Tre miei #haiku pubblicati in russo sulla prestigiosa rivista “Иноостранная литература” “Letteratura Straniera”.
I miei ringraziamenti a Pavel Aleshin, traduttore ed Emilia Mirazchiyska.
del fiore colgo il dono suo più bello: offrirsi al vento у цветка беру я самый прекрасный дар: вверяться ветру
campo di grano piegato dal vento anche il mio cuore поле пшеницы ветром согбенное как и мое сердце
malinconia – le nuvole vaganti nel cielo immenso меланхолия – блуждающие тучи в огромном небе
Pavel Aleshin – poeta, traduttore, storico d’arte. Nato nel 1990 a Mosca. Autore di alcune raccolte di poesie e di traduzioni, e anche della monografia Династия д’Эсте. Политика великолепия. Ренессанс в Ферраре (Слово, 2020) [Dinastia d’Este. La politica della magnificenza. Rinascimento a Ferrara (Slovo, 2020)].
(The Poets lights but Lamps, da Tutte le poesie, Mondadori, 1997 – Traduzione di Marisa Bulgheroni)
Questo fanno i poeti ed è ciò che prova a fare anche Antonio Merola nel suo atteso esordio poetico “Allora ho acceso la luce”. Un “allora” che presuppone un antefatto che è facile ritrovare nei primissimi versi della sezione “La vecchia casa” dove l’esergo è di Emily Dickinson, giusto il primo verso di:
How much of Source escapes with thee – How chief thy sessions be – For thou hast borne a universe Entirely away.
Quanto della Sorgente fugge con te – Come sono importanti i tuoi incontri – Perché un universo intero Ti sei portato via.
(Traduzione di Giuseppe Ierolli)
L’antefatto è un ricordo: “…la povertà della casa/quando non avevamo ancora la corrente, ogni bolletta/costava una madre o una schiena e minorava l’esistenza”
Per questo accendere la luce è un lusso ma, accendere una luce su un più vasto mondo, una salvezza:
“dovevamo inventarci ogni volta la fuga/così da scarnare il mostro nella macchia” e poi ancora: “Avevamo bisogno di una famiglia immaginaria/per cercare la tregua” e ancora: “Hai cominciato di nuovo a scappare ai margini/di un mondo infinito…”
Eppure ci si ritrova a chiedersi ancora una volta: “esistono ancora luoghi nel mondo dove fuggire?”
La scrittura allora non è fuga dalla realtà: “bisognava capire che la fuga era impossibile” ma andare alla scoperta in un mondo oscuro: “Voglio essere come un forestiero nel mondo degli uomini” e la luce, le stelle sono di nuovo una guida per chi si avventura: “C’è chi accende lampioni nelle foreste”.
Ogni poesia è un piccolo racconto che non scade mai nella cronaca, c’è il gioco, la fiaba, la piccola ironia, lo stupore e il disincanto dei bambini che crescono in fretta: “Così sono diventato grande prima del tempo”
“C’era una volta
Un principe bianco. Era nero.
Il principe bianco: fatto di buio.
Ma lo nascondeva bene bene dentro.”
Il verso è lungo, ricco di inciampi, di enjambement bruschi o ben calibrati a seconda del ritmo cercato, con incisi e punte liriche che sorprendono il lettore o lo riportano dalla fiaba al reale e viceversa. Testi che sono, come scrive Alberto Pellegatta scavati nella vita che, come sappiamo, non sempre è generosa:
“bisognava razionare il cibo per tutti e quattro
quindi era meglio mettersi subito a fare economia
delle parole
non ho molto altro da dire: ho fame”
A tratti sorprende il punto di vista di questo giovane autore come quando al contrario di Pasolini che afferma la poesia essere prodotto inconsumabile:
Non possiamo parlare di poesia come di merce. Io produco una merce che è in realtà inconsumabile. Pensa che a un certo punto arriva in Lombardia un uomo che inventa un paio di scarpe che non si consumeranno mai più. Pensa alla rivoluzione che succederebbe. Io produco una merce che dovrebbe essere la poesia che è inconsumabile. Morirò io, morirà il mio editore, morirà il capitalismo, moriremo tutti noi, morirà tutta la nostra società, ma la poesia resterà inconsumata. Pier Paolo Pasolini
lo smentisce in tre versi:
“ieri sera ho consumato un prodotto culturale
con lei: anche la poesia è una
merce replicabile.[…]”
Quella di Antonio è una poesia coraggiosa, ha il coraggio della verità cruda che si mescola alla fiaba, non alla finzione, ma a un racconto mitico in cui le tigri mangiano dalle tasche, le foglie vengono riattaccate agli alberi, c’è qualcuno che si imbarca per scrivere su Marte, i mostri ti seguono ovunque ed è possibile parlare con gli alberi.
È quasi un grido d’aiuto, la ricerca di una luce in una foresta buia, come direbbe Ungaretti una poesia che ben conserva il suo mistero:
C’è un punto terribile della vita in cui si nasce con violenza, in cui maturano di noi parti gettate fuori velocemente. In quel punto della vita non si è più capaci di dormire come nel grembo materno, non esistono nidi, non esiste incoscienza, si perde, forse per sempre, quella sensazione flottante di culla, quel peso di neve appena nata che ottunde i sensi. Vedi tutto e quel tutto poi altro non è che il niente, la distanza tra ciò che sei e ciò che vivi, il peso enorme dell’incolmabilità, il dolore profondo del fraintendimento, lo sfinimento dello stare in piedi, vigile, di non poterti abbandonare più a tutto quello che non eri. Poi si torna a essere conchiglia: all’improvviso un tuffo, la risacca e l’eco di oceani lontani tra le proprie spire.
diodora cesellata – tra onda e onda cela il suo bel canto
(nanita)
*
L’Haibun è un componimento costituito da parti in prosa intercalati da Haiku. In genere nella parte narrativa vengono descritti momenti speciali di una persona, come ad esempio un viaggio. Il testo in prosa è asciutto, essenziale, semplice.
Su Periscopio online nella rubrica “Parole a capo” curata da Pier Luigi Guerrini sono apparse alcune mie poesie edite (tratte da “L’evidenza del vuoto”) ed inedite che spero vogliate leggere.
La mia ultima pubblicazione è un poemetto in endecasillabi sciolti di 366 versi che affronta il tema dell’amore ostacolato e della lontananza. Si può acquistare qui o richiedendola all’autrice. Questo poemetto ha vinto il Premio Scriptura nel 2022 con la relativa pubblicazione premio dell’opera.
È nella notte dei tempi che la storia affonda le sue radici e, fin dai primi versi, in un luogo ammantato di sacralità, genera vibrazioni, tra misticismo dell’eternità e antichi poteri che decretano il fato. Il bosco è uno scrigno che racchiude, come un gioiello, il segreto di una promessa d’amore eterno. Scrigno violato, promessa infranta, forse a opera di un demone geloso che spezzò il filo rosso dell’amore e condanna i due sposi a vivere separati, sulle opposte sponde del Fiume d’Argento. Il gelo dell’immobilismo cala e tutto sembra fermo, ma passarono mille anni ere infinite e, sotto l’accumulo dei millenni, come fiume sotto la coltre di ghiaccio, la vita corre verso il risveglio, verso la rinascita. Sfilano le stagioni, ma c’è sempre il freddo di un inverno senza fine per chi si ama senza potersi vedere e, seppur mutino i colori, nelle piccole gocce addormentate la pioggia ha un unico colore.
Ecco un piccolo estratto:
I
Oggi sei silenzioso come il sole quando al tramonto si tuffa nel mare e scompare per poi perdersi in onda notturna fin quando l’aurora sfiori ancora con le sue dita di seta il sottile confine tra terra e cielo. II Forse hai nel petto un vago tremore come di stella che muoia trafitta da un mare nero che tace il dolore e nella morte rifulga splendente d’un lucore unico ma tormentato quasi di fiamma che arda nel vento. III Dalla tua piccola cella mi parla un astro di brace così lontano che tremo al pensiero d’un vento lieve d’un soffio più forte che arrivi sin lì a dirti di pani di prati fioriti di cieli più vasti di spazi infiniti.
IV Dev’esserci un luogo nel mondo amore dove le parole non dette stanno raccolte in un limbo, nascoste, forse intrecciate abbracciate le une alle altre strette in singhiozzi di pianto disperso alla periferia d’un universo V più vasto di questo nostro sepolcro, più grande di un mondo così misero da lasciare che muoia una stella tra i catrami viscosi del diniego come un fossile verso l’estinzione di cui rimanga a testimone il calco. VI Ora che questo silenzio ci avvolge che la tua voce teme anche un sospiro il mondo sembra non voglia girare nel cielo segreto del nostro tempo ed io resto ferma immobile come chi avesse paura di respirare
VII per non sciupare il nascere del giorno per non svegliare l’incanto d’un sogno… Ma qui è ancora inverno il freddo s’insinua tra queste pareti ignare di te e non esiste calore che possa uguagliare un tuo accennato sorriso.
L’ Antologia Artistica racchiude fotografie, haiku e poesie da tutta Italia e dal mondo: Canada, India, Serbia, Macedonia, Corsica, Francia, Albania, United Kingdom e Kosovo, dedicate all’étoile Carla Fracci (28 agosto 1936-27 maggio 2021)
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