Munir Mezyed Foundation for Arts & Culture

Munir Mezyed Foundation for Arts & Culture ha consegnato 2500 attestati di Riconoscimento a poeti, scrittori, traduttori, professori, artisti e giornalisti per il loro impegno e dedizione al servizio della cultura e della pace. Tra questi ci sono anche io. Ringrazio sentitamente Munir Mezyed, la Fondazione e tutti coloro che hanno lavorato e sono stati accolti in questa polifonia di voci da tutto il mondo.

Munir Mezyed Foundation for Arts & Culture is going to give Certificate of Achievement” to 2500 Poets, Writers, translators, Professors , artists & Journalists for their dedication to serving Culture & Peace. This is my Certificate. I thank Munir Mezyed and the Foundation and all those who have worked and have been welcomed into this polyphony of voices from all over the world.

Porto le tue nelle mie parole

porto le tue nelle mie parole
le lego a doppio filo tra le labbra
le intreccio in segreto al mio respiro
come un fiore che da terra sugge acqua.

una per una colgo le sillabe
del nome tuo prezioso, così piccole
senza qualcosa che le tenga assieme:
strette nel palmo io ne faccio un nido

perfetto nel rigore del disordine,
quella indeterminata confusione
rotonda come un mondo in miniatura
che prende vita da un dettaglio in bilico.

prendo un tuo verso e lo nascondo in bocca
lo tengo sulla punta della lingua
in silenzio stringendo tra le dita
l’albero che fu la carta che ora sei.

porto le tue parole nelle mie
per ascoltare meglio la tua voce
per fingere l’amore che non siamo
per fare spazio al vuoto che mi colma.

nanita 07/10/2019

Failed Haiku 45

In Failed Haiku di settembre n.45 tre miei senryu

Per leggere tutto il numero cliccare qui

romantic dinner…

eating mosquitos

in the moolight

cena romantica/mangiando zanzare/al chiaro di luna

falling stars –

the longest parable

of a wish

stelle cadenti/ più lunga la parabola/ di un desiderio

failed diets –

invisible man doesn’t stop

emptying my fridge

diete fallite -/ l’uomo invisibile non smette/ di svuotare il mio frigo

James Joyce a Trieste

James Joyce, scultura di Nino Spagnoli collocata a Trieste sul Canal Grande

Alcune poesie di Tom Phillips tradotte da me, scelte da Recreation Ground e pubblicate in Yawp: giornale di letteratura e filosofie con una nota di Peter Robinson e una mia breve nota sulle traduzioni.

Nota :

Tra tutte le poesie di Ricreation Ground ho scelto e tradotto quelle che, a mio parere, erano le più interessanti e, tra queste, la mia preferita è senz’altro Dubliners on the Adriatic per gli echi storici e letterari che si intrecciano alla nostra cultura e geografia. I versi sono ambientati a Trieste, città colta e malinconica: da sempre considerata crocevia della cultura italiana e mitteleuropea, diede i natali aUmberto Saba e Italo Svevo, ma accolse anche James Joyce e Stendhal che ne trassero ispirazione per le loro opere.

Nel 2006, durante un viaggio di un mese in giro per l’Europa con la propria famiglia, Tom Phillips dalla Slovenia si dirige a Trieste dove viene colto da una sorta di “polyglot melancholy” che, come egli stesso mi ha confidato, ritroverà anche nel libro di Jan Morris Trieste and The Meaning of NowhereSicuramente è durante questo viaggio che incontra la statua bronzea di James Joyce con il famoso “mezzo passo” realizzata dallo scultore triestino Nino Spagnoli e collocata a Ponte Rosso sul Canal Grande nel 2004 per ricordare il centenario dell’arrivo di Joyce a Trieste. Sotto la statua l’iscrizione tratta dalla lettera a Nora del 27 ottobre 1909 e che lo ricorda “La mia anima è a Trieste”, viene ripresa dall’autore in esergo a suggellare il legame tra Joyce e Trieste messo in risalto nei suoi versi. Proprio per questo motivo nella traduzione del titolo della poesia di Tom Philips ho ripreso volutamente il titolo dell’opera di James Joyce.

Mi sono anche divertita a rintracciare in questa poesia alcuni sottointesi che l’autore ha seminato all’interno dell’opera (processo comunque inevitabile per la comprensione del testo da tradurre). La poesia, infatti, fa riferimento agli anni triestini di James Joyce e in particolare cita l’episodio avvenuto in Piazza della Stazione (ora piazza Libertà), il 20 ottobre 1904, quando James Joyce e la futura moglie Nora Barnacle (si sposeranno solo nel 1931), si incontrano e lo scrittore la lasciò nel giardino della stazione per cercare un alloggio per la notte, quando in Piazza Unità d’Italia (allora Piazza Grande) si ritrovò coinvolto in una rissa tra marinai inglesi ubriachi e venne arrestato con loro. Fu rilasciato qualche ora dopo grazie all’intervento del console inglese e solo allora tornò a prendere Nora.

Alcuni passi della poesia non sono facili da comprendere se non si conosce la storia dello scrittore irlandese. Per esempio pochi sanno che “Sunny Jim” era il soprannome d’infanzia di James Joyce nella Dublino vittoriana. Per curiosità “Herr Satan” è, invece, l’epiteto con cui era conosciuto a Zurigo durante l’ultima fase della sua vita.

Alcuni giochi di parole, invece, non sono del tutto traducibili come per esempio “off-key” che significa stonare ma che rimarca anche l’estraneità di Joyce all’ordine cavalleresco dell’Impero Asburgico della Chiave d’Oro. O al quart’ultimo verso in cui, forse, ci si riferisce Esuli (titolo originale: Exiles) unica opera teatrale dello scrittore irlandese, scritta nel 1915 mentre viveva a Trieste, in cui la trama è liberamente ispirata a I morti (racconto conclusivo di Gente di Dublino) e ad alcuni elementi autobiografici: durante la permanenza a Trieste Joyce incoraggiò il flirt tra il giornalista veneziano Roberto Prezioso e la compagna Nora Barnacle. Come si può constatare alcune parole o interi versi non sono stati tradotti per non snaturare l’opera.

Altri echi storico-geografici appartengono alla storia di Miramaree dell’arciduca d’Austria Massimiliano d’Asburgo-Lorena, fratello minore di Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria e re d’Ungheria. Certamente, però, il lettore italiano potrà facilmente rintracciarli tra le righe.

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Eco di mare- traduzione in Bulgaro di Emilia Mirazchiyska

EMILIA MIRAZCHIYSKA·
Валентина Мелони Valentina Meloni (Nanita)
*
в мрежите
една съкрушена мечта
остава в очакване

dentro le reti
un sogno naufragato
resta in attesa
*
сбира всички
напеви на мигрантите
шумът на морето

raccoglie tutti
i canti dei migranti
l’eco del mare
*
екотът на морето
между вятъра и бузата ми
се обръща в плач

l’eco del mare
tra il vento e la mia guancia
si disfa in pianto
*
разпенено морето
заличава празните следи
на някой мъж?

l’alta marea
cancella le orme vuote
di quale uomo?

Da Eco di mare, 2019

(Превод от италиански: Емилия Миразчийска)

già pubblicate in Otata n.45

*

Очи в очи —
казахме си всичко
без да говорим

occhi negli occhi —
ci siamo detti tutto
senza parlare

Haiku del 2017

Валентина Мелони

Превод от италиански: Емилия Миразчийска

*

минава бързо
на икарови сини криле
небето в октомври

haiku tratto dall’haibun del 14/10/2019 Lago Trasimeno

Quelle ore che stanno tra il caldo del pieno mattino e il fresco buio serale quando, nel vento, si solleva una farfalla dalle ali azzurrine — l’ultimo sussurro di stagione– e un po’ di cielo cade tra l’aria e il niente di un giorno che si perde in meraviglia.

passa veloce
su azzurre ali d’icaro
il cielo d’ottobre

Валентина Мелони

Превод от италиански: Емилия Миразчийска

Open arms- Otata 45

Nel n.45 di Otata in uscita il 1° Settembre 2019 cinque haiku dalle ultime suite pubblicate in nanita.

le braccia aperte
in segno di accoglienza…
vola un gabbiano


open arms
signalling welcome …
a seagull’s flight


fragilità…
minuscole conchiglie
alla deriva


fragility…
tiny shells
adrift

sferza la battima —
un guscio di diodora
inascoltato

choppy shoreline —
a diodora shell
unheard

Da Eco di mare, Suite in Haiku, 2019


liquefacendosi
cancella ogni confine
il cielo d’indaco

indigo sky
no more border
— it liquefies

conca di luna
sugli embrici invecchiati
guazza di stelle


moon bowl –
on the aged roof tiles
star dew

 

Da Etra notturna, suite in haiku , 2019

nanita

otata 45
(September, 2019)
Copyright © 2019 by the contributors.
Cover photograph, copyright © 2019, Kim Dorman
John Martone, editor and publisher.
https://otatablog.wordpress.com
otatahaiku@gmail.com

 

 

 

Eco di mare-suite in haiku

Eco di mare

barca ammarata
le foglie in preda a un’ onda
— colpo di vento


*
le braccia aperte
in segno di accoglienza…
vola un gabbiano


*
nenie di madri
disperse in mezzo al mare
— tetto di stelle

*

stella marina
tra dita di bambino
— che cosa immagina?

*
fragilità…
minuscole conchiglie
alla deriva

*
sferza la battima —
un guscio di diodora
inascoltato

*
dentro le reti
un sogno naufragato
resta in attesa

*

raccoglie tutti
i canti dei migranti
l’eco del mare

*

l’alta marea
cancella le orme vuote
di quale uomo?

*
abbandonato
un gioco in spiaggia attende
mani di bimbo

*

l’ombra di un pesce
fugace a pelo d’onda
ha occhi di donna

*

l’eco del mare
tra il vento e la mia guancia
si disfa in pianto

*

nanita, 10 agosto 2019

Etra notturna- suite in haiku

Lago di Chiusi- oasi wwf- fotografia- veduta notturna- Valentina Meloni

abbandonarsi…
è nel cielo d’agosto
l’ultimo sguardo

*

tutto un fermento
soffuso d’incantesimi…
l’etra notturna

*

chiari notturni…
il gracidìo invisibile
di mille ranocchie


*

perseidi cadono
dentro i tuoi occhi stelle
così lucenti

*

conca di luna
sugli embrici invecchiati
guazza di stelle

*

erbe infestanti
per gli occhi dello sciocco…
all’alba nènuphar

*

brilla una stella
tra mani di bambina
— lucciola lucciola

*
dolce la notte
si adagia silenziosa
tra le tue ciglia

*
liquefacendosi
cancella ogni confine
il cielo d’indaco

*
ammiro un astro
col bianco dei miei occhi
— mi brilla dentro

*

l’ultima stella
raccolgo nello sguardo —
splende l’immenso

nanita

Haikugrafia

Haikugrafia – Roberta Placida

bisbiglio di vento

Ci sono libri che nascono dalle emozioni, parole che scaturiscono in momenti particolarissimi della nostra vita e scandiscono i giorni della solitudine, del ritiro in sé stessi, del contatto intimo con la natura. Ci sono libri che sono segnalibri di un evento che ha inciso profondamente la lingua del vivere, che ha generato in noi un fermento di emozioni. Libri che declinano il tempo in nuove stagioni, che segnano la linea di demarcazione tra un prima e un dopo.

Ho voluto leggere così Haikugrafia, il libro poetico-fotografico di Roberta Placida, romana di nascita come me, ma aquilana di adozione, che ha già ricevuto diversi riconoscimenti per la sua attività poetica e che ci regalerà una nuova pubblicazione poetica dal titolo “Animae Fragmenta” già vincitrice del Premio letterario internazionale “Città di Cattolica”. L’autrice, attualmente, vive ad Avezzano dove insegna lettere presso il liceo scientifico M. Vitruvio e dove si occupa anche di teatro, curando la regia di spettacoli e partecipando in qualità di attrice.

Un libro che è una memoria emozionale rivissuta in frammenti poetici e immagini fotografiche della stessa autrice. Un percorso minimale ma raffinato e intenso che è stato curato con passione e professionalità dalla casa editrice aquilana Daimon Edizioni, della preparatissima editrice, autrice, giornalista Alessandra Prospero.

La veste grafica somiglia in tutto a un albo fotografico, sia per le dimensioni che per la scelta di carta e carattere di stampa, sia per l’impaginazione e la struttura. Ed è a tutti gli effetti un bellissimo album molto piacevole da sfogliare, da guardare, da meditare… Roberta ha un elevato senso estetico e fotografico e le sue immagini a colori vivissimi sembrano quasi contrastare con la malinconia dei versi e la radice di dolore che ha nutrito questa sua creatura illuminata.

In realtà la sinestesia generata dall’incontro di immagini e parole è fortissima e travolge letteralmente il lettore trascinandolo in scorci naturali di struggente bellezza e malinconia, nell’intimità profonda della poetessa che mette le proprie emozioni a nudo fondendole con la natura. Di lei scrive, Antonio Iannucci, in una toccante e intensa postfazione:

“Roberta può essere assimilata […] alla natura stessa. E’ impeto primordiale, esplosività vulcanica, quiete pacifica del mare immobile, tiepido refolo delle notti di agosto e vento sferzante, tramontana delle fredde mattine d’inverno. Risata dirompente e mestizia cupa. In ogni caso è viva e vitale.”

Queste ultime parole riflettono moltissimo l’autenticità di questa raccolta che è vissuta intensamente in tutte le sfumature delle emozioni che sanno distanziarsi in voli di petali e rincontrarsi in punta di foglia, nella gioia dirompente e nella più cupa mestizia.

Quello che colpisce è sicuramente lo stile fortemente originale. Le fotografie sono ordinate con cura in un susseguirsi stagionale che parte dall’autunno, tempo della perdita paterna, a un altro autunno di fragile bellezza che lascia intravedere un tremore di gioia.

Nel vento grigio

dello sbiadito autunno

dicesti addio

I versi scritti nel linguaggio poetico dello Haiku si sciolgono in assoluta libertà di vincoli, senza classicismi o tentativi di emulazione dei grandi poeti giapponesi, nella più pura semplicità di versi nati dalla scaturigine di un pensiero plasmato dal dolore e lievemente mondato da madre natura ad affinarne la bellezza.

Sole d’inverno

fredda solitudine

raggio affilato

Non si tratta di veri e propri haiga perché l’immagine non racchiude il verso e non lo completa. La fotografia si affianca alla parola in completo incastro e in una storta di trasmutazione a rimbalzo tra parola e visione proposta ma anche suggerita.

Luce radiosa

girasole d’estate

calda armonia

“Il passaggio reiterato da un linguaggio all’altro richiede di superare il limite del frammento visivo, di operare la smaterializzazione dell’immagine e di prospettare la sua trasmutazione nella parola. In verità, la discontinuità dei passaggi richiede di stabilire una dialettica permanente e pervasiva tra immagine e parola, in un’atmosfera silenziosa, negoziale, aperta.” (dalla prefazione di Ilio Leonio “Pellegrinaggio nei segni”)

Bisbiglia il vento

un sussurro nel cuore

voce paterna

La commozione è tenuta sempre a freno dal potere consolatorio della natura in cui l’autrice è completamente immersa e che riesce a trasferire a chi sfoglia queste pagine con apparente semplicità. In realtà c’è un piccolo percorso sottostante che indica una lettura stratificata del testo in relazione all’immagine e che è il percorso interiore che l’autrice ha seguito dopo la scomparsa della figura paterna.

La poesia si muove in queste pagine come un bisbiglio di vento, è una presenza leggera, quasi un’anima venuta a consolare, a dirci quanto sia prezioso ogni attimo, ogni momento.

A chi si accosta ai versi e alle fotografie di Roberta Placida non si richiedono competenze specifiche, è un libro che necessita soltanto di attenzione da parte del lettore, della sua accettazione nel farsi cullare da un bisbiglio di vento, dal silenzio potente che la parola poetica genera come un raggio affilato di sole che penetra l’inverno: un battito di luce che ricompone il mondo offeso dall’incontro con la sofferenza rivelandone il taciuto bagliore.

Fiore scavato

nel silenzioso abisso

la poesia

Valentina Meloni, 4 agosto 2018

Ensō: Haiku Yoti

Haiku Yoti

Esce oggi la versione E-Book, in agosto la versione cartacea [colori]

Leggi l’anteprima
gratuito con kindle unlimited

Ensō (円相) è una parola giapponese che significa cerchio ed è, forse, il soggetto più comune della calligrafia giapponese. L’ensō simboleggia l’illuminazione, la forza, l’universo. La collezione Ensō contiene trenta Haiku yoti in lingua inglese. Gli haiku yoti sono poesie brevi di tipo giapponese che occupano lo spazio fisico della pagina del libro in modi non convenzionali. In questa pubblicazione, unica nel suo genere, troviamo: haiku calligrafici, su una sola riga, disposti a semicerchio, sparsi, a forma di onda, a forma di gatto e, come suggerisce il titolo, haiku tondi a riprodurre la forma dell’ensō. Alla fine del libro troviamo una sequenza di Haiku zen,The Stone sequence, che sperimenta le fasi di una meditazione. L’autrice italiana, che ha all’attivo diverse pubblicazioni internazionali di poesia breve giapponese e ha fondato e dirige la rivista di Haiku bilingue komorebi ni nuneru, si cimenta, con alcuni espedienti tipografici, nell’esplorare le possibilità estetiche del componimento rispetto allo spazio.

Ensō (円 相) is a Japanese word meaning circle and it is, perhaps, the most common subject of Japanese calligraphy. The ensō symbolizes enlightenment, strength, the universe. The Ensō collection contains thirty Haiku Yoti in English. The Haiku Yoti are short Japanese-type poems that occupy the physical space of the book page in unconventional ways. In this publication, unique in its kind, we can find: calligraphic haiku, single line haiku, scattered-haiku, wave-haiku, in the shape of a cat and, as the title suggests, circle- haiku reproducing ensō. At the end of the book we can find a sequence of Haiku zen, The Stone sequence, which experiments the phases of a meditation. The Italian author Nanita, who has made several international short poetry publications and has founded and directed the bilingual Haiku magazine komorebi ni nuneru, tries, with some typographical expedients, to explore the aesthetic possibilities of the composition compared to space.