L’area di Broca a Gabriella Maleti

15134752_1057060351083662_1532603417428289447_nGabriella Maleti ci ha lasciato il 27 marzo 2016, se ne è andata silenziosa e gentile dopo una lunga tenzone con la vita e una coraggiosa partita a scacchi con la morte. Mai pacificata, mai soddisfatta, Gabriella ha sempre interrogato la vita con timore, con rabbia, con l’umiltà di chi sa di non sapere: ne ha esplorato le pieghe dolorose, l’ha sbeffeggiata, l’ha subita, ha approfittato delle sue debolezze, è penetrata nelle sue crepe, confondendosi in essa l’ha catturata, incatenata in una scrittura che riproduce le rugosità, il calore, il nonsenso dell’esistere. Il suo lavoro poetico negli anni è divenuto un punto fermo e uno stimolo per tutti noi che frequentiamo l’Area di Broca. La sua forza, la sua sincerità, il suo calore magmatico ci hanno fatto capire in che modo l’arte sia essenziale al vivere…[Paolo Pettinari]

È Paolo Pettinari ad aprire il numero 102/103 de L’area di Broca interamente dedicato a Gabriella Maleti. Seguono una sua Bio-bibliografia-videografia , degli estratti dalle sue raccolte di poesia e prosa, le sue fotografie, un’antologia critica e alcune testimonianze di amici e persone che le sono state vicine.

Nel fascicolo c’è una piccola poesia che ho scritto per Gabriella quando ho saputo che ci aveva lasciati. Non sono riuscita a scrivere altro perché mi è mancato il tempo di poterla conoscere meglio, perché spesso la tristezza non si pronuncia e non ha parole per dirsi e perché forse, a volte,  non c’è nulla da dire, semmai si affina l’ascolto verso un tempo che non ci è stato concesso; ma conservo alcuni ricordi e questo numero della rivista mi ha permesso di conoscerla meglio. Tra le testimonianze ho molto apprezzato quella di Antonella Pierangeli che ringrazio per averci voluto fare partecipi di un rapporto di amicizia così profondo, intimo e consolante. Attraverso gli stralci di alcune lettere del loro carteggio durato venticinque anni ho scoperto una Gabriella affettuosa e materna, protettiva e allo stesso tempo sensibilissima e fragile per certi versi. Riporto alcuni estratti del carteggio che ho potuto ascoltare commossa dalla voce di Antonella stessa e una poesia di Gabriella a testimonianza di quell’amore per la natura che l’ha caratterizzata fino alla fine e che, ancora una volta, ci lega a filo stretto.

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“in questo mondo letterario ottuso, vecchio e cialtrone cosa serve in primis ad un’amicizia se non la sola sensibilità? (…) questo mio terzo “occhio”, piccola Anto, ti segue spesso e ti vorrebbe più vicina… Quello che poi ci unisce è singolare: nonostante la differenza di età a volte sembriamo bambine, bambine in un loro linguaggio, complici in un loro mondo… Insieme a te “cospiro”, sento quella vitalità che, generalmente soffocata, non mi ha mai abbandonato… Sei malata di parole, mi dici. Non senti come è bello leggere: “Sono malata di parole”. Parti da qui. Non mi deludere, se puoi. Ti sento. Lo so. Ti abbraccio e credo che non ti farò fuggire via.” (marzo 1994).

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“Quanto alle mie fotografie, Anto mia cara, che tu hai descritto con tanto amoroso intelletto, esse appartengono alla natura quanto io appartengo ad essa, in un fraterno senso di integrazione e protezione, nato questo negli anni della mia infanzia e che da allora mi accompagna. Io non ho mai scordato (ed ecco il dramma o il miracolo) il tempo di quando passavo interi pomeriggi nei campi, lontano dagli uomini, ad osservare ogni erba, ogni insetto, ogni animale, ogni frutto, lontana dai miei, infelici coniugi, ciechi, forse genitori. In quella campagna ci stavo davvero bene: nessun disagio, nessuna vergogna. Lì trovavo sostentamento e protezione. (…) Quella mia grande seconda madre, alla quale subito, istintivamente, mi sono affidata. (…) Quante madri. Che non ho mai scordato. Dalle quali non mi sono mai liberata. Ma cosa vuol dire essere madre?” Cosa vuol dire essere madre?” (10 aprile 1991) (10 aprile 1991).

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“La scrittura, in fondo, è una grande amante ed è ciò che ho sempre avuto quando gli altri avevano sempre qualcosa più di me. Ricorda sempre, ciò che è nato, anche nel silenzio, vive. Cerca di amarti, sempre. Baci e braci. Gabri

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Giunta sin qui Da “E’ bene saperlo” (Inedito, 2014)

Giunta sin qui
– dove il miracolo della nascita si
concede attraverso il fico, la vita, i limoni
e gli ulivi (e poi gelsomini e rose):
creature mie tutte in vaso che s’innalzano
in luce, in tiepida aria –
è sufficiente che scenda tre scalini
per toccare figlie e figli,
che rendono vita all’immobilità,
partecipano dai loro minuscoli campi
all’esercizio delle loro prove.
Posso io esimermi dal portare
con il diletto della pazienza
la mia “prova”?
Giro nel piccolo cortile,
raccatto foglie, campi,
è il meglio della mia vita.

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Ho conosciuto Gabriella insieme a Mariella B. tre anni fa partecipando a una delle riunioni laboratorio nella redazione de L’area di Broca a Firenze. Di lei ho amato – per quel poco che ho potuto venire in contatto -il suo essere diretta, il suo riuscire ad andare al centro delle cose, la sua sensibilità fine di persona che sa più di quel che dice, la personalità istrionica, giocosa, tuonante, ribelle agli schemi. Più tardi ho incontrato la sua scrittura e ne sono rimasta affascinata e la cerco ancora perché la sua scomparsa mi ha aperto di nuovo la porta intima del suo mondo. Di lei ricordo con affetto il sorriso profondo degli occhi. Di conoscere una persona non si finisce mai e la scrittura è quel forziere in cui si nasconde l’essenza di Gabriella. Ce ne ha lasciato le chiavi. Di questo la ringrazio, ciao Gabriella..

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Per chi lo desidera il numero è disponibile on line collegandosi qui 


Gabriella Maleti (Marano sul Panaro, MO, 1942 – Firenze 2016) dopo l’infanzia in Emilia ha vissuto e lavorato molti anni a Milano. Nel 1981 si è trasferita a Firenze. Scrittrice, ha pubblicato libri di versi, racconti e prose letterarie. È stata inoltre fotografa e autrice di video-film, documentari e video d’arte. Redattrice della rivista “L’area di Broca”, nel 1984, con Mariella Bettarini, ha fondato e per tutta la vita ha curato le Edizioni Gazebo. È presente in molte antologie e rassegne di poesia e di narrativa contemporanea.

A spasso con l’Orso

Dove il vento sussurra storie
e tutti gli animali fan baldorie,
dove le stelle tintinnano
e le foglie cantano,
in cima ad un albero, nel bosco,
c’è una casetta che ora ti mostro.
Ci vive una bimba di nome Marì,
vieni, ascolta, eccola qui.

Ancora il bosco è il luogo in cui nascono le storie. Questa è la storia di Marì nata dalla fantasia di Cristina Marsi e dai colori fiabeschi di Natascia Ugliano. Marì si trova a dover fare i conti con le proprie paure, sono le stesse paure che hanno tutti i bambini (a volte anche qualche adulto sì) e che prendono le sembianze del mostro violastro, del lupo ghiottone, dell’orco sbafatutto e così via fino al simpatico incontro con Birolì, un orso grande e grosso che ha occhi buoni, il sorriso giocondo, orecchie piccole ed il pancione tondo.

I due diventano subito amici, Marì gli regala noci e dolcetti e poi siccome l’orso è affaticato lo aiuta a portarli a casa. Marì e Birolì se ne vanno a spasso per il bosco e fanno tanti nuovi incontri con amici vecchi e nuovi, fin quando non arrivano alla casa di Birolì. Marì ritorna a casa sua e si addormenta ma Birolì poverino, rimasto solo, comincia ad avere paura e anche lui come Marì dà un nome a ognuna di queste: lo sparacartucce rubacuori, la strega sputaranocchio, la banda di mocciosi lanciafionda…

Durante la notte si sente un gran chiasso nel bosco. Sono i mostri di Marì e quelli di Birolì che si sono dati appuntamento e stanno facendo festa. I due amici decidono di andare a salutarli. È così che le paure quando s’incontrano non fanno più paura…

L’incontro tra Marì e Birolì è destinato a cambiare per sempre le loro vite. Conosceranno mostri divertenti e diversi, condividendo prove e percorsi mirabilanti. Nella diversità delle loro paure, sarà l’amicizia a trionfare.

Una storia scritta in rima, una fiaba nella fiaba che contiene un contenuto educativo e bellissime illustrazioni che accompagnano i bambini, simpaticamente, all’incontro con le proprie paure e con i propri mostri …perché anche loro possano fare festa in questo incontro ed esorcizzare così la paura.

Il libro A spasso con l’Orso, già alla seconda ristampa, è pubblicato e distribuito da un editore a tre ruote che vende per strada e tra la gente. La sede della sua casa editrice, infatti,  «Bibliolibrò», è la sua Ape blu Calessino. È una mia omonima Valentina Rizzi e si muove nei luoghi che mi hanno visto nascere e crescere tra Roma e Ostia. Leggete la sua storia nell’articolo de La Stampa e andate a scoprire i suoi libri e le sue storie itineranti.

Ad ognuno il proprio orso 🙂 buona lettura

n a n i t a

Queneau di Queneau (Gabriella Maleti)

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Queneau di Queneau, Gabriella Maleti, GazeboEdizioni, 2007

 

Libro ispirato agli “Esercizi di stile” dello scrittore Raymond Queneau, “Queneau di Queneau” – come suggerisce il titolo- è una variazione reinventata e personalissima ispirata al lavoro del celebre poeta e scrittore francese.

Exercices de style, pubblicati da Gallimard per la prima volta nel 1947, constano di una trama raccontata in novantanove modi diversi, ognuno in uno specifico stile di narrazione. Quella di Raymond Queneau è una trama minima, a dire il vero banale. L’originalità del libro sta proprio nelle varianti stilistiche adottate dall’autore. I novantanove texticules dicono sempre la stessa cosa mostrandoci, però, le infinite potenzialità della lingua.

Gabriella Maleti, ispirata dalla genialità di Queneau, si cimenta in una rivisitazione che le permette, non solo di lasciar correre il proprio estro linguistico, ma di esercitarlo nella crudeltà del vero e nella ricercatezza del falso in stile. La trama che la Scrittrice, scomparsa da pochi mesi, ci propone nelle sue sessantotto varianti è, anche qui semplice, ma nella sua semplicità tragicomica e autobiografica, come viene suggerito nella premessa “La vicenda”, sta lo stile inconfondibile che individua nella narrazione tristemente ironica e spietatamente realistica, una capacità fine di comprendere e sezionare la psicologia umana.

Grande lezione di scrittura, “Queneau di Queneau” è un microcosmo di linguaggi che identificano ogni volta una diversa personalità ma anche un diverso stile narrativo. Il libro si apre, infatti, con: Testimonianza, Scoglionato, Interrogazione, Cartomantico, per passare da un lapidario Ottimistico, sette parole in tutto: “Non tutta la cacca vien per nuocere” fino a uno stile Esagerato, Crudele, Tormentato, Eroe, Incazzato, Psicanalitico, Televisivo, Leghista, Reazionario, Raffinato, Commosso, Gay e così via… L’appendice finale, però, è dedicata interamente ai Personaggi in cui compaiono sia i protagonisti del racconto iniziale, ossia La mamma e Il bambino, sia i coprotagonisti, gli avventori e i vari personaggi legati alla trama ma invisibili: i dirimpettai, i passanti, gli occhi e gli orecchi nascosti del pettegolezzo di strada come Il macellaio, La sordomuta (geniale), La signora del piano di sotto, Il pensionato cieco e così via.

Le versioni dei vari personaggi poi si intrecciano richiamandosi le une alle altre come in un improbabile processo incrociato dove i medesimi personaggi sono essi stessi giudici, difensori, testimoni e imputati. Sulla sedia d’imputata siede la madre colpevole di aver vuotato il vaso da notte nel lavandino di cucina, poi otturatosi, vaso nel quale il figliolo si era appena liberato di abbondanti escrementi. Trama grottesca, tragica e dolorosa che mette in luce la solitudine dell’esistenza e i vari risvolti della vicenda umana in cui menzogna e verità si alternano e si mistificano con incalzante tensione.

Queneau di Queneau” dimostra l’inalterabilità della verità e, al medesimo tempo, la variabilità della menzogna, che ci costringe a confrontarci con volti sempre diversi in una distorsione decentrata degli eventi attraverso innumerevoli punti di vista e multiformi travestimenti.

La Maleti, identificandosi nei vari ruoli di volta in volta diversi, ne sperimenta il linguaggio, la personalità, le manie, le contraddizioni, i preconcetti, le paure, le profonde fragilità. Sperimenta,  seziona e ripropone quel linguaggio tenendo sottesa alle diverse varianti della vicenda la propria voce personale, critica, ironica, profonda, irriverente, canzonatoria, drammatica ma soprattutto unica. Nessuna delle sessantotto versioni riesce mai a coprire la personalità della Scrittrice che emerge con la leggera unicità di chi non si prende mai troppo sul serio, di chi, in silenzio, ascolta le voci del mondo e le registra assieme alle proprie intuizioni, alle proprie riflessioni, alle luminose scoperte cui la realtà ci costringe. Tutto questo riuscendo anche, in più di un’occasione,  a strapparci una sana risata attraverso quel caleidoscopio ininterrotto di struggente divertimento, di e/scatologia satira– come lo ha definito Mariella Bettarini– che è questo straordinario libretto.

Valentina Meloni, Castiglione del Lago 07/11/2016

POSTILLA

Ho conosciuto Gabriella insieme a Mariella B. tre anni fa partecipando a una delle riunioni laboratorio nella redazione de L’area di Broca a Firenze. Di lei ho amato – per quel poco che ho potuto venire in contatto -il suo essere diretta, il suo riuscire ad andare al centro delle cose, la sua sensibilità fine di persona che sa più di quel che dice, la personalità istrionica, giocosa, tuonante, ribelle agli schemi. Più tardi ho incontrato la sua scrittura e ne sono rimasta affascinata e la cerco ancora perché la sua scomparsa mi ha aperto di nuovo la porta intima del suo mondo. Di lei ricordo con affetto il sorriso profondo degli occhi. Di conoscere una persona non si finisce mai e la scrittura è quel forziere in cui si nasconde l’essenza di Gabriella. Ce ne ha lasciato le chiavi. Di questo la ringrazio, ciao Gabriella

La recensione è apparsa sul num. 21 della Rivista di Letteratura Euterpe

Come bambini

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sole d’inverno-

giocare con le onde

come bambini

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Letture a Libri Parlanti

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Sabato alle 17.30 mi trovate qui

insieme a Monica di Libri Parlanti leggeremo le poesie tratte Le regole del controdolore, per bambini da 0 a 99 anni, dialogherò con i lettori grandi e piccini. Durante il pomeriggio ci sarà la proiezione di un corto per bambini e altri filmati di videopoesie tratte dal libro (e adulti che non hanno smesso di esserlo). A seguire aperitivo
Vi aspetto 🙂

Le parole interrotte

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Questa è la storia di una bambina e del suo segreto con le parole interrotte.

Patrizia Rinaldi dà voce al mondo dei bambini che si trovano in difficoltà con le parole. La storia inizia nello studio di una dottoressa “grassa, bassa, che parla con il naso” che cerca di comprendere quale sia il problema della bimba. I suoi genitori rivelano il segreto alla dottoressa: la loro figlia parla con le parole interrotte, è balbuziente. Il fatto è che non accade sempre: quando parla con i suoi amici pelosi, il cane Saltagiù e la gatta Verdina, le parole escono con fluidità e senza alcuna esitazione. “Non lo devi fare” le dice la dottoressa e la bambina diventa nervosa, non le piace parlare, lo fa solo se è costretta.

N- non do dovevano d-dir dire il s- se il segreto” balbetta la bambina, “non ti preoccupare, ti posso aiutare” risponde la dottoressa, ma la bambina non l’ascolta già più: all’improvviso dal cielo che sta sopra l’isola che non c’è, scendono zitti, zitti i suoi amici animali immaginari Saltagiù e Verdina e assieme stringono il patto dell’invisibilità…

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Illustrazioni di Bruna Troise

La bambina con l’aiuto degli amici invisibili riesce a rimettere assieme le parole interrotte, sono i suoi amici che, quando sta per accadere che le parole s’interrompano, si danno la zampa e formano come un filo che le unisce…

Come andrà a finire con la dottoressa grassa, bassa, che parla con il naso ? 

Io lo so e voi? Venite a scoprirlo in questo bel libro dalla copertina rigida corredato dalle originalissime illustrazioni di  Bruna Troise.

Le parole interrotte si trova nella collana “Il giardino delle nuvole” del marchio editoriale A.G. Editions fondato da Adriana Cigni che ha legato il proprio nome alla solidarietà e al lavoro di informazione e sensibilizzazione sul mutismo selettivo.

Per me tutto è cominciato nel 2010 anno in cui è uscito il primo libro della scuola americana, libro che ho avuto il piacere di tradurre in italiano.Finalmente il MUTISMO SELETTIVO veniva considerato un disturbo legato all’ansia. Da allora ne sono accadute di cose. Ho creato la mia casa editrice e ho pubblicato altri libri su questo argomento. Molto utili che hanno contribuito a diffondere l’informazione sull’MS.

dice Adriana, che ho conosciuto tramite il mio blog proprio in quel periodo… fu lei ad accorgersi che ero una bambina che non parlava… ma questa è un’altra storia magari un giorno ve la racconterò, oggi, invece,  vorrei ringraziarla e farvela conoscere perché in silenzio si possono fare molte cose…

Ho deciso di recensire questo libro tra gli altri che ho letto perché arriva direttamente ai bambini che così possono comprendere quanto gli accade. Ho avuto anch’io i miei amici invisibili sapete bambini?  ma la cosa buffa è che li ho ancora!

Nel sito della casa editrice trovate altre pubblicazioni sull’argomento utili anche per genitori e insegnanti. L’ultima è appena uscita Senza parole-Bambini diversi in contesti diversi“… passate a trovare Adriana troverete poi altre bellissime pubblicazioni.

E allora buona lettura …sul filo delle parole non più spezzate.

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Euterpe n.21- L’apparenza e la verità

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Annalisa Marino

In uscita il num. 21 della rivista letteraria EUTERPE sul tema “L’apparenza e la verità” …   Moltissimi i contenuti meritevoli di attenzione e gli autori validi che hanno aderito alla pubblicazione. In questo numero parlo di fotografia tra apparenza e verità nell’intervista alla fotografa Annalisa Marino (pag.118 ) e recensisco “Queneau di Queneau” di Gabriella Maleti (pag.110)  ispirato ai celebri Esercizi di stile di Raymond Queneau. Di particolare interesse è la sezione saggistica del presente volume che si compone dei seguenti interventi critici:

 

-“Situazione delle Lettere tassiane” (a cura di Francesco Martillotto)
– “Essere o non essere: Libero Bigiaretti” (a cura di Stefano Bardi)
– “San Pietroburgo tra realtà e apparenza” (a cura di Marco Lovisolo)
-“L’apparenza e la verità: successo e infelicità in Berthe Marie Pauline Morisot” (a cura di Maria Grazia Ferraris)
– “Significati, anomalie e liminarità in Aspettando Godot di Samuel Beckett” (a cura di Lucia Bonanni)
– “L’Apparenza e la Verità” nella poesia” (a cura di Valtero Curzi)
-“La poesia dialettale siciliana fra apparenza e realtà” (a cura di Giuseppe Pappalardo)
-“La “verticalità” di Sylvia Plath e il suo desiderio di morte” (a cura di Cristina Biolcati)
– “La grande illusione” (a cura di Marisa Cossu)
– “La finzione vissuta. Percorsi pirandelliani tra filosofia, psicologia, drammaturgia nel saggio della scrittrice genovese Graziella Corsinovi” (a cura di Domenico Pisana)
– “Ottomila lire vive vive”, tanto costa la verità ne Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese (a cura di Cristina La Bella)
– “Apparenza e verità in Tema del traidor y del héroe di Jorge Luis Borges (a cura di Giulia Mastropietro)
– “Il diavolo senza corna. L’Ange déchu tra Eminescu e Carducci” (a cura di Giuseppe Manitta)

La rivista può essere letta e scaricata liberamente a questo link.

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Gabriella Maleti

L’area di Broca ( semestrale di letteratura e conoscenza) ha commemorato Gabriella con un bellissimo numero a lei dedicato che è appena uscito e vi invito a leggere…

Buona lettura

N.B.

Il tema del prossimo numero di Euterpe sarà “LA STORIA COME TESTIMONIANZA” . I materiali dovranno pervenire, attenendosi alle indicazioni presenti sul sito alla sezione “norme redazionali”, entro il 29/01/2017 alla e-mail: rivistaeuterpe@gmail.com

Per il settore interviste potete inviare il materiale o eventuali richieste e comunicazioni alla mia casella e-mail valentinameloni.euterpe@virgilio.it

COMUNICAZIONE IMPORTANTE agli autori di Stile Euterpe:
Gent.mi autori,
abbiamo preso visione dei testi arrivati in redazione per il lavoro antologico Stile Euterpe- Elsa Morante rivoluzionaria narratrice del non tempo-. La selezione si è appena conclusa.
Dopo lunga e attenta lettura si è convenuto, di comune accordo con la redazione, di non procedere con la pubblicazione del volume Stile Euterpe di quest’anno, dedicata a Elsa Morante, in quanto i testi, pervenuti in numero insufficiente, non consentono, purtroppo, l’assemblamento di un’antologia cartacea.
Tuttavia si è pensato, assieme ai redattori, di riservare uno spazio ai testi selezionati nella rivista Euterpe (a titolo gratuito e senza alcun onere da parte degli autori ) per dare la giusta collocazione a un’iniziativa che ci era parsa valida e meritoria di un lavoro antologico ma che, evidentemente, non ha raccolto l’interesse del pubblico nonostante la posticipazione della scadenza per l’invio dei testi (probabilmente anche a causa degli ultimi fatti del terremoto come molti ci hanno comunicato).
Per quanto concerne le selezioni dei testi, procederemo a seguito di questa mail a inviare comunicazione ai soli autori selezionati con richiesta di autorizzazione espressamente dichiarata alla pubblicazione sul n. 22 della rivista di Letteratura Euterpe a tema LA STORIA COME TESTIMONIANZA. Gli autori selezionati sono pregati di rispondere entro i tempi previsti, senza autorizzazione non saremo in grado di procedere alla pubblicazione dei testi selezionati.
Ringraziando per aver aderito all’iniziativa Stile Euterpe
La medesima comunicazione è stata inviata agli autori partecipanti a mezzo e-mail personale.
Un saluto e un ringraziamento particolare agli autori che, con pazienza, hanno atteso il prolungamento dell’evento nella speranza di poter raggiungere un numero sufficiente di elaborati e hanno avuto a cuore lo studio per una scrittrice meritevole di attenzione come Elsa Morante.

La curatrice Valentina Meloni
La redazione della rivista Euterpe

“Il poeta alla griglia” saggio di Corrado Calabrò (ultima parte)

Per essere percepite, la poesia, l’arte, devono suscitare empatia, cioè il piacere di condividere come proprio il messaggio dell’autore, di riconoscere in esso il messaggio che inconsapevolmente attendevamo.

Avatar di Luciano NotaLA PRESENZA DI ÈRATO

cultura-poesia

11. Quale espressione è più propizia alla comunicazione, rectius alla rivelazione poetica? La comunicazione pura, da pensiero a pensiero, non esiste. Così come, per converso, non esiste una comunicazione esclusivamente attraverso il linguaggio. Sulla scia del filosofo esistenzialista francese Maurice Merleau-Ponty, i semiologi distinguono tra parole parlate e parole parlanti. Le prime sono quelle inflazionate, abusate, avvizzite dalla chiacchiera quotidiana e dal fregolismo dei media, i necrologi del pensiero (Stanislaw Lec). Le parole parlanti sono le parole che si sanno far ascoltare. Farsi ascoltare, comprendere, stimolare la riflessione – sottraendoci allo stordimento e all’indigestione provocati dal diluvio indiscriminato di messaggi che ci sommerge – è il fine dell’eloquenza. Quando quel risultato è raggiunto il semiologo registra il suo successo. Per la poesia questo non basta. La poesia non può adagiarsi, appiattirsi su parole smorte, sciupate, abusate, inerti non meno (e anzi molto di meno) dell’eloquenza, data l’importanza che nella…

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Dedica

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oggi sei silenzioso
come il mare al tramonto
_________le tue dita
sono aliti di vento
_____germogli di desideri
sul ramo sfiorito della sera
[ n a n i t a ]

Senryū auto-ironico

ex-disegnatore-di-kimono-diventa-artista-di-ukiyo-e-660x330

Ukiyo-e di Haruyo Morita

Haijin, povera!
contava le sillabe
senza un dito

[ n a n i t a ]