fammi stare nella tua lingua ora che il silenzio sussurra le sue grida e mente lasciando al tuo nome tutto lo spazio di memoria. questo è il deserto di forme che mi spaura — la cattiveria sepolta nella bontà del guru il pianto indelicato di chi muore mentre Cristo non risorge e i prati sono campi sterminati di croci mosse dal vento. c’è un uomo vestito di bianco nell’enorme piazza vuota — ha lacrime di vetro sulle guance ora scendono nella mia gola se dimenticata godo il martirio di chi non ha voce e ingoio il fiele maledetto del non detto mi sporgo su un abisso d’eterno.
ecco l’inverno col suo passo lento cadenzato di voli, dolce lamento di un sonno lunghissimo e sereno. non si posa ancora la nostra neve e le foglie che cadono, neppure loro possono davvero farci del male adesso che viene la notte del seme ci prende la mano ci fa acquietare…
sai, amore, ho raccolto il canto dei mille e più uccelli del nostro tempio e ho riconosciuto la tua solida voce impastata di dolore e di vento io non so dirti perché ho tremato quando ogni sillaba si è andata posando come una carezza affiorante di parole su tutti gli alberi della mia foresta
io non so dirti perché ho pianto e in cielo si è aperto un rovescio d’azzurro che ha colorato tutta l’aria d’intorno… ma adesso che hai accarezzato di pioggia tutte le mie radici nascoste non posso fermare questa primavera precoce mi fiorisci dentro a ogni nuovo fiore ogni seme spinge fuori la sua anima sottile e mi feconda di petali e colori.
ma se viene la neve, dimmi, come faremo a tenere in vita questa nostra ferita da cui s’innalza un invisibile giardino? la copriremo come si fa con i bambini diremo che non ci amiamo diremo che non ci conosciamo e inganneremo così bene il cielo che tutto il blu del mondo verrà a coprirci gli occhi di pianto.
Valentina Meloni, pubblicato il 25/02/2020 in Le parole di Fedro ed è stata commentata e tradotta in spagnolo da Jorge Montero Calderón
La parola “Blu” è molto interessante, in lingue come l’inglese o l’italiano, ha due connotazioni estremamente diverse, una si riferisce alla ruota dei colori e l’altra simboleggia la tristezza totale, profonda, fondamentalmente indescrivibile. Questa poesia descrive quella tristezza, poiché aggiunge una tenerezza vitale, un soffio di speranza che ricorda lo sbocciare inaspettato di un amore fatale e quindi indimenticabile.
Toda la tristeza del mundo
Llegó el invierno con su ritmo lento Su vuelo cadencioso, dulce lamento de un sueño largo y tranquilo. Nuestra nieve todavía no se asienta y ni siquiera las hojas al caer nos pueden realmente hacer daño ahora que cae la noche de la simiente Toma nuestras manos, nos hace callar …
Sabes, amor, recogí la canción de las mil y más aves de nuestro templo y reconocí tu voz sólida mezclada con dolor y viento No sé decirte por qué temblé cuando cada sílaba se posó como una caricia emergente de palabras en todos los árboles en mi bosque
No puedo decirte por qué lloré Ni porque el cielo dibujó un contrapunto azul que coloreó todo el aire alrededor … pero ahora que has rociado todas mis raíces ocultas no puedo detener esta precoz primavera florece dentro de cada nueva flor cada semilla empuja su alma Delgada y fecundada con pétalos y colores.
pero la nieve llegará, dime, ¿Cómo mantendremos viva nuestra herida esa, de dónde surge un jardín invisible? la cubriremos como lo hacemos con los niños diremos que no nos amamos diremos que no nos conocemos y engañaremos tan bien al cielo que toda la tristeza del mundo vendrá para cubrir nuestros ojos con lágrimas.
Anticipazione di una poesia tratta da Dendrarium che uscirà con la mia traduzione a settembre 2020 per i tipi di Musicaos Editore di Luciano Pagano nella Collana “Fogli di Via”, diretta da Simone Giorgino e Fabio Moliterni, in collaborazione con il Centro PENS-Poesia Contemporanea E Nuove Scritture del Dipartimento Studi Umanistici dell’Università del Salento. La collana ospita poesie e studi critici come “Poesie. inferno minore. )e pagine del travaso”, a cura di Annalucia Cudazzo, edizione critica delle raccolte poetiche di Claudia Ruggeri.
sono del mare dell’acqua del vento non mi puoi prendere legare incatenare sono del mare dell’acqua del vento vado per strade tessute di bisso e fluttuo con le maree del mio essere vago per campi di luna in luminosi sentieri intenta sono del mare dell’acqua del vento sono del tempo buono quello che non si conta e navigo su oceani di solitudine persa in abissi infiniti di malinconie solo mie mi perdo negli idrogeni del mondo… io sono del mare dell’acqua e del vento
Non offrirgli il tuo cappello per ripararsi dal gelo.
È solo un bambino, perché preoccuparsi per lui?
È un essere sudicio, non è affar tuo
Stai lontano dai problemi che non ti riguardano
Dormi tranquillo e al calduccio così da non sentire freddo
* We are the sons of life,
we are the beloved deities
We are as flowers in the world,
we are luminous
We are the children of life
How can we behave in wars,
in tragedies, and in distress?
Keep us away from a siege,
from its tyranny
We are the children of life
*
Yes, he is not your son.
Those are not his tears.
Do not worry about a child not yours.
Never mind a child that is not yours.
Tears falling like rain.
Tears running like rivers.
Cries of pain for your silence.
Feel disappointed to let you down.
You are not his father.
*
He is not your son,
Do not move from your bed.
Do not give your hat to him because it is cold
He’s just a kid, why worry about him?
He is a dirty human, this matter is not yours
Stay away from problems that do not concern you
Sleep in peace and warmth so that you do not feel cold
Testi di Muhammad Najem
tradotti da Valentina Meloni
Muhammad Najem, è un ragazzo ora diciassettenne, che alcuni anni fa ha iniziato a documentare gli orrori della guerra in Siria attraverso i suoi selfie, in particolare nella zona di Ghouta (un sobborgo di Damasco) dove si è consumata la guerra civile fratricida. Lo slogan un selfie per #SAVEGHOUTA ha fatto il giro del mondo partendo dal suo account twitter (muhammad najem)
tengo stretta al grembo la piccola volpe che ero: le orecchie dritte i denti aguzzi il muso puntuto che saggia l’aria e la lunga coda rossa una carezza al grano di primavera. ho sempre con me i suoi occhi vispi — addormentati tra le mani — una fiammella che s’accende improvvisa quando scopre il passero del perduto amore ancora cinguettante sul ramo dei ricordi.
Poesie tratte da Alambic (Progetto Cultura, Roma, 2019) e alcuni inediti: Forest, L’albero e il bambino, La bambina che parlava agli alberi, Un fiore non è mai lo stesso, Ho abbracciato un Ginkgo sono state tradotte in Cinese dal poeta e professore Tzemin Ition Tsai e pubblicate nella rivista di letteratura Chinese Language Monthly con sede in Taiwan. In qualche modo da Nei giardini di Suzhou conservo il legame con la Cina e l’Oriente…
Una piccola pubblicazione numerata in 100 copie autografe, da un’idea di Rosario Morra con sue illustrazioni e un commento all’opera inedita. Questa la mia unica parola del 2019, preziosa.
All’interno:
–Suite della solitudine– katatuta sequenza
–Eco di mare– suite in Haiku
-8 illustrazioni e una nota
“Per parlare di poetica devo ricorrere a una necessità etica che non so motivare. Il rispetto di alcune regole, di un metodo, non è testardaggine o scelta estetica, ma ma un obbligo morale. Abbandonare questi limiti non mi è concesso e cerco, quasi in una espiazione preventiva,il risarcimento che l’opera costituirà. Inizialmente credevo, nell’accostare puntini, di voler ottenere un segno ansioso, che inciampasse continuamente, una scelta ancora espressionista e compiaciuta di manifestare giudizi ed emozioni. Poi è diventato un metodo per avere un controllo capillare dell’immagine. E’ proprio della scrittura e della musica l’uso di una sintassi e di un lessico codificati, regole precise che si apprendono più facilmente in giovane età. Così la scrittura e soprattutto la musica si insegnano con programmi consapevoli che, se non garantiscono la poesia, rendono facilmente riconoscibile il dilettantismo, ma, nelle arti figurative, con l’impressionismo, nasce la figura del “pittore della domenica” e si nega ogni competenza particolare.”
(Rosario Morra- Poetica, testo tratto dal sito dell’artista- quello che avete appena letto non è il commento, la nota contenuta all’interno dell’opera che invece riguarda la genesi di questa pubblicazione, come è avvenuta, perché e quali corde ha toccato.)
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