Un Haiku per Goccia

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Questo haiku è nato pensando ai bambini e a come i loro momenti di tristezza si trasformino con sorprendente velocità in attimi di stupore. Lo dedico a una storia che ho scritto diversi anni fa ormai e che, l’estate scorsa, ho deciso di illustrare ad acquerello, dopo che alcune mamme e alcuni bambini mi avevano chiesto di poterne acquistare il libro, che non esisteva. Questa fiaba infatti circolava sulle mie pagine e su alcuni giornali.

In questo momento Storia di Goccia è in tipografia e mi auguro che presto possa arrivare nelle mani di qualche bambino. Se voleste prenotarne una copia scrivetemi a va.lentina76@live.it. I piccoli destinatari e lettori riceveranno anche un haiku personalizzato con dedica e una sorpresa per il dono che mi hanno fatto della loro attenzione.

La Storia

Goccia vive in casa Nuvola insieme alle sorelle. Un giorno decide di affrontare il suo primo viaggio verso terra e si tuffa giù da casa Nuvola. Durante la caduta incontra Vento che le confida un segreto… Goccia atterra su uno splendido Fiore. Il freddo della notte la trasforma in ghiaccio, poi di nuovo al primo sole si scioglie e si trasforma in rugiada. La nostalgia di casa è grande e Goccia si lascia andare al sonno. Al mattino una nuova amica arriva nel bosco… Riuscirà Goccia a tornare a casa Nuvola? Un finale sorprendente unito alle illustrazioni coloratissime stupirà i bambini.

A chi si rivolge

Storia di Goccia è una fiaba che si rivolge a un pubblico di lettori dai sei anni in poi ma è adatta ad essere letta da un adulto anche a bambini in età prescolare: le pagine sono, infatti, corredate da illustrazioni colorate a tutto campo. La storia affronta con semplicità e in maniera poetica e divertente le tematiche del distacco, del viaggio, dei cambiamenti, della morte e delle trasformazioni fisiche e psichiche ma anche spirituali, con un messaggio finale positivo. Storia di Goccia si concentra sulle piccole cose per far riflettere su argomenti più grandi, porta l’attenzione sull’importanza che l’acqua riveste per tutti e offre uno spunto riflessivo sul ciclo di trasformazione dell’acqua in maniera divertente, giocosa, avventurosa e, a tratti, commovente.

per saperne di più

n a n i t a 

I quaderni- Dal silenzio al canto –

Storie di mutismo selettivo

“Chi non intende i silenzi non intende neanche le parole”

(Tommaseo, Dizionaretto morale)

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Questo che vi propongo è un libro intimo, un lavoro corale in cui i protagonisti si sono messi a nudo raccontando la loro vita e la loro esperienza. Non sono tutte storie a lieto fine o fiabe inventate per mostrare una soluzione. Sono storie vere che, come tanti piccoli quadri, possono dare l’idea del disagio che vive un bambino, un ragazzo, un adulto che soffre di mutismo selettivo e che sta facendo un percorso di risalita dal tunnel del silenzio fino al giardino del canto.

All’interno sono moltissime le storie, ognuna con un punto di vista diverso, ognuna a suo modo toccante, a tratti divertente, emozionante. È il percorso di genitori e figli, insegnanti e terapeuti per trovare una strada alla “via del canto.”

“Questo è un libro, e un libro può dar voce a chi ha qualcosa da dire. Viaggia, circola e informa. È il nostro contributo e la nostra possibilità di supportare, di non far sentire solo chi si approccia o vive il disturbo”. Scrive nella sua nota d’apertura Adriana Cigni, editore di A.G. Editions, una piccola casa editrice che ha a cuore i bambini e non solo…(di A.G. Editions avevamo già parlato a proposito delle Parole Interrotte)

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illustrazione di Enzo De Giorgi per A. G. Editions

Daniela Conti, che ha curato l’editing del libro, ha raccolto queste storie, come dice lei stessa: “Ho limato le loro parole, reso fluidi i pensieri, assemblandoli in veri e propri testi, sorprendendo a volte gli autori: non si erano accorti di aver scritto così tanto e così bene. La loro forma era diventata poesia narrata. Perché il loro sentire era incredibilmente intenso.

Sono ventotto gli autori di questo libro, tra loro anche una bambina. Tra queste storie ne voglio citare alcune che mi hanno particolarmente colpito:

Gli occhi lasciano passare tutto di Cecilia

Guardate…un albero che parla! Un bambino albero tutto circondato da fiorellini e animaletti del bosco che all’improvviso tira fuori una bella voce forte. E due occhi neri che dicono tutto solo a guardarli. L’emozione di un racconto di vita che svela piccoli miracoli, un passaggio colorato alle parole, una testolina che decide di sbloccare il suo silenzio nel modo più fantasioso immaginabile. Un bambino che poi diventa grande, e una mamma che, ancora incredula, racconta con poesia, la crescita di suo figlio.

La musica mi ha salvata di Lupa Solitaria

Quel che la bocca non riesce ad articolare lo fanno i tasti, il fiato, la musica. Un’ancora, una salvezza, un modo per esprimere il proprio io più nascosto, per esserci, affermarsi e trovare la propria strada. Dal silenzio al canto per essere finalmente libera.

Ti hanno mangiato la lingua? di Rita Mattioli

Esiste una frase, sempre la stessa, che è ormai classica: “Ti hanno mangiato la lingua”. Chi è Muto selettivo lo sa, se l’è sentita ripetere mille volte. Ma cosa succede quando accade? Poche parole intense, le parole qui sono quelle di una bambina…

Ascoltare oltre il mio silenzio Dott.ssa M. B.

“Ci sono anime silenziose che probabilmente portano dentro un gran rumore, occhi che timidamente parlano senza guardare, volti che ti sfiorano con dolcezza, parole che rimangono mute e interrotte in gola… ma ci sono bambini che non smettono mai di sussurrare nella mia mente e nel mio cuore”, scrive la Dott.ssa M. B., raccontando quello che c’è nel cuore di una bimba silenziosa e spiegandoci come la cura sia da cercare nella fiducia, nella comprensione e nell’amore.

N.B. Il libro non è rivolto a chi soffre di mutismo selettivo. È rivolto proprio a tutti gli altri. È importantissimo sapere cosa accade a chi non parla. A volte non sappiamo cosa accade e perché. Questo libro ci offre una finestra per andare a vedere…

il-mutismo-selettivo-2Ho voluto fortemente questo libro, racconta l’editrice Adriana Cigni, mi sono già occupata di mutismo selettivo, con il libro “La sfida di Riccardo” di Valérie Marschall, un libro per bambini che racconta la storia, vera, in prima persona di un bambino che ha superato questo disturbo. Ma un giorno ho ricevuto un messaggio su un social network, un messaggio che mi ha turbata per la disperazione che trasmetteva. Mi chiedeva come in un urlo imploso: vi occupate sempre dei bambini, avete idea di quale sia la vita di un’adolescente che non parla? Una vita a metà.

la-sfida

copertina-jpeg-non-ancora-definitiva-copieL’ultimo nato invece è un libro pratico per genitori e insegnanti. A chi è rivolto? Ce lo raccontano le autrici: la Dottoressa Gorla, la Dottoressa Ius e la Dottoressa Trivelli.

“Nel nostro lavoro di terapeute crediamo fermamente nella necessità di fare squadra con genitori, insegnanti e altri adulti di riferimento dei bambini. Spesso ci viene chiesto di fornire strumenti per raggiungere tutti; da qui l’idea di un libro che descriva il sintomo e proponga strategie pratiche che possano essere adottate da tutti gli attori del sistema che include il bambino. Abbiamo scelto di dare un taglio divulgativo perché il nostro principale interesse è raggiungere non solo l’insegnante specializzato, ma anche il nonno pensionato, la mamma, il papà e l’allenatore di calcio… e contemporaneamente risponde alla necessità di noi terapeute di andare oltre il perché e concentrare gli sforzi su come stare meglio. Il ms a volte viene erroneamente attribuito ad un comportamento di opposizione e rifiuto, con questo libro proseguiamo lo sforzo, che portiamo avanti da anni, per aiutare a leggere questi silenzi come effetto di un’ansia paralizzante. Durante la stesura spesso avevamo la sensazione che i nostri piccoli pazienti facessero capolino dalle pagine che stavamo scrivendo e abbiamo deciso di lasciarglielo fare, perché speriamo che in questo libro si leggano la passione per il nostro lavoro e l’affetto per le famiglie che abbiamo seguito e che seguiamo.”

Per chi voglia saperne di più esistono anche incontri di formazione totalmente gratuiti 

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Buon San Valentino anche a chi ama i libri

nanita

Euterpe n.22 -La storia …-

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In uscita Euterpe n.22 a tema : “La Storia come testimonianza“. Moltissimi i materiali giunti in redazione. Un numero speciale con contributi davvero significativi.

In questo numero sono presenti anche gli autori di Stile Euterpe  che si sono cimentati con il ricordo di una grande autrice: Elsa Morante.

Un ringraziamento particolare a Emilio Paolo Taormina che, nella bella intervista a pag. 115, ci ha raccontato un po’ di storia vissuta e ci ha parlato del suo ultimo libro di poesie.  Molti gli autori presenti con saggi, articoli, racconti, poesie, recensioni.

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Alcuni dei contributi presenti nella rivista:

Critica letteraria

“Elsa Morante narratrice: note sullo stile e sulla lingua” (Francesco Martillotto)
“Il sogno di sé, come arte di romanzare e la scrittura-cura, come movente della narrazione nel romanzo Menzogna e sortilegio di Elsa Morante” (Giuliana Samaria)
“L’isola di Arturo: fuori del limbo non v’è eliso: il mito come alibi del tempo” (Flavia Buldrini)
“Elsa Morante: il realismo nel romanzo” (Francesca Innocenzi)
“Alibi, la poesia dimenticata di Elsa Morante” (Marisa Cossu)
“Die Mauer im Kopf, il muro nella testa” (Giulia Mastropietro)
“Il percorso della ragione dalla diseguaglianza al dominio” (Cinzia Baldazzi)
“La Storia come testimonianza: Elia Corti di Viggiù” (Maria Grazia Ferraris)
“Percy Bysshe Shelley e i peregrinaggi marini” (Nazario Pardini)
“Ecce Homo. Sulla letteratura della guerra alpina” (Giuseppe Langella)
“Dal Risorgimento alla Resistenza: paesaggio e soggettività umana negli scritti di Luigi Mercantini, Giuseppe Ungaretti e Italo Calvino” (Lucia Bonanni)

Critica d’arte
“Trascendenza in John McCreaken” (Antonio Melillo)
“Tra postverità e postmoderno le esigenze della forma” (Alfonso Cardamone)
“Gli spazi teoremici nell’arte di Antonia Acri. Il comportamento tracciabile dell’artista” (Carmen De Stasio)
“Parola di libraio” (Pino Sassano)

Articoli
“Solitaire, solidaire” (Amedeo Di Sora)
“Il diario di Anna Frank” (Marina Risté)
“La storia come testimonianza” (Valtero Curzi)
“Dare una prova” (Lenny Pavanello)
“La storia come testimonianza” (Maddalena Leali)
“I cosacchi in Carnia. Nonna Virginia e il conciliabolo della presina” (Loretta Fusco)
“L’affascinante storia della cattedrale di Fano attraverso il volume di Gianni Volpe” (Vincenzo Prediletto)
“Castelli sullo Jonio: il castello di Cleto” (Daniela Ferraro)
“Le donne di Ravensbrück. Per non dimenticare” (Maria Teresa Infante)

Oltre all’intervista mi trovate presente con la traduzione di “Like walking on water” una poesia di Dominic D’Urzo.

 

Inoltre si comunica il tema del prossimo numero: La scrittura teatrale e i suoi interpreti

I materiali dovranno pervenire entro il 21/05/2017 a rivistaeuterpe@gmail.com

 

buona lettura

La bottega di via alloro (Daìta Martinez)

la-bottega-di-via-alloroQuando ho ricevuto il libro di Daìta sono rimasta spiazzata. L’ho letto dopo qualche giorno, come di solito non leggo la poesia, cioè tutto d’un fiato senza sbocconcellare in qua e là. Ero curiosa e affamata di conoscere qualcosa di nuovo. Non sono rimasta delusa: ho ritrovato in queste pagine la personalità estrosa di una voce che sa distinguersi coraggiosamente senza la paura di “non piacere” che oggi caratterizza molta poesia contemporanea, a discapito di una ricerca propria e di un proprio sentiero che liberi il pensiero convenzionale in nuove forme e crei delle fratture, delle rotture atte a stimolare il pensiero, la comunicazione.

Nella sua nota d’apertura Nicola Romano ci informa che Via Alloro, sorta nel periodo arabo, ricade nel cuore del centro storico di Palermo e prende il nome da un rigoglioso albero di lauro (simbolo arcaico ed augurale) che fino ai primi anni del ‘700 verdeggiava nel cortile d’un prospiciente palazzo nobiliare. E La bottega di via alloro evoca proprio un luogo arcaico in cui si incontrano culture diverse, civiltà fuse in nuove etnie, la sacralità dell’antico con la profanità di sguardi nuovi. Ci si avvicina al vicolo di questa scrittura con curiosità e si resta affascinati, sorpresi, spiazzati, si viene introdotti in nuove forme di linguaggio, in cui saltano i codici e le consuetudini, in cui ci si sente trascinare, presi dalla folla delle parole, come quando entri in un mercato di una vecchia città e sei travolto da odori, voci, colori e dal bagno di genti che ti porta. Se non si è abituati si rischia di venirne travolti. Poi ad un tratto si apre un vicolo con una piccola bottega, i legni che odorano di salsedine, fuori dal frastuono, lontana dai rumori e dalle voci, ma non troppo. Ci si aggira tra scaffali antichi e polverosi in cui si mescolano ricordi, vissuti, dialetti. Ci si smarrisce in altre vite e in nuovi sapori. Ci si ritrova nella pelle del rigo, nei versi e nella parola.

salsedine

era questo l’odore

rolla la pagina :

  • manica

imprevista parentesi delle alghe

| graffe

vermiglie mani

non ho pelle

fino all’arrivo del rigo

sopra i capelli

guardo

. la bottega di via alloro .

[…]

Qui la punteggiatura segue nuove vie, è un codice personalissimo di scrittura visiva che dà fisicità alle parole. I titoli sono tra parentesi, tra punti o doppi punti, i versi sono spezzati, dilatati da spazi e/o delimitati da barre e trattini. Non esistono maiuscole orgogliose che accentano la voce. I versi sono minuteria che si concretizza in diminutivi e idiomi peculiari, spesso stretti nel lessico di quella che risulta essere una vera e propria lingua regionale, il siciliano.

. olivuzza .

anestetizza annoda campanule il cestello

spolverato al marciapiede fiorito nell’acqua

una caraffa dipinta via

                             . olivuzza .

sopra il tacco coltivato bancarella schiusa al

chiacchiericcio speziato d’angolo il balcone

vapora sottoveste i pomodori aperti sulle tegole

a bagnomaria il ritorno di lampare al contrarsi

                                           __ lento degli ulivi

Ed è proprio nel siciliano che si concentra la bellezza di questo scorcio di vita espressa in versi. Che non lo si conosca (come nel mio caso) non importa, come dicevo, si viene trascinati, presi per mano; leggendo ad alta voce la lingua incontra i denti, il palato e le labbra in nuove musiche, inciampa nel vissuto e nel caos apparente che muove le vite. Si entra di petto nel sangue rubato, nella vucca cunzata, nei ciuri pittati, nelle mandorle guarnite, nei sapori di mennule & cicoria, nei vicoli antichi dei nassaiuoli, tra piccioli arrubbati e lu sangu di la povira genti dove

a vucca chianci

spirduta inta pignata

ri stu cielu amaru

chiazza di la virgogna ‘nfame[1]

Difficile uscirne per rientrare nei versi, per ri-disperdersi poi, subito dopo,  negli scarti semantici, nelle virgole mancanti, nei punti e nelle graffe barocche che chiudono parole in cortili reclusi nei bagli. Si tratta di una vera e propria architettura poetica visiva che, in un certo senso, rispecchia anche i luoghi di provenienza della lingua, come ben promette il titolo. Le espressioni del barocco siciliano caratterizzato da acceso decorativismo, senso scenografico e forte cromatismo, al medesimo tempo popolare e colto, fortemente radicato nel territorio e del tutto peculiare, trova la sua concordanza nello stile personale della poetessa palermitana. Daìta Martinez si muove attraverso costruzioni sintattiche apparentemente scollegate in cui il verso spezzato costringe alla riflessione e al ripensamento di ogni singola parola.

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Nella sua poesia, infatti, la figura retorica caratterizzante è, forse, l’asindeto per mezzo del quale si realizza lo scarto semantico  che vira il significato di termini e parole da quello comune e codificato a un significato soggettivo e personale. L’uso di lemmi inusitati mescolati a termini dialettali e alla lingua semplice del quotidiano fortifica lo stile peculiare della poetessa palermitana, che rivela una personalità poliedrica e complessa. L’accostamento spesso audace tra sostantivo e aggettivo, l’assenza di connettivi ma anche di virgole, incalzano la lettura e il ragionamento, costretto però a ripensarsi continuamente per andare a cercare la visione intravista dal poeta. Grande l’attenzione a ogni singolo verso, nulla è tralasciato al caso anche se, a un primo frettoloso sguardo, ci si può smarrire per le strade della comprensione.

{ ciuri pittati } [2]

 

avissi a parrari ri chiddu ca nun c’haiu

quannu u ventu cala supra a chiazza

cu li mani azzannate e lu visu stancu

arrubavu

 { ciuri pittati }

pi nun moriri foddi

accussì comu na mennula cunsata

e m’addummisciu sutta u chiantu

‘n mezzu a chista grasta spizzuliata

Quando si entra con stupore in questi piccoli ritratti di vita, ci sorprende la fabula con i suoi racconti che sanno di leggenda, di storie popolari, di vite sconosciute eppure vicine per grazia di parola; una forza narrativa che per merito del verso, della sua immediatezza e della sua voluta incompiutezza, lascia sempre ampio spazio all’immaginazione.

. allattari cu l’occhi

lu nidu du jardinu

appuiatu picciriddo

sto funnu di livrazza .[3]

Stupisce, tra i versi, una minuscola autobiografia, piccola ma significativa a cui la poeta, forse, affida l’intimità della propria esistenza.

. condita in bocca

la cannella esce

bambina la sera .

. millenovecentosettantadue .[4]

Scrittura colta e sapiente, autentica, quella di Daìta Martinez, che stupisce per gli accostamenti arditi e per la cifra stilistica personalissima. Una vera e propria esortazione a leggere nei versi, a tradire la consuetudine, a lasciarsi meravigliare e allo stesso tempo consolare dalle piccole cose, quelle che la poesia sa cogliere con sapienza, mettendone in risalto i significati  profondi, per trarne spunti e riflessioni sulla vita e le sue molte direzioni.

{ il ciliegio }

ideare il peccato

vena scarcerata – e oscillo

opaco fondale

di fuga –

cristallo | richiamo | corindone

califfo ribalta – e incarna

famelica summa

di ghiaia –

occhio | perpetuo | sparo

sanguina ellittico

{ il ciliegio }

[ n a n i t a ]

recensione precedentemente pubblicata su Larosainpiù di Salvatore Sblando


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daìta martinez è nata a Palermo. Segnalata e premiata in diversi concorsi ha pubblicato in antologica con LietoColle, La Vita Felice, Mondadori, Akkuaria, Fusibilialibri, Ursini Edizioni, Cfr Edizioni. Autrice dei testi in video Kalavria 2009.
(dietro l’una) è la sua opera prima, edita LietoColle, 2011, segnalata alla V Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Maria Marino”.
. la bottega di via alloro . è il suo ultimo lavoro poetico, edito LietoColle, 2013.
Nel 2015 ha vinto il primo premio – sezione dialetto del 7° Concorso Nazionale di Poesia Città di Chiaramonte Gulfi.


Note

[1] “ la bocca piange/ dispersa nella pentola/ di questo cielo amaro/ piazza della vergogna infame” (da  {lu jornu scavusu},  {il giorno scalzo} pag.64)

[2]  “avrei dovuto parlare di quello che non ho/ quando il vento si abbassa sulla piazza/ con le mani scorticate e il viso stanco// ho rubato// { fiori dipinti }// per non morire pazza// così come una mandorla guarnita/ e mi addormento sopra le lacrime/ nel mezzo di questa pianta spezzettata/” da { fiori dipinti } pag. 24

[3] “ . allattare con gli occhi/ il nido del giardino/ appoggiato bambino/ nel fondo delle braccia .” pag. 124

[4] “ . condita in bocca/ la cannella esce/ bambina la sera . / . millenovecentosettantadue . ” pag.142

Otata n.14-Cinque Haiku e un Senryū

Sul numero 14 di Otata una selezione di cinque miei haiku e un senryu tradotti in inglese. La rivista Otata di John Martone ospita poeti di varia provenienza con pubblicazioni in inglese di haiku e poesia breve. All’interno trovate altri validissimi autori nazionali e internazionali.

On the number 14 Otata, an e-zine of haiku and short poems, a selection of five haiku and one senryu translated into English. The Otata magazine by John Martone hosts poets from various origins. Otata appears the last day of the month.

Contenuti e autori presenti

Tokonoma
Ian Storr 5
Tom Montag 6
vincent tripi 9
Angiola Inglese 10
John Levy 11
Johnny Baranski 13
Marina Bellini 14
Kim Dorman 15
Michelle Tennison 20
Mike Montreuil 21
Jack Galmitz 22
Peter Newton 23
Valentina Meloni 24
Clayton Beach 26
Maria Laura Valente 27
Sonam Chhoki 29
Frances Angela 32
Elisa Allo 37
Jacob Kobina Ayiah Mensah 38
Tom Sacramona 42
Carolyn Hall 43
Christina Sng 46
Pravat Kumar Padhy 47
Marta Chocilowska 48
Contents
­— from otata’s bookshelf ­—
David Miller
From Late to Early

Raggio di sole -Haiku-

bucaneve

Le parole accanto di Michela Zanarella

 

 

Oggi vi presento una poeta e scrittrice a me cara che sa coniugare amore e professionalità per la poesia e la scrittura. Interno Poesia propone una raccolta crowfunding con la piattaforma Produzioni dal Basso (che già conoscete per il mio progetto- ora chiuso-) per il suo nuovo libro “Le parole accanto” di cui potete leggere un’anteprima. Scopo della campagna è coinvolgere e rendere protagonisti lettori e scrittori in un processo partecipativo che prevede la prenotazione di una o più copie del libro in corso di edizione.

Ho deciso di sostenere questa campagna non solo economicamente, ma anche moralmente, cercando di farla conoscere e sponsorizzandola, con la fiducia che questo libro si realizzi. Conosco la poesia di Michela Zanarella, la sua scrittura nel panorama poetico contemporaneo merita non solo attenzione ma anche il sostengo di chi sa riconoscerne il valore e di quanti desiderano dare fiducia a una poeta che da sempre si impegna in campo culturale e si distingue, con la sua produzione, per intensità espressiva e attenta cura per le parole. Se amate la poesia questo libro deve essere nella vostra collezione, l’impegno è minimo, fate sì che si realizzi e date fiducia alla poesia… diventate anche voi lettori sostenitori, grazie.

 [ nanita ]

Dalla prefazione di Dante Maffia

“Michela Zanarella è ormai scrittrice affermata e conosciuta, una che la poesia la scrive e la legge con attenzione e con passione e che sa coniugare la propria biografia con le accensioni che le vengono dagli altri, con atti di agnizione che sono la fermezza della sua lealtà innanzi tutto con se stessa e poi con il mondo.
Le parole accanto è un libro la cui scrittura è sapiente e pacata e riesce a cogliere sfumature essenziali capaci di illuminare aspetti reconditi della realtà e della psiche. Si avverte che l’esperienza personale, anche all’interno degli affetti più intimi, ha lasciato tracce indelebili che tornano a dettare ombre, eppure non troviamo il minimo di recriminazione, non troviamo anatemi. La poetessa ha assorbito tristezze e dolori e ne ha fatto parole di poesia con un semplicità che, come vado sostenendo da decenni, è il solo mezzo per riuscire ad ottenere della vera poesia, quella che rinnova la sostanza della realtà e perfino della verità…”.

 

Apro la pelle ai giorni
Apro la pelle ai giorni
e mi faccio coraggio
oggi per domani e domani ancora
fino ad innamorarmi della notte
e poi del giorno
come se fossi al primo inchino
alla vita.
Perché non posso spaventarmi
della prima ombra che appare
o della ferita che sanguina appena.
Allora cammino a piedi scalzi
tra le cose
inciampo cado mi rialzo
e consumo gli occhi ad esplorare il cielo
pur di non perdermi nemmeno un attimo
della luce che nasce
o del sole che si spegne nella sera.
Conservo anche l’odore delle macerie
ed il peso delle lacrime
sulle guance
senza smettere di amare
quel poco che basta
per dare un senso al fiore
o al ramo che si spezza.

*

 

Vengo a respirare
Vengo a respirare
dai tuoi confini lontani
e ci trovo tutto l’amore che non ho mai capito
io che ti ho sentito madre troppo tardi
terra impastata nella nebbia
fatta di cielo mai limpido e in lotta con il tempo.
Poso lo sguardo dove si ferma anche il vento
nella semina che sa di grano ormai maturo
e chiudo nel cuore quel colore
che ha l’odore del pane e delle stanze di casa.
Ti sento radice che indossa le mie vene
meta che ho lasciato troppo presto
sperando di trovare altrove
il senso del mio canto.
E intanto
vado con la mente dove il fiume si sveglia
in quel silenzio che cammina tra i campi
fino a sera.
E resto tra le distanze a cercare quel poco sole
sempre incerto
che mi ricorda che un giorno farò ritorno
tra i fili d’erba e le strade di polvere
dove sono stata bambina.

 

*

Dove la brenta
È l’odore di nebbia
che mi rassicura.
Sto nelle schiene verdi
della mia terra
dove la Brenta
ha rami limpidi
e voci silenziose.
Mi è cresciuto in vena
quel docile orizzonte
fragile di sole
e so dove hanno fermento
le nuvole.
Legata ai vezzi del cielo
lascio che il tempo smuova
le sorti della pianura.
Se ascolto la pelle
vedo lembi di fiume
e ad un palmo la mia origine.

 

*

Mi accompagna la notte 
a Pier Paolo Pasolini
Mi accompagna la notte
nei vicoli vuoti di periferia
ed è un andare ardente
di silenzi
come le tue barbare verità,
strette in un vivere
troppo umano.
Le parole escono sfrontate
dietro ombre abbandonate
agli sfoghi del tempo.
Non è che buio
quello che resta
come un vento che scotta
e spaventa.
Ed io che sono partecipe
di una tempesta ancora accesa
dico che non è giusto
quel dolore che ti hanno imposto
nella sera più cupa
cuore d’inverno
tramando il tuo inferno
all’idroscalo.


Michela Zanarella

15826417_1276700019054834_1635740947662681453_nMichela Zanarella è nata a Cittadella (PD) nel 1980. Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: Credo (2006), Risvegli (2008), Vita, infinito, paradisi (2009), Sensualità (2011), Meditazioni al femminile (2012), L’estetica dell’oltre (2013), Le identità del cielo (2013). In Romania è uscita in edizione bilingue la raccolta Imensele coincidente (2015). È inclusa nell’antologia Diramazioni urbane (2016), a cura di Anna Maria Curci. Autrice di libri di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di Periodico italiano e Laici.it. Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco, portoghese, hindi e giapponese. Ha ottenuto il Creativity Prize al Premio Internazionale Naji Naaman’s 2016. È ambasciatrice per la cultura e rappresenta l’Italia in Libano per la Fondazione Naji Naaman. È alla direzione di Writers Capital International Foundation. Socio corrispondente dell’Accademia Cosentina, fondata nel 1511 da Aulo Giano Parrasio.


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Interno Poesia, nato ad aprile 2014, è tra i principali blog e siti letterari per la promozione e divulgazione della poesia: contemporanea, del ‘900, edita e inedita, italiana e straniera.
Con l’obiettivo di diversificare la ricerca e la proposta culturale nasce Interno Poesia Editore, un progetto editoriale esclusivamente dedicato alla promozione della poesia attraverso la nuova collana Interno Libri.
Andrea Cati è il fondatore e curatore del progetto Interno Poesia. Chi collabora con IP: Maria Grazia Calandrone, Claudio Damiani, Mario De Santis, Valerio Grutt, Franca Mancinelli, Giovanna Rosadini, Francesca Serragnoli, Andrea Sirotti.

Libellula -Haiku-

libellula

acquerello di Silvia Molinari

La libellula, in Giappone, è conosciuta anche col nome di “piccolo drago”, si crede infatti che al suo interno vi sia intrappolato un drago… Sin dai tempi antichi, la libellula è vista dai giapponesi come una creatura di grande bellezza e un simbolo di forza interiore. In passato le libellule venivano chiamate anche kashimushi, che significa letteralmente insetto vincente, e questo nome è dovuto al fatto che le libellule volano sempre avanti e non retrocedono mai. Una qualità particolarmente apprezzata dai guerrieri samurai. Per questo motivo si trovano spesso decorazioni a forma di libellula sugli elmi dei samurai, sugli elmetti dei militari e nei simboli di alcune famiglie nobili.

In questa composizione l’acqua è essenzialmente un simbolo-specchio, dunque può essere una persona, un’occasione, o il riflesso della propria coscienza o anche più banalmente l’osservazione di se stessi, tutte cose che permettono di prendere coscienza del proprio fuoco interiore. Nella simbologia giapponese l’acqua assume i significati attribuiti dal Tao che sono essenzialmente quelli di mutamento, mistero, vita. L’acqua rappresenta lo stadio oscuro e nascosto, il punto più basso della materia, lo yin massimo ovvero lo stato in cui le cose tornano quando muoiono. Rappresenta il mutamento interno. L’acqua, che è anche elemento rinfrescante, specchiando il proprio stato interiore è un ritorno di coscienza allo stato originario, al luogo in cui tutte le cose provengono. In questo caso il drago (fuoco), che secondo un’antica leggenda è rimasto intrappolato nella libellula,torna al suo stato originario proprio attraverso l’acqua. La maggior parte dei draghi giapponesi sono infatti divinità dell’acqua, elemento che aiuta lo spirito del cielo a scendere in terra. Da notare come il drago sia considerato elemento yang per cui il cerchio con l’acqua (yin) si chiude proprio a specchio nella simbologia del tao.

La natura si presta sempre a interpretazioni suggestive e con semplicità suggerisce riflessioni profonde sulla vita e su noi stessi.

 [n a n i t a ]


precedentemente pubblicato sulla Rivista libera La Recherche 

Sotto la neve -Haiku-

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Acquerello di Maria Stezhko

 

 

Il sole che nessuno vede (Tiziano Fratus)

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«Sedendo quietamente senza fare nulla, la primavera giunge e l’erba cresce da sé.»

 [Zenrin Kushu]

Entrare nel bosco. Uscirne. Non essere più la stessa persona che vi era entrata. Immergersi nell’acqua di un torrente, di una cascata, lasciarsi lavare dall’acqua limpida, fresca di una sorgente. Le mani a coppa in raccoglimento: dissetarsi attraverso colei che scorre, che segue un sentiero tortuoso, a noi ignoto, per arrivare limpida alla nostra bocca.

La goccia di rugiada pianse, dicendo:

« Chi, oltre il cielo, o Sole,

potrebbe contenere la tua immagine?

Io ti sogno, ma dispero di poterti servire.

Sono troppo piccola per rifletterti,

o grande re, la mia vita è tutta un pianto».

 

Rispose il Sole:

« Io illumino il cielo sconfinato,

eppure posso concedermi

ad una lieve, piccola goccia di rugiada.

Diventerò una semplice scintilla di luce,

ti riempirò, così la tua piccola vita

sarà una sfera sorridente».

 

È una bellissima poesia di Rabindranath Tagore da Il paniere di frutta (1915) citata ne L’ascolto delle acque, uno dei capitoli di Il sole che nessuno vede-meditare in natura e ricostruire il mondo- un libro in cammino come l’uomo, il poeta, lo scrittore che lo ha firmato, Tiziano Fratus. In cammino come l’acqua che è in movimento perpetuo, si trasforma e si lascia plasmare da luce, terra, vento. L’ascolto delle acque è già un mantra, noi stessi siamo acqua, in ascolto profondo del mondo ascoltiamo anche noi stessi, cerchiamo di mettere ordine in un “disordine” da crescita selvatica che ha occupato la nostra esistenza in inconsapevole muta, in incessante propagazione radicale e apicale. «Sono goccia nella corrente, da ogni pensiero nasce un torrente. Sono goccia nella corrente, da ogni pensiero nasce un torrente. Sono goccia nella corrente, da ogni pensiero nasce un torrente.» È uno dei mantra che costellano il paesaggio narrativo di questo percorso scaturito dalle meditazioni in natura che Tiziano affronta nel suo cammino interiore. In questo libro, che è solo una delle pagine del suo vasto poema arboreo-filosofico, ritrovo l’amore per i grandi alberi che lo accompagna fin dalla sua prima rinascita in California, l’amore per i boschi narrativi, poetici, filosofici che sono parte integrante della sua scrittura, del suo abitare continenti tra carta e  corteccia, la tessitura di un proprio percorso di vita solitario eppure accomunante di cui ne è fulcro e testimonianza la scrittura.

« Al termine della meditazione, quando la fonte ha scavato, sento le mani umide. Apro. Capisco che mi ha piovuto dentro. Mi alzo e inizio a camminare: non ho più nome, non ho più cognome, sono nessuno, sono uno spirito che cammina.[…] Meditare nel cuore della natura è ridiventare elementi semplici, privi di pensiero» scrive Tiziano.

Meditare non per attuare il distacco dalle cose del mondo, meditare per essere nel mondo, tacitare il pensiero, pacificare la propria esistenza almeno per un momento, diventare semplici uomini tra gli uomini. Che l’acqua si raccolga dalle cime dei monti nelle sponde calme di un lago e che specchi in ritrovata unità ciò che è visibile e ciò che non lo è. Tiziano si lascia percorrere dal paesaggio, s’interroga, si siede, raccoglie il pensiero che tende a sfuggire di mano come quell’acqua sorgiva. Tra i faggi funamboli del bosco del Palanfrè recita la propria preghiera, una bellissima preghiera: «Salute a te o Gran Bosco che mi stai per ospitare nei tuoi frondai.[…] Abbi compassione di me […] accoglimi con la tua grazia, e porgi ai tuoi abitanti la mia richiesta di cittadinanza. Fammi abitare per porzioni dei tuoi anelli la tua stessa pace, la tua anima è chiesa e tempio[…]»

È ancora qui Tiziano a «…tentare di mettere tutto in comunione. Ciò che era mio sarà vostro. Qui nelle mie mani come nelle vostre[i] Il proprio cammino di uomo radice, spirituale e non, le letture, i libri, gli incontri, i silenzi, la propria solitudine, la tristezza, la malinconia di esistere. Il vuoto. Il silenzio. La profondità.

Il sole che nessuno vede è un libro per chi desidera « Entrare nella foresta senza muovere un filo d’erba; Entrare nell’acqua senza incresparne la superficie »[ii]; è un libro che va letto ma anche meditato nelle sue innumerevoli suggestioni: alla ricerca del silenzio, quello profondo, che non è assenza di rumore ma ascolto in armonia con ciò che esiste e lentamente si manifesta, sia che venga speculato dall’uomo oppure no. La natura traccia il proprio corso, semplicemente esiste che venga nominata, indagata, catalogata o che venga ignorata, è mossa da quell’armonia nascosta, di cui parlava Eraclito, superiore all’armonia manifesta. Concetto espresso anche nello Zenrin Kushu (raccolta Zen del XV sec.) in questi splendidi versi: «Il vecchio pino stormisce la divina saggezza. L’uccello nascosto nel bosco canta l’eterna armonia.»

Non è il verbo, come per gli aborigeni nelle Vie dei Canti di Bruce Chatwin, che fa esistere il paesaggio e la natura, che lo rende reale; è la natura stessa che si rigenera -e noi come lei- a un sole visibile ma anche a un sole invisibile che alimenta la vita e il suo scorrere. «Al di fuori del mondo umano, l’ordine della natura va avanti senza consultare libri» scrive il filosofo Alan Watts e -continua Tiziano Fratus- «La natura emerge come un libro di regole e principi, ma lo è anche prima che si inizi a distinguere, a nominare». Eppure colui che scrive e canta la natura, gli alberi e il paesaggio traccia delle linee immaginarie, invisibili, ognuno traccia la propria o più d’una, un unico vasto poema, scrive l’autore,  su cui possiamo anche noi camminare: « Il canto che dà il nome alla terra cantata continua a esistere ». [iii]

 

(Valentina Meloni, 28/11/2016)

 

 Recensione  apparsa sul num. 15 di Diwali- rivista contaminata 

 NOTE


[i] Tiziano Fratus- “Un altro mondo” da Gli scorpioni delle langhe; La Vita Felice

[ii] dal Zenrin Kushu

[iii] di Martin. Heidegger, in Perché i poeti, citato da B. Chatwin nell’opera Le Vie dei Canti, Adelphi,pag.371