
come il mare al tramonto
_________le tue dita
sono aliti di vento
_____germogli di desideri
sul ramo sfiorito della sera


Ukiyo-e di Haruyo Morita
Haijin, povera!
contava le sillabe
senza un dito
[ n a n i t a ]

Replica l’evento “SENZA PAURA-Voci di donna in poesia e teatro“, (iniziativa alla quale ho aderito con alcuni testi tratti dalla silloge “Eva” ) già presentata lo scorso 15 marzo dalla Casa della Poesia di Monza in collaborazione con La Vita Felice presso l’Ufficio del Parlamento Europeo di Milano.
Si terrà domenica 20 novembre, alle 15.00, presso la Casa delle Arti-Spazio Alda Merini nell’ambito della rassegna BookCity Milano 2016.
Eva è un progetto poetico-fotografico sul mondo femminile e la violenza di genere, silloge risultata vincitrice della sezione A del Premio Nazionale di Poesia “La Bormida al Tanaro Sposa” 2015. Ha vinto inoltre il secondo Premio per la sezione silloge inedita nel Premio Internazionale di Poesia e Narrativa I fiori sull’acqua 2016 sulla violenza di genere.
SENZA PAURA-Voci di donna in poesia e teatro è un Reading poetico performativo sul tema della condizione della donna e sulla sua volontà di affermazione di identità paritetica contro i soprusi e le prevaricazioni, siano esse di natura fisica o psicologica.
Introduzione di Antonetta Carrabs e Diana Battaggia
con la partecipazione delle poete
Sabrina Amadori
Rossana Bacchella
Claudia Cangemi
Paola Carriera
Cinzia Cavallaro
Bruna Colacicco
Agnese Coppola
Annamaria Gallo
Gianfranca Gastaldi
Anna Maria Lombardi
Valentina Neri
Valentina Olivi
Barbara Rabita
Sara Elena Rossetti
Lina Salvi
Alice Serrao
Savina Speranza
Alexa von der Goltz
Rosanna Zizzo
Letture della Compagnia teatrale MasKere
INGRESSO LIBERO

Chi dorme non piglia pesci … ma scrive racconti. È il caso di Giovanna Iorio che pubblica per #tuchemiracconti di Regina Zabo una raccolta di racconti brevi ambientati nella città di Roma. Dormiveglia –così s’intitola la raccolta acquistabile in formato e-pub abbinata alle musiche di Notturno Concertante –rappresenta un luogo creativo personalissimo dedicato a chi non riesce a prendere sonno. È in quel luogo neutrale che nascono i personaggi fantasiosi, a volte surreali e bizzarri che ci trasportano nel loro personalissimo mondo dall’atmosfera sospesa. Regina Zabo lo descrive così:
Un’atmosfera di sospensione del tempo e del giudizio, a metà tra il sonno e la veglia, che riesce a rilassare il lettore e trasportarlo in una sorta di universo parallelo, in cui la logica viene frammentata e i sentimenti fanno da collante. (dalla nota dell’editore)
La raccolta è suddivisa in quattro parti che prendono il nome dalle varie fasi del sonno: Onde Alpha -Tra veglia e sonno, Onde Theta- Sonno leggero, Onde Delta-Sonno profondo, Onde Lente Rem. La citazione in epigrafe è ovviamente quella di Murakami Haruki, tratta da “Sonno“. Chi segue un pochino Giovanna, infatti, ha imparato a conoscere il suo amore profondo per lo scrittore giapponese.
Deliziosi i racconti Onde Alfa leggeri, eterei, vaporosi, sembrano essere stati scritti con inchiostro di nuvola, appena li leggi ti si stampa sulla guancia la piega del cuscino e non vorresti alzarti più per non sospendere la lettura. Si aprono con “L’aroma del caffè“, protagonista di risvegli mattutini in corsa sul tram, sui taxi per le strade di Roma, artefice di incontri amorosi e sogni a occhi aperti. Si prosegue con “Ali” un racconto angelico che ci fa letteralmente levitare sul materasso in attesa di scoprire cosa accadrà alla ragazza cui sono improvvisamente spuntate le ali. “Carlo il calvo“prospetta, invece, un riscatto morale per tutti quegli uomini che hanno perso i capelli e non sanno di aver acquisito fascino… “GRAnde amore” è una parodia dell’attesa inscenata sul G.R.A. di Roma. Chi ha avuto la sfortuna di transitarvi, o meglio sostarvi, almeno una volta sa che in quelle code interminabili nelle automobili possono nascere amori, amicizie e drammi. È un tempo sospeso quello del Grande Raccordo Anulare proprio come quello del dormiveglia. La storia d’amore che ne nasce vi stupirà.Immancabili poi i gatti di Roma protagonisti al “Bar dei raminghi“…
Onde Theta si apre invece con uno dei racconti più belli per me: “Un pesce farfalla“. Delicati i sentimenti di questa narrazione, scorci consueti e quotidiani ricchi di tenerezza. Le immagini di un malessere interiore prendono la forma di un pesce rosso nel bicchiere. Ci si sveglia ancora bagnati di sudore con la sensazione di aver dormito stretti nella propria tristezza. Succede che in questi racconti ci si metta improvvisamente a ballare un paso doble (I ballerini) e che non si smetta più o che un neo sul viso sia un punto interrogativo che s’ingrandisce e scompare come nel paese di Alice (Il neo). Che ci si ritrovi improvvisamente nel corpo di un’altra dopo che abbiamo tagliato i capelli (Capelli corti), che in una consueta giornata di lavoro siamo talmente colpiti dalla fisionomia di un volto da non riuscire più a tornare in noi (La faccia).
In Sonno profondo le narrazioni si avvicendano in complessità sempre più profonde toccando temi importanti e di difficile trattazione. Eutanasia narra la storia surreale di un vicinato anonimo in cui la protagonista è la morte.Un giallo che ha i toni grotteschi e suspence del racconto noir ci trascina per sei piani di scale in cima ad un appartamento… shhh! non posso dire nulla (I sei piani). Una donna, a sua insaputa, si innamora dell’Uomo di pietra mentre sulla bellissima collina di Posillipo uomini, donne, famiglie si danno tutti appuntamento per festeggiare insieme La fine del mondo.
Onde Lente Rem è invece il luogo del sogno, del ricordo e dell’inconscio in cui la propria coscienza si trova a dover fare i conti senza altri intermediari che se stessi. In questo strano “condominio” vive Egidio che deve fare i conti con il ricordo della moglie morta e La neve nell’armadio, L’avvocato F. che ha un problema con la propria coscienza che si manifesta in tutta la sua crudezza (Coscienza sporca), Mohammed Jalla, per suo figlio L’uomo Ragno e un onorevole colpito dall’ebola a Montecitorio, protagonista della Cena africana che avrà un triste epilogo; infine nell’ultima “stanza” abita Viola, La ragazza dei sogni dai poteri soprannaturali che sa trasformare sogni e incubi in realtà.
La scrittura di Giovanna ha il dono della leggerezza, pur trattando temi e argomenti a volte difficili e pesanti la narrazione ha i tratti fulminei di uno svelamento improvviso conservando soavità e grazia. Il patto finzionale tra lettore e autore qui è ben saldo, non viene mai meno neppure quando si trova a dover seguire le bizzarrie surreali del sogno. Ci troviamo messi di fronte all’evidenza della vita però con quel candore proprio di chi -come diceva Italo Calvino, maestro del racconto breve – sa prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.
n a n i t a
Giovanna Iorio vive a Roma. Prima ha vissuto ad Avellino, Dublino, Torino e per cambiare -ino in qualcosa di entusiasmante anche a Glasgow.
Quando può va a cercare quadrifogli e poi li regala ad amici o agli sconosciuti. Le piacerebbe, un giorno, sapere se i suoi quadrifogli hanno portato fortuna. Ama le coincidenze. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e haiku. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati da Storiebrevi e Feltrinelli. Quando le piace un’idea la porta nella sua città: a Roma ha realizzato le casette per lo scambio dei libri le Little Free Library, il Ponte dei libri, il Progetto Panchine, le PopStairs, il Muro della Gentilezza. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il cioccolato fondente.
Notturno Concertante: Lucio Lazzaruolo chitarrista e tastierista e Raffaele Villanova cantante e chitarrista. Dal ’94 Lucio Lazzaruolo e Raffaele Villanova compongono musiche che sono utilizzate da Rai International nei documentari della serie Radici (in onda su Raisat), da Raiuno (per la P.T. Productions) e da Canale 5 (La clinica degli animali). Inoltre hanno composto parte della colonna sonora del film “Il Natale rubato” con Patrizio Rispo.
Recentemente hanno musicato il documentario di Giorgio Diritti intitolato Con i miei occhi. Inoltre hanno sonorizzato vari racconti radiofonici della scrittrice Giovanna Iorio per Radio 3 Rai. Il loro ultimo disco si intitola Canzoni allo specchio.

Recensione di Lorenzo Spurio apparsa su Blog Letteratura e Cultura
Tutte le parole
sono scivolate fuori
dalle tasche (27)
Complicato approcciarsi in termini critici a un libro come questo recente di Valentina Meloni, la poetessa di origini romane oggi naturalizzata umbra, che ha dato alle stampe Le regole del controdolore (Temperino rosso edizioni, 2016) sotto eteronimo di “nanita” come è piuttosto nota nel web. Lo è non tanto per la vastità delle ambientazioni intime investigate o le tematiche che sottendono ai vari componimenti,ma proprio per un motivo basico, che si ravvisa alle fondamenta e che obbliga a una domanda di fondo: perché un libro come questo?
L’autrice in nota di apertura ci informa che forse questo non è neppure un libro di poesie quando, in realtà, esso lo è eccome. La poesia non si riconosce solo visivamente dall’organizzazione in versi che spezzano frasi ma dall’intensità del linguaggio che i contenuti evocano.
Le regole del controdolore è un libro divertente e giocoso, intimo e fanciullesco, scanzonato e proiettato verso il mito dell’infanzia, ma al contempo riflessivo, denso di immagini e pillole che consentono al lettore di riflettere e di riscoprire la sua componente meno razionale. Al suo interno il lavoro è stato diviso in numerosi raggruppamenti che non possiamo definire con esattezza vere e proprie sillogi ma che si configurano, piuttosto, come livelli progressivi di un gioco a fasi, intervalli di esperienze e approcci al mondo, raffronti riavvicinati con la propria genialità repressa che fuoriescono e che la Nostra ci consente di percorrere con soavità, privi di quell’aurea pesante e seriosa che spesso i lavori poetici impongono.
Dell’autrice c’è molto: l’amore forte e la profonda preparazione sugli aspetti fondanti a quella che –forse impropriamente ma in maniera generalizzata- possiamo definire la letteratura dell’infanzia (a renderlo palese una citazione della scrittrice Vivian Lamarque), ma anche di una letteratura che ha in qualche modo posto l’interesse sulla necessità di rompere il disincanto per allietare ed affabulare, arricchire in senso positivo e gioioso, sottolineando in maniera rimarchevole quanto un approccio di tipo ludico e spensierato dinanzi all’esistenza possa spesso costituire, se non la risoluzione pratica ed efficace ai problemi, di certo un lenitivo significativo.
Inevitabile il riferimento al “controdolore” del geniale Palazzeschi, esponente di spicco dell’avanguardia italiana ed europea che in quel manifesto audace e strampalato, di certo irriverente e pretestuoso, aveva stilato un programma –dai tratti anche macabri- di purificazione e ringiovanimento della società mediante il riso. Attraverso la riscoperta del divertimento e del ridere, anche dinanzi a situazioni sconvenienti e nelle quali il riso non sarebbe di certo la risposta più spontanea e riguardevole.
Palazzeschi, per gran parte della sua esistenza letteraria, è stato uno di quegli autori ardimentosi che forse hanno tirato un po’ troppo la corda ma di certo ha operato a livello delle coscienze umane in maniera notevole: le estremizzazioni più repellenti di cui dava sfogo nel celebre manifesto erano invocazioni provocatorie, biechi tentativi di far rinascere autostima e motivare una risposta di sdegno e appropriazione di coscienza come, appunto, la società del periodo necessitava.
Il fatto che Valentina riprenda un autore come Palazzeschi è cosa assai curiosa; l’intero suo volume è in fondo un validissimo strumento avanguardistico dove con impulsività la voce più forte che si sente è quella dell’impavido ragazzino alle prese con scorribande o a salire grandi alberi nonché a stupirsi dinanzi alle stelle e alla morfologia delle nuvole. Ad accompagnare le varie riflessioni poetiche della Valentina bambina sono una serie di raffigurazioni grafiche a matita che completano il percorso che al lettore è consentito di fare tra cui un paio di disegni formati da tessuto sintattico che tanto fanno pensare alle celebri poesie visive di un altro avanguardista, Corrado Govoni.
La traiettoria principale di questo libro è forse quella di non avere nessuna traiettoria. Non vi sono binari che conducono in maniera ordinata e lineare un percorso tra le varie emozioni del narrato. In questo recondito mare di assenza di certezze e determinazioni –che è poi il setting ideale della fiaba o delle narrazioni per bambini- l’io poetico si perde e con esso anche il lettore si dimena in un bosco di difficile fuga (vien quasi da pensare, a tratti ad Alice di Carroll o a Pinocchio disperato che fugge i suoi spazi domestici per trovarsi poi, sbadatamente e colpevolmente, in situazioni di precarietà), vivendo un disorientamento che è dolce perché vivifica il tempo ormai annullato, quello della memoria dell’infanzia.
Queste poesie fuggono dal foglio nel momento in cui le leggiamo, si nascondono, prendono vita in oggetti animati, in presenze indistinguibili, popolano la nostra stanza. Ci accompagnano e ritornano: ad intervalli ritornano nella nostra abitualità, altre volte riaffiorano d’impeto e ci terrorizzano.
Le parole si intrecciano e scorrono veloci, si mischiano in maniera convulsa, si sciolgono e si dilatano, s’infiammano ed esplodono, si rincorrono e poi ancora, nel momento in cui avevamo creduto di afferrarle e farle nostre, ci sfuggono librandosi nel cielo, in forma di stella o diventano polvere.
“Bisogna saper/ ridere/anche del dolore” appunta la Nostra in apertura a una delle liriche dall’aspetto filiforme, chiosando il già citato Palazzeschi. Non hanno, però, i suoi versi intenti arroganti e sconsiderati –come potevano apparire le enunciazioni del Palazzeschi del manifesto-, piuttosto racchiudono l’esigenza di una riscoperta, la voglia di ritrovare il cantuccio dell’infanzia, di poter credere che quella spensieratezza e gioia incontaminata degli anni verdi possano in qualche modo continuare nel presente spesso fosco di problemi e preoccupazioni. Il mito dell’eterna infanzia di cui Barrie in Peter Pan ci parla non è allora una scriteriata utopia, un progetto imbelle di inapplicabile forma, ma desiderio stesso di vivere la vita con il pennello in mano per colorare ogni cosa con le tinte più luminose e ridenti.
In questo modo quella “bambina/ -prigioniera-/ chiusa in un corpo/ di donna” (65) uscirà da una reclusione dolorosa e privativa del suo inderogabile diritto di essere. La chiusa del libro si apre con una citazione del Baudelaire dei nefasti e marci Fiori del male che, per una volta, ci dà un messaggio di apertura: “Felice chi […] comprende senza sforzo il linguaggio dei fiori e delle cose mute”. La Nostra, con il dono che le è proprio, con la sua genetica predisposizione al canto e all’osservazione, alla maliosa fuga dal reale, alla simbiosi vegetale e all’affratellamento al regno degli alberi, sembra esser una fata che comprende meglio di ciascun botanico il linguaggio della natura, tutta impegnata ad abbracciare bruchi e far il solletico ai variopinti funghi.
Lorenzo Spurio
Jesi, 26-09-2016

Esistono luoghi insospettabili proprio dietro l’angolo. Giardini a due passi da casa ricchi di meraviglie. Milano ha un’anima verde che pochi conoscono e di cui siamo già andati alla scoperta con i racconti della Settima Quercia. Oggi prendendo per mano i bambini dai cinque anni in su andiamo alla scoperta del Parco Ticinello.* Inauguriamo così la rubrica dedicata alla letteratura per l’infanzia nella scrittura d’ambiente. Anche i piccoli, anzi soprattutto loro, devono essere educati alla scoperta del mondo e delle sue bellezze. Cosa c’è di meglio di un parco ricco di meraviglie proprio dietro l’angolo? Ce lo raccontano con parole poetiche e illustrazioni da sogno Cristina Marsi e Natascia Ugliano che hanno dato vita a un libro in cui la curiosità dei bambini può essere stimolata…in ogni stagione.
Un parco è, per i bambini, soprattutto un luogo da perlustrare pieno di segreti, luoghi incantati, sentieri, rifugi, nascondigli e piccoli animali…ma è anche un luogo in cui saltare, ballare, giocare, riposare, in cui mettere i piedi in acqua, in cui ammirare i fiori, toccare con mano ali, foglie ed erbe sonore. Sperimentare sensazioni tattili differenti come camminare sul muschio, inseguire venti e poi ascoltare la musica silenziosa degli insetti…
In inverno con la neve andare alla ricerca di bianchi disegni, tracce, orme, indovinare a chi appartengono e lasciarne altre solo nostre. In primavera giocare con fiori, uccellini e farfalle, prendere appunti sul proprio taccuino per riconoscerne la specie o approntare un piccolo erbario. In estate rinfrescarsi sotto gli alberi e vicino ai corsi d’acqua, leggere un libro oppure oziare sul prato. In autunno come ora, tuffarsi nelle foglie e poi giocare ad essere il re del parco con una splendida corona di bacche!
Cristina Marsi e Natascia Ugliano vi aspettano sabato 5 novembre presso la Biblioteca Sant’Ambrogio con un laboratorio di lettura e pittura alla scoperta del Parco Ticinello.
Qui tutto è verde come la delicatezza, colorato come l’allegria. Questo è il magico parco vicino a casa mia!


“Le regole del controdolore ” è un libro che esce fuori dai sentieri abituali. È un autoritratto, un percorso a ritroso verso le radici dell’essere. Un peccato originale che giustifichi l’abbandono dell’Eden. La riconquista dell’età dell’innocenza è in ognuno di noi, ma in Nanita è un suono di corno nelle foreste della propria anima, popolata da cervi, daini, farfalle e alberi. Rifugio in cui la poetessa pare quasi essere rimasta in letargo, sospesa in un tempo indefinito, in attesa di un bacio principesco, di una liberazione.
In “ Le regole del controdolore” c’è in sordina, la voce delle favole dell’infanzia. Valentina Meloni dice della sua poesia, in un misto tra racconto popolare e fiaba: “ ha due ali e due piedi e un cielo per smarrirsi”. E ancora “non so se chiamarle poesie, non so neppure se siano stelle queste scintille di luce che ho raccolto nelle mani emergendo dalla notte”. Questi versi si possono spingere con un soffio e nello stesso tempo sono incisivi come la lama di un rasoio. Con semplicità si chiede che cosa sia la poesia e, con altrettanta naturalezza, arriva al centro del suo universo.
“I versi sono/ ali di farfalla/ scrivono nell’aria…”. Il mondo di Nanita è come l’ostia che diviene sangue, una continua metamorfosi di parole che diventano altro da sé. È alchimia ed è surrealismo. Il tutto è detto, qui sta l’originalità, con il piglio leggero di un racconto. Valentina è discreta, non si scrive in prima persona ma, in filigrana, per chi la conosce, c’è. Ben occultata nell’involucro delle parole.
(Emilio Paolo Taormina, poeta e scrittore)
Biografia autore
Emilio Paolo Taormina è nato a Palermo nel 1938, Sue opere sono tradotte in albanese, armeno, croato, francese, inglese, portoghese, russo, spagnolo e tedesco. È presente in antologie e riviste internazionali. Pubblicazioni recenti: Archipiélago, traduzione in spagnolo di Carlos Vitale, editore: Plaza&JanesEditores, Barcelona 2002; Magnolie, traduzione in armeno di HakobSimonyan, Erevan 2007; Lo sposalizio del tempo, Edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni 2009, ristampa ampliata 2011; Inchiostro, (racconti), Edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni , 2011; Le regole della rosa, Edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni, 2014. Su quest’ultima opera poetica Massimo Barbaro ha scritto una breve nota dal titolo Il bordo tagliente del silenzio.

Scrivere di Bejan Matur, in questi tempi bui, è una delle cose che ritengo sia importante fare. Bejan Matur, ma non solo. Scrivere di poetesse e poeti che vivono situazioni di conflitto o di guerra. Conflitto nel senso più ampio del termine: sociale, di genere, economico, politico.
Per quanto riguarda la presenza femminile nel contesto della scrittura, questa ha per me un valore doppiamente significativo. Prima di tutto perché mi riconosco in queste voci e come voci a me affini sento il bisogno di scriverne e testimoniarne l’esistenza e secondo perché la discriminazione verso la presenza femminile è ancora esistente, in molti aspetti della vita e in moltissime società che vivono su questa terra martoriata.
Untitled
Bejan Matur, è una scrittrice curda che scrive in turco, anche se ultimamente -cosa molto importante- ha scritto anche in curdo. Matur nasce nel 1968 a Maras (Kahramanmaraş), nel sud est della Turchia. Un…
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le prime piogge-
le coccole del gatto
malinconiche
[ n a n i t a ]
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