Anitya -Haiku-

pruno

acquerello di Silvia Molinari 

«Sarebbe meglio, o bhikkhu, che una persona ordinaria e non istruita consideri questo corpo, costituito dei quattro grandi elementi, come il proprio sé piuttosto che la mente. Perché questo? [Perché] questo corpo si può constatare durare per un anno, o per due anni, cinque anni, dieci anni, venti anni, cinquant’anni, cent’anni e ancora di più. Ma quello che si chiama mente, che si chiama pensiero, che si chiama coscienza, di continuo un momento sorge e un altro cessa, di giorno come di notte».
(Tipiṭaka, Saṃyutta Nikāya, 12.61)

Westminster Bridge

photo Elainia Emmott

Fotografia di Elainia Emmott

Londra, donne musulmane in piedi sul ponte di Westminster in segno di solidarietà verso le vittime dell’attentato del 22 marzo.

 

Vieni qui, dammi la mano

non lasciare vuoti nei giorni di nebbia

non perdiamoci ora che siamo senza vista

non lasciamoci affogare dalle lacrime o dalle parole.

Su questo fiume adesso costruiamo un ponte

lasciamo che passi la paura, diluita nell’acqua del silenzio

sotto le nostre impronte, sotto le nostre braccia

scorra pure l’odio e se ne vada al mare

il sale saprà renderlo impotente e noi cammineremo su strade nuove.

Vieni qui, non te ne andare, da una sponda all’altra

getta questa mia speranza, non aver timore degli sguardi

non temere d’essere calpestata. Vieni qui, dammi la mano

su questo fiume adesso costruiamo un ponte

non importa quanto sarai lontano, da una sponda all’altra

annoda i fili del silenzio, teniamoci per mano, adesso

siamo noi il ponte e forse qualcuno, un giorno, lo attraverserà.

 

(nanita)

 

Abito oscuro -Diwali n.XVI-

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On line il numero XVI di Diwali – Rivista contaminata a tema “Abito oscuro”…

«C’è una porta socchiusa davanti a noi che ci suscita allo stesso tempo curiosità e terrore. Il nostro intuito ci segnala che “oltre”, saremmo al cospetto di una realtà inquietante; così, attratti e impauriti, esitiamo sulla soglia, timorosi di varcarla. Ma ecco che questa, all’improvviso, si apre e ci troviamo al cospetto di una sfilata di moda, a cavallo degli anni zero, una collezione di successo, frutto del sodalizio tra la giornalista Isabella Blow e lo stilista emergente Alexander McQueen (Flavio Scaloni). […]
D’un tratto sentiamo delle grida di incitamento e davanti ai nostri occhi si materializza la scena di una corrida. Siamo nella Granada della prima metà del ‘900 di Garcia Lorca, poeta cantore dell’innocenza, dell’eros e della morte, vittima di assassinio e destinato, nelle intenzioni dei suoi uccisori, alla damnatio memoriae (Valentina Meloni).

Christian Gaillard

dipinto di Christina Gaillard

Ma, di nuovo, un’altra entità prende forma, mentre ancora abbiamo nelle orecchie lo scoppio della guerra civile spagnola: un nuovo conflitto si è consumato, questa volta la Seconda Guerra Mondiale, contribuendo ad influenzare la pittura informale di Hans Hartung (Gioele Marchis), con i suoi segni neri come sciabolate, deflagranti come l’esplosione di una granata.
Un fumo denso riempie adesso l’ambiente e, man mano che si dirada, ci si palesa una diversa ambientazione: sotto lo sguardo millenario della stele funeraria di due sorelle ateniesi, Demetria e Pamphilè, sono rievocati gli antichi riti legati a Demetra e sua figlia Kore/Persefone (Simone Scaloni) e il connesso ciclo di morte e rinascita della terra, mentre all’orizzonte si intravedono navi alla deriva e si odono urla disperate di marinai affamati… Ci assale, quindi, un brivido di orrore: laggiù, lontano, su quegli scogli o su quelle imbarcazioni di fortuna, come “La zattera della Medusa” raffigurata da Géricault, si sta consumando la cosiddetta “usanza del mare” (Giuliano Conconi), cioè la pratica del cannibalismo tra naufraghi. Le grida mutano in un canto funebre e davanti ai nostri occhi sfila un corteo, mentre qui e là baluginano immagini, alfabeti, opere modulari, in un ciclo continuo di decomposizione e ricomposizione: è l’ultimo saluto all’artista greco Jannis Kounellis, deceduto di recente e a cui anche Diwali (Lucio Costantini) vuole rendere omaggio, per tornare dove tutto è cominciato. […]»

ade santoraAlessandra Carnovale introduce così la rubrica InSistenze di saggistica in cui compare, dopo il bellissimo racconto, a cura di Flavio Scaloni, sull’amicizia tra Isabella Blow e Alexander McQueen, il mio saggio “Federico Garcìa Lorca – Il teatro della morte” (pag.12.).

Seguono i contributi di InVerso e il Focus Haiku di Dona Amati -Tra talento e scandalo- su Izumi Shikibu. E ancora, nella rubrica InStante, i profili decomposti di Ade Santora, gli scatti nell’ex manicomio di Volterra di Natascia Aquilano e i volti senza volto del mondo gotico e bizzarro di Bactrian Arts.

Dopo le rubriche InMobile con L’Universo parallelo di Sara LOmbardi in InContro Laura Di Marco presenta Il Salone del Lutto. Per finire InDicazioni con le  Novità editoriali di Nero press, Sinestesie dell’Io di Daniela Cecchini e gli Haiku dell’Inquietudine di Giovanna Iorio che ho letto per voi.(pag.78)

Chiudendo con InAscolto il podcast “Art Talk”.Recensioni artistiche dai critici d’arte Edward Goldman e Hunter Drohojowska-Phil.

Leggete e scaricate tutto il numero dalle intense atmosfere noir a questo link, e se vi è piaciuto non dimenticate di sostenere la libera diffusione del magazine gratuito Diwali-rivista contaminata con una donazione.

In questo numero (in ordine di apparizione) trovate: Flavio Scaloni, me, Gioele Marchis, Simone Scaloni, Giuliano Conconi, Lucio Costantini, Davide Cortese, Catia Dinoni, Roberto Marzano, Francesco Vico, Fabrizio Giulietti, Tina Caramanico, Dona Amati su Izumi Shikibu, Ade Santora, Natascia Aquilano, Bactrian Arts, Sara Lombardo, Laura Di Marco, Domenico Pisana.

buona lettura e buon ascolto

nanita

April goldfish – Pesce rosso

Direzioni

Direzioni, Sumi-e di Santo Previtera, inchiostro su carta di riso in Nei giardini di Suzhou

In uscita oggi nella rivista Failed Haiku di Michael Rehling due miei senryū tradotti in inglese:

In the cup of tea                (Nella mia tazza)
two falling raindrops —  (due gocce di pioggia —)
I drink the clouds             (bevo le nuvole)


Un pesce rosso  —
nessun nascondiglio
per la timidezza

Un pesce d’aprile per voi 😀

Qui potete leggere e scaricare la rivista

Buona lettura

Lista degli autori presenti nella rivista in ordine di apparizione:

Mike Duhacek and Elizabeth Crocket, Willie R. Bongcaron, Anna Maria Domburg, Sancristoforo, Antonio Mangiameli, Lori A Minor, Simon Hanson, Kelly Sauvage Angel, Adrian Bouter, Charl JF Cilliers, Juliet Wilson, Pat Davis, Rachel Sutcliffe, Anna Cates, Marshall Bood, Anne Curran, Dave Read, Pravat Kumar Padhy, Amy Losak, Tanmoy Das Lala, Anna Mazurkiewicz, Valentina Meloni, Garry Eaton and Elizabeth Alford, Olivier Schopfer, Gary Michael Dault, Charlotte Mandel, Tsanka Shishkova, Oscar Luparia, Samantha Sirimanne Hyde & Marilyn Humbert, Veronika Zora Novak, Dietmar Tauchner, Gabriel Bates, Kaitlyn Christy, Natalia Kuznetsova, Valentina Ranaldi-Adams, Pris Campbell, Chen-ou Liu, Bryan Rickert, Bruce Jewett, Ramona Linke, Norman Crocker, Angela Giordano, Ken Olson, Jim Krotzman, Alexis Rotella, Roman Lyakhovetsky, Edward Schmidt-Zorner, Daniela Giles and Alexis Rotella, Srinivasa Rao Sambangi, Margherita Petriccione, Debbie Strange, Jan Dobb, Dilyana Georgieva and Vessislava Savova, Vessislava Savova, Rebecca Cowgill, Craig W. Steele, Anita Virgil, Maria Bonsanti, Robert Naczas, Adjei Agyei-Baah, Julie Warther, Louise Hopewell, Salil Chaturvedi, Julie Warther and Phyllis Lee, Julie Warther and Angela Terry, Eva Limbach, Margaret Jones, Nicholas Klacsanzky, Brad Bennett, Kath Abela Wilson, Mary Kendall,Grace Galton, Madhuri Pillai, Jim Krotzman, Chris Martin, Dottie Piet, Jane Williams, Anthony Q. Rabang, Marina Bellini, Susan Beth Furst, Christina Sng, Carol Raisfeld, Elisa Allo, Sonam Chhoki, Barbara Kaufmann, Ingrid Bruck, Peter Jastermsky, David J Kelly, Angela Terry, Elmedin Kadric, Robyn Cairns, Bob Lucky, Sondra J. Byrnes, Marilyn Humbert, Cynthia Rowe, Shirley A. Plummer, Robert Witmer, Munia Khan, Gail Oare, Leslie Bamford, Sarma Radhamani, Debbi Antebi, Celestine Nudanu, Steve Black, Garry Eaton, Rick Hurst, Theresa A. Cancro, Ola Lindberg, Ian Willey, Kala Ramesh, John Hawkhead, Angiola Inglese, Kwaku Feni Adow, Eufemia Griffo, Helga Härle, Terrie Jacks, Zoran Doderovic, Nick Hoffman, Ece Çehreli, John J. Han, Jill Lange, Lucia Fontana, Daniela Targova and Radka Mindova, Lorin Ford, Bruce H. Feingold, Robert P. Moyer, Tiffany Shaw-Diaz, W Brian Hall, Tricia Knoll, Adrian Bouter, Maria Laura Valente, John J. Dunphy, Susan Burch, Martha Magenta.

Pearl Fuji – Haiku –

fotografia di Isabella Quarona (Himeko)

La fotografia di Isabella Quarona (Himeko) immortala il “Pearl Fuji”, il fenomeno che si verifica quando La luna sembra trovarsi proprio sopra la vetta del Fuji e somiglia a una piccola perla.

Intervista a Emilio Paolo Taormina

INTERVISTA a Emilio Paolo Taormina: LA STORIA COME TESTIMONIANZA a cura di Valentina Meloni

1) Emilio Paolo, intanto grazie per il tuo tempo e la tua disponibilità. Vorresti raccontarci un po’ la tua storia?

taormina-2Sono nato nel 1938 a Palermo. Mio padre era medico, nipote del grande entomologo Enrico Ragusa, fondatore del “Naturalista Siciliano”. Il Darwin siciliano dell’ottocento. Fin da bambino seguivo mio padre, anche lui entomologo, nelle gite. Qui ho sviluppato un elevato senso dell’osservazione dei particolari e ho imparato a leggere il libro della natura: un nodo inestricabile sulle origini e l’esistenza di Dio. A casa c’era una vasta biblioteca e ho cominciato a leggere di tutto e disordinatamente. Come molti coetanei amavo il calcio: facevo parte della squadra parrocchiale. Ero bravo nelle attività sportive e nel 1956 sono stato campione provinciale di salto in alto. Non ero uno studente esemplare e negli anni di ginnasio e liceo, sono stato rimandato in greco e matematica. A tredici anni m’innamorai della musica jazz e cominciai a seguire sul “Notturno d’Italia” le trasmissioni e investivo i miei risparmi nell’acquisto di vinile.
Nel 1954, avevo sedici anni, ho pubblicato la prima poesia, dal titolo “La soffitta” nella rivistina del liceo Umberto I. Con un’ amica andavamo, talvolta, a visitare le zie che abitavano in un antico palazzo nobiliare ed ero rimasto sommerso dalle atmosfere surreali, misteriose, progressive, decadenti, come di un profumo che non vuole estinguersi. In quegli anni avevo preso l’abitudine di raccogliere pensieri, racconti e poesie nei quaderni senza l’idea minima di pubblicarli. Scrivevo, anche, sulla musica i testi per un amico che studiava al conservatorio.
Sono gli episodi che hanno scritto la mia vita. Nel 1956 durante una gita ai templi di Agrigento, ho incontrato una ragazza olandese, Anita, con la quale iniziammo un’intensa corrispondenza. Conseguita la maturità classica decisi di partire in autostop verso l’Olanda. Dal ’57 al ’61 vissi lì, lavorando in una fabbrica di alluminio. Alla fine del ’61, in attesa della primogenita, Elena, e con l’insistenza di mia madre che voleva che completassi gli studi universitari, ritornai a Palermo.

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Ormai maggiorenne, svincolai una cifra ereditata dalla nonna, e iniziai un’attività commerciale musicale specializzata in rock, folk, blues e jazz. La boutique della musica fu da subito un luogo d’incontro d’intellettuali, musicisti, giornalisti. Si vendeva qualche vinile, ma si parlava molto di musica, di libri, di cinema. Ero certamente preparato nel jazz e nelle nuove tendenze musicali, ma scoprii che avevo molto d’apprendere dagli amici clienti. Fu in questo bugigattolo che acquistai coscienza di me stesso e mi giurai che volevo essere poeta e scrittore.
Nel ’64 cominciavo a mettere in piedi le raccolte poetiche “Il fonografo a colori” e “Deserti”. Nel ’65 portai a termine la stesura del mio primo romanzo : “La stanza sul canale”. Nel ’73 pubblicai a mie spese, quasi contemporaneamente, “Il fonografo a colori”, “deserti” e “La stanza sul canale” con la prefazione di Elio Giunta. Inaspettatamente i libri ebbero successo di critica. In particolare una recensione di Vera Passeri Pignoni – sulla rivista Forum Quinta generazione – dell’editore Giampaolo Piccari di Forlì. Con l’editore forlivese si stabilì un rapporto di stima e amicizia. Ho pubblicato tutte le mie opere degli anni ottanta e novanta con la Forum fino alla morte di Giampaolo Piccari. Dal 2000 vivo in un rustico, perso nella campagna dentro un uliveto. Ero venuto con una compagna tedesca ch’era mia traduttrice. Dal 2008 vivo da solo. Nel 2012 la mia attività commerciale è stata travolta dalla crisi. Ho 78 anni e molti dei miei amici sono morti o hanno difficoltà a venirmi a trovare…forfatter-tolstoj-lev

2) Quando ti leggo ho l’impressione che tu abbia affidato alla poesia il compito di tratteggiare dei piccoli quadri in cui rivivono frammenti di vissuto. Della tua scrittura dici: “La mia scrittura, poesia e narrativa, nasce dalla vita vissuta, non sono capace di scrivere nulla che non sia entrato nel mio sangue”. Si può considerare quindi la tua come una scrittura di “memoria”? E la poesia si può considerare una testimonianza storica? Se sì, perché?

Ti rispondo con una citazione di Lev Nikolàevič Tolstòj tratta da Guerra e pace:
«Coscientemente l’uomo vive per sé, ma incoscientemente, diventa lo strumento atto a perseguire i fini della storia, della comunità umana. Una volta compiuto l’atto è irrimediabile e le sue conseguenze, coincidendo nel tempo con milioni di altre azioni di altri uomini, assumono un significato storico.»
Dal momento che l’uomo non è un’isola, ma vive in un contesto sociale fatto di uomini, io penso che, inevitabilmente, ogni tipo di scrittura, suo malgrado, assuma la connotazione di testimonianza storica. Noi, infatti, viviamo e ci nutriamo del contesto da cui siamo circondati e anche la scrittura si nutre di tutto ciò.

copertina la cengia del corvo il foglio3) Nella tua ultima raccolta di poesie “La Cengia del corvo” uscita pochi giorni fa per i tipi delle Edizioni del Foglio Clandestino c’è una poesia in cui racconti un episodio della tua vita di bambino durante la guerra. “dov’è /la ninnananna/che mi cantavi/ nel rifugio/tra esplosioni/ di bombe/e crepitio di mitraglie/le parole/ erano allegre/e sul tuo volto/era scolpito/un sorriso/come se fosse/ un fuoco d’artifici”. Puoi raccontarci come vivevi gli anni dell’infanzia durante la seconda guerra mondiale?

La poesia che citi è un lampo di memoria che mi è ritornato in mente guardando nei telegiornali le immagini della guerra in Oriente. La seconda guerra mondiale è finita, ma le guerre continuano ininterrottamente. Quando sbarcarono gli alleati in Sicilia, avevo cinque anni, assistevo dalla casa di campagna, dove eravamo sfollati, ai bombardamenti su Palermo, come a un grande fuoco d’artificio, ma non mi rendevo conto della carneficina. Mio padre lavorava come medico a Palermo. Un giorno ritornò a casa con la giacca a brandelli, come uno spaventapasseri, la camicia attaccata alle pelle delle spalle per lo spostamento d’aria delle bombe. Era riuscito a salvarsi buttandosi a terra sotto un marciapiede. Restò insordito per qualche tempo… Ricordo che mangiavamo sempre minestre, con molto olio del nostro uliveto e pochissima pasta. Eravamo tre fratelli e una sorella e secondo l’estro delle galline, talvolta, ci capitava di mangiare mezzo uovo. Ricordo anche che per farmi il bagno la nonna metteva una tinozza di legno in terrazza per farla riscaldare al sole, per me era un divertimento più che una scomodità o una privazione… Mia madre era una donna molto forte e colta, non faceva trapelare i disagi a noi bambini.

4) Nelle tue poesie e nei tuoi racconti sono vividi i ricordi in cui rivivi gli anni della guerra. A distanza di quasi settant’anni questi ricordi si sono affievoliti o rivivono come fossero un’esperienza recente? Per scriverli hai dovuto scavare o sono riaffiorati spontaneamente?

Le esperienze che ho vissuto durante la seconda guerra mondiale, vivono ancora in me, anche perché avevano bisogno di quell’analisi avvenuta in età matura attraverso la memoria e più in là attraverso i miei libri, che ne sono testimonianza e, in qualche modo, prosecuzione.

5) In Inchiostro (Ed. del Foglio Clandestino, 2010) hai affidato alle pagine dei tuoi racconti la memoria degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza in cui racconti moltissimi episodi legati ai momenti difficili dell’occupazione nazista. Trovo che sia un libro importante perché narra la storia dal punto di vista di un bambino. In uno di questi racconti tratteggi la figura di un soldato tedesco, Hans, con cui avevi instaurato un’amicizia speciale. Ce la vorresti raccontare?inchiostro-taormina

Gli alleati liberarono la Sicilia in poco meno di due mesi e non ci fu né occupazione nazista, né guerra partigiana. Moltissimi siciliani avevano parenti in U.S.A. e Canada, l’emigrazione era un sogno: tutti sapevano che in America c’era lavoro e ricchezza e con le truppe di occupazione si creò subito empatia. Qualcuno dei soldati americani, in quanto discendente di immigrati, parlava un dialetto siciliano o napoletano arcaico che ormai era diverso dalla lingua e dal dialetto che si parlava in quel momento: era incomprensibile, tuttavia l’effetto era curioso e tendeva a creare simpatia. Ricordo che, anche prima dello sbarco, mio padre e qualche amico, la sera tardi, ascoltavano “Radio Londra”. Mi ritorna ancora nelle orecchie la voce dello speaker… Nessuno amava la “guerra di Mussolini”.
Un gruppo motorizzato tedesco era accampato sulla collina di Suvarelli, al confine del nostro podere e, molto spesso, i soldati venivano a riempire la borraccia nella sorgiva della nostra proprietà. Tra questi c’era Hans, un sodato tedesco non più giovane. Era una brava persona. Mi faceva vedere le fotografie della sua famiglia. M’insegnava i nomi delle città. Mi metteva sulle sue spalle e giocava a farmi fare il treno.

6) Sempre in Inchiostro racconti il momento in cui, ancora bambino, ti sei reso conto non solo che c’era la guerra ma cosa fosse realmente con le sue perdite, con il suo bagaglio di sofferenza e con i rimpiazzi veloci ai traumi che la vita suggeriva per poter andare avanti. Ricordi quel momento?

All’improvviso il gruppo motorizzato tedesco partì. Era notte. C’era un forte vento di scirocco. I motociclisti andavano incurvati come gobbi ai lati della trazzera in assetto di guerra, al centro scorrevano i camion e i mezzi corazzati a fari spenti. Avevano lasciato una grande tenda nell’accampamento e c’erano ancora gli slarghi profondi dov’erano state disposte le mitragliatrici antiaeree… Hans era rimasto a guardia della tenda. Non era più amichevole con me. Se provavo ad avvicinami per curiosare, mostrava il mitragliatore e mi cacciava urlando.
Un giorno arrivò una jeep americana con sodati guidati da un contadino. Ci fu un rapidissimo susseguirsi di spari. Poi arrivò un camion per caricare ciò che c’era nella tenda e le appiccarono il fuoco. I soldati americani non facevano avvicinare i civili. Andarono via dopo il tramonto. L’indomani mattina andai a curiosare nell’accampamento. C’era odore di bruciato e di grasso di macchina. Hans era morto ai piedi di un ulivo, con l’elmetto vicino a un braccio e la faccia verde che aveva ripreso il suo aspetto bonaccione. Era il primo morto che vedevo e compresi cos’erano la guerra e la morte.

7) Nel 1965 porti a temine la stesura del tuo primo romanzo: “La stanza sul canale”. Lo racconti così: “Una storia d’amore in terra straniera, ma fondamentalmente la vita in fabbrica con i connazionali. Forse è il primo romanzo, certamente tra i pochi scritti non da un sociologo, ma da un operaio, nel mio caso, per caso, sulle condizioni degli emigranti. Provai a mandarlo a una decina di editori con esito negativo.” Credi che questa tua testimonianza, oggi, possa aiutare a comprendere la storia di quegli anni?

La stanza sul canaleIn Italia l’università e l’editoria non fanno una libera ricerca di nuovi autori, si guardano in giro tra gli uomini del palazzo che non sempre hanno talento e qualità. Si trovano in giro molti libri come panini imbottiti. Negli anni ’60 gli editori leggevano i manoscritti e non mandavano agli autori respinti lettere standard. In Italia si sapeva che c’era un’emigrazione di proporzioni bibliche dal sud verso il nord del paese e l’Europa. Cambiavano le direzioni e i porti di approdo, ma la grande emigrazione era già cominciata nell’ottocento verso l’America e L’Australia.
Probabilmente l’emigrazione veniva considerata fisiologica. Del grande esodo dalle campagne e dai paesi del sud è rimasto come testimonianza qualche film e qualche documentario televisivo, ma poca roba, direi quasi niente, di libri vergati in prima persona dagli emigrati. L’emigrazione era considerata un fatto naturale e non colpiva il fondo delle coscienze. Gli editori erano e sono degli imprenditori e pubblicano per guadagnare. Credo che gli intellettuali, i critici, i giornali, non sentissero il problema dell’emigrazione nella sua profondità. Non piaceva né agli intellettuali, né ai politici, né agli imprenditori, che l’Italia si stesse ricostruendo con le rimesse degli emigrati: era il così detto boom economico. Certamente “La stanza sul canale” è uno dei pochi romanzi scritto da un emigrante che lavorava in fabbrica ed è una testimonianza storica vissuta.

8) Cosa sono per te la poesia e la scrittura?

La scrittura e la poesia sono l’asse del carro su cui ruota la mia vita. Il mio modo di essere libero ed essenziale e di non scendere a compromessi. Non rinnego nulla, la mia vita è tutta la mia scrittura.

9) Vorrei portare l’attenzione su di un aspetto che ti contraddistingue e che ha a che fare, se non con la Storia ufficiale, sicuramente con la tua storia personale. Hai avuto un rapporto privilegiato con le figure femminili, protagoniste sia nei libri di poesia in immagini evocative aleatorie e quasi mitiche, che nei libri di narrativa che hai scritto. Parlaci del tuo rapporto con queste presenze femminili.

Le figure femminili più importanti della mia vita sono state: mia nonna materna, Paola, mia madre Elena e una delle donne di servizio che ha vissuto con noi da prima della guerra fino alla morte di mia madre avvenuta nel 1985, si chiamava Carmela. Carmela era una donna semplice e non certo acculturata ma possedeva quella saggezzElvira Des Palmesa paesana e quel temperamento materno di accudimento che furono importanti per la mia crescita. Mia madre era molto distaccata ed era spesso fuori casa, ho passato più tempo con mia nonna e con Carmela che con lei. Quest’ultima mi trattava come fossi suo figlio, anche se aveva già tre figlie sue, si era stabilito un bellissimo rapporto: mi consigliava e mi sollevava quando ero abbattuto con il suo tesoro di detti popolari e con le sue attenzioni. L’altra donna importante della mia vita fu mia nonna paterna, Elvira. Figlia di Enrico Ragusa il più grande entomologo siciliano, stilista e designer di gioielli, donna libera e autonoma, fuori dai canoni dell’epoca (parliamo di fine ‘800 fino a tutta la metà del ‘900). Elvira Ragusa, sorella di Enrico Ragusa Junior, giornalista, drammaturgo, poeta, attore e cabarettista siciliano, fu una figura importante ed emblematica, ispiratrice di un mio romanzo intitolato Elvira Des Palmes, ambientato durante la Belle Époque siciliana.

emili10) Nella Cengia del corvo scrivi ancora: “di casa in casa/sfuggiti/a bombardamenti/e rigattieri/ i ritratti/ degli antenati/ pendono/ dalle pareti/ talvolta/ quando scrivo/ sento un soffio/ curiosare/ alle mie spalle/ mi ricordano/ che il loro sangue/ è ancora vivo/ nel mio”. Che percezione hai del tempo? Com’è il tempo della poesia?

La poesia è il tempo stesso: in cui oggi e domani scorrono senza distinzione. Nell’oggi è presente lo ieri e nel domani il seme di oggi.


grazie a Emilio Paolo Taormina

L’intervista è uscita sul numero 22 di Euterpe rivista di letteratura. Leggi tutto il  numero.

Haiku- La Luna nella pioggia

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Il 10 marzo 2017 alle 7:32 il Sole si congiunge all’asteroide Lilith. Il Sole, archetipo di energia maschile, sta incontrando Lilith, lato ombra (oscura) dell’ energia femminile. La Luna Piena del 12 marzo 2017 è nel segno della Dea Vergine.

Rifletto sulla caducità della vita, della terra, degli astri e degli uomini. La luna, archetipo del femminile, passa sopra i tetti come in un sogno. Anche lei, come tutto, destinata a svanire… La notte è anche la notte dell’anima che si perde dietro scure nubi offuscando la bellezza e la saggezza femminile e allo stesso tempo esaltandole. La Luna si mostra davvero solo quando giunge il momento. Illuminata dal sole a ricordarci che, nell’Universo, ogni cosa è profondamente legata alle altre…

n a n i t a

Quando Edo rideva: 108 vecchi Senryū (Valeria Simonova- Cecon)

 

Siamo nella città di Edo (ora Tokyo), circa 1700. Durante questo periodo sono molto popolari i maekuzuke (letter. aggiungere al verso precedente) concorsi di versi in stile haikai che consistono nell’aggiungere a un verso breve di 14 sillabe (maeku) un verso lungo di 5/7/5 sillabe, lo tsukeku (o verso che segue). Dal 1757 il più famoso organizzatore e giudice di questi concorsi era Karai Hachiemon conosciuto con lo pseudonimo di Karai Senryū …Questi concorsi sono molto popolari tanto che successivamente cominciano a essere pubblicate le prime antologie di soli Tsuteku. Poi, dal 1804, la tradizione dei Maekuzuke termina e si cominciano a scrivere i versi lunghi in maniera autonoma, senza maeku…

 

Nel 1765 esce il primo volume della Haifū Hanagidaru (lett. Botte di salice in stile haikai) un’antologia che viene considerata la culla del genere Senryū.

Goryoken Arubeshi, amico e collega di Karai seleziona, in  43 pagine, 756 tzukeku, o versi che seguono, senza il loro maeku. Successivamente furono pubblicati ulteriori 23 volumi di quest’antologia.

Alcuni di questi Kosenryū (lett. vecchi senryū), come vengono chiamati oggi, sono stati scelti, tradotti e raccolti da Valeria Simonova- Cecon, studiosa di questo genere, e animatrice del relativo blog e pagina fb Cuccagna , in questo piccolo libro che, è il caso di dirlo, è una vera cuccagna.

A corredo dei 108 Kosenryū, con testo giapponese a fronte, delle note svelano aneddoti e significati particolari che, senza una conoscenza approfondita del Giappone e delle sue tradizioni, sarebbe davvero impossibile comprendere. Un’approfondita introduzione, a cura dell’autrice,  spiega la storia e la nascita del genere haikai e degli zappai (nome dato ai versi in stile haikai di profilo più basso)con interessanti curiosità.

Ho trovato questo libricino, che già da un po’ sto leggendo con vero gusto, un piccolo gioiello, interessante, curioso, divertente e molto stimolante. Per chi ama comporre senryū come me, una raccolta imperdibile, anche considerando quante poche pubblicazioni sul genere si possono trovare in Italia…

senryu

Ne ho scelti alcuni per voi :

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la principiante

invidia quella che sta

lasciando il mestiere

Per diventare una vera geisha una ragazza doveva fare un percorso lungo e difficile. Secondo le leggi del mestiere, la geisha non poteva sposarsi. Perciò, se una geisha di propria volontà lasciava il mestiere, significava che stava per sposarsi. Dal punto di vista generale un buon matrimonio era considerato come l’apice della carriera.

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cucinando

la tartaruga

balla la mamma

Si tratta della tartaruga dal guscio molle cinese, considerata sin dai tempi antichi come ottimo mezzo per rinforzare la virilità.

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troppo abituato

ad essere aiutato

il convalescente

Tanto bello stare a letto ed essere accuditi!

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come domestica

lei prende una vecchia baba-

bella sorpresa!

La moglie, conoscendo i vizi del marito, assume per l’aiuto in cucina una brutta vecchia.

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quell’idea

di rotolarsi nella neve

mica geniale

Una parodia del famoso haiku di Bashō : dài/andiamo ad ammirare la neve/ finché non ci cadiamo. Yukimi era l’usanza di ammirare la neve come hanami per i fiori di ciliegio.

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per apparire elegante

sistema i capelli

anche alla sua serva

****

senza vestiti

anche una fanciulla celeste diventa

una ragazza ordinaria

Questo senryū fa riferimento alla famosa storia “Hagoromo” (vestito di piuma), rappresentata nel teatro Nō. Una Tennin, fanciulla celeste che abita nel paradiso buddista, scende sulla terra e si toglie il suo magico e bellissimo vestito di piuma. Un pescatore di nascosto ruba il vestito. Ora la ragazza non riesce più a tornare nel paradiso celeste e diventa la moglie del pescatore.

****

impara a leggere

con le lettere dalla signora

la sua sarta

Una sarta analfabeta riceve tante note e richieste per iscritto dalla sua datrice di lavoro che è costretta a imparare a leggere.

****

come un sumoista

pulisce le mani la domestica

sul grembiule

Il torimawashi, la cintura dei lottatori di sumo, assomiglia a un piccolo grembiule. Probabilmente anche l’aspetto della domestica fa pensare a un lottatore…

****

fare una scoreggia

non è mica divertente

se vivi solo

Non c’è nessuno nemmeno che ti possa prendere in giro.

****

il burattinaio

ed il suo burattino

vestiti uguali

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alle porte del castello

pure le mosche fanno

il cambio della guardia

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città di Edo –

il retro di casa tua imbiancato

dal tuo vicino

Edo era una città popolatissima dove la gente abitava a strettissimo contatto. Capitava spesso che il muro sul retro di una casa si affacciasse sul terreno di quella di un vicino e, non essendoci una porta che consentisse di accedervi, fosse proprio quest’ultimo a dover provvedere a imbiancarne la facciata posteriore.

La carrellata scelta da Quando Edo rideva… termina qui. Vi lascio un maeku (tentativo) composto per l’occasione: se voleste cimentarvi nei commenti con un vostro senryū (5/7/5) a seguire il maeku qui proposto giocando con me e con Bashō , il vecchio bambino…

n.b. al contrario del periodo Edo qui nessuna salata tassa di iscrizione è richiesta ^_^

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buona lettura e buon senryū

[ n a n i t a ]


valeriasimonova-ceconit_011Valeria Simonova-Cecon (classe 1979) vive a Cividale del Friuli con il marito Andrea. Di origini russo-ucraine, è una scrittrice ed appassionata di poesia haikai dal 2004. Redattrice della rivista di senryū e kyōka in lingua russa Ershik, nonché amministratrice e traduttrice della Pagina Facebook Bannō Senryū for Gaijin e organizzatrice del Gruppo Italiano Senryu “Cuccagna”, ama scrivere senryū, haiku, renku e studiare lingue. È il primo autore europeo ad essere stato pubblicato all’interno della colonna Bannō Senryu in stile Nakahata del quotidiano giapponese Mainichi Shinbun. Suoi scritti sono apparsi su diverse riviste specializzate, tra cui: Mainichi Shinbun (Giappone), Town News (Giappone), Heron’s Nest (U.S.A.), Modern Haiku (U.S.A.), Ulitka (Russia), Moonset (U.S.A.), Diogen (Croazia) e The Renga and Renku Journal. Tra i vari riconoscimenti ricordiamo invece: il primo premio alla V edizione del Bilingual Calico Cat Haiku Contest (secondo premio alla VI edizione), nonché le menzioni d’onore assegnate nel 2009 alla I edizione del Kikakuza Haibun Contest, all’Ito En Ōi o-cha New Haiku Contest (edizioni 2009 e 2016) e all’Haiku Calendar Ludbreg (2009).