Seconda edizione Premio Letterario “L’albero di rose”. Poesie vincitrici e menzionate – sezione poesia inedita a tema

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La poesia con cui ho partecipato e che sarà pubblicata a settembre nella raccolta “Alambic” è  LA BAMBINA CHE PARLAVA AGLI ALBERI

Qualcuno si chiede se sia mai esista
la bambina che parlava agli alberi

ha nascosto un sogno nella scatola di latta
la lettera è rimasta intatta e il sogno, chi lo sa?

Qualcuno si chiede cosa dicesse
la bambina che parlava agli alberi

un sogno di latta e radici di vento
eccola, fa capolino dietro il tronco.

Qualcuno si chiede se sia mai esistita
la bambina che parlava agli alberi

ho trovato la sua scatola di latta
intatta, sepolta sotto l’albero in giardino

quando l’ho aperta – le mani tremanti –
tutte le parole sono volate fuori…

Un soffio d’autunno come le foglie
dell’ippocastano, anche loro sono andate

lontano, sono appassite nel sogno.
Non c’è più nessuno ad ascoltare

solo l’albero lì fermo ad aspettare…
che spuntino le foglie, che torni, prima o poi

la bambina della scatola di latta,
perché non può essere lei quella che

la tiene in mano se non sa più giocare
se non sa ascoltare, non può essere lei

la bambina che parlava agli alberi
se adesso non ne è più capace…oppure sì?

(nanita)

Avatar di Luciano NotaLA PRESENZA DI ÈRATO

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SECONDA EDIZIONE PREMIO LETTERARIO “L’ALBERO DI ROSE” – SEZIONE POESIA INEDITA A TEMA.

PRIMO CLASSIFICATO:

BOSCO DEL MAGGIO

Precipita, o notte, nella gola
stellata dell’orologio
e scava, come sai, nella voce scalena
della Terra:
sarà voglia, stasera,
d’appoggiare una scala sul buio –
salirvi incontro alla Luna scalza –
oppure monteranno
un’elica sopra la bicicletta e,
pedalando pedalando,
s’inabisseranno in verticale verso di Lei –

per toccare la Meravigliosa
i bambini hanno stretto patto
d’amicizia
proclamato libera Repubblica lunare:
innalzeranno nuovo Albero della Libertà.

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Euterpe n.24 e nuova rubrica Haiku

Esce oggi il numero 24 della rivista di letteratura Euterpe dedicata alla cultura ai tempi dei social networks. In questo numero moltissimi gli interventi interessanti e gli autori che hanno partecipato e inviato i loro testi. Ho presentato il dott. Tzemin Ition Tsai con una sua poesia in inglese tradotta in italiano e ho intervistato Valeria Simonova Cecon che avete già conosciuto precedentemente con i suoi libri e il blog di Haikai Cuccagna.

Grazie a tutti gli autori intervenuti e ai nostri lettori. Potete diffondere la rivista ai vostri contatti tramite questo link diretto e/o il sito ufficiale di Euterpe dove trovate tutti i numeri arretrati e le norme redazionali per partecipare con i vostri testi:

http://rivista-euterpe.blogspot.it

La novità del prossimo numero che avrà come tema “Autori internazionali e la loro influenza nella letteratura italiana” riguarda l’inserimento di una nuova rubrica di haiku da me condotta, dal titolo Komorebi.

Komorebi: la luce che filtra tra i rami degli alberi
Parola giapponese intraducibile che inaugura e titola la nuova rubrica di haiku di Euterpe. Visto il crescente interesse per il genere in Italia, ho pensato, in accordo con la Redazione, di creare uno spazio interamente dedicato a questa forma di poesia. Se vi siete mai trovati a passare sotto un bagno di luce tra gli alberi avrete bene in mente la sensazione provata. Un haiku può evocare esattamente la medesima sensazione, certamente in chi lo scrive ma anche in chi lo legge. Essenziale alla buona riuscita di un haiku è il completamento del lettore che, con la propria esperienza e la propria personale percezione, entra in accordo con il poeta e con la poesia e ne coglie il significato. A proposito di percezione dell’esperienza: i Giapponesi hanno creato anche l’epressione komorebi ni nureru, bagnarsi nella luce che filtra tra gli alberi. Invito, quindi, i nostri autori e lettori, a seguire la nostra nuova rubrica e a immergersi assieme a noi in questa delicata dimensione poetica.

 

L’invito è rivolto ai poeti haijin d’Italia, e non solo, che intendono partecipare alla selezione con le loro opere in lingua italiana. Si prediligono haiku in accordo con il tema proposto dalla rivista che, tuttavia, non è vincolante. Si partecipa inviando un massimo di cinque haiku a persona. In alternativa si può inviare un mini haibun di massimo 20 righe in caratteri di dimensione corpo 12. Si richiede una minima conoscenza delle regole di base con il conteggio sillabico o metrico, a scelta, con maiuscole o punteggiatura a indicare tagli e cesure, su due o tre versi, non dimenticando il Kigo. Alcuni haiku potranno essere corredati da un mio commento, soltanto se lo riterrò utile o necessario. A fine anno gli haiku pubblicati potranno essere raccolti in un e-book curato dalla redazione di Euterpe, allegato al primo numero dell’anno successivo e che sarà scaricabile gratuitamente dal sito della rivista.
Spedire all’indirizzo della rivista rivistaeuterpe@gmail.com indicando come oggetto Komorebi e ricordando di allegare sempre una nota bio-bibliografica e città di provenienza.

NORME REDAZIONALI E DI INVIO

N.B. il prossimo tema sarà: “Autori internazionali e la loro influenza nella letteratura italiana“.Per quanto riguarda la rubrica Komorebi si può partecipare, in questo numero, con un honkadori, ispirarandosi a un componimento di un autore classico o contemporaneo internazionale, oppure ai temi delle sue opere o alla sua vita, avendo cura di indicare l’autore e/o la sua opera.
Si partecipa inviando fino a un massimo di cinque haiku a persona. In alternativa si può inviare un mini haibun di massimo 20 righe in caratteri di dimensione corpo 12. Sono ben accetti anche componimenti editi o già apparsi in altre riviste purché accompagnati dai relativi crediti (rivista/editore, data di pubblicazione).
Spedire, in unico file word, all’indirizzo della rivista rivistaeuterpe@gmail.com indicando come oggetto Komorebi e ricordando di allegare nel file una brevissima nota bio-bibliografica completa di città di provenienza.
La priorità di scelta e selezione sarà data ai componimenti ritenuti migliori, maggiormente curati nella forma e nello stile e che si ispirano al tema proposto. Per i nuovi autori: ricordate di visionare le norme redazionali .Vi aspetto!

 

Buona lettura 

nanita 

INTERVISTA a Valentina Meloni (nanita)

Ospite di Memorie di una Geisha di Eufemia Griffo, venite a conoscermi? 🙂

Avatar di Eufemia GriffoMemorie di una Geisha, multiblog internazionale di Haiku

 

vak

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Sono nata a Roma nel 1976, dal 2007 vivo in Valdichiana, tra Umbria e Toscana. Scrivo poesie e racconti da diversi anni. Ho pubblicato per la poesia: Nei giardini di Suzhou, Le regole del controdolore, Alambic; e Storia di Goccia, fiaba illustrata. Altre poesie, racconti, saggi sono pubblicati in riviste di settore e raccolte antologiche. Sono redattrice editoriale per la rubrica interviste della Rivista di Letteratura Euterpe e per le rubriche InSistenze e InDicazioni (Saggistica e Recensioni) in Diwali-rivista contaminata. Scrivo in altre riviste di letteratura e cultura come L’area di Brocae La Recherchee sui miei blog di eco-poesia, ecologia profonda e haiku: Poesie sull’albero, Quelli che parlano agli alberi, Nei giardini di Suzhou. Da poco tempo ho aperto delle collaborazioni con riviste specializzate sulla natura. Il mio…

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My Home

snyder1

 

Tornando a casa —

solo un cielo di stelle

come coperta

*******

Coming back home —

just a starry sky

as blanket

****

(nanita)

 

 

Haiku di mezza estate

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riflessa in acqua
luna — prendo un po’ di te
nelle mie mani

 

fuochi di Litha —
la luna è una virgola
lassù nel cielo

 

luna del drago* —
si assottiglia il confine
tra terra e cielo

 

falce in attesa
di mietere le stelle —
luna di Litha

 

solstizio estivo —
l’erba di San Giovanni
scacciadiavoli

 

luna calante —
i monti incoronati
piangono latte

 


*  luna del drago è Kigo di Corrado Aiello, lo haiku è nato nel suo laboratorio del 9 giugno 2017 relativo a questo nuovo Kigo che io ho indicato per me rappresentare una stagione di passaggio e qui nello specifico quella di Beltane (primi giorni di maggio).

Lo haiku insieme ad altri di cui non riporto i riferimenti ma che si possono consultare nel sito Cerchio della Luna è stato pubblicato in nanita nel numero di settembre di Otata.

Riporto il commento relativo al giorno 13 giugno nel laboratorio di Aiello

luna del drago* —
si assottiglia il confine
tra terra e cielo

Ho pensato alla Luna del drago come a un momento di passaggio. Una stagione (primavera) o anche un momento di transizione (crepuscolo) o ancora un rito di passaggio in cui i confini tra visibile e invisibile non sono del tutto netti e si fondono (come nel rito pagano Calendimaggio o Beltane, giorno situato a metà fra l’equinozio di primavera e il solstizio estivo che astronomicamente cade il 5 maggio.) Il drago in Giappone simboleggia la forza e la magia ma anche l’unione di yin e yang, di maschile e femminile, bene e male, così l’associazione con il rito gaelico di Beltane che simboleggia l’unione e l’amplesso tra Dio e Dea non può che confluire nella dualità del drago anche per il fuoco che contraddistingue questo simbolo e che fa parte dei riti del Calendimaggio. La luna del drago mi fa venire in mente il drago blu che fa parte dei draghi del cielo e nella mitologia giapponese è protettore dello zodiaco.
Questo Kigo per me ha un significato profondo se si uniscono le due tradizioni orientale e occidentale.

Bibliolibrò, parole matite, universi

Vi ricordate di Bibliolibrò di Valentina Rizzi? Ve ne ho parlato in occasione della recensione di “A spasso con l’orso“. Se ancora non la conoscete leggete la sua storia nell’articolo de La Stampa e andate a scoprire i suoi libri e le sue storie itineranti.

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Valentina Rizzi con la sua ape- libreria itinerante

Da tre anni in viaggio tra le righe…

tra Parigi, Francoforte, Chicago e San Francisco,  dopo le fiere di Bologna e Torino, Bibliolibrò torna a Ostia, là dove tutto è cominciato.

Bibliolibrò vi aspetta per festeggiare. Ingresso gratuito adatto ai bambini. Non mancate!

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EVENTO FB

Si prega di diffondere ai bambini interessati grazie 😀

 

nanita

Issue 18 is now up for viewing!!!

In uscita nel numero 18 di Failed Haiku- A Journal of English Senryu una selezione di alcuni miei haiku in inglese. Nella rivista sono presenti i componimenti di altri validi amici haijin italiani. Non perdete il numero. Buona lettura!

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Failed HaikuA Journal of English Senryu

Sorgente: Issue 18 is now up for viewing!!!

Aleppo c’è

In uscita la raccolta di poesie “Aleppo c’è”, curata dal collettivo Bibbia d’Asfalto – Poesia Urbana e Autostradale, in cui si è chiesto a scrittori e poeti di denunciare la tragedia umanitaria della Siria, prendendo come simbolo Aleppo, centro di carneficine e orrori che si sono susseguiti per mesi, interminabili e lunghissimi mesi, sotto i nostri occhi, impotenti ma offesi, immobili ma sensibili.

Acquista ALEPPO C’È:
su Kipple ebook e libro: ACQUISTA SU KIPPLE
su Amazon ebook: ACQUISTA E-BOOK SU AMAZONe libro: ACQUISTA AMAZON

La bellissima illustrazione di copertina è di Andrea Coppo.

LA QUARTA
Quando i numeri hanno braccia e gambe. Quando la guerra toglie dignità e valore all’essere umano. La guerra in Siria, da qualsiasi angolazione la si voglia guardare, è una catastrofe. Di più: è un genocidio. Che pretende di essere ascoltato.

Proprio per questo, il Collettivo di scrittura Bibbia D’Asfalto, ha deciso di fare. La poesia, si sa, è fatta di parole. Di parole, non di soluzioni. Abbiamo scelto anche di andare oltre le parole. Di raccoglierle in un’unica voce, di farle diventare un libro. Sfidando la crisi di lettura del nostro paese, decidiamo di mettere il libro in vendita e di offrire il guadagno a Medici Senza Frontiere, a cui le bombe hanno abbattuto gran parte degli ospedali che gestivano sul territorio siriano. Ché la scrittura e la poesia, in particolare, sia azione. Questa è la nostra unica arma ed è carica.

* Il ricavato andrà a supporto di Medici Senza Frontiere, l’organizzazione umanitaria che nasce nel 1971 per volere di un gruppo di medici e di giornalisti desiderosi di creare un’organizzazione medica d’urgenza libera nelle parole e nelle azioni.

AUTORI PRESENTI NELL’ANTOLOGIA:

Laura Quinzi
Maria Grazia Anglano
Ksenja Laginja
Lorella Lauricella
Antonella Rizzo
Edoardo Olmi
Maria R. Orlando
Stefania Di Lino
Carla Combatti
Francesca Rossetti
Massimiliano Moresco
Annamaria Giannini
Francesca Lavinia Ferrari
Giovanna Pandolfelli
Valentina Meloni
Luca Piccoli
Dulcamara K. R.
Barbara Giuliani
Anna Maria Bonfiglio
Antonella Lucchini
Rita Stanzione
Elena Spampinato
Marco Luppi
Amina Narimi
Davide Cortese
Alessandra Piccolo
Antonio Ciavolino
Luciana Luzi
Beatrice Orsini
Michela Zanarella
Jonathan Varani
Dita Martinez
Gino Panariello
Donatella Nardin
Sandra Marcocci
Sonia Camagni
Maria Cecilia Ventura
Pierfrancesco Roberti
Alessandra Bava
Donatella Maino
Jaime Andrés De Castro
Donatella Pezzino
Giovanni Perrino
Catia Dinoni
Patrizia Ensoli
Donatella D’Angelo
Luigi Finucci
Alberto Il Cala Calandriello
Bartolomeo Bellanova
Lucilla Conforta Gori
Deborah Zerovnik
Samuele Cervaroli
Gassid Mohammed
Fabrizio Raccis
Giancarlo Sissa
Daniele Casolino
Redent Enzo Lomanno
Marcello Comitini

Haiku dell’inquietudine (Giovanna Iorio)

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«Vivere è morire, perché non abbiamo un giorno in più nella nostra vita

senza avere, al contempo, un giorno in meno.»

(F. Pessoa, Il Libro dell’Inquietudine)

Quale il paradosso che si cela nel titolo Haiku dell’inquietudine? Con questa domanda termina «La forma attenta del pensiero» nota critica di apertura di Luca Cenisi all’ultima raccolta di haiku di Giovanna Iorio per la collana Essenze di FusibiliaLibri.

Da tale domanda io, invece, vorrei partire perché contiene il nucleo–pensiero di questi versi. Ispirati al Libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa i componimenti di Giovanna Iorio sono microcosmi di esistenza in cui convivono luci e ombre, oscurità e improvvise illuminazioni; ma è soprattutto il sentimento delle cose ombrose, lo Shiori, a incasellare l’immaginazione pensante entro quella linea di confine mai del tutto netta che separa il giorno dalla notte, il visibile dal percettibile. Questo confine d’ombra è sottolineato e reso ancora più suggestivo dalle opere a corredo di Eliana Petrizzi che dell’ombra ha fatto materia plasmabile nei suoi oli. L’olio ha, di per sé, la caratteristica di trattenere la luce e la possibilità di creare quelle velature che suggeriscono la mescolanza soffusa dei paesaggi cromatici di confine.

Su questo confine insistono i versi stratificati sulle infinite possibilità del transitorio e sulla pluralità dell’essere. «Sono come me/le nuvole – passaggio/fra cielo e terra.»

L’ineluttabilità dell’esistenza che si manifesta nelle cose del mondo è quell’essere altro che passa dall’identità plurale come dal naturalismo lirico di Bernardo Soares: «Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia.» (F. Pessoa, Libro dell’inquietudine)

Gli opposti conviventi che abitano la corporalità di Pessoa – e che inevitabilmente immalinconiscono l’esistenza e la rendono inquieta – traslati in diciassette sillabe: «Vivono insieme/ in un unico corpo/ il re e il suo schiavo»; «Solo le nuvole/ sono reali oggi e il cielo/ inesistente.»; «Vivere è essere/ un altro. Essere nuovo/a ogni alba nuova.»

Sono moltissimi i richiami diretti e indiretti ai frammenti dell’inquietudine di Pessoa, per la Poeta haijin andare a scovarli è anche una ricerca all’interno di se stessa, in quelle cantine dell’animo (p.45) percorse da ombra e dimenticanza. L’ordinarietà delle cose del mondo che non stupiscono più muove, invece, sia l’animo inquieto del Poeta portoghese: «All’improvviso ho sentito per quell’uomo qualcosa di simile alla tenerezza. Ho sentito in lui la tenerezza che si prova per la comune normalità umana…» (ibidem) sia quello della Nostra haijin: «Spalle comuni/ di un uomo nella folla/ la tenerezza.»  E ancora: «Assurda e fredda/ la tenerezza che provo/ per un passante.»

Nell’ultima parte, Malinconia, i toni crepuscolari si fanno più accesi, più intensi e immediati i rimandi A F. Pessoa: «La malattia/ del mestier di vivere/ è la nostalgia»; «Sono le nuvole/ lontane dal rumore/ una finzione»; «Cena fra gli orti/ all’ombra di una pergola/ se io fossi un altro»; «Ci sono giorni/ che sono filosofie/ note a margine.»

Il sentimento delle cose ombrose (Sabishisa) e lo stato d’animo malinconico (Shiori) sono due dei quattro principi estetici che caratterizzano i componimenti haiku e che qui percorrono tutta la raccolta, suddivisa in quattro letture, ognuna con dedica: Anima, Inquietudine, Conflagrazione, Malinconia. Questi due principi, che si trovano meno frequentemente, rappresentano i sentimenti più oscuri, più tormentati, propri dell’animo inquieto,  in contrapposizione ai principi di serenità, meraviglia e pace, che fanno parte di quella leggerezza Karumi a cui lo Haiku nella tradizione di Basho ci ha abituati. Anche Sabishisa e Shiori, però, fanno parte della natura e del vivere umano, in special modo dell’animo inquieto, che s’interroga e che, pur aspirando alla quiete, in un certo qual modo la rifugge. «Ho grandi stasi/perfino nell’anima periodi/ d’ombra.»

Certo la ricerca di serenità che contraddistingue la scrittura Haiku sembra cozzare con il sentimento di inquietudine, ma proprio qui si snoda  il paradosso da cui siamo partiti.

L’inquietudine deriva dalla parte più oscura di noi stessi. Risposta alla stasi, alla morte e alla fissità. Quando il nostro io più profondo e fecondo necessita di stimoli, l’inquietudine arriva con i suoi pungoli e i suoi fuochi che svelano forme e sostanza. E quando si muove, senza alcuna coerenza apparente e necessaria, mettendo in moto stimoli e nuove spinte esistenziali, allora l’anima diventa «Un gallo ignaro/ che canta nella notte / come un bambino» perché come per Pessoa «I fuochi fatui della nostra putredine, sono almeno luci nelle nostre tenebre» e perché «Vivere è non pensare» (ibidem). Lo ricorda Giovanna in una improvvisa luce folgorata di giallo: «Vivere non è/ altro che comprare/ banane al sole.» Forse allora «il segreto» – scrive Franco Arminio nella sua nota di lettura –  «è proprio accordare sguardo e pensiero […]. Il segreto è intrecciare il dentro e il fuori, farlo quietamente.»

Tuttavia l’anima necessita di una Conflagrazione, necessita tornare al suo fuoco originario. L’inquietudine esistenziale è il segno di un’ intensa vitalità dell’anima, che non si accontenta di ciò che vede ma va alla ricerca di ciò che la muove poiché aspira a una meta degna dei suoi sforzi, dei suoi ardori.  L’inquietudine è «Il vecchio cielo/dove tutte le stelle/ ricominciano». È, per estensione, il medesimo principio del Ki facente parte dell’estetica – cinese prima, giapponese poi – che muove nascostamente e in silenzio la vita stessa.

La consapevolezza di questo mistero fecondo, appartenente ai luoghi inaccessibili dell’anima, porta la Poeta a cercare e a cercarsi sull’orlo dell’abisso: «Senza volerlo/ su quale segreto ora/ mi sto affacciando?». Quella dell’inquietudine è una necessità che non domanda di esistere ma si manifesta,  come si manifestano le ombre sui muri e lo scrivere sul foglio. Perciò la scrittura è ombra della propria esistenza, manifestazione tangibile del luogo senza dimora.  A tal punto che la scrittura va a coincidere con l’esistenza stessa, quasi che, senza questa manifestazione del proprio essere, non sia possibile: «Il cadavere /delle mie sensazioni / sempre insepolto»; «Senza scrittura/ ho trascorso dei mesi/ non esistere.»

E poi si ritorna alla vita dal luogo remoto, quasi una resurrezione innescata da una sorta di metafisica della morte espressa in versi: «Stendo la mano/ verso la penna e rientro/ graficamente.»

Ciò che si vede è ciò che si è, un luogo in cui anche l’invisibile assume la propria forma: «Solo una macchia/ d’inchiostro sul foglio di /carta. Coscienza.», ancora luogo e paesaggio in cui il pensiero plasma la materia e agisce come rappresentazione del Sé-ombra: «Mi paragono/ a una mosca e subito/ sono una mosca.» «L’eco e l’abisso/ sono altro nel mio essere io / pensando mi creo.»;  «Ciò che vediamo/ non è ciò che vediamo/ma ciò che siamo.» Perché per Pessoa «è in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo» (ibidem).

E tuttavia questa manifestazione dell’essere intimo e inquieto che si nasconde in noi è sfuggente, per sua stessa natura mobile e fluttuante, impossibile da fare del tutto proprio: «Ma se mi muovo/ per scrivere parole/ esse scompaiono.» Ecco allora che il paesaggio interiore è mutevole allo stesso modo del paesaggio esteriore mosso da stagioni sempre uguali e tuttavia sempre diverse.

«Il peso del sentire! Il peso del dover sentire!» (ibidem). È sempre l’inquietudine a muovere e a scompigliare quella monade intima di cui si ha nozione (haiku pag.79) a tal punto che si ha voglia di quiete, di una pausa da quell’incessante giogo che è l’esistere: «E ho voglia di/gridare nella testa:/“Fermati anima.”»

La natura non è più soltanto – come nei canoni stilistici classici dello haiku – metafora esistenziale, rappresentazione dei sentimenti umani, viceversa Giovanna Iorio sembra voler ribaltare questa concezione trasferendo i propri sentimenti nella natura: «Un po’ della mia/ inquietudine nelle/ gocce di pioggia.» Eppure non si tratta di una vera e propria umanizzazione, semmai della rappresentazione poetica di quel paesaggio simbolico di confine, quella zona d’ombra di cui abbiamo detto, in cui anche le emozioni trasbordano come nella teoria dei vasi comunicanti.

E, paradossalmente, quella delle ombre è una scrittura indiretta, come indiretta è la scrittura dello haiku che non pronuncia mai la prima persona e che si avvale dell’espressività della natura per dire gli stati d’animo della presenza e dell’osservatore. Il non detto, in poesia, ha sempre una valenza rivelatrice e anche qui l’anima non si pronuncia, forse perché, come scriveva Rainer Maria Rilke: «le sue parole vanno a finire in quel luogo interno che non si conosce e in cui non si sa cosa accada…» (in Anima, cit. esergo) ma, se esiste, Giovanna Iorio in questo libro ha tentato, con la sua poesia, di darcene testimonianza: «Com’è difficile /descrivere l’anima: è/ un’entità reale.»

 

Valentina Meloni

Castiglione del Lago, 10 /02/2017

 

 

articolo precedente pubblicato in Diwali Rivista Contaminata n.XVI

Valentina Meloni (Nanita) – Mother’s day

Ospite del Blog  Memorie di una geisha di Eufemia Griffo, che ringrazio per l’ospitalità, con un senryu dedicato alla madre…

Sorgente: Valentina Meloni (Nanita) – Mother’s day