James Joyce a Trieste

James Joyce, scultura di Nino Spagnoli collocata a Trieste sul Canal Grande

Alcune poesie di Tom Phillips tradotte da me, scelte da Recreation Ground e pubblicate in Yawp: giornale di letteratura e filosofie con una nota di Peter Robinson e una mia breve nota sulle traduzioni.

Nota :

Tra tutte le poesie di Ricreation Ground ho scelto e tradotto quelle che, a mio parere, erano le più interessanti e, tra queste, la mia preferita è senz’altro Dubliners on the Adriatic per gli echi storici e letterari che si intrecciano alla nostra cultura e geografia. I versi sono ambientati a Trieste, città colta e malinconica: da sempre considerata crocevia della cultura italiana e mitteleuropea, diede i natali aUmberto Saba e Italo Svevo, ma accolse anche James Joyce e Stendhal che ne trassero ispirazione per le loro opere.

Nel 2006, durante un viaggio di un mese in giro per l’Europa con la propria famiglia, Tom Phillips dalla Slovenia si dirige a Trieste dove viene colto da una sorta di “polyglot melancholy” che, come egli stesso mi ha confidato, ritroverà anche nel libro di Jan Morris Trieste and The Meaning of NowhereSicuramente è durante questo viaggio che incontra la statua bronzea di James Joyce con il famoso “mezzo passo” realizzata dallo scultore triestino Nino Spagnoli e collocata a Ponte Rosso sul Canal Grande nel 2004 per ricordare il centenario dell’arrivo di Joyce a Trieste. Sotto la statua l’iscrizione tratta dalla lettera a Nora del 27 ottobre 1909 e che lo ricorda “La mia anima è a Trieste”, viene ripresa dall’autore in esergo a suggellare il legame tra Joyce e Trieste messo in risalto nei suoi versi. Proprio per questo motivo nella traduzione del titolo della poesia di Tom Philips ho ripreso volutamente il titolo dell’opera di James Joyce.

Mi sono anche divertita a rintracciare in questa poesia alcuni sottointesi che l’autore ha seminato all’interno dell’opera (processo comunque inevitabile per la comprensione del testo da tradurre). La poesia, infatti, fa riferimento agli anni triestini di James Joyce e in particolare cita l’episodio avvenuto in Piazza della Stazione (ora piazza Libertà), il 20 ottobre 1904, quando James Joyce e la futura moglie Nora Barnacle (si sposeranno solo nel 1931), si incontrano e lo scrittore la lasciò nel giardino della stazione per cercare un alloggio per la notte, quando in Piazza Unità d’Italia (allora Piazza Grande) si ritrovò coinvolto in una rissa tra marinai inglesi ubriachi e venne arrestato con loro. Fu rilasciato qualche ora dopo grazie all’intervento del console inglese e solo allora tornò a prendere Nora.

Alcuni passi della poesia non sono facili da comprendere se non si conosce la storia dello scrittore irlandese. Per esempio pochi sanno che “Sunny Jim” era il soprannome d’infanzia di James Joyce nella Dublino vittoriana. Per curiosità “Herr Satan” è, invece, l’epiteto con cui era conosciuto a Zurigo durante l’ultima fase della sua vita.

Alcuni giochi di parole, invece, non sono del tutto traducibili come per esempio “off-key” che significa stonare ma che rimarca anche l’estraneità di Joyce all’ordine cavalleresco dell’Impero Asburgico della Chiave d’Oro. O al quart’ultimo verso in cui, forse, ci si riferisce Esuli (titolo originale: Exiles) unica opera teatrale dello scrittore irlandese, scritta nel 1915 mentre viveva a Trieste, in cui la trama è liberamente ispirata a I morti (racconto conclusivo di Gente di Dublino) e ad alcuni elementi autobiografici: durante la permanenza a Trieste Joyce incoraggiò il flirt tra il giornalista veneziano Roberto Prezioso e la compagna Nora Barnacle. Come si può constatare alcune parole o interi versi non sono stati tradotti per non snaturare l’opera.

Altri echi storico-geografici appartengono alla storia di Miramaree dell’arciduca d’Austria Massimiliano d’Asburgo-Lorena, fratello minore di Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria e re d’Ungheria. Certamente, però, il lettore italiano potrà facilmente rintracciarli tra le righe.

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