Angela Fabbri legge Nei giardini di Suzhou

Jessie Meyer

fotografia di Jessie Meyer

Ringrazio Angela Fabbri per il commento al mio librino di haiku che riporto di seguito


 

Haiku. Suprema tecnica di distillare l’essenza delle cose che ci viene dall’Oriente, ma che anche in Occidente serpeggia con qualche guizzo di intuizione dall’arte per via di levare di Michelangelo al “M’illumino / d’immenso.” di Ungaretti.

Questa passeggiata nei giardini di Suzhou non è un qualsiasi vagare immemore fra le bellezze della natura, al contrario, ogni pianta, ogni uccello, ogni insetto, ogni nuvola, individuati sempre con puntigliosa esattezza, chiusi nella gabbia metrica delle diciassette more, libera per paradosso interi universi compressi in una parola. I giardini d’oriente e gli orti botanici occidentali potrebbero apparire agli antipodi, eppure queste poesie ne esaltano le somiglianze: la scelta intenzionale di quella pianta, di quel fiore, di quella foglia e non altre. Alla stesso tempo quella pianta, quella foglia, quel fiore, si allargano fino a comprendere una cascata di significati che rotolano come biglie fino ai piedi del lettore. Cipressi che diventano matite, mandorli che si fanno calligrafie, ippocastani immobili come soldati, fiori di melo che si trasformano in farfalle, cieli che diventano campi da falciare con la luna mentre una messe di stelle si riversa dal cielo.

Falce di luna / Dentro i campi del cielo / stelle mature

Puntuale riferimento alla stagione che diventa lo specchio dell’anima, microcosmo e macrocosmo che si toccano.

In gocce d’alba / sospesa a una foglia / l’anima vola

Tolgo la veste / Sono viva davvero? / scende la neve

Non ci sono punti. L’haiku non è una composizione incorniciata dalla solenne compiutezza del punto fermo. Non enuncia, sospende. È più simile a quei sumi-e giapponesi in cui è lo spazio bianco ad allargare il dipinto all’infinito. Sumi-e che a loro volta, reinterpretati dall’artista Santo Previtera, riverberano in un gioco di sottili echi in un cielo mutevole quanto gli occhi di chi lo guarda.

Bevo dagli occhi / un cielo di nuvole / pioggia sottile


angela-fabbri

Angela Fabbri è nata a Cesena nel 1962. Ha pubblicato i libri di poesia Cipria (Forum/Quinta Generazione) e L’airone dell’oblio (Nuova Compagnia Editrice), Giardini di sabbia (Il Vicolo, 2016). Suoi racconti e poesie sono inoltre usciti sulle riviste Forum/Quinta Generazione, Tratti, La Rosa, Graphie e nelle antologie Voce Donna (Il Vicolo 1995 e 1998).

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