Emigrazione: sradicamento e disadattamento_ Euterpe n.26

Siamo felici di comunicare l’uscita del n°26 della rivista di letteratura Euterpe che proponeva quale tema di riferimento “Emigrazione: sradicamento e disadattamento”.

In questo numero ho curato la rubrica di haiku e haibun Komorebi con i contributi di tredici haijin tra cui, in via eccezionale, anche un mio vecchio haibun sulla mia infanzia romana e l’intervista a Michela Zanarella e Fabio Strinati sul loro ultimo lavoro poetico “L’esigenza del silenzio”.

La rivista può essere letta e scaricata in formato pdf collegandosi al bottone del sito “Leggi i numeri della rivista” o, per maggiore praticità, può essere raggiunta a questo link Da questo numero è anche possibile visualizzarla in modalità ISSU/ Digital Publishing modalità di visualizzazione particolarmente adatta per smartphone e tablet.

Ricordiamo, inoltre, che il tema del prossimo numero della rivista al quale è possibile ispirarsi sarà “Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella storia, letteratura e arte”. I materiali dovranno essere inviati alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 15 Luglio 2018 uniformandosi alle “Norme redazionali” della rivista che è possibile leggere a questo link: http://rivista-euterpe.blogspot.it/p/norme-redazionali.html dove pure si fa menzione al fatto che gli associati alla Ass. Culturale Euterpe, a parità di giudizio da parte della Redazione, hanno diritto prioritario alla pubblicazione delle loro proposte.

In questo numero sono presenti  testi di Nicoletta Alaia, Gabriele Andreani, Davide Argnani, Cinzia Baldazzi, Stefano Bardi, Maria Luisa Bartolotta, Diego Bello, Mariella Bettarini, Donatella Bisutti, Lucia Bonanni, Anna Maria Bonfiglio, Pasqualino Bongiovanni, Karoline Borrelli, Corrado Calabrò, Luigi Pio Carmina, Maria Pompea Carrabba, Francesco Casuscelli, Martino Ciano, Massimiliano Città, Angelica Costantini Hartl, Valtero Curzi, Valeria D’Amico, Stefano D’Andrea, Asmae Dachan, Assunta De Maglie, Mario De Rosa, Carmen De Stasio, Rosanna Di Iorio, Franco Duranti, Angela Fabbri, Maria Grazia Ferraris, Tina Ferreri Tiberio, Loretta Fusco, Nadia Ghidetti, Rosa Elisa Giangoia, Denise Grasselli, Nicola Grato, Eufemia Griffo, Fabio Grimaldi, Maria Teresa Infante, Izabella Teresa Kostka, Cristina La Bella, Cristina Lania, Antonietta Losito, Marco Lovisolo, Francesca Luzzio, Dante Maffia, Valerio Magrelli, Antonio Mangiameli, Lorena Marcelli, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Alexandra McMillan, Antonio Melillo, Valentina Meloni, Antonio Merola, Gassid Mohammed, Gabriella Mongardi, Antonella Montalbano, Alessandra Montali, Mirella Musicco, Stefania Pellegrini, Cinzia Perrone, Pina Piccolo, Patrizia Pierandrei, Domenico Pisana, Vincenzo Prediletto, Alessandra Prospero, Luciana Raggi, Antonio Sacco, Paolo Saggese, Luciana Salvucci, Maria Antonietta Sansalone, Anna Santarelli, Tania Scavolini, Lorenzo Spurio, Rita Stanzione, Norma Stramucci, Letizia Tomasino, Bogdana Trivak, Laura Vargiu, Mario Vassalle, Michele Veschi, Jessica Vesprini, Rodolfo Vettorello, Michela Zanarella

 

Eva

Sono arrivate le prime copie di Eva. Libro testimonianza delle donne oppresse o che hanno subito violenza da parte della società. Ringrazio la casa editrice Edizioni N.O.S.M. presso cui sarà possibile reperire il testo, la curatrice in qualità di Anna Maria Dulcinea Pecoraro che ha svolto un lavoro non facile, le ragazze che hanno posato e chi ha collaborato a questo progetto sperimentale per testimoniare la sua vicinanza a chi non ha voce o capacità per difendersi.

Spero che altre persone si faranno portavoce di chi lotta per la propria sopravvivenza.

Valentina Meloni

vita

Il quadro Bellezza della gravidanza.... - L'artista Daria Górkiewicz

Acquerello:di Daria Górkiewicz

ti ho dato la mia schiena
e il cuore tutto
spezzato a metà
per metà preso
ti ho dato le mie gambe
e il perdono sofferto
un po’ dei miei capelli
e i miei occhi ingenui
tengo il male per me
gli errori che ho fatto
tutti sulle mie spalle
come un coltello
chi non fa nulla
certo non sbaglia
io ho sbagliato,
ho sbagliato, certo.

 

nanita

(nessuna lacrima di coccodrillo ormai non c’è davvero nulla per cui valga la pena piangere, si ragiona su ciò che si è fatto, su ciò che è stato disfatto, su quanto ancora si abbia voglia o meno di ricominciare o di dare agli altri e forse è meglio chiudere gli occhi su tutto e inventarsi un mondo nuovo)

Il corpo, l’eros. Antologia di testi poetici

L’antologia raccoglie testi poetici di 68 poetesse di tutto il mondo sul tema “Il corpo, l’eros”.

La poesia al femminile tratta la “carne”, che per Merleau-Ponty è il sensibile, ossia l’originario, il venire alla presenza. Per coglier la presenza v’è bisogno della percezione che s’esprime in poesia, essa mette al mondo, cioè esprime l’esserci originario, esprime l’esserci che è l’arché. La peculiarità della poesia, dell’arte, e in particolare al femminile è data dal fatto che riesce a esprimere il soggetto e l’oggetto come custodi, nel loro essere, dell’originario dal quale son stati generati e che li rende connaturali: il naturato afferma il naturante dal quale scaturisce; insomma la poesia al femminile esprime la Grande Madre che è generatrice e generata.

Le autrici: Alaimo Franca, al-Massri Maram, Amaral Analuisa, Andreis Daniela, Badillo Coronado Carla, Barbato Emilia, Barendson Samantha, Bergna Anna, Bettarini Mariella, Bisutti Donatella, Bonfiglio Anna Maria, Bonhomme Beatrice, Bre Silvia, Caffio Ilaria, Calandrone Maria Grazia, Casciella Luciani Anna, Cerniglia Rossella, Cosma Flavia, Cruciani Flaminia, Cupertino Lucia, Davila Espinoza, Davinio Caterina, De Gregorio Elisa, De Lisi Noemi, Di Palma Claudia, Fantato Gabriela, Frabotta Bianca Maria Leverone Julia, Losada Vargas Margarita, Magazzeni Loredana, Mancia Krisma, Mancinelli Paola, Martinez Daìta, Meloni Valentina, Monachino Ester, Mongardi Gabriella, Mormile Fiorenza, Naccarato Alessandra, Narimi Amina, Patriarca Gianna, Petrollo Cetta, Pineda Irma, Pita Rosa Juana, Porster Brenda, Quintavalla Maria Pia, Rosadini Giovanna, Rosa Silvia, Rosas Gabriela, Rosati Demetrula Sofia, Sardisco Patrizia, Sica Gabriella, Sorrentino Luigia, Szwarc Susana, Taylor Eva, Tempesta Rossella, Valduga Patrizia, Vergara Marcos Oliva, Giovanna Cristina Vivinetto.

Autore: Aa. Vv.
Collana: Perle poesia
Anno di Edizione: 2018
Caratteristiche: 212 pagine
Note: a cura di Franca Alaimo e Antonio Melillo

Tre dei miei testi inediti sono pubblicati nell’antologia

Diario

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Una pausa. Necessaria. La poesia è diventata una merce di scambio. Il mondo è già contaminato, noi siamo già usati, si trattava di preservare quel po’ d’innocenza. C’era rimasta la poesia. E ora, pare, neppure più quella. Forse continuerò a scrivere, ma per me soltanto. Tutto quello che ho scritto è un’immagine sbiadita, per dire: lì ho visto tutto ciò che non è mai stato.

Buon viaggio

La ballata dell’amore di Vladimir Vysotsky

Brancusi Constantin Brancusi, The Kiss, Plaster, 1907-1908

Constantin Brancusi, The Kiss, Plaster, 1907-1908

 

Quando l’acqua del Diluvio universale

È tornata di nuovo dentro gli argini

Dalla schiuma del flusso che si stava ritirando

Sulla riva pian piano è uscito l’Amore

E si è dissolto nell’aria, fino a quando non sarebbe arrivato il suo tempo

Con la scadenza che non si poteva intravedere neanche un po’ tanto era lontana.

 

E le persone strane , e in giro ancora ce ne sono

Respirano questa miscela a pieni polmoni

E non si aspettano né premi né castighi,

Semplicemente respirano, una cosa del tutto naturale,

Ed ecco che all’improvviso il loro respiro irregolare

Si trova agganciato ad un altro respiro, altrettanto irregolare.

In modo che possano cantare nei sogni e nella realtà

Io respiro, e perciò io amo!

Io amo e perciò io vivo!

 

E ci saranno molte prove e molte interferenze:

Il paese dell’Amore è un paese sconfinato!

E per mettere alla prova i suoi sudditi

Sottoporrà loro a delle imprese sempre più difficili,

Ci saranno delle separazioni e delle lunghe distanze

Niente sonno, niente riposo, niente tranquillità

 

Eppure i folli non vogliono tornare indietro

Sono già pronti a pagare

Qualsiasi prezzo, e perfino la loro stessa vita

Per impedire che venga rotto, per tenere vivo

Un invisibile filo magico

Che li congiunge.

 

Il vento fresco faceva inebriare gli eletti

Li buttava a terra e faceva risuscitare i morti

Perché se non hai amato

Non hai nemmeno vissuto

E non hai respirato.

 

Però molti di quelli che sono stati inghiottiti dall’Amore

Ora non si trovano, non rispondono a nessuna chiamata, a nessun appello

E c’è chi chiacchiera e chi spettegola sul loro conto,

Un conto che è impastato col sangue

Mentre noi metteremo semplicemente delle candele al capezzale

Alla memoria di coloro che sono morti per un amore troppo forte per loro.

 

E le loro anime ora girano in mezzo ai fiori

E le loro voci si fondono insieme

Loro respirano insieme l’aria dell’eternità,

E possono incontrarsi, con un sospiro sulle labbra,

Sui fragili e pericolanti ponti e sui guadi,

Sugli stretti incroci dell’Universo dove tutto è collegato.

 

Io stenderò dei campi davanti agli innamorati

In modo che possano cantare nei sogni e nella realtà

Io respiro, e perciò io amo!

Io amo e perciò io vivo!


(ballata russa di Vladimir Vysotsky)

Haiku tra meridiani e paralleli IV stagione

2018-02-08

Continua il progetto editoriale di FusibiliaLibri sul lirismo degli haiku, i componimenti di origine giapponese. Dopo il felice esito dei tre precedenti concorsi concretizzatosi nelle antologie Haiku tra meridiani e paralleli (da cui è scaturito, inoltre, un progetto di laboratorio poetico con gli alunni di un istituto comprensivo), presentate in diverse sedi, tra cui quelle del Museo di Roma in Trastevere, la casa editrice si avvia alla realizzazione del volume Haiku tra meridiani e paralleli – Quarta stagione, anche stavolta per la curatela di Dona Amati e nella medesima raffinata veste grafica dei volumi precedenti, arricchita dalle immagini del fotografo di Yokohama, Hitoshi Shirota. Firmerà la prefazione Valentina Meloni.
Anche con questo quarto invito, intendiamo realizzare un volume che comprenda composizioni con un’aderenza formale a quelle che sono le regole e gli elementi costitutivi dell’haiku, la cui più pura resa espressiva è paragonabile a quella di una istantanea fotografica, di un quadro: l’haijin descrive l’attimo nella sua immediatezza, trasponendo nelle parole la percezione profonda della vita, quasi il misticismo della sua osservazione; del resto le regole tradizionali di composizione dell’haiku rimandano direttamente al minimalismo della filosofia Zen, allo spirito della essenzialità.

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La narrazione è la descrizione dell’esperienza attraverso la lingua, uno strumento che oltre a comunicare contenuti, trasmette attraverso il lessico significati di molteplice valore emotivo, cosa questa ancor più vera per la poesia. E ciascuno di noi è portatore di un doppio patrimonio lessicale, attribuibile alla lingua appresa nell’infanzia, più circoscritta alla zona geografica di crescita, e all’idioma ufficiale della nazione d’appartenenza, perché così come Wittgenstein afferma “le lingue dal punto di vista fonetico sono migliaia, mentre dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e tutte l’altre lingue messe insieme o seconde”; è ragionevole perciò pensare che il dialetto sia comprensibilmente la lingua primaria, ovvero ‘madre’. E nella memoria immaginativa si innestano dall’infanzia suggestioni sensoriali e sistemi di comunicazione a cui si continua ad attingere durante la vita, ivi compresa la lingua primaria.
Come il precedente, anche questo concorso letterario Quarta stagione di Haiku tra meridiani e paralleli è articolato in due sezioni, la prima riservata agli haiku in lingua italiana e la seconda a quelli scritti nelle lingue dialettali conosciute dagli autori. La struttura metrica sarà la canonica 5-7-5 sillabe (secondo computo metrico) per gli haiku scritti in italiano e per quelli in dialetto, ovviamente libera dalla gabbia metrica la traduzione di questi in italiano.
Leggi il Regolamento completo 

“Gli haiku saettano come smussate freccioline che ci vengono da un mondo simile a quello di Alice, ma dotato di una sottile, intricata coerenza che non è soltanto il rovescio dello specchio delle nostre coerenze. Sono spiragli da cui filtra qualcosa di accecante e insieme di carezzevole, sono cuspidi elastiche di qualcosa che deve restare sommerso, per noi (e forse per tutti), ma che pure sentiamo necessariamente nostro. E allora per capire ripieghiamo almeno un ‘principio di essenzialità’, sul tema del risparmio verbale che crea alte tensioni aggregatrici, o addirittura sul ‘fascino del frammento’ come su riferimenti che senza dubbio si possono identificare anche nello haiku”.

(Andrea Zanzotto, dalla presentazione del libro Cento haiku. Testo giapponese a fronte, Ugo Guanda Ed., Milano, 1993)


info dal bando di concorso Fusibilia: http://www.fusibilia.it/?p=5029

Dona Amati
Responsabile Fusibilia
http://www.fusibilia.it
phone: 3460882439


 

De Compositione – Diwali XVIII

In uscita il nuovo numero di Diwali- Rivista Contaminata De Compositione. In questo numero ci contaminiamo di arte, musica, poesia, saggi, cortometraggi, video etc…

“Il compositore compone innanzitutto musica, ma il prodotto di chi compone può essere altro che una composizione musicale. L’oggetto del comporre non è predeterminato, e la materia composta è infinita: ciò che conta è l’atto intenzionale del raccogliere elementi diversi ma omogenei, all’interno di un tutto coerente, preferibilmente secondo un ordine
estetico o concettuale. È così che si può parlare di una composizione floreale, dove i fiori sono vere e proprie note di una sinfonia di odori, colori, sensazioni tattili. O ancora, in francese la composition è una forma di saggio, in cui bisogna per l’appunto porre in “risonanza” brani di narrativa, poesie, e immagini di opere figurative e plastiche, per mostrarne al contempo l’armonia e i nessi concettuali. La de-composizione, però, accorda un’ulteriore libertà: la possibilità di procedere a ritroso, sciogliendo i lacci di ciò che è composto, per mettere infine a nudo la trama, la tela, o qualunque altro tipo di composto. L’arte in ogni sua forma può infatti essere vista come un viaggio indietro nel tempo, perché forse solo ciò che si è già vissuto può essere rappresentato: anche la proiezione nel futuro parte sempre dal passato. È quindi un gesto eminentemente artistico la decomposizione, l’esperienza del tornare indietro, controcorrente e soprattutto controtempo? La risposta, forse, è nascosta nei contributi che troverete in questo numero di Diwali.”
(Diwali – Rivista Contaminata, dall’editoriale di apertura)

I miei contributi per

Insistenze: Mediterraneo: la musica del mondo (estratto da saggio già pubblicato) a pag. 12

InVerso: estratto dal saggio di prossima pubblicazione Verso un “canto generale” andaluso. La lingua originaria del Cante Jondo nella poetica di Federico Garcia Lorca a pag. 48 e tre poesie tematiche introdotte da un commento di Letizia Leone da pag. 42.

InDicazioni: recensione a “Di allegorico miele – Rapsodie sarde” di Ugo Magnanti a (Pag.75)

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Tavola di Stefania Sergi da “Di allegorico miele”

Il Focus Haiku di Dona Amati è sulla poetessa  e scrittrice vissuta nell’XI secolo durante il periodo Heian, Akazome Emon. (pag. 54)

 

Buona lettura

La ragazza sull’albero (Julia Butterfly Hill)

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«Mentre sto scrivendo, all’età di venticinque anni, vivo da più di due anni su un’antica sequoia alta sessanta metri, collocata sulla proprietà della Pacific Lumber. Sono sopravvissuta a tempeste, minacce, solitudine e dubbi. Ho conosciuto la magnificenza e la devastazione di una foresta tra le più antiche sulla Terra. Vivo su un albero che si chiama Luna. Sto cercando di salvare la sua vita. Credetemi, non era proprio quello che intendevo fare della mia vita.»

Era il 1997 e la pacifica esistenza di una ragazza qualunque, sopravvissuta a un drammatico incidente stradale che le costa un danno cerebrale e la terapia intensiva per quasi un anno, viene improvvisamente sconvolta da una chiamata. In che altro modo poter definire questa impresa senza precedenti che ha ispirato e aperto il cuore a milioni di persone nel mondo? Lo racconta quella che di lì a poco si sarebbe trasformata in Butterfly, ovvero Julia Butterfly Hill, quando si trova, per la prima volta, di fronte ai giganti della Terra, le sequoie della California, e può finalmente sperimentare la verità del Creato e della vita come lei stessa definisce questa esperienza.

«Afferrata dallo spirito della foresta, caddi in ginocchio e cominciai a singhiozzare… In questa maestosa cattedrale, potevo sentire il mio essere intero trasformarsi in nuova vita. A lungo rimasi seduta a piangere. Alla fine, le lacrime si trasformarono in gioia e la gioia in ilarità, e rimasi seduta a ridere per la bellezza che mi circondava. … Spirito dell’Universo, volevo girare il mondo. Sin da quando ricordo, ho sempre desiderato viaggiare. Ne ho finalmente l’Occasione e tuttavia, improvvisamente, mi sento costretta a non andare. Ti prego, mostrami la strada.»

L’occasione si presenta presto quando, il gruppo di attivisti della Earth First! che sta piantonando, nella contea di Humboldt (Nord California), l’area di disboscamento della Pacific Lumbern, società nel settore della raccolta del legname, chiede dei volontari per occupare un albero che sta per essere abbattuto su un territorio già sottoposto a pericolose frane e cedimenti a causa del taglio indiscriminato della foresta. L’albero in questione viene battezzato Luna (in italiano nel testo) e nel giro di poco tempo diventa un vero e proprio faro della battaglia ecologica in California e in tutti gli Stati Uniti riuscendo a calamitare l’attenzione internazionale.
Ad apertura di questo libro per spiriti ribelli, a metà tra biografia, diario avventuroso e testo di trasformazione spirituale, si trova la citazione di John Muir, il pionere delle foreste Californiane: «Questi re della foresta, i più nobili di una razza nobile, appartengono di diritto al mondo, ma, poiché, si trovano in California, non possiamo sfuggire alla responsabilità di esserne custodi. Per fortuna, il popolo americano è all’altezza di questa responsabilità.»

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juliahillÈ così che Julia Hill, a 23 anni, sente di doversi assumere questa responsabilità e, senza esitazione, si offre di salire su una piccola piattaforma a cinquantacinque metri dal suolo, posta sulla punta di una sequoia che ondeggia al vento, a picco su una collina che sta franando a causa del disboscamento intensivo. Ciò che segue questa decisione di Julia è un rapporto di simbiosi con Luna, una creatura di mille anni, una coast redwood facente parte di una foresta antichissima, una Sequoia sempervirens dalla caratteristica corteccia rossa, tra gli alberi più alti al mondo.

Julia, nome in codice Butterfly, si trova a vivere per ben settecentotrentotto giorni su Luna, con lei condivide la lotta per la vita in una zona devastata dal disboscamento, insieme affrontano tempeste, freddo, neve, piogge torrenziali, boscaioli rabbiosi, ruspe, elicotteri che spargono napalm, attacchi continui di agenti e dipendenti dell’azienda che sta sfidando, la Maxxam Corporation, la quale sta per effettuare il cosiddetto “taglio a raso”, ossia il taglio di alberi di tutte le età e dimensioni e il conseguente trattamento dell’intera area con il fuoco. In solitudine Julia stabilisce un rapporto speciale con la sequoia, un legame che segue l’ecologia profonda oltre che l’ambientalismo attivo e queste pagine ne danno ampia testimonianza. La metamorfosi della farfalla Butterfly si completa durante i due rigidi inverni passati fianco a fianco con la creatura millenaria.

«Luna mi ha cambiato. Vivendo su questo albero, ho ricordato come ascoltare, come sentire il mondo e la Creazione che mi parlavano. Ho ricordato come sentire la connessione e la consapevole unicità che è sepolta profondamente dentro di noi.(…)»
Durate un terribile uragano che mette a dura prova il carattere fermo della ragazza, Julia sente la voce di Luna che le parla e da lì in poi continuerà a chiederle consiglio: comunicherà con la sequoia attraverso la voce, il pensiero, le sensazioni tattili, tutti i sensi. Julia diventerà tutt’uno con l’albero che la ospita e dopo questa esperienza sarà per sempre la sua migliore amica.
«Chiusi gli occhi e appoggiai a Luna la fronte, le mani e i piedi. Immaginai la mia energia che scendeva lungo il tronco, attraverso le radici, nel terreno. Mi aiutò a sentirmi con i piedi per terra. Avvertii l’imponenza del tronco e una profonda energia che ci legava»

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Dopo le prime due settimane in cima alla sequoia, Julia comprende che l’occupazione di un albero va oltre la protezione dell’albero stesso; è una forma di servizio pubblico intoccabile, è un simbolo di protezione e attenzione verso l’intera foresta, gli animali che la abitano e la comunità che la circonda e che dipende dalla sua sopravvivenza.

«L’occupazione di un albero è l’ultima spiaggia. Quando vedi qualcuno su un albero per cercare di proteggerlo, capisci che la società ha fallito ad ogni livello. Chi occupa un albero con il suo gesto ti sta comunicando questo: non ho altro modo per fermare quello che sta succedendo, non ho altro sistema per rendere consapevole la gente di cosa c’è in gioco. Ho seguito le regole, ma tutto quello che mi è stato detto di fare ha fallito. Quindi è mia responsabilità fare quest’ultimo tentativo, mettere il mio corpo dove stanno le mie convinzioni.»

Fu proprio John Muir istituendo il il 28 maggio 1892 il Sierra Club, la più antica e grande organizzazione ambientale degli Stati Uniti, ad attuare un programma preservazionista e a indicare la strada per il Parco nazionale di Yosemite in cui oggi sopravvivono più di mille sequoie giganti.

Julia racconta che gli sforzi per proteggere le sequoie della costa continuarono e si unì alla lotta ambientalista anche il genere femminile quando, nei primi del Novecento, quattro donne di Eureka, in California, scrissero lettere a politici, naturalisti, personaggi famosi e, successivamente, portarono la loro protesta sulle strade per creare consapevolezza nell’opinione pubblica. Senza gli attivisti passati e presenti, la maggior parte delle antiche foreste della California sarebbe caduta molto tempo fa. Julia intende proseguire su quel sentiero perché, senza gli attivisti passati e presenti, l’attenzione su alcune tematiche diminuirebbe con la conseguente mancanza di vigilanza sul territorio e sul nostro patrimonio ambientale.

9788879724357_la_ragazza_sullalberoJulia Hill si fa portavoce di questa grande battaglia ecologica senza mai essere appartenuta a un gruppo o a un’associazione, e nel suo racconto ribadisce questa posizione, ma la sua impresa non sarebbe stata possibile se non avesse ricevuto l’aiuto di tutte le persone che, in piena autonomia e liberamente, l’hanno supportata in ogni modo, anche andando contro la legge, a rischio della propria vita e spendendo ogni energia possibile.
Un gesto di disobbedienza civile, quello di salire sugli alberi e di occuparli che, dopo il Civil Disobedience dell’americano Henry David Thoreau (1849), riporta l’attenzione sul diritto-dovere dei cittadini di vigilare affinché lo Stato o qualsiasi autorità costituita non abusi del suo potere. Lo stesso Gandhi affermava: «Noi cessiamo di collaborare coi nostri governanti quando le loro azioni ci sembrano ingiuste. Questa è la resistenza passiva.»
Molti dei diritti di cui oggi godiamo, pur se concessi sulla carta, sono divenuti effettivi soltanto dopo atti di protesta e di disobbedienza civile. Ecco perché ritengo che questo libro sia un testo valido per comprendere la società e le nostre responsabilità di cittadini e di essere viventi.

L’impresa di occupare Luna si è rivelata importante perché ha avuto un esito positivo e si è conclusa con un accordo di tutela e salvaguardia di grande valenza simbolica, per la conservazione di Luna e degli alberi circostanti, cosa che non era mai accaduta prima di allora.
L’intuizione di calamitare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sulla salvaguardia delle foreste, attraverso il superamento del record di permanenza su un albero, ha contribuito a rendere la storia di Julia Butterfly Hill e di Luna una favola moderna. Tuttavia La ragazza sull’albero ha continuato la sua lotta fino a diventare un’ambientalista attivista di fama mondiale e la sua disobbedienza civile l’ha portata anche a dover affrontare il carcere il 16 luglio del 2002, a Quito, Ecuador, in seguito alla protesta contro un progetto di oleodotto che avrebbe distrutto un’ampia area di foresta vergine andina.

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«Mettere il mio corpo dove stanno le mie convinzioni» è una frase chiave per riuscire a capire la grandezza di questa esperienza che ognuno di noi può rivivere attraverso la lettura delle parole di Julia Butterfly Hill. E che siano passati quasi venti anni da quel giorno non è importante. È, anzi, quanto mai necessario oggi reinterpretare la necessità di un gesto che ha cambiato la visione ambientalista. Oggi che la nostra passività non è resistenza e neppure esistenza, ma solo inazione, mancanza di ideali, di speranza e di forza, è necessario ricordare, come suggerisce Julia, che «Sì, una persona può fare la differenza. Ciascuno di noi la fa.»

Luna è sopravvissuta al taglio indiscriminato della foresta ma nel 2000 è stata vittima di un atto di vandalismo a opera di sconosciuti che le ha inferto un profondo taglio lungo metà della circonferenza del tronco. «Ho avuto come la sensazione che la sega mi attraversasse il corpo. Continuerò a fare il possibile per salvare Luna e per salvare il resto delle antiche foreste» ha commentato Julia Hill in seguito all’attacco. Stabilizzata con staffe e cavi d’acciaio, ferita, ma ancora in piedi, Luna resiste e continua, con la sua presenza, a segnare il tempo millenario delle sequoie.

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Luna (sequoia) Redwood Forest, Stafford, California. Nel 2000, l’albero fu vittima di un atto di vandalismo: con una sega elettrica si creò nella sua circonferenza un’incisione di un metro di profondità. Stabilizzato con cavi e fermi in acciaio, l’albero continua a vivere. Fonte foto: National Geographic

 

Julia Butterfly Hill, La Ragazza sull’Albero (Casa Editrice Corbaccio, Milano 2000, ISBN 88-7972-435-5)

Julia Butterfly Hill, The Legacy of Luna (Harper Collins Publishers Inc., 2000, ISBN 0062516590)

 

Valentina Meloni

5/07/2017

Nanuk e l’albero dei desideri

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Arriva Nanuk!

Nanuk e l’albero dei desideri (fascia di età: 5-10 anni) è una fiaba moderna che introduce il tema del processo di individuazione e accompagna alla necessaria iniziale scoperta di sé attraverso la fiducia, il coraggio e l’attesa. La narrazione si sviluppa come una storia nella storia e l’impianto della fiaba finisce per fondersi con una realtà in cui il bambino si può identificare. Paesi diversi e diverse generazioni a confronto, radici e interculturalità, in un racconto che vede come medium un albero magico dai semi alati (un vecchio acero montano) e come daimon un sonaglio a vento a forma di uccellino. Il narratore coincide con la figura materna e rassicurante della nonna e il finale lascia un’apertura che permette al bambino di continuare la storia attraverso l’uso della propria immaginazione.

Nanuk e l’albero dei desideri” è la prima di una serie di storie per bambini che ho ideato con un progetto ad alta leggibilità e pagine creative manuali. In questa impresa nelle quali ci siamo divertite noi per prime ho coinvolto Sara Stradi che ha interpretato Nanuk proprio così come lo avevo immaginato nelle sue bellissime e colorate illustrazioni che spaziano dall’Italia al Giappone. Se volete prendere una copia, Sara ed io ne avremo disponibili tra qualche giorno, potete scrivermi qui o nei commenti.
Anche quest’anno ho scelto alcuni insegnanti per donare qualche copia alle classi di piccoli lettori.
Seguite la lumachina di Temperino rosso Edizioni 🐌

Titolo: Nanuk e l’albero dei desideri
Autrice: Nanita – Valentina Meloni
Illustratrice: Sara Stadi
Editore: Temperino rosso edizioni
Genere: Narrativa per l’infanzia
Anno prima edizione: 2017
Collana: Il bocciolo

LIBRO ISBN 978899819675
EBOOK ISBN 978899819682

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