L’Italia è un giardino (Tiziano Fratus)

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immagine tratta da Homoradixnew

«Non ho parole per descrivere la bellezza del mondo. Il mio respiro si confonde con quello delle piante. Il mio ascolto si mischia al canto degli uccelli. Il mio occhio vaga come un vascello nel mare delle nebbie… » apre così Tiziano Fratus la sua ultima fatica letteraria “L’Italia è un giardino” che va a concludere la Trilogia delle Bocche Monumentali di cui fanno parte “L’Italia è un bosco” (2014) e il “Libro delle foreste scolpite” (2015) tutti firmati per Laterza.

«La Trilogia delle Bocche Monumentali -ci ricorda Fratus- condensa anni di ricerche e di viaggi, anni di scritture, anni di letture, anni di pensiero e di ipotesi, neologismi misurazioni confronti cancellazioni. E ancora: strade errate e sentieri luminosi, inaspettate solitudini, alberografie e dendrosofia, lavoro e visione. Presenta un’Italia dei grandi alberi, delle foreste residue di alta montagna, dei giardini, delle riserve, della natura e dell’immaginazione. […]Sono le nostre radici, il nostro passato e il nostro futuro. L’Italia è un giardino è un libro sulle vastità delle fonti classiche e neoclassiche, sul segno di ogni rapporto intimo che si va a tratteggiare fra uomo e natura. »

Quelli della Trilogia non sono solo libri, sono piccoli mondi che racchiudono, come in un gioco di scatole cinesi, altri infiniti mondi. Ci si inoltra in questa passeggiata conclusiva nei più bei giardini d’Italia con gli occhi e il cuore colmi di bellezza e domande come quella che assilla Tiziano in sottofondo e che emerge nella narrazione tra le pagine dei giardini di Villa Carlotta: « i nostri giardini rispondono ad un bisogno di bellezza condivisa oppure sono un’opera di celebrazione della natura che l’uomo ha voluto dominare per adattare il paesaggio alla propria presenza? Perché in un giardino l’uomo tenta di ristabilire la foresta, o forme di natura selvaggia, come a voler ridefinire un cordone ombelicale che lo riconnetta agli albori del tempo? » A queste e ad altre domande potrete trovare le vostre risposte andando alla scoperta dei giardini italiani con la guida paziente di Tiziano che vi accompagnerà per mano in un percorso filosofico, letterario, botanico, meditativo e musicale lungo tutto lo Stivale.

Ad accompagnare le visioni descrittive dei giardini dei consigli musicali e i bellissimi scatti in bianco nero dello stesso autore che disegnano un percorso emozionale e di sensazioni suggestivo anche nell’arco della lettura. Sceglie “il sole fiacco dell’inverno” Tiziano per andare a visitare questi paradisi terrestri, “per tentare di catturare l’anima dei luoghi” ; è una scelta inconsueta anche se, pensandoci bene, in questo periodo i giardini sono meno affollati e le temperature consentono di lasciarsi andare alla meditazione e all’osservazione con più tranquillità.  “Il verde, il legno addormentato, la terra viva”  sono gli elementi caratterizzanti di questo viaggio-libro e poi le musiche gorgoglianti di specchi d’acqua, ruscelli, fontane e cascate, le forme contorte delle grandi magnolie fiorite e lussureggianti nelle varietà Magnolia x soulangeana o stellata e verdeggianti ed esotiche per la sempreverde grandiflora. Qualche mimosa e alcune esotiche camelie giapponesi macchiano di giallo e rosa il verde a più tinte e anticipano il rigoglio della primavera incipiente. E poi loro: i grandi alberi monumentali dalle contorte forme ramificate che costellano i giardini sorprendendoci con improvvisi viaggi nel tempo e nello spazio, trasportati come siamo ai piedi di veri e propri mammut viventi, alcuni dei quali provenienti da luoghi esotici e lontani.

È il mondo suggestivo dell’Homoradix alla scoperta delle nostre radici arboree… ora anche storico- architettoniche e floreali. Tiziano ci informa che la radice principe che nutre queste pagine è dolens, non solo felix, nasce cioè dalla solitudine. Leitmotiv di tutta la trilogia la solitudine è compagna desiderabile e fruttuosa, nel suo silenzio prende vita la radice dell’essere andando a fondo nella meditazione: altro tema che sarà affrontato nella prossima pubblicazione di Tiziano “Il sole che nessuno vede”. Ed è proprio intorno al sole che ruota (è il caso di dirlo) tutto il lavoro del giardino e tutta la vita in esso contenuta, lo ricorda Fratus con la bellissima citazione di Wystan Hugh Auden :       « La legge, dicono i giardinieri, è il sole/la Legge è quella cui tutti i giardinieri obbediscono/domani, ieri, oggi».         Il giardino che ci trasporta nella quarta dimensione con tutti i sensi. Qui il tempo è visibile: è materia, la corrode, la muta, la traveste.

Nei giardini il vero dio sembra essere il tempo: esso è al contempo creatore, manutentore e distruttore. Chi si appresta a pensare, progettare, costruire e piantare giardini è un saggio. Ha in sé la consapevolezza di essere solo di passaggio, a volte sa che non riuscirà mai a vedere la propria opera completa, che il paesaggio da lui pensato e immaginato si trasformerà o sarà soppiantato da altro… Ecco che nei giardini grandi riflessioni prendono il posto delle normali preoccupazioni quotidiane. Siamo solo di passaggio eppure un giardino fa sì che sopravviva a noi un pensiero di bellezza e d’amore che ha trapassato il tempo.

Il viaggio-libro del Nostro inizia a Monza nei viali del Parco reale dove incontriamo la Voliera per Umani del poeta dei giardini Giuliano Mauri e la famosa installazione di Giancarlo Neri, Lo scrittore: una sedia e un tavolo alti nove metri al centro di un prato. Camminarci sotto è emozionante ci assicura Tiziano che viene trasportato subito nel continente arboreo dal “fantasma” di Federica Galli che nel pensiero dell’autore cammina lenta per il parco intenta ad osservare boschi e alberi per trasferirli nelle sue opere reinventandoli. Il viaggio prosegue verso la Campania, accompagnati dalla Messa di Requiem, Lacrimosa, di Wolfgang Amadeus Mozart. Si cammina ad occhi spalancati nella Reggia di Caserta dove fontane e architetture lasciano il passo a un piccolo giardino incantato nella laguna blu del Giardino Inglese. Una magia che solo gli occhi riescono ad abbracciare e a cui la macchina fotografica di Fratus si arrende.

Un violoncello sulle note di J.S.Bach ci trasporta in una nuova dimensione: il Giardino di Boboli a Firenze ci apre ai suoi segreti tramite un transitorio angelo custode, giardiniere appassionato che ci ricorda come un giardino è sì quel che vediamo, ma anche quel che non vediamo. L’opera paziente dei custodi di questi paradisi è, non solo necessaria, ma oserei dire anche salvifica per le nostre anime. Giardini come questo sono delle vere e proprie “scuole” a cielo aperto, ci si istruisce a vicenda: il giardino e il giardiniere.

Arriviamo nei luoghi del nostro mentore, Torino, I giardini della Reggia di Venaria, sulle note di Mendelssohn nei giardini pensili incontriamo una bellissima Magnolia bianca, una grandiflora, la quale, ci assicura Tiziano, comunica telepaticamente con altri grandi esemplari di giardini e parchi di ville storiche.

Al Clair de Lune di Debussy ci avviamo nei giardini pubblici milanesi, una vera e propria oasi in città con magnifici esemplari monumentali e una zona umida con meravigliose popolazioni di tassodi i cui pneumatofori respirano immersi in acque popolate da grandi carpe Koi e tartarughe. Uno degli esemplari, il Sacerdote supera i trenta metri di altezza, è lo spettacolo di un vero gigante in meditazione.

Siamo ora a Palermo dove dodici ficus di cui alcuni ultrasecolari ci accolgono con una pioggia di radici aeree che sembrano danzare sulla melodia di Eric Satie, Gymnopédies : sono alberi che camminano… Tornando a Firenze, a Villa Demidoff, andiamo incontro al Gigante dell’Appennino, un vecchio pensieroso di quasi quattrocento anni. Accompagnati dalla mitica figura della Principessa Sissi e sulle note di uno dei miei autori preferiti Win Mertens, visitiamo Merano, città che ho nel cuore da un tempo imprecisato. Siamo nei giardini del castello Trauttmansdorff: un vero paradiso-laboratorio in cui convivono specie diverse tra loro e percorsi sensoriali da sperimentare. « C’è una curiosa armonia che unisce tutto quanto…La curiosità di questo giardino-racconta Fratus-è che riesce, nonostante la bizzarria degli alberi esotici a dialogare con le montagne circostanti, anche ora che è inverno e su alcune cime si intravede qualche segno di neve… »

Nella seconda parte del libro, interamente dedicata alle acque incontriamo il Giardino monumentale di Valsanzibio in Veneto in cui troviamo ad attenderci uno dei labirinti più belli d’Italia, gli indimenticabili  Giardini di Villa d’Este a Tivoli e gli esotici giardini La Mortella a Ischia, il ventre di una madre accogliente dalla densità vegetativa caraibica. Qui troviamo anche l’albero delle tazze in cui diverse varietà di pappagalli fanno i loro nidi.

Arriviamo infine alla mia regione madre: il Lazio e in particolare Viterbo, la mia seconda casa che se avessi potuto scegliere sarebbe stato il mio luogo di adozione per eccellenza. Qui una natura lussureggiante e ancora, a tratti, selvatica si unisce al misticismo del Parco di Bomarzo dove la Grande Bocca recita: Ogni pensiero vola. Un luogo che si deve visitare per comprenderne l’essenza. Ancora nel Lazio, stavolta Fratus dedica diverse pagine a uno dei giardini più belli che io abbia mai visitato in Italia: il giardino di Ninfa. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Qui dimentico la citazione musicale… a dirla tutta la musica delle acque e degli uccelli è già un’opera a sé che merita la massima attenzione. Mi torna in mente un passo di The Secret Garden di Frances Hodgson Burnett , libro della mia infanzia:

“In mezzo all’erba, sotto gli alberi, nei vasi grigi delle nicchie, si scorgevano pennellate bianche, d’oro, di porpora; sopra la sua testa gli alberi erano rosa e bianchi, e ovunque si udivano battiti d’ali, suoni flautati, ronzii, dolci profumi.”

Fratus sotto la pioggia chiede accoglienza con un inchino a tre belle magnolia grandiflora. Ne serbo l’immagine: la mia magnolia telepaticamente sta già confabulando con loro… Dovreste sentire cosa ne dicono …ah quanto è amato quest’uomo!

In Friuli Venezia Giulia scopriamo a Villa Ottelio i veri Romeo e Giulietta, quelli storici a cui Shakespeare si sarebbe ispirato. E quelli di Verona? Sono una bufala? Con questo dubbio amletico andiamo incontro alla natura selvaggia tornando in Lombardia nei Giardini di Villa Carlotta, passando per il Bosco de La Ragnaia in Val d’Orcia, meta che non potete perdere, anche qui una citazione recita «Gli alberi stanno per fogliare come qualcosa che è già stato detto»…anche i giardini sembrano suonare tutti una musica già intesa eppure hanno tutti una propria e unica melodia.

Ci riaccolgono i boschi del Trentino Alto Adige in Arte Sella dove la Land Art ha scelto una delle sue dimore principe. Qui Nils Udo  ha realizzato il famoso Nido di Sella: un enorme nido intrecciato di rami con cinque uova in marmo di Carrara dalle dimensioni dinosauresche. Un mantra che si è regalato Tiziano mi tormenta come una melodia: «Sono un albero spoglio, su di me cantano gli uccelli al tramonto».

Sulla via Francigena ci avviamo verso un pensiero di pace: i boschi sacri ci accolgono in preghiera nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Questo è il mio luogo di cura, uno spazio sublime e spirituale che sempre mi accoglie maternamente. È la mia dimora. Dirlo a parole è per me impossibile, vi lascerò leggere quelle di Tiziano…

Il viaggio- libro continua nel suo gioco di scatole cinesi, chiudo questa interminabile e bellissima passeggiata alla scoperta delle nostre radici nei luoghi di Carlo Lorenzini in arte Carlo Collodi, una visita al Parco di Pinocchio è d’obbligo per noi parlalberi…

 C’era una volta un pezzo di legno. La storia degli alberi continua e cammina…

 

Grazie Tiziano.

09/10/2016

n a n i t a

 

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