvero interessanti… Buona lettura!