Tinte autunnali-Autumnal Tints-H.D. Thoureau

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Adoro l’autunno, la stagione dei poeti, degli innamorati, dei colori accesi: mi piace ricordare la citazione di Albert Camus che lo paragona alla primavera…

L’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore.

Le foglie cadono e ricoprono il terreno come fosse un morbido tappeto in cui potersi tuffare. Alberi, prati e cespugli s’incendiano, come se un invisibile pittore facesse scivolare amorevolmente il proprio pennello su di essi. Prima un tocco di oro, poi uno di arancio, infine uno di rosso. Ogni cultura dà un nome diverso a questo magnifico fenomeno.
Ad esempio l’autunno giapponese si chiama 紅葉 “kouyou“,  Foliage o Fall Foliage invece è un termine romantico e suggestivo, anche noto come Indian Summer, che – nell’immaginario di molti – è legato a Paesi lontani: il Quebec, il Maine, il New England.

Scrive Hanry David Thoureau nel suo splendido libricino Autumnal Tints tradotto in italiano da Chiara Gallese per la casa editrice Galassia Arte (collana: Le sequoie) nel volume Tinte autunnali:

“Gli europei che vengono in America sono sorpresi dello splendore del nostro fogliame autunnale. Tale fenomeno non è tenuto in alcuna considerazione nella poesia inglese, poiché gli alberi lì acquistano solo pochi colori brillanti.[…] Il cambiamento autunnale dei nostri boschi non ha ancora fatto una profonda impressione nella nostra letteratura. Ottobre ha a mala pena tinto la nostra poesia.”

E Thoureau, grande osservatore, scrittore naturalista dall’animo altamente sensibile, racchiude in queste poche pagine dalla iniziale forma di appunti tutta la poesia e i colori di questa malinconica stagione che riesce a trasformare un bosco in un sommesso incendio… Così descrive l’autunno Boris Abramovič Sluckijun poeta russo scomparso nel 1986, che certamente aveva tratto dallo spettacolo dei boschi autunnali profonda ispirazione…

Riscaldiamoci l’anima pure noi, allora, godendo delle tinte autunnali…

“Ottobre è il mese delle foglie colorate. Il loro ricco bagliore lampeggia ora in giro per il mondo.Come i frutti e le foglie, e il giorno stesso, acquisiscono una colorazione luminosa poco prima di cadere, così l’anno si avvicina al suo tramonto. Ottobre è il suo cielo al tramonto, novembre è il tardo crepuscolo.
Ho già pensato che sarebbe valsa la pena di procurarmi una foglia campione da ogni albero, arbusto e pianta erbacea che cambia colore, nel momento in cui avesse acquisito il suo caratteristico colore brillante, nel passaggio dalla fase verde a quella marrone, delinearne i tratti essenziali, e copiarne esattamente il colore, con la pittura, in un libro dal titolo “Ottobre, o tinte autunnali”- iniziando con il primissimo rossore- Woodbine e il lago di foglie delle radici, e continuando poi con gli aceri, i noci americani, e i sommacchi, e molte foglie splendidamente maculate e meno note, finendo con querce e pioppi tremuli.Che ricordo sarebbe un libro del genere […]” (Autumnal Tints- H.D. Thoreau)

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il mio angolino di lettura autunnale

Il Nostro forse sarebbe felice di sapere che c’è qualcuno che lo ha fatto -chissà magari proprio da lui ispirato- creando nei giardini Trauttmansdorff a Merano Il Padiglione delle foglie d’autunno dove, racconta Tiziano Fratus in L’Italia è un giardino (che ho recensito qui)  si possono ammirare tutti o quasi i colori che le foglie possono creare in autunno. Thoreau racconta nelle prime pagine che ha tentato, con scarsi progressi, di creare questo libro, ma che poi ha cercato di descrivere tutte queste tinte brillanti a parole. Da qui in poi inizia a mostrarci i suoi appunti nei quali fa una descrizione poetica e particolareggiata di diverse specie, partendo dalle panicelle americane per proseguire poi con l’acero rosso, l’olmo, l’acero da zucchero, la quercia scarlatta e una quantità di foglie di varie specie. Questo librino così poetico e suggestivo  riuscirà a catapultarvi in una meravigliosa atmosfera ovunque voi siate… L’unico suggerimento che posso darvi, come per tutti gli altri capolavori di questo autore, è di leggerlo in lingua originale se siete avvezzi con la lingua inglese, perché in  traduzione si perde inevitabilmente la musicalità della prosa poetica- molto marcata in questa occasione e perciò ancora più suggestiva- che caratterizza la sua scrittura. È una lettura fluida e meticolosa nelle descrizioni che influenza fortemente l’immaginazione…

“…io credo che tutte le foglie, anche le erbe e i muschi, acquistino colori più brillanti poco prima della loro caduta. Quando arrivi a osservare fedelmente i cambiamenti di ogni più umile pianta, scopri che ognuna ha, prima o poi, la sua peculiare tonalità autunnale; se ti impegni a stilare una lista completa delle tinte brillanti, sarà quasi altrettanto lunga quanto l’elenco delle piante intorno a te.”(H.D.Thoreau – Tinte Autunnali)

In America lo splendore del fogliame autunnale è spettacolare …Eppure anche L’Italia non è da meno con i suoi  boschi, parchi, giardini, sentieri e viali alberati…
Angoli bellissimi, dove poter respirare a pieni polmoni l’atmosfera ovattata e colorata dell’Estate di San Martino.
E allora che si fa? Allora andiamo a sbirciare anche noi tra le foglie…

Sbirciare tra le foglie Leaf Peeping: altro non è che la versione botanica del birdwatching. I mesi in cui si può godere di questa attività sono Ottobre e Novembre e la rotta da seguire è quella dell’Italia Settentrionale, ma – volendo – ci si può spingere anche più giù. Senza dover andare troppo lontano … anche qui dove abito  si può godere di qualche scorcio interessante dai caldi toni autunnali…

Thoreau con ironia e un pizzico di macabro ci invita a passeggiare sulle foglie lasciandoci andare -come si lasciano andare anche loro- alla perdita e all’accettazione per l’impermanenza, quello che i giapponesi definirebbero con il sentimento Aware, la perdita consapevole dell’esistenza.

«È piacevole passeggiare sopra i letti di queste foglie fresche, croccanti, e fruscianti. Come vanno splendidamente alle loro tombe! Con quanta delicatezza si sdraiano e diventano terriccio! Dipinte di mille colori, e adatte a diventare i letti di noi che viviamo. Così marciano alla loro ultima dimora, leggere e vivaci. (…)  Esse ci insegnano come morire. Ci si chiede se potrà mai venire un tempo in cui gli uomini, con la loro vantata fede nell’immortalità, giaceranno con altrettanta grazia e maturità. (…)
Quando le foglie cadono, tutta la terra è un cimitero piacevole in cui passeggiare. Amo vagare e meditare su di esse nelle loro tombe. Qui non ci sono epitaffi mendaci o vani. Che importa se non possiedi un posto al Mount Auburn? Il tuo posto è sicuramente gettato da qualche parte in questo vasto cimitero, che è stato consacrato nei tempi antichi. Non hai bisogno di partecipare all’asta per assicurarti un posto. C’è abbastanza spazio qui…»  (H.D.Thoreau – Tinte Autunnali)

Per restare in Giappone… anche loro possiedono delle bellissime tradizioni autunnali, come per esempio il momiji-gari (紅葉狩, letteralmente “caccia all’acero giapponese”) : un rituale antico dalle origini aristocratiche. Si racconta infatti, che nelle limpide giornate d’autunno di molti secoli fa, i nobili si ritrovassero all’ombra delle folte chiome di momiji (紅葉, “acero” appunto)* per suonare, cantare e recitare poesie haiku (俳句), cercando ispirazione dal fogliame screziate di rosso. Poi, con il periodo Edo (1603 – 1867), questa usanza si è diffusa anche tra la gente comune, ed è rimasta intatta fino ad oggi. Come in passato, il momiji-gari non celebra solo il momento migliore per la contemplazione dei momiji, ma è anche un’occasione di festa dove il sakè scorre a fiumi, le cravatte si sciolgono e ci si ubriaca fino a crollare esausti.

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Ovviamente questo fugace ma intenso periodo riveste una solenne importanza per i giapponesi, cultori della bellezza per antonomasia, nonché eclettici contemplatori della natura. Probabilmente non esiste altro paese al mondo in cui l’autunno arrivi con tanta teatralità come in Giappone. L’avanzata della colorazione dei momiji è monitorata con un interessamento che per noi occidentali è difficile da comprendere: ogni sera, come per le previsioni meteo, i telegiornali forniscono un rapporto sullo stato dei momiji, con tanto di mappe dettagliate che mostrano il grado di colorazione raggiunto e le percentuali in ogni singola area.Kyoto è da sempre una delle mete più gettonate per i turisti appassionati di momiji-gari. Sia per le vaste foreste di momiji che circondano la città, sia per i numerosi templi, santuari e giardini che ogni anno, fra Ottobre e Novembre, sono abbelliti da uno spettacolare sfondo di colori autunnali. Possiamo paragonare il momiji-gari al nostro “foliage” autunnale che ormai inizia ad avere un certo seguito anche in Italia. E sebbene – come ci ha lasciato scritto il poeta Matsuo Bashō in suo celebre haiku-

“Oriente od occidente, unica è la malinconia del vento autunnale”

(Piccolo manoscritto della bisaccia, canzone del vento autunnale)

sono invece sempre diverse le sfumature delle foglie in questo periodo dell’anno in ogni parte del mondo…

Allora-come ci ammonisce Thoureau-non chiudetevi in casa ma uscite ad ammirare questa magnifica seconda primavera!

«La maggior parte della gente rientra in casa e chiude la porta, pensando che lo squallido e incolore novembre sia già arrivato, mentre alcuni dei colori più brillanti e memorabili non si sono ancora accesi.» (H.D.Thoreau – Tinte Autunnali)

n a n i t a

Tratto da una mia recensione apparsa a ottobre del 2013 sul Blog “Quelli che parlano agli alberi”


*Il8217124016_cbf1015a16_b momiji, il cui nome scientifico è Acer Japonicum, è un albero della famiglia degli aceri, più piccolo rispetto all’acero canadese e con foglie più sottili ed affusolate. Anche le foglie dell’acero giapponese, come per il suo parente canadese, in autunno hanno la caratteristica di tinteggiarsi con molteplici sfumature: sono rappresentate infinite varietà di verde, da quello più tenue e vellutato al verde smeraldino, più intenso; le tonalità di giallo e rosso si mischiano passando per tutta la gamma di arancioni che sia possibile immaginare. Uniformati al verde durante la calura estiva, i momiji iniziano la loro affascinante trasformazione con i primi freddi autunnali, richiamando a sé spropositate masse di turisti.


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