Tra gli aranci e la menta

Recitativo dell’assenza per Federico García Lorca

L’assenza si può dire a parole, in questo caso in versi, e se ne può cantare l’amarezza ma pure la consapevolezza, che è stata vita prima di ogni altra cosa. Ed è della vita e delle sue estreme conseguenze che parla questa plaquette di elegie in memoria di García Lorca nella ricorrenza degli ottant’anni dal suo assassinio. Poesia come primo atto di pace e come riscatto alle ingiustizie, alla morte, all’oblio del tempo. «In questa plaquette ci sono versi di un’espressività e di una suggestione infinite» scrive Lucia Bonanni nella bandella. Sono d’accordo Lucia e hai saputo cogliere, nel tuo commento, anche quando dici che questo è l’omaggio ad un Poeta immenso nella sua feconda umanità che continua a vivere…

«Morto è solo chi si dimentica e scompare/ come una cicogna nera nella notte petrolio/ ma tu ancor vaghi in memorie di sapienti e /in calli strette delle città di bianco verniciate,/ tu che perfori il tempo immortale, giovane e bello./ Alza per noi le rocce a scovar gli scorpioni e / fa che la luna rinnovi il solletico della mente!» (1)

In questa raccolta poetica di Lorenzo Spurio c’è il mondo di Lorca e c’è la commozione e il tributo di chi ancora lo legge, lo ama e lo stima. Undici sono le elegie che il poeta jesino ha dedicato al grande drammaturgo granadino: versi pervasi da un senso panico diffuso che riprende il dialogo con la natura così caratterizzante in Lorca.

«Undici ampie composizioni che seguono con plurale partecipazione una vicenda triste e dolorosa, alimentata da primavere e rocce, da Sierre e nuvole, da quadri sapidi di panismo empatico dell’andaluso; dei paesaggi che tanto amò e di cui tanto ci ha detto nelle opere… »

Osserva Nazario Pardini nella prefazione a quest’opera rammentandoci anche la vena di maggiore  allegria e di maggiore umore  delle Canciones e prendendo in esame gli aspetti più vitali della produzione lorchiana.

Lo conferma Corrado Calabrò in quarta di copertina quando scrive:

«La silloge è al tempo stesso una rievocazione ed un’invocazione del poeta, con un fondo di accoramento che si scioglie nel colloquio con le piante e con la natura, in sintonia col sentire del poeta e in risonanza con i suoi versi: “Os hablan las cosas/y vosostros no escucháis”come Spurio cita il poeta in esergo »

Il colloquio diretto con il Poeta si apre con una lettera: “Il mio giardino autunnale” ultimo saluto ad un amico da parte dell’autore, un colloquio che caratterizza tutta la raccolta attraverso i temi cari e la rievocazione della terra del Poeta andaluso. Da apprezzare anche la bella traduzione in spagnolo di Elisabetta Bagli per una delle elegie. La plaquette all’interno è impreziosita, inoltre,  dagli schizzi a china del maestro  Franco Carrarelli, di cui anche il ritratto di copertina. Queste illustrazioni non fanno da contorno bensì illustrano i versi di Spurio andando a cogliere i nodi centrali della raccolta, sono l’omaggio figurativo espresso con sapienza che oltre a corredare e rendere più preziosa l’opera mantiene il proprio linguaggio autonomo e caratterizzante. Nella prima di queste illustrazioni il maestro disegna una rappresentazione della corrida de toros con i suoi personaggi  caratterizzanti.

Da questo nodo centrale prendo spunto per il mio commento che va a chiudere la raccolta: «Il passo della morte. Rappresentazione mitica e allegorica nel rituale della corrida tra teatro e poesia» dove analizzo i testi poetici in relazione alla produzione teatrale di Lorca, andando a cogliere la vena drammatica, simbolismi e parallelismi che intercorrono tra il teatro, la poesia e la corrida come antica rappresentazione tragica della lotta tra vita e morte. Questa nota di lettura è corredata da citazioni e bibliografia di quanti si sono già occupati dell’argomento -anche se non in relazione con il poeta andaluso- ma è uno studio interessante che mi ha portato a vedere la produzione poetica e teatrale di Lorca sotto un aspetto più simbolico seguendo quella vena che egli stesso aveva suggerito parlandoci del Duende.

Un lavoro che ho apprezzato sotto molteplici aspetti, questo ultimo di Lorenzo Spurio, che ringrazio per l’opportunità che mi ha offerto di poter omaggiare anch’io uno dei poeti che più amo fin dalla mia fanciullezza.

[ n a n i t a ]


(1) dalla poesia “L’odore dei tuoi colori” pag.26

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2 pensieri su “Tra gli aranci e la menta

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