Valentina Meloni, dieci inediti

Oggi sono ospite con dieci inediti in In un posto di vacanza, luogo ricco di contenuti e cura per la parola poetica. La poesia contemporanea ha una casa accogliente. All’interno trovate una selezione dalla mia prossima pubblicazione Alambic e la Poesia Forest in audioclip.
Grazie ad Alba per avermi invitata e accolta e a Patrizia per l’ospitalità.
Buona lettura/ascolto, e buon inizio settimana

Un Posto di vacanza

va.lentina76 Valentina Meloni; fonte: http://www.larecherche.it

foresta

io ero una foglia che oscilla al vento
ero il ramo da cui pendono le parole
ero la felce dalle lunghe braccia
la felce che abbraccia i sogni.
io ero il verde che incanta
il sentiero che s’inoltra, il buio.
io ero corteccia fatta di pane e graffi
e di minuscole orme. io ero la luce,
il raggio che filtra tra i rami degli alberi
la speranza di un volo appena nato
la danza dell’ape sui fiori.
ero un piccolo uccello, un usignolo
che canta e non si lascia vedere…
io ero il vento   io ero il vento, sì
che passa sulle teste,   che suona
io ero la pioggia, il temporale che tuona.
io ero il passo incerto e la voce silenziosa
ero il sussurro di un bambino
che parla ai suoi angeli
io ero la terra percossa e rivoltata,
io ero il cigno che…

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Comunicazione

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Comunico ufficialmente che il mio rapporto con la rivista Euterpe, l’associazione omonima con sede a Jesi, e il Premio Arte in Versi, si conclude dopo diversi anni di collaborazione. I motivi sono già noti ad alcuni e riguardano principalmente motivi personali (salute e tempo), ma anche e soprattutto il deterioramento dei rapporti all’interno della redazione che minano la mia serenità. Auguro un buon proseguimento ai miei colleghi redattori e agli amici autori con cui sono venuta in contatto in questi anni.

 

Lascio serenamente, coerente con il mio pensiero e con la volontà di aprirmi a nuovi progetti se verranno in futuro in un clima di collaborazione di più ampio respiro e rispetto del lavoro svolto.
Prego i colleghi che volessero avere delucidazioni di scrivermi in privato se lo riterranno opportuno o necessario e di comprendere che le motivazioni non riguardano isterie o similia come qualcuno probabilmente sosterrà, ma che sono ponderate e molto serie.
Grazie di cuore a ognuno di voi
Valentina

Libri in cantina

presentazione 1

Domani 6 ottobre in occasione di Libri in cantina a Susegana (TV) nella magnifica cornice del Castello di San Salvatore ore 16.30-17.30 la presentazione con gli autori della casa editrice La Vita Felice.

Saremo presenti per letture da
“Corrispondenze da un mondo increato-epistolario poetico”
di e con Giorgio Bolla e Valentina Meloni

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Siete invitati

                                              per dettagli e programma completo qui

 

Senza di te, con te

Face

fotografia Dara Scully

 

Cence di te, cun te
un pas indavûr, un pas indenant
slungjant la man
cu la fuarce dal ramaç tal penç dal cîl
cul viaç dai vôi tal mont
a planc a planc si cjatarìn ‘ne gnot,
cjalant di nô ce ch’a nol reste,
intun trimul lusî di lune, di fûr, tal cûr
dentri la lûs.

Senza di te, con te
un passo indietro, un passo avanti,
allungando la mano
con la forza del ramo dove si raddensa il cielo
con il viaggio degli occhi nel mondo
a poco a poco ci troveremo una notte,
guardando di noi ciò che non resta,
dentro un vago splendore di luna, là fuori, nel cuore
dentro la luce.

Pierluigi Cappello
(8 agosto 1967 – 1 ottobre 2017)


cuore mio eccoci infine alla resa
senza neppure averti mai incontrato
eccoti nell’erba verde del nostro
verdissimo prato sceso alla riva.

dimmi con sguardo che accoglie
con voce rotta da un fremito d’aria
dove siamo stati per tutto il tempo
e come è mai potuto accadere

che abbiamo smarrito la direzione
perso la rotta, spiegata la mappa
fiutando sempre ogni minimo vento
le braccia distese in guisa di ali

fremo nell’onda di steli scomposti
orizzontale al suolo ecco, ti chiamo
la mano allungata ora avanzando
ora arretrando mi faccio piccina

forse nel verde una foglia bambina
precipitata alla terra nell’imo
qui come luce mi scaldi la mano
ho il tuo nome nel palmo, nel palmo

piangendo lo cullo piano, mi senti?

(inedito)

n a n i t a

 

 

 

Trastevere blues

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Dara Scully foto

forse non ti ho detto di trastevere
della stazione sporca e trascurata
brulicante di gente consumata
che corre corre presa, da che cosa?

e di tre mitra puntati alla nuca
da occhi tristi e vestiti mimetici
mentre tu ti dirigi al caffè dove
tutto precipita dentro alla chiusa

di un giorno qualunque che non scordi più.
sopra il bancone la scritta innocente:
anche i chicchi piangono ecco sergente
sarà per questo che andando via adesso

così anch’io mi sento — anche tu? —
di caffè un piccolissimo chicco
minuto nero diviso imperfetto
premuto e tostato, colato nel blu.

1/10/2018

n a n i t a

rammendo

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fotografia: Dara Scully

 

sempre il mio gesto di riparazione
è parlarti da quel ramo fiorito
che in un volo di petali appassendo
sparga sul suolo ancora il suo profumo

in un rammendo di sepali e foglie
fosse sfiorarsi, questa mia carezza
la certezza del mio esserti voce
nel silenzio consumato di una sera.

ti risparmi la luce dalla resa,
in offerta di linfa a te la dono,
a te, che taci il fondo del perdono
il fremito del vento sia preghiera.

quel che taci io vado distillando
come strumento flesso ad un’attesa,
sospesa arresa, tremo e mi abbandono
nei baci che ti dono l’illusione.


inedito, 22/09/2018

n a n i t a

Premiati VII Premio Poesia Arte in versi

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Si comunicano i risultati del VII Premio di Poesia L’Arte in versi.

La partecipazione complessiva delle opere regolarmente a concorso è stata di 519 poesie in lingua italiana (Sez. A), 115 poesie in dialetto/lingua straniera (Sez. B), 62 libri editi di poesia (Sez. C), 102 haiku (Sez. D), 21 video-poesie (Sez. E), 20 critiche letterarie (Sez. F) e 12 prefazioni di libro di poesia (Sez. G), per un totale di 851 opere a concorso.

VINCITORI ASSOLUTI SEZ A Lingua Italiana

1° Premio -ANTONIO DAMIANO di Latina con la poesia “LaGoutha o l’eterna follia (Nei sobborghi di Damasco)”

2° Premio -EMANUELE ROCCO di Pescara con la poesia “Illusione”

3° Premio Ex-Aequo -CARLA MARIA CASULA di Alghero (SS) con la poesia “L’ultimo treno”

3° Premio Ex-Aequo -LAURA MORO di Altivole (TV) con la poesia “Lettera d’amore a un poeta dannato (Per Arthur Rimbaud


VINCITORI ASSOLUTI SEZ B dialetto/lingua straniera 

1° Premio -VALERIA D’AMICO di Foggia con la poesia in lingua inglese “What remains”

2° Premio -NERINA ARDIZZONI di Renazzo (FE) con la poesia in dialetto “Na fotografia”

3° Premio -ANGELO CANINO di Acri (CS) con la poesia in dialetto “Figliu e ssi viji”


SEZIONE C LIBRO EDITO DI POESIA VINCITORI ASSOLUTI

1° Premio -GIANFRANCO ISETTA di Castelnuovo Scrivia (AL) con il libro Gigli a colazione(puntacapo Editrice, Pasturana, 2017)

2° Premio -ANTONIO SPAGNUOLO di Napoli con il libro Canzoniere dell’assenza(Kairòs, Napoli, 2018)

3° Premio -LUCA CIPOLLA di Cesano Boscone (MI) con il libro In viaggio per dove(Edizioni DrawUp, Latina, 2017)


VINCITORI ASSOLUTI SEZ.D HAIKU 

1° Premio -ALBERTO BARONI di Viadana (MN) con lo haiku: “sulla corteccia/ un mandarino in fiore –/ segni d’amore”.

2° Premio -ORNELLAVALLINO di Pavone Canavese (TO) con lo haiku “Il fiume lento./ La scìa d’un germano/increspa l’alba”.

3° Premio -CINZIA PITINGARO di Castelbuono (PA) con lo haiku “glicine in fiore-/ la casa abbandonata/ profuma ancora”


VINCITORI ASSOLUTI SEZ.E VIDEOPOESIA

1° Premio -ROSY GALLACE di Rescaldina (MI) con la video-poesia “Così ti ho guardato”

2° Premio -SIMONA GIORGI di Sarzana (SP) con la video-poesia “Calamità d’occasione”

3° Premio -ANTONELLA SICA di Genova con la video-poesia “Ora


VINCITORI ASSOLUTI SEZ.F CRITICA LETTERARIA 

1° Premio: CARMELO CONSOLI di Firenze con la recensione allibro Quella luce che tocca il mondo(Bastogi, Foggia, 2010) di Ninnj Di Stefano Busà

2° Premio: DENISE GRASSELLI di Tolentino (MC) con il saggio “Canzone CXXIX –Di pensier in pensier, di monte in monte del Rerum Vulgarium Fragmenta di Francesco Petrarca”

3° Premio: CARMEN DE STASIO di Brindisi con il saggio “La complessa metamorfosi dell’agire nell’inarrestabile “ancòra” nella poesia di Alfonso Cardamone


VINCITORI ASSOLUTI SEZ.G PREFAZIONE LIBRO DI POESIA

1° Premio -FABIA BALDI di Piombino (LI) con la prefazione al libro Janelas de silencio(Vasco Rosa, Lisboa, 2017) di Corrado Calabrò

2° Premio -KATIA DEBORA MELIS di Selargius (CA) con la prefazione al libro Sulla linea effimeradi Francesco Pasella / Luisella Pisottu (autoprodotto, 2017)

3° Premio -LUCIA BONANNIdi Scarperia / San Piero a Sieve (FI) con la prefazione al libro KA_R_Masutra(Kimerik, Patti, 2018) di Izabella Teresa Kostka


PREMI SPECIALI FUORI CONCORSO

PREMIO ALLA CARRIERA: ANNA SANTOLIQUIDO

PREMI ALLA MEMORIA:

GIAN MARIO MAULO (Montecosaro, 1943 –Macerata, 2014)

AMERIGO IANNACONE (Venafro, 1950 –Venafro, 2017


PER TUTTE LE MENZIONI GLI ALTRI PREMI IN CONCORSO E I SEGNALATI, INFORMAZIONI SUI PREMI, SULLA CERIMONIA DI PREMIAZIONE ETC. SI RIMANDA AL VERBALE DI GIURIA QUI ALLEGATO

Si allega e si rimanda al verbale di giuria consultabile a questo link 


 

Euterpe n. 27: Il coraggio delle donne

Vi presento il nuovo numero della rivista di letteratura “Euterpe”, il n°27 che proponeva quale tematica di riferimento “Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella letteratura, storia e arte”. Un numero particolarmente ricco di contenuti interessanti che vi invito a leggere.

in Komorebi* a pag. 37 ho presentato i componimenti haikai degli autori: Eufemia Griffo, Maria Laura Mamiya Valente, Anna Maria Domburg-Sancristoforo, Massimo Baldi, Laura Vargiu, Betty Castagnoli, Mariangela Ruggiu, Pasquale Asprea, Lucia Cardillo, Paola Venezia, Antonio Mangiameli, Rosa Maria Di Salvatore, Nazarena Rampini, Antonietta Losito

In Maieutikè hanno risposto gli autori: Alessandro Moscè, Carlos Vitale, Rita Pacilio, Giorgio Bolla,

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La rivista può essere letta e scaricata in formato pdf cliccando qui.

Oppure in formato ISSU (consigliato per tablet e smarphone) cliccando qui.

Come da editoriale si ricorda che:

Il vecchio sito della rivista non sarà più raggiungibile perché verrà soppresso. Tutti i materiali in esso contenuti sono stati caricati in una sezione dedicata del sito dell’Associazione Culturale Euterpe dove potranno essere consultati e raggiunti a partire da questo link.
A partire da questo numero dedicheremo ogni qual volta un evento pubblico per presentare i contenuti della rivista dove gli autori saranno invitati a partecipare intervenendo con una breve esposizione dei loro testi o lettura di stralci.

La presentazione di questo 27esimo numero si terrà a Senigallia (AN) il 8 settembre 2018 presso il Palazzetto Baviera alle ore 17:30.

Gli autori che vorranno partecipare sono invitati a darne comunicazione a mezzo mail, confermando la loro presenza, almeno 5 giorni prima, di modo da poter organizzare adeguatamente la scaletta. Qui evento con informazioni.
Il prossimo numero della rivista, il cui tema al quale sarà possibile ispirarsi è “Musica e letteratura: influenza e contaminazioni” e l’invio dei materiali dovrà avvenire entro il 20-12-2018. Il relativo evento del prossimo numero su FB è presente a questo link.

A questo numero hanno collaborato: ALIPRANDI Mario, AMARAL Ana Luísa, APA Livia, ASPREA Pasquale, BALDI Massimo, BARDI Stefano, BARENDSON Samantha, BENASSI Luca, BERGNA Anna, BIOLCATI Cristina, BOLLA Giorgio, BISUTTI Donatella, BONANNI Lucia, BONFIGLIO Anna Maria, BUFFONI Franco, CALDIROLA Stefano, CARDILLO Lucia, CARMINA Luigi Pio, CASTAGNOLI Elisabetta, CASUSCELLI Francesco, CASULA Carla Maria, CECCARELLI Liviana, CHIARELLO Maria Salvatrice, CHIARELLO Rosa Maria, CIMARELLI Marinella, CIMINO Tommaso, COPPARI Elena, CORIGLIANO Maddalena, COSSU Marisa, CUPERTINO Lucia, CURZI Valtero, D’AMICO Maria Luisa, DALL’OLIO Anna Maria, DAMIANI Claudio, DAVINIO Caterina, DE GIOVANNI Neria, DE MAGLIE Assunta, DEL MORO Francesca, DE ROSA Mario, DE STASIO Carmen, DEMI Cinzia, DI IANNI Ida, DI IORIO Rosanna, DI PALMA Claudia, DI SALVATORE Rosa Maria, DI SORA Amedeo, DOMBURG-SANCRISTOFORO Anna Maria, DOMENIGHINI Luciano, FABBRI Angela, FERAZZOLI Andrea, FERRARIS Maria Grazia, FERRERI TIBERIO Tina, FOIS Massimiliano, FOLLACCHIO Diletta, FRESU Grazia, FUSCO Loretta, GABBANELLI Alessandra, GIANGOIA Rosa Elisa, GRECO Angela, GRIFFO Eufemia, GRILLO Emma Giuliana, GUIDOLIN Giuseppe, INNOCENZI Francesca, KEMENY Tomaso, LANDI Chiara, LANIA Cristina, LEONE Ivana, LEALI Maddalena, LINGUAGLOSSA Giorgio, LOSITO Antonietta, LUZZIO Francesca, MAFFIA Dante, MAGGIO Gabriella, MANGIAMELI Antonio, MANNA Anna, MARCUCCIO Emanuele, MARELLI Dario, MARTILLOTTO Francesco, MASSARI Raffaella, MELILLO ANTONIO, MELONI Valentina, MESSINA Raffaele, MONGARDI Gabriella, MONTALI Alessandra, MOREAL Liliana, MOSCE’ Alessandro, MUSICCO Mirella, NARDI Lucia, NICOLOSI Ada, OPPIO Danila, PACILIO Rita, PARDINI Nazario, PAVANELLO Lenny, PELLEGRINI Stefania, PERRONE Cinzia, PIETROPAOLI Alessandro, PISANA Domenico, PITORRI Paolo, PIZZALA Gabriella, PORSTER Brenda, PREDILETTO Vincenzo, PROSPERO Alessandra, RAMPINI Nazarena, RUGGIU Mariangela, SABIA Mara, SANTARELLI Anna, SANTINELLI Franca, SARTARELLI Vittorio, SCAVOLINI Tania, SIROTTI Andrea, SOLDINI Maurizio, SPURIO Lorenzo, STANZIONE Rita, TOFFOLI Davide, VALENTE Maria Laura, VALERI Walter, VALLI Donato, VARGIU Laura, VENEZIA Paola, VESCHI Michele, VITALE Carlos,VIVINETTO Giovanna Cristina, ZANARELLA Michela, ZAVANONE Guido.

 

*ERRATA CORRIGE sullo haiku dedicato a Madama Butterfly erroneamente attribuito a Eufemia Griffo e che, in realtà, è stato scritto da Anna Maria Domburg Sancristoforo.

L’immenso è semplice (Paola Venezia)

Cosa rende così interessante la lettura di un haiku?

Probabilmente la sua semplicità. Il fatto che sia una poesia che ci avvicina alla vita.

Abbiamo questa falsa concezione della poesia come qualcosa che si distanzia dalla vita comune, come un linguaggio difficile o fuori dal tempo, qualcosa che allontana la mente da ciò che siamo. Ma la poesia haikai che muove dall’osservazione della realtà è in grado di traslare la poesia del vivere direttamente sul foglio. Una semplicità apparente quella dello haiku perché, in verità, richiede dei canoni stilistici ben precisi, molto distanti da quelli della poesia lineare. In un mio saggio intitolato “Haiku, l’arte difficile della semplicità” cerco di spiegare che questa ricerca dell’essenziale e della semplicità è, a tutti gli effetti, davvero impegnativa. Molti si avventurano a scrivere haiku senza averne mai letti o senza considerare le basi che sostengono la poetica haikai, pensano che sia sufficiente inserire in uno schema fisso di 5/7/5 versi diciassette sillabe fatte di fiori, foglie e poco altro. Ma colui che intraprende, davvero, un percorso di scrittura haikai sta compiendo un vero e proprio cammino personale testimoniato dalla scrittura. Un cammino che lo porta alla ricerca dell’essenza, alla cura del linguaggio e della forma come testimonianza del fluido potentissimo della vita, dello scorrere del tempo, dell’essere parte del mondo, della natura, delle stagioni. È questo il caso di Paola Venezia, autrice che dichiara la sua personale poetica proprio partendo dalla ricerca dell’essenza.

La ricerca dell’Essenza è ciò che mi ha sempre guidato, nell’Arte plastica o figurativa, così come nella scrittura e nella vita. È un impegno che richiede tempo, pazienza e l’accettazione dell’Assenza. Non esiste Essenza senza Assenza. Mi sono sempre chiesta cosa dovesse rimanere del mio pensiero e, invece, cosa togliere; soprattutto, a cosa si deve rinunciare per comporre un haiku. La mia esperienza lavorativa mi porta al confronto quotidiano con il dolore della perdita e con la gioia di risultati puri. L’haiku è la forma poetica che più si avvicina al mio modo di procedere in poesia e per questo motivo l’ho scelto come esercizio di scrittura e di vita. (dall’introduzione dell’autrice)

Il bellissimo titolo “L’immenso è semplice”  suggerisce precisamente questa visione che si connota soprattutto con il sentimento Wabi, qualcosa che desta la nostra attenzione e che si fa osservare con spiccata intensità. La bellezza straordinaria che è insita nelle piccole cose, nelle cose semplici e che, il poeta, riconosce nella sua interezza e universalità. Ma per saper vedere questa bellezza, questa immensità nascosta, si deve avere l’occhio allenato, prima di tutto l’occhio interiore, quello con cui cogliamo l’aspetto poetico del mondo, quello che ci fa meravigliare, innamorare, sentire accomunati, e poi anche l’occhio poetico, quello che coglie di eventi e cose la magnificenza del creato e le metafore naturali di vita, morte, amore che permeano tutto l’universo.

Alcuni componimenti presenti nella raccolta sono mukigo (senza stagione) perché sono privi di kigo, altri sono haiku che non rispettano sempre lo schema metrico, tutti i componimenti fanno sempre, però, parte di un “qui e ora” esperienziale che  ci permette di entrare nell’immagine compiuta dei tre versi e di farla nostra. Lo stile dell’autrice è personale e sottilmente fiabesco, sottende l’incanto di bambina che è parte della personalità innocente e leggera (karumi), a volte buffa (okashii) a volte delicata e affettuosa, quasi sentimentale  (hosomi) del mondo interiore ed esteriore che la connota.

 

un fiore sboccia 

e lo fa in silenzio 

col suo profumo

 

uno scricciolo

tra ramoscelli nudi

cade una piuma 

 

risa di bimbi

giocano coi soffioni

ad esser vento

 

alla fontana

bambini si spruzzano

di fanciullezza

 

un po’ di luna 

entra dalla finestra

lo so che lei sa

 

le margherite 

al sole diventano

ciglia del mondo 

 

L’edizione, molto curata, edita da RPlibri, contiene anche le illustrazioni di Fumiyo Tamegaia e Andrea Sanvittore. Un connubio di leggerezza ed essenzialità che incanta e ci sospende con un filo di piuma alla bellezza del mondo.

nanita


Notizie autrice

1234078_10201879594821579_25368633_nPaola Venezia è nata nel 1958 a Milano, ha poi trascorso molti anni in Toscana dove ha compiuto studi di tipo tecnico-economico che niente hanno a che fare con la passione intima che invece ha accompagnato e accompagna la sua vita, l’arte e ogni sua forma espressiva. Usa la Carta per raccontarsi, dandole valore di parola, d’essenza e di racconto intimo. Sulle carte pregiate scrive poesie e, con gli stessi materiali, realizza sculture. Il rito di plasmarla è la metafora della sua vita.
Accanto all’attività artistica affianca l’organizzazione di corsi per adulti e bambini sulle tecniche cartarie in contesti sia pubblici che privati. Partecipa a mostre personali e collettive in Italia e all’estero.
Dal 2005 collabora in qualità di Arteterapeuta , con la Cooperativa Solaris che si occupa di disabilità e gestisce alcuni Centri Diurni Disabili e CSE della Brianza. La disabilità che ogni giorno affronta è per lo più di tipo fisico con insufficienza mentale da media a grave e gravissima. La gioia di arrivare all’anima di queste persone, attraverso l’Arte e la Poesia, le crea soddisfazioni e gratificazioni.

 

Intervista ad Alessandro Moscè

ALESSANDRO MOSCE’: LA POESIA E’ UN LINGUAGGIO ANACRONISTICO DOVE GLI ARCHETIPI DOMINANO L’ISTINTO

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pubblicato in Clicknews del 10 agosto 2018

Alessandro Moscè è nato ad Ancona nel 1969 e vive a Fabriano. Ha pubblicato l’antologia di poeti italiani contemporanei Lirici e visionari (Il lavoro editoriale 2003); i libri di saggi critici Luoghi del Novecento (Marsilio 2004), Tra due secoli (Neftasia 2007) e Galleria del millennio (Raffaelli 2016); l’antologia di poeti italiani del secondo Novecento, tradotta negli Stati Uniti, The new italian poetry (Gradiva 2006). Ha date alle stampe le raccolte poetiche L’odore dei vicoli (I Quaderni del Battello Ebbro 2004), Stanze all’aperto (Moretti & Vitali 2008, finalista al Premio Metauro) e Hotel della notte (Aragno 2013, Premio San Tommaso D’Aquino). Ha pubblicato il saggio narrato Il viaggiatore residente (Cattedrale 2009) e i romanzi Il talento della malattia (Avagliano 2012) e L’età bianca (Avagliano 2016). Si occupa di critica letteraria su vari giornali, tra cui il quotidiano “Il Foglio”. Ha ideato il periodico di arte e letteratura “Prospettiva” e dirige il Premio Nazionale di Narrativa e Poesia “Città di Fabriano”. Il suo sito personale è www.alessandromosce.com.

mosceGiornalista culturale, narratore, critico e affermato poeta neo-lirico tradotto in Francia, Spagna, Romania, Stati Uniti, Messico, Argentina e Venezuela (Hotel della notte è la raccolta appena licenziata in Argentina con la traduzione di Antonio Nazzaro per i tipi di Colección Pippa Passes, Buenos Aires Poetry). Sul suo sito campeggia il motto “la letteratura o è amore e combattimento o non è niente”. Amore e combattimento, una tensione di poli estremi, quasi un ossimoro che sottende attenzione, dedizione, sacrificio, passione. Cos’è la poesia per Alessandro Moscè, e qual è la sua funzione?

Amore e combattimento sono due crocevia, un ricorso continuo e quindi un’indicazione che accorpa il senso di una fede: se da un lato non credo alla funzione sociale e civile dello scrivere in versi, dall’altro sono però convinto che la poesia possa salvare le persone. La dedizione, il sacrificio e la passione, come sottolinea nella domanda, risultano una spinta interiore che conduce verso l’altrove dei poeti, una grande sacca protettiva, una placenta vivificante: tra la nascita e la morte entra prepotentemente il tempo che ci sottrae età, giovinezza, affetti. La battaglia del poeta è contro tutto ciò che deperisce e si dissipa, contro tutto ciò che finisce. Non è un caso che gli stessi oggetti, nei miei versi, abbiano un’anima, come i luoghi residenziali che vivo o che ho vissuto. Il motto al quale alludeva è uno slogan che resiste alle intemperie della quotidianità ridotta a mera cronaca, a notizie scarne da rotocalco. La poesia è un linguaggio anacronistico dove gli archetipi dominano l’istinto, la primitività del soggetto, ciò che non sarebbe espresso se non con la poesia, mai con un articolo di giornale o con un libro di stampo sociologico. È un inquieto correre fuori del tempo corrente, quindi anche nel malessere, che mi fa venire in mente gli splendidi versi di Eugenio Montale contenuti in Ossi di seppia: “Spesso il male di vivere ho incontrato / era il rivo strozzato che gorgoglia / era l’incartocciarsi della foglia riarsa, / era il cavallo stramazzato”.

MO-168x300La dedica in esergo a Hotel della notte è: “ad ogni infanzia”. Perché l’infanzia è l’età che imprime i ricordi in uno stato di grazia incorruttibile, che in suo romanzo definisce “l’età bianca”. La stessa che Jung descrisse come prolungamento della fase per il raggiungimento dell’autonomia in cui è l’archetipo dell’eroe ad acquistare un significato particolare con l’Anima e l’Animus, esperiti nei primi innamoramenti. Se nella scrittura narrativa di forte matrice autobiografica evoca soprattutto l’eroe moderno, ossia quello calcistico, in quella poetica, ricca pletora di voci di strada e di affetti familiari, sceglie, invece, di cantare l’antieroe che si identifica nella figura di un malato in una casa di riposo (“Suite per Pierino”), rimarcando così l’anacronismo storico del linguaggio poetico. Cosa c’è alla base di questa scelta che caratterizza la sua poesia e che vorrebbe renderla un gesto salvifico che annulla il tempo ordinario per portare uno squarcio di realtà nella dimensione assoluta e quasi epica?

L’infanzia è creativa perché è fatta di sovraimpressioni, di una fase di maturazione che genera la scoperta. Il dopo, cioè l’età adulta, è il raggiungimento sì di una maturità anagrafica, ma anche il tempo dell’assegnazione di un ruolo pubblico. Il poeta, al contrario, rimane stupito, infantile, altrimenti sarebbe assuefatto dalla veste pubblica che definisce tutti noi omologandoci in un’attività che fa da schermo. Sono, viceversa, quel mantra e quell’abbrivio ontologico che portano alla ri-scoperta, ogni volta, dell’esistenza più vera, che contiene gli archetipi: cioè l’amore, il mito, l’assoluto, il sincretismo tra immagini terrene e spirituali. Stiamo parlando di una disposizione d’animo che chiamo “età bianca”: un’età pura e incontaminata, che oggi è nel riflesso dell’eroe sportivo sul “campo di battaglia” e un tempo lo era in quello dei gladiatori (il “basso epico” che il grande Borges ritrovava appunto nei campioni dello sport). Ma l’“età bianca” può essere la stessa di Pierino, l’omino della casa di riposo che conservava i suoi lemuri, che parlava con la Madonna, che dava voce alla madre morta attraverso una parete divisoria in una sorta di reificazione, che compiva riti apotropaici. Alla base della mia scelta c’è l’affrontare il corpo smisurato del tempo, la sua sospensione, la sua visione. Sono un poeta che guarda in alto e non in basso, topico nel senso più pieno del termine. Se guardo al presente lo faccio spesso attraverso le creature più fragili e dotate di una coscienza, fantasiose, con una sottile malinconia, che si sono smarrite e mai più ritrovate. La casa di riposo è il luogo dell’incontro, come l’hotel, in cui volontariamente non si distinguono più i vivi e i morti, i vecchi e i giovani.

HOTEL-1-1-195x300Scrive: “Cuore mio, / non nascondo l’età adulta / e appaio in un adesso e in un domani identici”. Tutta la raccolta è soffusa di una nostalgia che incanta come se la visione del ragazzo perdurasse nei luoghi sottratti agli anni passati. Dimensione atemporale splendidamente dipinta in questi due versi: “L’aria continua a muovere / quel salice che non vediamo più”. Uno sguardo generoso che abbraccia senza pregiudizi e compromessi gli attimi fotografati dalla parola e gli squarci di verità che la notte e la città aprono al poeta. La memoria dei luoghi è fatta di persone ma anche di oggetti, e il paesaggio naturale, nell’indistinto generato dalla notte, è un’assenza esemplare. Il poeta e i luoghi: come declina questo connubio con la sua terra?

La notte è un luogo magico, perché nel giardino pubblico vuoto, dove ho incominciato a camminare, dove ho dato il primo bacio, gli incontri e le voci si moltiplicano esprimendo un tono per lo più confessionale. La conoscenza tangibile con l’altro permette anche la resurrezione dei corpi. Tornano i nonni, defunti, che mi seguono in un convivio di parlanti, in un teatro niente affatto assurdo. È come se ognuno recuperasse il suo movimento terrigeno e la morte venisse revocata. Il paesaggio naturale, come dice giustamente, è la notte, l’ora delle assenze. Ma nei miei versi la confidenza con il mondo permette di rivedere nonno Alvaro, nonno Ernesto, zia Mariella. Cioè la mia comunità familiare che non si è dispersa, che sta ancora da qualche parte. I luoghi non sono contemplativi, né luoghi di fede religiosa, ma rivelatori e visionari. Creo un disorientamento tra la vita e la morte, una compenetrazione, un risucchio nella percezione di ciò che nella realtà non si vede e non si sente. I nonni proseguono il loro cammino dal cielo alla terra e viceversa. La mia terra è la mia residenzialità domestica, casalinga, di posti vicino la mia abitazione. Credo che in questa misura rivissuta non solo nella memoria, abbia avuto influenza l’amato Saba, così come i poeti che ho letto e assimilato di più: Sereni e Caproni, che si rivolgevano ai morti lungo le strade, le vie milanesi e livornesi. La comunione tra i vivi e i morti è anche quella dei santarcangiolesi Baldini e Guerra, di Raboni, di Bevilacqua.

MOSCE-COL-2-300x273Nei versi vivono figure delicatamente tratteggiate di donne, evocate a ricreare esperienze disattese, forse desiderate: “Il tempo dell’assoluto esiste / ma si ignora, / galleggia nell’aria”. È un tempo che cerca la matrice nelle cose in via di estinzione, ricordi che sopravvivono agli oggetti e persino ai luoghi. La memoria come controcanto di immagini accompagna la sua espressione poetica. Sceglie un hotel immaginario come contenitore ideale, in realtà un non-luogo, un luogo di sosta o di passaggio che stride con le figure familiari evocate e con gli affetti fortemente ancorati al suo verso. Perché?

La donna è la parola del corpo, è il quadro più vicino da osservare. È la convivenza, l’eros. L’eros, in particolare, credo che sia l’altra faccia della morte, un’esperienza emblematica perché si introietta emotivamente in un cortocircuito tattile e sensoriale. L’hotel immaginario è un non-luogo, ha ragione. Non potrebbe essere diversamente, perché dentro il vuoto della morte la vita allude alla presenza-assente. Lo stesso giardino pubblico è quello di una volta, la pienezza di un istante che svanisce. Lo guardo con gli occhi di un bambino. Da bambino, nella grande casa dei nonni ubicata a due passi dal porto di Ancona, c’era un acquerello che rappresentava il viaggio. Ancona è la porta d’Oriente, un gomito che si allarga per accogliere. Ho pensato che il guardiano del faro fosse triste. Un giorno scomparve. Era una mia fantasia, ovviamente. Quelle partenze delle navi dal porto, forse, rappresentavano la metafora della finitudine, del viaggio verso l’aldilà che mi incuteva timore. Le onde del mare lasciavano intravedere un’acqua melmosa e sporca che mi è rimasta impressa nella mente, come l’hotel che non esiste. Il mio orecchio è allenato al canto, alla lirica, alla melodia, non ad una visione sperimentale. La poesia è esperienza, testimonianza, sogno: nient’altro.

Il poeta dialoga con i morti che spesso sono più vivi per lascito di memoria, scrittura e libri, dei viventi stessi. Si trova immerso in una terra di confine, quella delle voci che lo precedono, indulgenti perché silenziose, e quella delle voci contemporanee fitte, disomogenee, accalcate, in sintonia o in antitesi di visione. Quali voci poetiche predilige nel suo percorso umano e poetico? Verso quali progetti la conduce la poesia nascente? Avrà altri versi da donarci in un futuro prossimo?

Sto scrivendo una nuova raccolta poetica che mi impegna da tre anni. Il mio prossimo romanzo sarà una biografia romanzata sugli ultimi anni di vita della celebre attrice Anita Ekberg, che finì dimenticata da tutti in una casa di riposo per lungodegenti a Rocca di Papa. La narrativa mi permette una “diluizione” dei personaggi pianificata nel tempo e nello spazio. La poesia nascente, se si riferisce a quella che amo di più e che non scade mai, per me è nei versi di Dante, Leopardi, Baudelaire, Saba, dei già citati Montale, Sereni, Caproni, Raboni. Ho letto l’americano Charles Wright e mi ha colpito la sua capacità fotografica di cogliere la forma delle cose, i particolari degli oggetti e della natura. Potrei citare molti altri poeti tra i classici e i contemporanei, ma il monitoraggio dei poeti della nostra contemporaneità è assai complesso. Mi consenta di dire che in Italia mancano i critici coraggiosi che si espongono, che selezionano le nuove leve. Gli spazi dei social media vengono utilizzati poco e male non consentendo una cernita. Dentro Internet finisce di tutto e le spezie hanno lo stesso sapore. Credo che ci sia molta supponenza tra i giovani, che farebbero meglio a seguire dei maestri ideali, a leggere di più, invece che a mettersi in competizione tra loro. L’editoria è in crisi al punto che la poesia non è considerata un prodotto di mercato e molte collane hanno chiuso i battenti. Continuo a preferire il dialogo con i poeti che non ci sono più. In questi giorni, sul mio comodino, ho lasciato aperto l’Oscar Mondadori di Alfonso Gatto. Faccio mia, nei versi iniziali, la poesia, straordinaria, dedicata al padre: “Se mi tornassi questa sera accanto / lungo la via dove scende l’ombra azzurra già che sembra primavera, / per dirti quanto è buio il mondo e come / ai nostri sogni libertà / s’accenda di speranze di poveri di cielo, / io troverei un pianto da bambino / e gli occhi aperti di sorriso, neri / neri come le rondini del mare”.

Valentina Meloni