Breve dialogo sulla felicità

copertina libro iodice - Copia

“Quando ogni uomo avrà raggiunto la felicità, il tempo non ci sarà più”  [Fedor Dostoevskij]

C’è un proverbio arabo che dice: un libro è un giardino che portiamo con noi in tasca.

Oggi sono in un piccolo giardino incantato, si tiene in tasca, sono appena una ventina di pagine, scritte in caratteri così piccoli che somigliano ai nontiscordardimè: Breve dialogo sulla felicità. Un dialogo, che splendida parola è questa! Si sta quasi estinguendo. E’ una parola lontana -lo spiego a mio figlio che mi chiede cosa tengo in tasca- viene dal greco dià (fra) e lògos (discorso, parola), discorso tra due o più persone… o, come dire, leggere qualcosa tra le parole.

Se leggo tra le parole di questo titolo viene giù l’intera enciclopedia!

E la felicità da dove viene mamma?

La felicità? Anche la felicità viene dal verbo greco phyo che vuol dire produco.

Ma perché tutte le cose belle vengono da così lontano mamma?

Ecco vedi caro ti sbagli, la felicità viene da molto, molto vicino. Le parole vengono da lontano, come quelle di questo libro che ha percorso più di cinquecento chilometri per arrivare fino a qui.

Ma i libri volano mamma?

Sì certo volano…

Cerca di essere seria per una volta!

Beh ma sono seria! le vedi queste pagine? queste… ecco sono le ali, ma le ali si muovono solo se c’è vento e il vento sei tu.

Io? mamma ma…

Ecco prova, prova a fare il vento. Vedi? vedi come si muovono? Se nessuno le sfoglia, se nessuno soffia sulle parole quelle non posso volare!

Ma se la felicità è un verbo perché non la posso coniugare? non si può coltivare anche quella come i fiori? perché non si può dire io felicito, tu feliciti, egli felicita, noi felicitiamo…

Chi lo dice che non si può dire?

La maestra lo direbbe.

E allora tu non dirlo! fallo! L’hai detto tu che è un verbo no?

No mamma me lo hai detto tu…

Sì insomma, non è importante chi l’ha detto, la sostanza è che la felicità ha bisogno di essere coltivata come si fa con le viti, con i fiori, con gli alberi…

Come tu coltivi le tue rose mamma?

Ecco in un certo senso sì… io accudisco le mie rose per tutto l’anno: le poto, tolgo le erbacce, le concimo, le tratto quando sono malate, le innaffio, ma loro, le rose, fioriscono solo quando è il momento e io, per godere della loro fioritura, devo essere presente. Ecco guarda, M.me Louis Lévèque fiorisce in maggio e solo in maggio. Lo scorso anno non ho potuto vederla fiorire perché ero in ospedale e neppure tu perché eri dai nonni. Quest’anno quando fiorirà non mi perderò lo spettacolo per niente al mondo: sono due anni che aspetto e la curo e mi pungo senza vederla sbocciare!

Questa è la tua felicità mamma?

Anche questa, sì, è una piccola felicità, ma non è solo mia. E’ anche dell’ape per esempio o del passante che può sentirne il profumo…

Madama Luisa è una produttrice di felicità allora!

Mettiamola così, perché no? Tutti lo siamo se vogliamo, basta prendersi il tempo necessario, anche in questo libro c’è scritto:

“Vuoi sapere perché il tempo è così importante per capire il dolore?, chiese. Certo, rispose il ragazzo. Il tempo della tua vita ti serve per fare quello che ti piace, e se fai quello che ti piace a te sarai felice, è molto semplice ma nessuno lo fa.”

Se ora io, invece di parlare con te, finissi di scrivere l’articolo, non coltiverei la mia felicità…

E come farai con l’articolo?

Ci penserò più tardi, ho aspettato così tanto per parlarti…Non credi che questo istante sia prezioso?

Non saprei mamma, in effetti non so bene cosa sia l’istante.

L’istante è il luogo della felicità.

Ma non è un avverbio di tempo?

Ho paura che neppure la maestra ti risponderebbe così, però riflettici bene… l’istante è qualcosa che non c’è materialmente ma esiste in quanto incontro sospeso nelle attese e nelle aspettative, generato dalla speranza. Ti faccio un esempio. Questo istante non esisterebbe se tu oggi non fossi qui e non avessi deciso di farmi queste domande, e non esisterebbe se io non ti avessi atteso e desiderato così a lungo. Ti parlavo ancora prima che tu fossi nella mia pancia e non ho mai smesso di credere che prima o poi ti avrei visto, anche se tutto faceva temere il contrario. François Cheng diceva che noi non possiamo possedere il tempo ma possiamo possedere l’istante.[i] Allora questo istante è nostro perché lo abbiamo coltivato assieme. Comprendi ora?

Credo di capire, forse l’istante è un avverbio di luogo, un campo di energie generato dalla nostra volontà. Però mamma spiegami una cosa, prima Madama Luisa, ora Fransà Cieng, ma un amico con un nome normale non ce l’hai?

Perché io ti sembro normale? Per esempio in questo librino si parla di un floricoltore* che ritorna da un viaggio e parla con un ragazzo, proprio come stiamo facendo io e te. Coltivano l’istante. E questo ragazzo chiede

da quanti anni sei partito? Quasi tredici, disse il floricoltore. E cosa hai fatto in tutto questo tempo? Ho imparato a parlare con le formiche per trovare compagnia nella solitudine. le formiche possono parlare?! Certo, a volte gridano, e dicono sempre la verità, non hanno alcuna ragione per mentire. Quindi non esistono formiche bugiarde? No, rispose il floricoltore…”

Allora avevo ragione che si può parlare con le formiche! E poi tu non parli anche con gli alberi?

Ecco, lo vedi? siamo in buona compagnia! Ora andiamo in giardino così finisco di leggere.

 “…Prima che il vecchio, allora un giovane floricoltore, sparisse per tredici anni, avevano fatto l’amore con tutto quello che avevano in corpo, e, se due esseri umani sognano così intensamente la stessa cosa, soltanto un dio ingiusto può intromettersi e negargliela! Sua moglie aveva aspettato il tempo necessario, poi aveva capito che il suo bambino non era mai esistito dentro di lei ma soltanto in quei sogni che aveva in comune con lui; era una persona silenziosa, chiacchierava per ore e ore se era necessario, ma il migliore dei silenziosi non è proprio colui che pur parlando tanto non rivela nulla?”

Forse la felicità è quel bambino che ti porti appresso su un carretto e sa sorridere anche quando resta solo.

Valentina Meloni

Tutte le citazioni sono tratte dal Breve dialogo sulla felicità distribuito gratuitamente nelle scuole.

Se volete saperne di più sul progetto di Frank Iodice andate a trovarlo sul suo sito

 Note


 

Presidentes_de_Latinoam_rica._Mujica

*José Alberto Mujica Cordano (Montevideo, 20 maggio 1935) è un politico uruguaiano, conosciuto pubblicamente come Pepe Mujica, senatore della repubblica e capo dello Stato dal 1º marzo 2010 al 1º marzo 2015.

[i] 5 Agosto 2006 dall’intervista di Laura Laura Lamanda – La Repubblica delle Donne -a François Cheng

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2 pensieri su “Breve dialogo sulla felicità

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