Il IJBST Journal Group, mi dà il benvenuto come membro onorario della sua redazione. Ringrazio per l’invito e per la gentilezza con cui mi è stato rivolto dal suo fondatore Prof. Dr. Prabhu Britto Albert. Il IJBST Journal Group raccoglie articoli in lingua inglese di personalità del mondo scientifico e accademico a livello internazionale. La poesia che varca confini insperati
The IJBST Journal Group, The Patrons, The Visitors, The Presidium & the Editor Prof. Dr. Prabhu Britto Albert are immensely happy to welcome the respected Valentina Meloni, Poet, Writer, Editor, Ambassador of the Poetry Sound Library, Umbria, ITALY va.lentinamelonirp@gmail.com, va.lentina76@live.it as an Honorary Member of the Hon’ble Editorial Board of the IJBST Journal Group based on her esteemed acceptance to our invitation. The eminent Board is listed at http://board.ijbst.org/in alphabetical order.
[cade una foglia– potessi io staccarmi con tanta grazia ]
Un mio haiku (già pubblicato in The Mainichi, il giorno 17/11/2017) commentato nella colonna settimanale curata da Luca Cenisi in My Haiku Pond: LUCA’S LILY PAD: a weekly column.
Commento: Un lavoro in cui il poeta, cercando di diventare un tutt’uno con il contesto naturalistico circostante (shizenkai 自然界), raggiunge un’identificazione volitiva con esso. La delicatezza e la leggerezza (karumi 軽 み) della foglia che cade dal ramo si lega alla parola “grazia” (yūbi 優美) alla fine della riga 3, creando un singolo filo interpretativo per l’intera opera. Il suono “f” nella linea 1 sembra trafiggere la diffusa morbidezza data dall’allitterazione di “l”, rendendo ancora più chiara la forza dirompente delle intenzioni dell’autore.
Previously published on The Mainichi, November 17, 2017
Comment: A piece of work where the poet, trying to become one with the surrounding naturalistic context (shizenkai 自然界), reaches a volitional identification with it. The delicacy and lightness (karumi 軽み) of the leaf falling from the branch binds with the word ‘grace’ (yūbi 優美) at the end of line 3, creating a single interpretative thread for the whole work. The sound ‘f’ in line 1 seems to pierce through the the widespread softness given by the alliteration of ‘l’, making the disruptive force of the author’s intentions even clearer.
Poetry Sound Library è un progetto no- profit di Giovanna Iorio, poeta e artista del suono che vive a Londra e di Alan Bates suo marito. Nella mappa digitale è segnata la voce del poeta e la sua provenienza. A destra della mappa trovate l’elenco dei poeti inseriti in ordine alfabetico. Cliccando sulle relative voci potrete ascoltarli. La voce è un patrimonio culturale da preservare. Attraverso la voce trasmettiamo emozioni e vibrazioni, elementi vitali per la Poesia e per ogni tipo di comunicazione culturale e sociale.
“Dobbiamo preservare la voce, tornare alla purezza del suono, togliere il fruscio della carta dalle parole, risvegliare i suoni primordiali del vento, restituire alla poesia la potenza della voce.”
Nel sito esiste anche una sezione dedicata ai ritratti vocali. Una rappresentazione visuale della modulazione della voce. Questo per esempio è il ritratto vocale di Giuseppe Ungaretti
Poetry Sound Library is a sound project by Giovanna Iorio, poet and sound artist based in London and her husbund Alan Bates.To participate, Become and Ambassador of the Poetry Sound Library: talk to poets about the map and invite them to participate. This is a no-profit sound project, it is not a competition and all the poets will be added if they send a good quality record of one poem exclusively to poetrysoundlibrary@gmail.comYou will receive an automatic reply and a link to a google form. You can also click the button up to send the file. You will be able to upload all the required info and poem (mp3). “We must preserve the voice, return to the purity of sound, remove the noise from the words, awaken the primordial sound of the wind, give back to poetry the power of the voice”.
“We must preserve the voice, return to the purity of sound, remove the noise from the words, awaken the primordial sound of the wind, give back to poetry the power of the voice”.
promuove e organizza la IV° edizione del Premio Internazionale d’Arte per Poesia, Vernacolo, Haiku e Pittura 2019
La couleur d’un poème
Iniziativa
a sostegno dell’Associazione Nazionale D.i.Re
“Donne
in Rete contro la violenza”
L’evento culturale nasce con l’intento di
promuovere la poesia contemporanea sia in lingua italiana, straniera che in
vernacolo, divulgare la bellezza della natura e dell’universo in 17 sillabe, quella che gli antichi maestri
giapponesi chiamarono haiku, nonché l’estro creativo espresso attraverso la
fotografia e la pittura. Fortemente
voluta dalla presidente del Premio Maria Grazia Vai, l’iniziativa di questa
quarta edizione è dedicata e volta a sostegno di un importante progetto sociale:
l’Associazione Nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la
violenza”, la prima associazione italiana a carattere nazionale
di centri antiviolenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne,
che affronta il tema della violenza maschile sulle donne secondo l’ottica della
differenza di genere, collocando le radici di tale violenza nella storica, ma
ancora attuale, disparità di potere tra uomini e donne nei diversi ambiti
sociali. Madrina dell’evento Simona
Carboni, poetessa e operatore sociale
“DI TUTTO QUEL ROSA CHE NON T’HO MAI DETTO…
e che vorrei tu mi donassi sempre nei giorni di
vento,
quando le ciocche s’incastrano nell’umido di
lacrima,
vedi cosa giunge alle cime:
foglie, petali, germogli
e le punte dei rami
che solleticano il cielo.
siamo così vicini
ti parlo dal viaggio di un fiore
amore, non so altro
come dirti di ciò che non sono?
conosco appena la notte per come
mi copri di slanci interrati
mentre suggiamo gocce su gocce
abbeverati al medesimo mistero.
se mi chiami allungo un ramo
quasi ti sfioro e so del nero
che coprirà queste nostre bocche.
più mi distendo, orizzontale
più ti so vicino, eppure affondiamo
un fittone d’arsura perché l’acqua
non basta oppure è paura di sapere
che esistiamo l’uno per l’altra.
forse sai. ci siamo detti cose
respirato incensi e profumi
che non arriveranno mai
a toccare una luce piena…
e mi trema anche l’ultima foglia
— prima che cada — per dirti ancora
il silenzioso movimento che ci lega.
Se adesso piovesse il tuo nome danzerei nuda sotto questo cielo di nuvole
إن أمطرت الآن باسمك سأرقص عارية تحت هذه السماء الملبدة بالغيوم.
Delle rose scelgo le spine perchè diano parole al mio dolore.
من الورود أنتقي الأشواك لأنها تمنح الكلام لوجعي .
(Poesie landai da Sottopelle, Landai distici ribelli, raccolta vincitrice del secondo premio per silloge inedita I Fiori sull’acqua 2018) Traduzione in lingua araba a cura di Nor Eddine Mansouri
pioggia notturna – un po’ di te un po’ di me in quelle gocce
مطر ليلي .
القليل مني
القليل منك
و كانت القطرات .
(Da Karumi, piccoli poemi della Leggerezza, raccolta vincitrice del secondo posto al premio Mangiaparole 2017 per la sezione silloge di Haiku) Traduzione in lingua araba a cura di Nor Eddine Mansouri
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dicembre
14/01/2019
per sopravvivere
devo pensarti
come una pioggia
che va ad unirsi al fiume
acqua che non torna
ci bagna una sola volta,
goccia dissolta …
come questa lacrima
che bevo per fare mio
soltanto mio
il minuscolo dolore
di un ricordo
لأبقى على قيد الحياة علي أن أفكر فيك كالمطر الذي سيوحدنا عند النهر ماء لايعود يبللنا مرة واحدة فقط، قطرة ذائبة… كهذه الدمعة التي أتجرعها لأستخضر ألما ألما خفيفا فقط لإحدى الذكريات.
inedito, 2019, Traduzione in lingua araba a cura di Nor Eddine Mansouri
fumano i comignoli
delle case avvolte dal freddo
scrivono in cielo
le loro poesie decembrine
profumate di legna
di castagne e di vino
nel camino le pigne
sfrigolano aromi di resina
tutti gli alberi silenziosi
abbracciano – stretti – i loro nidi
di piume leggere che il vento
– geloso di un sogno –
vorrebbe disfare.
مداخن البيوت ،الملفوفة بالبرد، تنفث دخانها اليكتب على صفحة السماء أشعاره لشهر كانون الأول أشعار معطرة بحطب الكستنة و النبيذ في المدفئة حبات السنوبر تفرقع عبير اللثى* كل الأشجار- الصامتة تعانق في صرامة أعشاشها الريشية الطائشة التي تهددها الريح الحسود بالإتلاف.
*مادة صمغية ، راتيج
inedito, 2015, Traduzione in lingua araba a cura di Nor Eddine Mansouri
Il sole che nessuno vede-meditare in natura e ricostruire il mondo- Tiziano Fratus- Recensione apparsa in Diwali – Rivista Contaminata
«Sedendo quietamente senza fare nulla, la primavera giunge e l’erba cresce da sé. [Zenrin Kushu]
Entrare nel bosco.
Uscirne. Non essere più la stessa persona che vi era entrata. Immergersi
nell’acqua di un torrente, di una cascata, lasciarsi lavare dall’acqua limpida,
fresca di una sorgente. Le mani a coppa in raccoglimento: dissetarsi attraverso
colei che scorre, che segue un sentiero tortuoso, a noi ignoto, per arrivare
limpida alla nostra bocca.
La goccia di rugiada pianse, dicendo: « Chi, oltre il cielo, o Sole, potrebbe contenere la tua immagine? Io ti sogno, ma dispero di poterti servire. Sono troppo piccola per rifletterti, o grande re, la mia vita è tutta un pianto».
Rispose il Sole: « Io illumino il cielo sconfinato, eppure posso concedermi ad una lieve, piccola goccia di rugiada. Diventerò una semplice scintilla di luce, ti riempirò, così la tua piccola vita sarà una sfera sorridente».
È una bellissima poesia di Rabindranath Tagore da Il paniere di frutta (1915) citata
ne L’ascolto
delle acque, uno dei capitoli
di
Il sole che nessuno vede-meditare in natura e ricostruire il mondo- un
libro in cammino come l’uomo, il poeta, lo scrittore che lo ha firmato, Tiziano Fratus. In cammino come l’acqua
che è in movimento perpetuo, si trasforma e si lascia plasmare da luce, terra,
vento. L’ascolto delle acque è già un mantra, noi stessi siamo acqua, in
ascolto profondo del mondo ascoltiamo anche noi stessi, cerchiamo di mettere ordine
in un “disordine” da crescita selvatica che ha occupato la nostra esistenza in
inconsapevole muta, in incessante propagazione radicale e apicale. «Sono goccia nella corrente, da ogni pensiero
nasce un torrente. Sono goccia nella corrente, da ogni pensiero nasce un
torrente. Sono goccia nella corrente, da ogni pensiero nasce un torrente.» È
uno dei mantra che costellano il paesaggio narrativo di questo percorso
scaturito dalle meditazioni in natura che Tiziano affronta nel suo cammino
interiore. In questo libro, che è solo una delle pagine del suo vasto poema
arboreo-filosofico, ritrovo l’amore per i grandi alberi che lo accompagna fin
dalla sua prima rinascita in California, l’amore per i boschi narrativi,
poetici, filosofici che sono parte integrante della sua scrittura, del suo
abitare continenti tra carta e corteccia, la tessitura di un proprio percorso
di vita solitario eppure accomunante di cui ne è fulcro e testimonianza la
scrittura.
« Al termine della
meditazione, quando la fonte ha scavato, sento le mani umide. Apro. Capisco che
mi ha piovuto dentro. Mi alzo e inizio a camminare: non ho più nome, non ho più
cognome, sono nessuno, sono uno spirito che cammina.[…] Meditare nel cuore
della natura è ridiventare elementi semplici, privi di pensiero»
scrive Tiziano.
Meditare non per attuare il distacco dalle cose del mondo,
meditare per essere nel mondo, tacitare il pensiero, pacificare la propria
esistenza almeno per un momento, diventare semplici uomini tra gli uomini. Che
l’acqua si raccolga dalle cime dei monti nelle sponde calme di un lago e che
specchi in ritrovata unità ciò che è visibile e ciò che non lo è. Tiziano si
lascia percorrere dal paesaggio, s’interroga, si siede, raccoglie il pensiero
che tende a sfuggire di mano come quell’acqua sorgiva. Tra i faggi funamboli
del bosco del Palanfrè recita la propria preghiera, una bellissima preghiera: «Salute a te o Gran Bosco che mi stai per
ospitare nei tuoi frondai.[…] Abbi compassione di me […] accoglimi con la tua
grazia, e porgi ai tuoi abitanti la mia richiesta di cittadinanza. Fammi
abitare per porzioni dei tuoi anelli la tua stessa pace, la tua anima è chiesa
e tempio[…]»
È ancora qui Tiziano a «…tentare
di mettere tutto in comunione. Ciò che era mio sarà vostro. Qui nelle mie mani
come nelle vostre.»[i]
Il proprio cammino di uomo radice, spirituale e non, le letture, i libri, gli
incontri, i silenzi, la propria solitudine, la tristezza, la malinconia di esistere.
Il vuoto. Il silenzio. La profondità.
Il sole che nessuno vede è un libro per chi desidera « Entrare nella foresta senza muovere un filo d’erba; Entrare nell’acqua
senza incresparne la superficie »[ii];
è un libro che va letto ma anche meditato nelle sue innumerevoli suggestioni:
alla ricerca del silenzio, quello profondo, che non è assenza di rumore ma
ascolto in armonia con ciò che esiste e lentamente si manifesta, sia che venga
speculato dall’uomo oppure no. La natura traccia il proprio corso, semplicemente
esiste che venga nominata, indagata, catalogata o che venga ignorata, è mossa
da quell’armonia nascosta, di cui parlava Eraclito, superiore all’armonia
manifesta. Concetto espresso anche nello Zenrin Kushu (raccolta Zen del XV
sec.) in questi splendidi versi: «Il
vecchio pino stormisce la divina saggezza. L’uccello nascosto nel bosco canta
l’eterna armonia.»
Non è il verbo, come per gli aborigeni nelle Vie dei Canti di
Bruce Chatwin, che fa esistere il paesaggio e la natura, che lo rende reale; è
la natura stessa che si rigenera -e noi come lei- a un sole visibile ma anche a
un sole invisibile che alimenta la vita e il suo scorrere. «Al di fuori del mondo umano, l’ordine della
natura va avanti senza consultare libri» scrive il filosofo Alan Watts e
-continua Tiziano Fratus- «La natura
emerge come un libro di regole e principi, ma lo è anche prima che si inizi a
distinguere, a nominare». Eppure colui che scrive e canta la natura, gli
alberi e il paesaggio traccia delle linee immaginarie, invisibili, ognuno
traccia la propria o più d’una, un unico vasto poema, scrive l’autore, su cui possiamo anche noi camminare: « Il canto che dà il nome alla terra cantata
continua a esistere ». [iii]
(Valentina Meloni, 28/11/2016)
[i]
Tiziano Fratus- “Un altro mondo” da Gli
scorpioni delle langhe; La Vita Felice
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