Due amanti noi di Yuleisy Cruz Lezcano

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Lo spazio abolito

 Una delle funzioni della letteratura è quella di rappresentare le passioni; la presenza costante del tema amoroso nella nostra storia letteraria dimostra che l’amore è sempre stato una passione centrale in Occidente.(Octavio Paz)

Amore carnale e amore platonico, sensualità e candore, viaggiano spesso nella duplice fiamma dell’Eros, mimica e metafora della sessualità spogliata delle sue funzioni riproduttive. Fiamma duplice che attende a un “ragionevole equilibrio” che non può e non deve estinguerle o annullarle e pertanto è un equilibrio inattuabile che avanza e arretra tra i due poli.

Se l’erotismo è una poetica corporale e la poesia è un’erotica verbale, come suggerisce Octavio Paz nel suo saggio La duplice fiamma, il segno, che evoca sensazioni nominando il passo fuggevole dell’incorporeo, è la sostanza carnale di Psiche che trasfigura in Eros. Metafora che si apre con naturalezza alla corolla della comprensione nei versi appassionati di Yuleisy Cruz: “Sei il fuoco che si appicca alle mie tempie, / con schizzi rampicanti, / ti concentri nella mia pelle/ che infuocata ti nomina, risorta.”

L’opposizione complementare di poesia ed erotismo si manifesta incessantemente “con parole che parlano a tutti i (tuoi) pezzi immateriali” nei versi della poetessa di origine cubana: “L’opposizione è un gesto vano, / quando con desiderio ricreo la tua bellezza, / con le dita entro nella tua carne inespressa / e con tocco sapiente confabulo.”

La forma di questa fiamma, nell’andamento fonico, metrico e visivo, è un movimento ritmico “Siamo due granelli di sabbia immersi nel mare aperto; / siamo ondata di rumore sussurrato come un bisbiglio” che mima il moto ondoso “come lenta onda senza riposo / nella tua oscura cavità mi apro” e per assonanza il movimento della danza sessuale “Viaggiamo all’unisono, / dove io sono onda / che anticipa la schiuma, / dove tu sei veliero, / leggero / come una piuma…” che si adagia in impressioni vive o delicatamente sottili sul mare del foglio “ci siamo aperti / a quello che non si sa, / naufraghi del mare / alto di ondate / di parole versatili, incontrollate. / Con la meraviglia di averle pronunciate, / nuotava l’incanto nelle nostre pupille.”

In questo canzoniere erotico, che riesce ad abbracciare assieme desiderio e nostalgia, il segno, contenente la duplice fiamma di significato e significante, erompe nel gesto. Se la poesia è un “fare”, se è creazione, il gesto è il suo complemento d’azione; ma quale duplice fuoco incarna il gesto in queste pagine?

Il gesto, in quanto atto d’amore è, nel suo duplice giogo di azione e inazione, il diapason di questa danza ( l’autrice stessa si domanda “se innescare il cuore / possa avere un senso”) che è cantata divorando i tempi, ansimando letteralmente dalla parola all’immaginazione, dall’immaginazione al segno.

“Persi in infinite direzioni / i miei occhi / esprimono la voglia senza usarla, / fingono l’assedio senza avanzata, / sbranano il tuo corpo / come un tifone / dove il gesto si trattiene / e mi divora”.

Ecco che la voce della poesia sembra davvero “trattenersi” in endecasillabi e rime baciate o alternate, ad esempio nei sonetti,  per poi erompere in versi sciolti che mantengono però un andamento musicale ricco di metafore vive, carnali, inusuali; in ribaltamenti semantici e d’uso del significante che rompono gli schemi e i ritmi fluidi ma composti della rima.

Il sesso maschile ricorre nelle sembianze del fiore “rosso liberato” ed è “dritta carne di tulipano che matura”, “bocciolo umido sguainato in rosa”, “fiore con il segreto della vita conferito”, “bocciolo che si alza dalla terra”, “tenerissimo stelo”, ”tulipano rosso infiammato di sangue”, “alto fiore turgido su un bosco folto” e poi ancora “tronco che si sbuccia bagnato” o persino frutto stellare “Ed è il tuo pube, un cielo stellato sulla cui volta / si alza alla luce verginale il frutto naturale / che si eleva come un astro allungato / ad altitudini epiche guidate dall’istinto.”

In queste pagine “la carne inespressa” dei vuoti d’azione, dei silenzi, dei gesti trattenuti, delle parole non dette, delle illusioni, vibra intensamente in spazi fisici e metafisici “Ti libero nella misura della mia distanza / con il palpito di speranza che, negli spazi stretti, / tu sappia volare.”

L’ironia di alcune immagini incarnate nella parola, poi, sferza il verso di nuova vita “Al guardarla schizzano ovunque i bottoni, / non c’è bisogno di slacciarsi i pantaloni / scendono giù da soli e scappano via.”

Una voce sempre biunivoca anche nell’io poetico che si pronuncia in versione maschile e femminile alternando a sorpresa le mimiche del punto di vista  “Con pensieri deposti / si alza dal niente / la mia verga di gladiolo / e Venere indifferente / mi lascia godere da solo”  in ritmiche irriverenti e prive di censure, così come Eros detta “gode, dice che gode, invece mente, / con una mano tira su il fragile rampollo, / la femmina finge l’orgasmo che non sente, / quando stringe fra le mani il peduncolo frollo / che cade fra le cosce, indifferente.”

Lo spazio abolito non è solo quello tra i corpi ma è il “non luogo” d’incontro tra desideri, è la mimica dell’illusione (la parola “chimera” ricorre più volte) che arretra davanti al gesto divorando uno spazio di possibilità. E’ anche attesa, incompiuto, solitudine, masturbazione fisica e mentale che vuole manifestarsi nel segno della poesia: “E ho la pancia gravida d’imprudenza / che sente l’agonia del non partorito, / con doglie abortisco l’anima, / mi riconosco come carne e sangue dolente / di un presente sfiorito.”

La poesia cammina nel duplice segno, manifesto e metaforico “tu e io, nel sogno mai visto, / eravamo / dapprima due metà, / divenute intere in un unico atto, / completati”.  L’erotismo nel gesto, attuato e trattenuto “Il corpo ode / il corpo. / I due corpi / in spirale canora / si attorcigliano. / Nello spazio abolito / i due nomi confusi: / uomo e donna, / donna e uomo, fusi, / l’uno nell’altro / si scambiano / sostanza” ma sono un tutt’uno nel corpo del verso che nomina finito e infinito perché, come ci ricorda ancora Octavio Paz, nell’amore tutto è duplice e tutto tende all’unicità.

L’Eros è il mondo del tutto concesso /… ed è l’amore d’azzardo / che supera se stesso univoco / nel gesto che si dilata, / con l’illusione romantica di amare / ed essere amata.”

E se poesia ed erotismo sono opposti complementari che si completano nel segno-gesto della parola-amplesso, il fuoco cerebrale, il motore irrazionale che muove, oltre al sentimento, anche il sesso, è una presenza-assenza che si abbatte e si ritrae sul continente della pagina in modo continuo e sottile: “E chiedo all’amore -cosa ci vuole questa sera- / se nel fondo dei miei occhi può trovare la casa, / ma l’amore non risponde, non saluta, non passa…” lasciando che l’illusione tracci la sua strada di chimere “bocca su bocca le parole fanno male, / fiacche come pesci all’amo, / dicono addio, / quando vorrebbero dire Ti amo.”

Yuleisy Cruz nello spazio abolito della sua poesia, carnale e al contempo immaginifica, ci lascia una bussola esistenziale che sa con certezza su quale punto cardinale puntare l’ago: “Dico che non ci sono tante primavere, / nella vita bisogna essere felici, / a fiore aperto: corolla, pistilli e antere, / nel toccato risplendono tra le mani stelle, / al di là di quello che si dice, oltre le narici / l’amore, solo l’amore alimenta le chimere.”

Valentina Meloni

(Castiglione del Lago, 24 Luglio 2015)

 


Scheda Libro

Due amanti noi

testo spagnolo a fronte

Autore: Yuleisy Cruz Lezcano
Prefazione: Valentina Meloni
Editore: FusibiliaLibri
Collana: segnali eclettici
Anno 2015
pp. 192
formato 21×15
15,00 euro
ISBN 978-88-98649-23-5

Immagini di Enzo Moretti, Sylvia Pallaracci

disponibile su fusibilia@gmail.com


 

Scheda autrice

20151128_07Yuleisy Cruz Lezcano è nata a Cuba e vive a Bologna. È dottoressa in Scienze Biologiche e ha conseguito la laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetricia. Ha pubblicato le raccolte: Pensieri trasognati per un sogno, Libreria editrice Tindari Patti, 2013; Fra distruzione e rinascita la vita, Leonida edizioni, 2013; Vita su un ponte di legno, Montag, 2014; Sensi da sfogliare, Leonida edizioni, 2014; Tracce di semi sonori con i colori della vita, Tindari Patti, 2014; Cuori attorno a una favola, Apollo edizioni, 2014; Diario di una ipocrita, Urso edizioni, 2014; Piccoli fermioni d’amore, Urso edizioni, 2015. Numerosi i riconoscimenti ricevuti in diversi premi letterari di prosa e poesia di cui alcuni vinti, tra cui “Premio concorso lettere d’amore”, Comune di Chieti, 2013; “Premio di narrativa essenziale Formiche Rosse XII Ed.”, “Premio Concorso Andrea Vajola, IV ed.”, “Premio Letteratura Italiana 2014 Contemporanea, Sezione poesia”, “Concorso Nazionale Voci Verdi, 2014, Regione Veneto”.

 

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