My haiku in Luca’s Lily Pad

[cade una foglia–
potessi io staccarmi
con tanta grazia ]

Un mio haiku (già pubblicato in The Mainichi, il giorno 17/11/2017) commentato nella colonna settimanale curata da Luca Cenisi in My Haiku Pond: LUCA’S LILY PAD: a weekly column.

Commento: Un lavoro in cui il poeta, cercando di diventare un tutt’uno con il contesto naturalistico circostante (shizenkai 自然界), raggiunge un’identificazione volitiva con esso. La delicatezza e la leggerezza (karumi 軽 み) della foglia che cade dal ramo si lega alla parola “grazia” (yūbi 優美) alla fine della riga 3, creando un singolo filo interpretativo per l’intera opera. Il suono “f” nella linea 1 sembra trafiggere la diffusa morbidezza data dall’allitterazione di “l”, rendendo ancora più chiara la forza dirompente delle intenzioni dell’autore.

Previously published on The Mainichi, November 17, 2017


Comment: A piece of work where the poet, trying to become one with the surrounding naturalistic context (shizenkai 自然界), reaches a volitional identification with it. The delicacy and lightness (karumi 軽み) of the leaf falling from the branch binds with the word ‘grace’ (yūbi 優美) at the end of line 3, creating a single interpretative thread for the whole work. The sound ‘f’ in line 1 seems to pierce through the the widespread softness given by the alliteration of ‘l’, making the disruptive force of the author’s intentions even clearer.

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Lumachine 31, Tanka

Le Lumachine n° 31, dicembre 2018 – Il tanka contemporaneo, in Italia e nel mondo. Guest editor, Eufemia Griffo – a cura di Stefano d’Andrea.

Le mie poesie tanka pubblicate nel numero 31 leggibile e scaricabile qui

AV OPERA PRIMA 2019

La casa editrice AV EDITORIA bandisce la prima edizione del Premio AV OPERA PRIMA (per autori mai pubblicati) per la pubblicazione di testi inediti di: narrativa, saggistica e manualistica e poesia. In palio, per i primi posti di ogni sezione, una targa e la pubblicazione dell’opera con regolare contratto editoriale, dal secondo al quinto posto, attestato e una proposta di pubblicazione da parte di AV Editoria. Richiedi in e-mail il modulo di partecipazione a:
  info@aveditoria.it

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Poetry Sound Library

Poetry Sound Library è un progetto no- profit di Giovanna Iorio, poeta e artista del suono che vive a Londra e di Alan Bates suo marito.
Nella mappa digitale è segnata la voce del poeta e la sua provenienza. A destra della mappa trovate l’elenco dei poeti inseriti in ordine alfabetico. Cliccando sulle relative voci potrete ascoltarli.
La voce è un patrimonio culturale da preservare. Attraverso la voce trasmettiamo emozioni e vibrazioni, elementi vitali per la Poesia e per ogni tipo di comunicazione culturale e sociale.

ESPLORA IL SITO


“Dobbiamo preservare la voce, tornare alla purezza del suono, togliere il fruscio della carta dalle parole, risvegliare i suoni primordiali del vento, restituire alla poesia la potenza della voce.”

Nel sito esiste anche una sezione dedicata ai ritratti vocali. Una rappresentazione visuale della modulazione della voce. Questo per esempio è il ritratto vocale di Giuseppe Ungaretti

Voice portrait of Giuseppe Ungaretti (Italy)

Poetry Sound Library è un progetto no-profit a cui tutti i poeti possono partecipare. Non è una competizione: per essere aggiunti è necessario inviare una registrazione di buona qualità (mp3) di una propria poesia cliccando il bottone qui sotto e compilando il modulo in ogni sua parte.

Entro alcuni giorni sarete inseriti con la vostra poesia all’interno della mappa.

clicca per aprire il modulo
click the button to send a poem

Poetry Sound Library is a sound project by Giovanna Iorio, poet and sound artist based in London and her husbund Alan Bates.To participate, Become and Ambassador of the Poetry Sound Library: talk to poets about the map and invite them to participate. This is a no-profit sound project, it is not a competition and all the poets will be added if they send a good quality record of one poem exclusively to  poetrysoundlibrary@gmail.comYou will receive an automatic reply and a link to a google form. You can also click the button up to send the file. You will be able to upload all the required info and poem (mp3).
“We must preserve the voice, return to the purity of sound, remove the noise from the words, awaken the primordial sound of the wind, give back to poetry the power of the voice”.


POET VOICE PORTRAITS

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Ambasciatori/ambassadors

“We must preserve the voice, return to the purity of sound, remove the noise from the words, awaken the primordial sound of the wind, give back to poetry the power of the voice”.

info to: poetrysoundlibrary@gmail.com

Valentina Meloni, Ambasciatrice della voce per l’Umbria

Valentina Meloni, Ambassador of the voice for Umbria

La couleur d’un poème, IV

promuove e organizza la IV° edizione del Premio Internazionale d’Arte
per Poesia, Vernacolo, Haiku e Pittura 2019

La couleur d’un poème

Iniziativa a sostegno dell’Associazione Nazionale D.i.Re

“Donne in Rete contro la violenza”

L’evento culturale nasce con l’intento di promuovere la poesia contemporanea sia in lingua italiana, straniera che in vernacolo, divulgare la bellezza della natura e dell’universo  in 17 sillabe, quella che gli antichi maestri giapponesi chiamarono haiku, nonché l’estro creativo espresso attraverso la fotografia e la pittura.  Fortemente voluta dalla presidente del Premio Maria Grazia Vai, l’iniziativa di questa quarta edizione è dedicata e volta a sostegno di un importante progetto sociale: l’Associazione Nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza”, la prima associazione italiana a carattere nazionale di centri antiviolenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne, che affronta il tema della violenza maschile sulle donne secondo l’ottica della differenza di genere, collocando le radici di tale violenza nella storica, ma ancora attuale, disparità di potere tra uomini e donne nei diversi ambiti sociali.  Madrina dell’evento Simona Carboni, poetessa e operatore sociale

DI TUTTO QUEL ROSA CHE NON T’HO MAI DETTO…

e che vorrei tu mi donassi sempre nei giorni di vento,

quando le ciocche s’incastrano nell’umido di lacrima,

ed io mi raccolgo ancora come fiore.. “

(S.C.)

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vedi cosa giunge alle cime

vedi cosa giunge alle cime:
foglie, petali, germogli
e le punte dei rami
che solleticano il cielo.
siamo così vicini
ti parlo dal viaggio di un fiore
amore, non so altro
come dirti di ciò che non sono?
conosco appena la notte per come
mi copri di slanci interrati
mentre suggiamo gocce su gocce
abbeverati al medesimo mistero.
se mi chiami allungo un ramo
quasi ti sfioro e so del nero
che coprirà queste nostre bocche.
più mi distendo, orizzontale
più ti so vicino, eppure affondiamo
un fittone d’arsura perché l’acqua
non basta oppure è paura di sapere
che esistiamo l’uno per l’altra.
forse sai. ci siamo detti cose
respirato incensi e profumi
che non arriveranno mai
a toccare una luce piena…
e mi trema anche l’ultima foglia
— prima che cada — per dirti ancora
il silenzioso movimento che ci lega.

[inedito]

n a n i t a

Inediti in lingua araba

Se adesso piovesse il tuo nome
danzerei nuda sotto questo cielo di nuvole


إن أمطرت الآن باسمك
سأرقص عارية
تحت هذه السماء
الملبدة بالغيوم.

Delle rose scelgo le spine
perchè diano parole al mio dolore.

من الورود أنتقي الأشواك
لأنها تمنح الكلام لوجعي .


(Poesie landai da Sottopelle, Landai distici ribelli, raccolta vincitrice del secondo premio per silloge inedita I Fiori sull’acqua 2018)
Traduzione in lingua araba a cura di Nor Eddine Mansouri

pioggia notturna –
un po’ di te un po’ di me
in quelle gocce

مطر ليلي .
القليل مني
القليل منك
و كانت القطرات .

(Da Karumi, piccoli poemi della Leggerezza, raccolta vincitrice del secondo posto al premio Mangiaparole 2017 per la sezione silloge di Haiku) Traduzione in lingua araba a cura di Nor Eddine Mansouri

**********

dicembre

fumano i comignoli
delle case avvolte dal freddo
scrivono in cielo
le loro poesie decembrine
profumate di legna
di castagne e di vino
nel camino le pigne
sfrigolano aromi di resina
tutti gli alberi silenziosi
abbracciano – stretti – i loro nidi
di piume leggere che il vento
– geloso di un sogno –
vorrebbe disfare.

مداخن البيوت ،الملفوفة بالبرد،
تنفث دخانها اليكتب على صفحة السماء
أشعاره لشهر كانون الأول
أشعار معطرة بحطب الكستنة و النبيذ
في المدفئة حبات السنوبر
تفرقع عبير اللثى*
كل الأشجار- الصامتة
تعانق في صرامة
أعشاشها الريشية الطائشة
التي تهددها الريح الحسود بالإتلاف.

*مادة صمغية ، راتيج

inedito, 2015, Traduzione in lingua araba a cura di Nor Eddine Mansouri

Il sole che nessuno vede

Il sole che nessuno vede-meditare in natura e ricostruire il mondo- Tiziano Fratus- Recensione apparsa in Diwali – Rivista Contaminata

«Sedendo quietamente senza fare nulla, la primavera giunge e l’erba cresce da sé. [Zenrin Kushu]

Entrare nel bosco. Uscirne. Non essere più la stessa persona che vi era entrata. Immergersi nell’acqua di un torrente, di una cascata, lasciarsi lavare dall’acqua limpida, fresca di una sorgente. Le mani a coppa in raccoglimento: dissetarsi attraverso colei che scorre, che segue un sentiero tortuoso, a noi ignoto, per arrivare limpida alla nostra bocca.

copertina Il sole che nessuno vede

La goccia di rugiada pianse, dicendo:
« Chi, oltre il cielo, o Sole,
potrebbe contenere la tua immagine?
Io ti sogno, ma dispero di poterti servire.
Sono troppo piccola per rifletterti,
o grande re, la mia vita è tutta un pianto».

Rispose il Sole:
« Io illumino il cielo sconfinato,
eppure posso concedermi
ad una lieve, piccola goccia di rugiada.
Diventerò una semplice scintilla di luce,
ti riempirò, così la tua piccola vita
sarà una sfera sorridente».

È una bellissima poesia di Rabindranath Tagore da Il paniere di frutta (1915) citata ne L’ascolto delle acque, uno dei capitoli di Il sole che nessuno vede-meditare in natura e ricostruire il mondo- un libro in cammino come l’uomo, il poeta, lo scrittore che lo ha firmato, Tiziano Fratus. In cammino come l’acqua che è in movimento perpetuo, si trasforma e si lascia plasmare da luce, terra, vento. L’ascolto delle acque è già un mantra, noi stessi siamo acqua, in ascolto profondo del mondo ascoltiamo anche noi stessi, cerchiamo di mettere ordine in un “disordine” da crescita selvatica che ha occupato la nostra esistenza in inconsapevole muta, in incessante propagazione radicale e apicale. «Sono goccia nella corrente, da ogni pensiero nasce un torrente. Sono goccia nella corrente, da ogni pensiero nasce un torrente. Sono goccia nella corrente, da ogni pensiero nasce un torrente.» È uno dei mantra che costellano il paesaggio narrativo di questo percorso scaturito dalle meditazioni in natura che Tiziano affronta nel suo cammino interiore. In questo libro, che è solo una delle pagine del suo vasto poema arboreo-filosofico, ritrovo l’amore per i grandi alberi che lo accompagna fin dalla sua prima rinascita in California, l’amore per i boschi narrativi, poetici, filosofici che sono parte integrante della sua scrittura, del suo abitare continenti tra carta e  corteccia, la tessitura di un proprio percorso di vita solitario eppure accomunante di cui ne è fulcro e testimonianza la scrittura.

« Al termine della meditazione, quando la fonte ha scavato, sento le mani umide. Apro. Capisco che mi ha piovuto dentro. Mi alzo e inizio a camminare: non ho più nome, non ho più cognome, sono nessuno, sono uno spirito che cammina.[…] Meditare nel cuore della natura è ridiventare elementi semplici, privi di pensiero» scrive Tiziano.

Meditare non per attuare il distacco dalle cose del mondo, meditare per essere nel mondo, tacitare il pensiero, pacificare la propria esistenza almeno per un momento, diventare semplici uomini tra gli uomini. Che l’acqua si raccolga dalle cime dei monti nelle sponde calme di un lago e che specchi in ritrovata unità ciò che è visibile e ciò che non lo è. Tiziano si lascia percorrere dal paesaggio, s’interroga, si siede, raccoglie il pensiero che tende a sfuggire di mano come quell’acqua sorgiva. Tra i faggi funamboli del bosco del Palanfrè recita la propria preghiera, una bellissima preghiera: «Salute a te o Gran Bosco che mi stai per ospitare nei tuoi frondai.[…] Abbi compassione di me […] accoglimi con la tua grazia, e porgi ai tuoi abitanti la mia richiesta di cittadinanza. Fammi abitare per porzioni dei tuoi anelli la tua stessa pace, la tua anima è chiesa e tempio[…]»

È ancora qui Tiziano a «…tentare di mettere tutto in comunione. Ciò che era mio sarà vostro. Qui nelle mie mani come nelle vostre[i] Il proprio cammino di uomo radice, spirituale e non, le letture, i libri, gli incontri, i silenzi, la propria solitudine, la tristezza, la malinconia di esistere. Il vuoto. Il silenzio. La profondità.


Recensione pubblicata in Diwali – Rivista Contaminata (pag. 82)

Il sole che nessuno vede è un libro per chi desidera « Entrare nella foresta senza muovere un filo d’erba; Entrare nell’acqua senza incresparne la superficie »[ii]; è un libro che va letto ma anche meditato nelle sue innumerevoli suggestioni: alla ricerca del silenzio, quello profondo, che non è assenza di rumore ma ascolto in armonia con ciò che esiste e lentamente si manifesta, sia che venga speculato dall’uomo oppure no. La natura traccia il proprio corso, semplicemente esiste che venga nominata, indagata, catalogata o che venga ignorata, è mossa da quell’armonia nascosta, di cui parlava Eraclito, superiore all’armonia manifesta. Concetto espresso anche nello Zenrin Kushu (raccolta Zen del XV sec.) in questi splendidi versi: «Il vecchio pino stormisce la divina saggezza. L’uccello nascosto nel bosco canta l’eterna armonia.»

Non è il verbo, come per gli aborigeni nelle Vie dei Canti di Bruce Chatwin, che fa esistere il paesaggio e la natura, che lo rende reale; è la natura stessa che si rigenera -e noi come lei- a un sole visibile ma anche a un sole invisibile che alimenta la vita e il suo scorrere. «Al di fuori del mondo umano, l’ordine della natura va avanti senza consultare libri» scrive il filosofo Alan Watts e -continua Tiziano Fratus- «La natura emerge come un libro di regole e principi, ma lo è anche prima che si inizi a distinguere, a nominare». Eppure colui che scrive e canta la natura, gli alberi e il paesaggio traccia delle linee immaginarie, invisibili, ognuno traccia la propria o più d’una, un unico vasto poema, scrive l’autore,  su cui possiamo anche noi camminare: « Il canto che dà il nome alla terra cantata continua a esistere ». [iii]

(Valentina Meloni, 28/11/2016)


[i] Tiziano Fratus- “Un altro mondo” da Gli scorpioni delle langhe; La Vita Felice

[ii] dal Zenrin Kushu

[iii] di Martin. Heidegger, in Perché i poeti, citato da B. Chatwin nell’opera Le Vie dei Canti, Adelphi,pag.371

Il fiore della luna-Leggenda di Rosaspina

Collana Maloca La Linea dell’Equatore
In Copertina “Rosa” di Santo Previtera, olio su tela

Perché questo libro?

Perché esiste una contingenza che è la scrittura stessa e valica ogni confine. Dunque la rivisitazione di una fiaba, di un mito, la proiezione di un amore oltretempo, la verità taciuta, l’innocenza che incontra l’eros altissimo come ordine non manifesto ma suggerito. La parola che sfiora, l’apparenza di semplicità, il rigore di un’armonia nascosta, sottile, incantatoria. Una visione e una tensione che si sono intrecciate alle parole notturne. C’è questo mio essere ribelle alle convenzioni e c’è questo rigore ricercato nella classicità di immagini e simboli. C’è una poesia nella poesia, la storia di un amore che è centro: rosa mistica e carnosa, un viso di donna e un apparire d’uomo. Non contano più i nomi, le identità, conta la voce, conta l’essere, il ritrovarsi a specchio in quel sentiero, solo questo conta e la Luna che lascia la sua scia di latte luminoso per dire “Sole che mi sei dentro”. 

“La Rosa e il suo linguaggio simbolico hanno perenne validità. Essi non si fondano sulla storia e sulle apparenze come sulla vanità, non necessitano di falsi orpelli, ma provengono dalla Tradizione Sacra, metastorica e metafisica, alla quale hanno attinto tutti i popoli: così per la letteratura cortese e cavalleresca dell’Islam dei Sufi, del Medio Evo cristiano e dei Tantra indù.”
Giuseppe Vinci