Nell’ambito del Premio internazionale Il vento sui ciliegi organizzato dall’associazione Rami D’Oro dalla giuria coordinata e presieduta da Cinzia Pitingaro ho ricevuto una menzione d’onore per il mio haibun “La casa nel bosco che non c’è”. Nella giuria sezione haibun figurano: Andrea Cecon, Tommaso Cimino, Caterina Levato, Antonietta Losito e Antonio Mangiameli,


La casa nel bosco che non c’è
La città mi avvolge con le sue luci, le lunghe file di auto, le vetrine sfavillanti. L’amo per ciò che mi ha dato e per ciò che mi ha tolto: una lingua dolce-aspra fatta di gentilezza e turpiloquio, eleganza e strafottenza.
Quando piove cambia pelle. Le strade diventano canali, i tram si dissolvono nell’attesa, le auto sollevano muri d’acqua.
Oggi ho lasciato l’ombrello a casa e la pioggia mi si incolla addosso ai vestiti e ai capelli. Ogni cosa si fa d’acqua. Cerco un riparo sotto la pensilina degli autobus e cammino guardando a terra.
un altro mondo…
la nudità degli alberi
nelle pozzanghere
È allora che Roma si cancella.
Il suo rumore, il suo dicembre, la sua furia: tutto svanisce. Mi trovo in un bosco di abeti e larici, così alti da sembrare colonne di una cattedrale senza tetto.
Non so più chi sono, dove sto andando. Il silenzio è ovattato, totale. Smette di piovere.
gli alberi scrollano
la pioggia dalle chiome –
dimenticare
Ora un tiepido sole fa capolino. La luce passa obliqua tra i rami degli alberi e traccia un sentiero che filtra tra le chiome ravvicinate. I Giapponesi chiamano questo fenomeno Komorebi. In una sola parola racchiusa la magia di un evento che nella mia lingua abbisogna di molte più parole.
Lentamente la pioggia si trasforma in nevischio.
neve – mi specchio
dentro una pozzanghera
e torno bambina
Guardo le mie mani avvolte in muffole colorate e piccole come una mela, poi i miei piedi che stanno in quei terribili scarponcini ortopedici che mi stringono la caviglia. In testa il cappello di lana col pompon di tanti colori. Non posso credere di essere così piccola, le mie impronte sulla coltre di neve che ha iniziato a imbiancare il sentiero sembrano quelle di un capriolo.
In fondo alla schiera di abeti vedo una piccola casa di legno col camino che fuma. Di colpo il mio istinto mi chiama a correre verso quel capanno. In pochi minuti, ansimando, sono di fronte alla porta. Con timore sollevo il battente e busso tre volte: toc, toc, toc…
le porte del tram
aperte sull’inverno –
ritorno a casa
nanita













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