Abbracciami dalle radici alle punte …
come fa l’acqua dei temporali con gli alberi.
(Valentina Nanita)
(Valentina Nanita)
Tanka
Il tanka (短歌, letteralmente “poesia breve”) è un componimento poetico d’origine giapponese .Nato nel V secolo d.C., grazie alla sua versatilità e alla pratica ininterrotta, non ha subito variazioni nel corso dei sedici secoli della sua storia. A partire soprattutto dal XVIII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando così vita all’haiku.
È formato da 5 versi di 5 e 7 morae così disposti: 5, 7, 5, / 7, 7. È diviso in due parti: i primi tre versi formano il kami no ku (上の句, strofa superiore), gli ultimi due lo shimo no ku (下の句, strofa inferiore); le due parti devono produrre un effetto contrastante.
Il tanka, come l’haiku, è molto diffuso e praticato in Giappone sia da letterati, sia da gente comune; qui, infatti, ancora adesso l’imperatore indice annualmente una competizione per il miglior tanka dell’anno, fornendo il tema a cui attenersi. Il genere del tanka è stato praticato anche da autori occidentali, come ad esempio Borges, Jacques Roubaud and Nicolas Grenier.
Dov’è la Poesia?
Guarda bene.
La poesia è ovunque. Più frequentemente dove meno te l’aspetti.
Non nei salotti, non sulla bocca dei dotti,
la poesia nasce spontanea: è come un’erba selvatica diceva Flaubert.
Bisogna aguzzare la vista del cuore
ferirsi con le spine del sentimento
per raccoglierla e portarla con sé.
(n a n i t a)
La poesia non andrebbe spiegata perché si rompe la meraviglia della scoperta fatta da sé. La poesia andrebbe “indossata”, sedimentata, portata con noi. Se in mente abbiamo sempre il concetto scolastico di poesia con la parafrasi, l’imposizione della lettura ecc… non riusciamo ad afferrarla, a farla nostra. Tutte cose che non ce l’hanno fatta amare ma che sono state necessarie a imparare la lingua e le espressioni. Il fatto è che, una volta adulti, dovremmo svincolarci da questo modo di leggere e iniziare a usare le nostre capacità anche quando le riteniamo inadeguate. Leggere è sempre la più grande scuola, leggere libri, sì leggere le persone anche. Certamente come per la poesia, anche con le persone ci vuole tempo. Spesso mi capita di rileggere poesie a distanza di anni, poesie a cui prima non avevo dato peso: mi si svelano improvvisamente e paiono meravigliose. E’ il lasciare decantare le parole, è l’esperienza maturata, sono le letture intraprese, la crescita emotiva e spirituale, il tempo che dedichiamo alle “parole buone” che aprono gli occhi?
Non basta leggere una poesia per conoscere il poeta, così come non basta conoscere il poeta per capirne la poesia. La poesia va meditata, centellinata, va presa a piccole dosi: quelle giuste. Se la poesia è il canto intimo di cuore, se davvero sgorga da lì, allora è lì che dovremmo lasciarla maturare. Penso che la vera poesia non smetta mai di dare buoni consigli e ispirazioni, che non muoia mai negli occhi del lettore ma voli altrove. La vera poesia ha le ali e sa piantare semi.
n a n i t a
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