8 haiku tradotti in ucraino da Stanislav Belski

fotografia di Valentina Meloni – Lago di Chiusi

del fiore colgo
il dono suo più bello:
offrirsi al vento


у квітки беру
я найпрекрасніший дар:
ввірятися вітру


immensità –
dove inizia la notte
dove finisce


неосяжність –
там, де ночі початок
там, де кінець


arriva sera –
anche il sole si spegne
in questo lago


наближається вечір –
навіть сонце гасне
в озері цьому


dimenticare…
le stelle cancellate
da un’altra aurora


самозабуття…
зірки скасовує
інша зоря


campo di grano
piegato dal vento anche

il mio cuore


поле пшениці
так само вітер згинає
як моє серце


quanta bellezza –
guardo i fiori di loto
ed è già sera


скільки краси –
лотосом я милуюся
ось вже й вечір


nubi fluttuanti –
il suono della piоggia
si mischia al pianto


хмари пливуть –
та дощу звучання
змішується зі плачем


malinconia –
le nuvole vaganti
nel cielo immenso


меланхолія –
хмари блукають
у безмежному небі

Ringrazio Emilia Mirazchiyska per l’intermediazione letteraria

8 haiku tradotti in russo da Pavel Aleshin

fotografia di Valentina Meloni

del fiore colgo
il dono suo più bello:
offrirsi al vento


у цветка беру
я самый прекрасный дар:
вверяться ветру


immensità –
dove inizia la notte
dove finisce


необъятность –
там, где ночи начало
где ее конец


arriva sera –
anche il sole si spegne
in questo lago


близится вечер –
даже солнце гаснет
в озере этом


dimenticare…
le stelle cancellate
da un’altra aurora


самозабвенье…
звезды отмененные
другой зарею


campo di grano
piegato dal vento anche
il mio cuore


поле пшеницы
ветром согбенное как
и мое сердце


quanta bellezza –
guardo i fiori di loto
ed è già sera


сколько красоты –
лотосом я любуюсь
и уже вечер


nubi fluttuanti –
il suono della piоggia
si mischia al pianto


зыбкие облака –
и дождя звучание
смешалось с плачем


malinconia –
le nuvole vaganti
nel cielo immenso


меланхолия –
блуждающие тучи
в огромном небе

Haiku di nanita

Traduzioni di Pavel Aleshin

Ringrazio Emilia Mirazchiyska per l’intermediazione letteraria


Pavel Aleshin – poeta, traduttore, storico d’arte. Nato nel 1990 a Mosca. Autore di alcune
raccolte di poesie e di traduzioni, e anche della monografia Династия д’Эсте. Политика
великолепия. Ренессанс в Ферраре (Слово, 2020) [Dinastia d’Este. La politica della
magnificenza. Rinascimento a Ferrara (Slovo, 2020)].
https://magazineart.art/book/pavel-aleshin-dinastija-d-jeste-politika-velikolepija-renessans-v-
ferrare/

Kiev, un sogno lontano

colomba della pace di Picasso

mi dicono che dovrei scrivere

una poesia sulla guerra ma io

vorrei scrivere una poesia sulla pace

invece, dirvi del cielo che cambia colore

della vita che fiorisce in marzo

del polline che viaggia per miglia e miglia

vorrei dirvi degli occhi dei bimbi

che non hanno paura

delle madri sorridenti al ritorno dei figli

delle case sicure e del pane caldo

di acqua che non va cercata nella neve

vorrei dirvi di famiglie unite

e del tepore della quiete

di una finestra illuminata nella notte

di passi allegri e sorrisi festosi

di donne vorrei dirvi

che imbracciano le armi dell’amore

di sogni cullati dal buio e desideri

che non siano solo un pianto di pace

mi dicono che dovrei scrivere

una poesia sulla guerra ma io

ho solo queste poche parole

che non rimano con niente

e Kiev resta un sogno lontano.

11 marzo 2022

nanita

****

Traduzione in Ucraino di Stanislav Bel’skij Станислав Бельский

КИЇВ, ДАЛЕКА МРІЯ

Мені кажуть, потрібно писати

вірші про війну, але

я б хотіла про мир написати,

розповісти вам, як небо змінює колір

як життя розквітає в березні

як пилок подорожує на далеку відстань

Хотіла розповісти вам про очі дітей

що не бояться війни

про усмішки матерів, коли повертаються діти

до безпечних будинків та теплого хліба

про воду, яку не треба витоплювати зі снігу

Хотіла розповісти вам про воз’єднані сім’ї

про тепло та про спокій

про освітлені вікна серед ночі

про бадьорі кроки та радісні усмішки

про жінок хотіла розповісти

та їхні любовні обійми

про сни, що навіяні темрявою, про бажання

не лише благати про мир.

Мені кажуть, потрібно писати

вірші про війну, але

в мене лише кілька цих слів

що ні з чим не римуються

і мирний Київ – досі далека мрія.

11 березня 2022

*****

Traduzione in russo di Max Nemtsov

*****

Kyiv, a distant dream

they tell me I should write
a poem about war but
I would like to write a poem about peace
instead, tell you about the sky changing color
about life that blooms in March
about pollen travelling for miles and miles
I would like to tell you about children’s eyes
who are not afraid
about smiling mothers when their children return
safe houses and warm bread
about water that should not be sought in the snow
I would like to tell you about families united
and the warmth of quiet
about a lighted window in the night
cheerful footsteps and festive smiles
about women I would like to tell you
embracing the arms of love
about dreams lulled by the dark and desires
that are not just a cry of peace.
They tell me I should write
a poem about the war but
I have only these few words
that do not rhyme with anything
and Kyiv is still a distant dream.

c’è un pianto nel cielo

il freddo m’è penetrato nelle ossa
oggi tutto riluce di vaghezza
c’è un pianto nel cielo che resta
sospeso tra nubi e desiderio
la siepe si è innalzata a dismisura
nei miei occhi ha messo foglie
e gitti che prima non esistevano – ora –
mi chiude allo sguardo ogni parola
mi preclude l’infinito che sognammo.

nanita

Recupero dell’essenziale- Michela Zanarella

Recupero dell’essenziale, edito da Interno Libri Edizioni, è un libro che nasce – come spiega l’autrice stessa nei ringraziamenti – dopo un recupero di poesie andate perdute a causa di un guasto irreversibile all’hard-disk del computer. Un libro che ha avuto una seconda vita, quindi, grazie ad alcuni amici che hanno aiutato Michela Zanarella a ricostruirlo ritrovando le poesie che compongono la silloge.

Ma la citazione in esergo di Rudolf Steiner indica una strada ben precisa “impara a distinguere l’essenziale dal non essenziale” e quindi si indica al lettore di andare oltre le parole, oltre il mondo fisico e cercare di trascenderlo.  

La poesia è saper cogliere l’essenza delle emozioni, è saper scrivere andando al centro delle cose, recuperando il linguaggio del cuore. Ci vuole abilità per coglierla. Pensate che oltre l’ottanta per cento circa della comunicazione è non verbale, fatta di gesti, atteggiamenti, espressioni e pose. Mentre la comunicazione verbale per essere compresa deve essere prima appresa a livelli cognitivi la comunicazione non verbale non ha bisogno della consapevolezza perché è dentro di noi, tutti la utilizzano in modo automatico senza prestare troppa importanza a ciò che passa attraverso questo canale. In questa comunicazione vive l’essenziale e i poeti tentano di immortalarlo.

È quello che fa anche Michela Zanarella in questo libro chiedendo “riparo alla notte/per tutto il dolore vissuto”, emergendo da una notte dell’anima dove “il buio è testimone di quanto siano chiari/i miei silenzi”. Ma la bussola del pensiero poetico della poetessa come in La filosofia del sole sembra essere sempre il sole stesso “Fidarsi della luce che ritorna”: “Sognare il sole di notte è l’unica maniera/per trovare sollievo dal buio/che ha messo via il nostro amore/come foglie al vento.” Al contrario di altri libri, infatti, nei quali la luce è parola ricorrente e testimone della parola poetica, in Recupero dell’essenziale sono la notte e il buio i protagonisti della narrazione poetica perché la Zanarella è conscia che per trovare la luce è necessario attraversare il buio: “c’è un lato chiaro anche nella notte /è proprio nel luogo più cupo la radice di una stella” e ancora “se fosse facile capire che il buio/ è un preludio di albe dismesse/coglieremo tutte le ombre/ anche le più scompigliate.” Una delle poesie più belle di questo ciclo appartiene proprio alla notte: “La notte ha una maternità luminosa/spinge scintille dentro il buio/mentre i sogni si arrampicano come siepi taciturne/in cima alle vertebre del tempo./Reclamano l’alba ad un passo dalla luna /nuvole sottocielo /l’autunno è in ascolto, vedrà arrossire le arterie /delle strade /gli alberi parlare con la stessa lingua delle stelle, /innamorarsi dell’aria e poi svanire.”

La poetessa conscia di questa forza che sorge dalla parte più cupa di ogni essere lo scrive apertamente in questi bellissimi e corrosivi versi: “Il sole si fa guardare da chiunque /ma pochi sanno quanto buio ha dovuto attraversare/prima di splendere.” E ancora poco prima: “Saper distinguere un riflesso ordinario/da un bagliore che sa osare l’orma della luna/e diventare alba/passando di lato alle metamorfosi della notte /non è cosa per chi ha sguardi rivolti unicamente al proprio tempo.” Si deve avere consapevolezza del passato e andare oltre, ma il proprio tempo è anche quello ristretto della propria visione, è necessario apprendere dall’altrui parola e la Zanarella sembra saperlo fare con maestria, ne sono testimoni le tante poesie dedicate ai maestri e ai poeti di altri tempi: Cvetaeva, Lorca, Alberti, Sbarbaro, Cardarelli, Corazzini, Darwish, Pasolini e poi a Marcella Continanza cui è dedicata l’intera silloge… Anche questa una peculiarità di Michela che già nelle Parole accanto ci aveva abituati a leggere dei suoi maestri di parola e spirituali che sembrano essere ancora in vita: “È ancora tiepida dei vostri passi la terra/e infatti camminate tra i vivi”.

Altra cifra caratteristica di Michela Zanarella è il ritorno nostalgico alla sua terra un “Tornare nei luoghi delle trascorse memorie” che lascia un velo di malinconia tra i versi ma che ci fa comprendere quanto forte sia il legame con la terra natale della poetessa (Cittadella, Padova): “Erano le estati del fieno e dei lamponi/ai lati delle strade/nei cieli di montagna e ad un passo l’altopiano/chinavamo l’infanzia tra i sentieri di bosco/curiosi del vuoto oltre il dirupo./Pensavamo ai sogni stesi tra i sassi e le lucertole/uno tra tanti si sarebbe avverato/credevamo che correre sereni nel vento/durasse un tempo infinito/ma si cresce e la vita è come la salita tra le rocce/impari a reggerti nella terra e nella luce/per non cadere e franare l’anima/nel silenzio della neve”.

Il linguaggio poetico è quello a cui ci ha abituati Michela ricco di metafore incalzanti e lirico con versi sciolti a volte lunghissimi e con una peculiarità che è quella che mi è più cara e che vede la natura parlare dai versi con una naturalezza così ben radicata da farla diventare una cifra personalissima e interiorizzata, quasi una lingua segreta che percorre tutta la silloge: “Esiste una lingua segreta che s’impara/origliando ai piedi dell’erba/sottoterra c’è una folla di ombre sepolte/rugiade strette che vogliono tornare/sale su per le radici la grammatica dei papaveri/sosta come/respiro tra le labbra il sogno di fiorire/il sole varia la sua voce a seconda della luce/cede la parola al silenzio ed è petalo sanguigno /che osa tramonti prima della sera.”

Per chiudere un dolore sottilissimo percorre i versi di questa silloge poetica e fa da sottofondo a ogni poesia, quel dolore che la nostra individua nella notte, nel buio in cui bisogna continuare a sognare il sole per resistere. Una malinconia che è nostalgia di una terra perduta, di un passato felice quel “Essere visitati dal ricordo” ma anche di un dolore che non ha parole per manifestarsi (“Non lo sentite il dolore dell’anima”) ed è racchiuso tutto nei silenzi, (“Spegnemmo la voce al primo sole […] Il silenzio portava lo sciame di giorni”) quelli che fanno della poesia un tempo sospeso che abbisogna di sensibilità e della conoscenza di un linguaggio più profondo che sappia andare oltre le parole.

Un inedito di Mario Pizzolon

illustrazione di G. Gopikrishnan

Così in cambiamento
non siamo mai gli stessi
come cenere da vulcano
nell’intreccio di identità e alterità
e ho paura di perderti
l’ossessione di perderti.


E se sarà, custodirò
la tua fragilità di colomba sul mio braccio
l’odore dei tuoi pensieri
uscendo e rientrando in me stesso
come un respiro,
custodirò la certezza di rivederti
davanti al Dio dei poveri e dei folli.

So changing
we are never the same
like volcano ash,
in the tangle of identity and otherness
and I’m afraid of losing you,
the obsession with losing you.

And if it will be, I will guard
your dove-like frailty on my arm,
the smell of your thoughts
going out and back into myself
like a breath,
I will keep the certainty of seeing you again
before the God of the poor and the mad.

traduzione di Valentina Meloni

Mario Pizzolon è nato a Treviso nel 1963. Geologo libero professionista, scrive poesie dai tempi del liceo. Ha ottenuto diversi riconoscimenti e apprezzamenti dalla critica in molteplici concorsi di poesia, alcuni suoi componimenti sono presenti su antonologie. Qohélet milleuno è la sua prima silloge completa a essere pubblicata.

Chalk on the walk haiku

Un mio haiku tratto dal mio ultimo libro per bambini “Briciole di haiku” e tradotto in lingua inglese è stato scelto e trascritto in Chalk on the walk Haiku, di Sherry Grant in Nuova Zelanda. La piccola Zoe ha trascritto l’haiku sul marciapiede con i gessetti accompagnandolo a un simpatico pipistrello.

upside down
the bat seeks
its own dream

a testa in giù
il pipistrello cerca
il proprio sogno

Divina nacre

illustrazione di G. Gopikrishnan per Divina nacre

Divina nacre

Ti regalo una perla della mia collana
come sigillo sferico al tuo silenzio
io so quanto è costata all’ostrica
e quanto tempo è trascorso
da quando il granello di dolore
si è insinuato nelle valve…
Soltanto a te potrei donarla, amore
a nessun altro. La perla era un intruso
e tu l’hai resa una dea da venerare.

Divine nacre

I’ll give you a pearl from my necklace
as a spherical seal on your silence
I know how much it cost the oyster
and how much time has passed
since the speck of pain
crept into the valves…
only to you could I give it, love,
no one else. The pearl was an intruder
and you’ve made a goddess to be revered.

nanita

Translation by Valentina Meloni