Canzone per Agunes , Poetry

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Canzone per Agunes di Yang Mi-Ja

dal film Poetry di Lee Chang-dong

 

Come si sta lassù? Ti senti molto sola?

 Il cielo diventa sempre rosso al tramonto?

 Senti ancora cantare gli uccelli che volano verso il bosco?

 Lì dove sei puoi ricevere la lettera che io non ti ho mai scritto?

 Puoi ascoltare la confessione che non ti ho mai fatto?

Le rose continuano ad appassire col trascorrere del tempo?

E’ giunto ormai il momento degli addii come il vento

che indugia e poi se ne va…come le ombre.

Addio alle promesse non mantenute,

all’amore rimasto segreto fino all’ultimo,

 all’erba che accarezza le mie caviglie stanche

e ai piccoli passi leggeri che mi seguono.

E’ giunto il momento di dire addio.

 Ora che sta per arrivare l’oscurità

si accenderà ancora una candela?

 Io prego perché nessuno debba più

versare lacrime di dolore,

perché tu possa finalmente sapere

quanto profondo era il mio amore per te.

Le lunghe attese nelle calde giornate d’estate,

il vecchio sentiero che mi ricordava

 il volto di mio padre e persino il crisantemo

 che timido si gira dall’altra parte,

quanto profondamente li amavo

 e come batteva il mio cuore

 quando sentivo il tuo dolce canto!

 Io vi do la mia benedizione.

Prima di attraversare il grande fiume nero

con l’ultimo respiro  rimasto alla mia anima,

ancora una volta rivivo il mio sogno:

un mattino radioso pieno di sole e al risveglio,

accecata dalla luce, ritrovo sempre te…

 lì al mio fianco.

ascoltala

Il tempo è un arciere…

Paris Musée d'Orsay, fotografia Alberto Clapis

Paris Musée d’Orsay, fotografia Alberto Clapis

Il tempo è un arciere impietoso, assassino di ogni muta carezza, che ti ruba alle mie mani tese, aride di pelle e fremiti, di labbra schiuse, di sguardi languidi che ti accendono di meraviglia. Non sa, però il tempo, quando scocca la sua freccia con tanta precisione, che in quell’ istante ho rubato al suo oblio ogni dettaglio che è passato dai miei sensi. Non sa, che di quella freccia, ne farò ago di bussola che punta all’ immaginazione, per fermare quei ricordi e renderti immortale.

(Valentina Nanita)

Ti ho a lungo atteso…o forse no?

Andrea Barba

Ti ho atteso tanto…  tutta una vita! Ma in fondo sei sempre stato a fianco a me, no? Non hai forse camminato sempre a un centimetro dai miei passi? Se così non fosse, sul cuore di chi ho dormito ogni notte credendo fosse il mio cuscino? Per chi ho intrecciato, ancora bambina, ghirlande nei capelli? A chi ho parlato segretamente nel rossore del tramonto? Pensando a chi ho consumato notti districando le trame contorte dei miei sogni? Eri tu, per te, con te, a te… Adesso ne sono certa.

                                                                                                                                (Valentina Nanita)

Quella lingua

Questa è lingua che adoro! La lingua che non vogliamo dimenticare… la poesia della terra scritta sulle rocce e sulle foglie!

Tiziano Fratus oltre che poeta e cercatore d’alberi è un traduttore di pensieri, forse non lo sa che quando parla è la voce di molti che non sanno ancora decifrare le loro emozioni…

Gli alberi vivono una vita parallela. Se andiamo in un parco nessuno ci insegna a distinguere specie da specie.         I giovani e gli anziani, sono questi gli esseri umani che ascoltano la lingua di Dio sibilante fra le cortecce, che si sgrammatica nelle foglie che l’autunno semina nei parchi e nei viali, il loro sguardo gioioso e malinconico si mischia, si confonde, accarezza i tronchi, le chiome, le ramificazioni, dialogano. A noi che viviamo nell’età di mezzo, nell’età dove la vita ci fa tuffare nella mischia, resta poco tempo, troppo poca attenzione per quello che ci circonda, e così dimentichiamo la lingua naturale della divinità. Ma non per sempre, resta sottotraccia, meglio, sottopelle, col tempo riaffiora. Col tempo la rimastichiamo, ritorniamo a respirare aria, a emettere radici.

(Homoradix)

Quella lingua.

Credo che non vedrò mai una poesia bella come un albero…

Kilmer

Alberi (Joyce Kilmer)

Non credo che vedrò mai
una poesia bella come un albero.

Un albero la cui bocca bramosa sia attaccata
al dolce seno fluente di madre Terra.

Un albero rivolto a Dio per tutto il giorno,
che innalza al cielo le sue frondose braccia
in segno di preghiera.
Un albero che in estate può indossare
un nido di pettirossi nella sua chioma.

Sopra il cui cuore la neve si stende leggera,
che vive intimamente con le piogge.
Le poesie sono scritte dagli sciocchi come me,
ma solo Dio può creare un albero.

libera traduzione di Valentina Meloni

La poesia è un pungolo…

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La poesia è un pungolo d’oro per menti audaci.
(Nanita Vel)

Pensieri…quasi farfalle

pastello su tela di Carlo Cordua

pastello su tela di Carlo Cordua “Il suo fiore preferito”

Sono i pensieri

quasi farfalle…

Fremono a un alito di vento.

La loro vita è breve

delicata e fragile,

come le loro ali.

(Valentina Nanita Meloni)

Haiku…poesia in gocce

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In gocce d’alba 
sospesa a una foglia
l’anima vola.

(Nanita)

Il poeta sei tu che leggi!

poesie

Che bella la Poesia quando continua nella voce degli altri,

dentro ai pensieri, dentro alle borsette, dentro alle giacche…

e vive senza essere dimenticata, compagna amata,

custodita nelle fodere di una passione che non si spegne mai!

Che bella la Poesia quando continua a vivere e si trasforma,

da mia diventa tua e tu la scrivi con i gesti tuoi…

(Valentina Nanita Meloni)

La parola uccide…

asadad

Certi pensieri si possono condividere solo tra e sé e sé,

la parola uccide, a volte, persino un pensiero d’amore.

(n a n i t a)