Gabriella Toro legge l’Epistolario poetico con Giorgio Bolla

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Epistolario poetico a due voci

“CORRISPONDENZE DA UN MONDO INCREATO” è uno straordinario epistolario poetico tra due poeti per l’appunto: GIORGIO BOLLA e VALENTINA MELONI. Esso muove dalla morte di un altro grande poeta: PIERLUIGI CAPPELLO.

Il libro è intensissimo, pervaso di richiami al filo sottile eppure tenace che è costituito dalla parola poetica e dal filo umanissimo del rapporto amicale.

Entrambi i fili – intrecciati fra loro in modo indissolubile – ricuciono ( in parte, almeno…) gli strappi causati da “un mondo offeso.”

Ma questo libro poetico è molto, molto di più di queste mie parole, intessuto com’è di sapienti rimandi a poeti amati, a versi amati, rimandi che ho in parte rintracciato ma che lascio “sospesi” come ” la neve (….) tra la notte e le strade” (Cristina Campo, in una sua mirabile poesia) per lasciare intatta la suggestione, la metafora della neve che è completamente pura soltanto nei brevissimi secondi in cui volteggia tra terra e cielo come è poeticamente “tratteggiato” da Paul Celan.

Con alterna chiave (Paul Celan)
da “Di soglia in soglia” (“Von Schwelle zu schwelle”)

Con alterna chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia delle cose taciute.
A seconda del sangue che ti sprizza
da occhio, bocca ed orecchio
varia la tua chiave.

Varia la tua chiave, varia la parola
cui è concesso volteggiare coi fiocchi.
A seconda del vento che via ti spinge
s’aggruma attorno alla parola la neve.

3/ 10/ 2017, ore 21.25

Che strana terra
è la tua
anche quando la neve
riempie i confini
dei prati
ogni volta perde tutto
la Signora nostra
ma sempre il fiore
sulla pietra
vince il tempo
e le ore
della notte.

Giorgio Bolla

3/10/ 2017, ore 22.18

Che strana terra
la nostra
quando – arresi –
ci disorientano
i crocicchi di voci
e finiamo col mettere radici
nel vento
ci si aggrovigliano le parole
ma non temiamo
il silenzio del fiore che arriva
più bianco a toccare l’aurora.

Valentina Meloni

8/10 / 2017, ore 9.40

Prendi questo nome
e fanne un pane caldo
da spezzare domani
quando avremo fame
e non avremo nessuno
a cui dire grazie.
Prendilo e impastalo
con mani di rinuncia
che lascino al tempo
il compito lieve
della gemmazione.
E non aver paura
d’ingoiar la notte
prendi il mio nome
e, insieme al tuo,
rendilo cielo
di questa nostra bocca.

Valentina Meloni

9/10/2017, ore 12.50

Di neve coprirsi
di questa neve lieve
che imbianca le ombre,
un tuffo di bianco
al tempo del lutto
dove il nero non possa
ingoiare le ossa dei vasi.
Di neve coprirsi
e sparire nell’intrico
di minuscoli cristalli;
come loro sciolti
in una polla che disseta,
un’acqua limpida e discreta
che lava via il rimpianto.

(Valentina Meloni)


Gabriella Toro, 26 dicembre 2018

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