Sull’essenziale ¿Qué es poesía?

¿Qué es poesía?

576401_472509539445981_974112959_n“Io non so cosa sia la Poesia , ma la riconosco quando la sento.”

(Alfred Edward Housman)

Sull’Essenziale

Nel 1872 la poetessa americana Emily Dickinson scriveva in una lettera a Louise Norcross una poesia[2] che sarebbe poi, a sua insaputa, divenuta celebre.

Una parola è morta, quando è detta

Taluni dicono –

Io dico invece che inizia a vivere

Quel giorno.

 Per Emily la parola vive,  ha vita propria, non appena nasce. Così è l’istante fermato da un fotogramma. Così un’immagine descritta dentro a una poesia. Quell’istante nasce, vive e continua a vivere dentro a uno spazio simbolico rappresentato, da parole, pause e silenzi. E in quello spazio sacro sta l’Essenzialità che prende forma: il Sostanziale. Ma come si fa a spiegare l’Essenziale? E soprattutto come si fa a coglierne il lampo fulmineo che sfugge ancor prima d’essere visto? La poesia è saper cogliere l’essenza delle emozioni, è saper scrivere andando al cuore delle cose, come fa un fotoreporter con la fotografia.

”Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.” [3]

Ho fotografato per non dimenticare. Per non dimenticare cosa? Per non dimenticare il linguaggio del cuore, cos’altro? E qual è il linguaggio del cuore? E’ L’emozione. L’emozione che, in un lampo, passa dal cuore agli occhi, e dagli occhi al cuore di chi l’ ascolta…

Emozioni/ Fragili come un battito d’ali/ Leggere come l’aria/ Limpide come lacrime/ Salate come il mare.[4]

 Emozioni fragili come un battito d’ali, fugaci come farfalle… Possiamo, forse, raccoglierle nel retino delle parole? Magari qualcuna qua e là ma non tutte… La poesia ci viene in aiuto, con la poesia possiamo fermare le emozioni e aggregarle intorno alla parola. Poesia è il fotogramma dell’essenzialità.

 Ci vuole abilità per coglierla. Pensate che oltre l’ottanta per cento circa della comunicazione è non verbale, fatta di gesti, atteggiamenti, espressioni e pose. Mentre la comunicazione verbale per essere compresa deve essere prima appresa a livelli cognitivi la comunicazione non verbale non ha bisogno della consapevolezza perché è dentro di noi, tutti la utilizzano in modo automatico senza prestare troppa importanza a ciò che passa attraverso questo canale. In questa comunicazione vive l’Essenziale e i poeti tentano di immortalarlo. Allora, mi chiedo, come si fa a spiegare l’Essenziale? Come si fa a fermarlo a renderlo manifesto con le parole?

Le parole sono un’invenzione dell’uomo che ha voluto assegnare un nome e un ordine a tutte le cose e poi, invece, le confonde con le parole stesse. Le parole non bastano a comunicare. A volte sono necessari i silenzi. Silenzi che sigillino le labbra per penetrare fino in fondo all’anima, lì dove giacciono le parole non dette, le più belle.

I silenzi in poesia sono le pause. Come in musica. La Poesia infatti nasce con la musica. Non dimenticate che la pausa contiene quello spazio che permette di dar voce alla comunicazione non verbale, alla mediazione, alla rielaborazione della lettura. La pausa permette di prendere fiato dalla parola, di togliere e mettere gli accenti sulle immagini, di sospendere un concetto, una capriola di emozioni, di colpire come freccia l’interlocutore. La pausa è quello spazio bianco entro cui tutto è concesso, è una sospensione di pensiero, il ribaltamento della focalizzazione, il luogo della possibilità.

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Le parole sono nere come la notte, non hanno un’anima che riesca a tenerle vive per lungo tempo. Hanno bisogno di memoria, di qualcuno che le tramandi, di qualcuno che le scriva o che le reciti davanti a una platea … Di qualcuno che le legga lungo le righe di un libro, sullo schermo di un computer. I silenzi invece sono bianchi [5]come un foglio ancora da scrivere, come le nuvole quando non piove, come una pellicola ancora da impressionare. Bianchi come la pupilla dentro cui galleggia splendida un’iride arcobaleno. Il foglio bianco è matrice d’invenzione, è infinito sussulto che anela esser trovato.

Ivan Tresoldi il poeta di strada di cui trovate scritte  e motti in giro per le città nel “Manifesto per la poesia di strada e l’assalto poetico” scrive:

La poesia di strada nasce gettando parole tra le vie, pugni di semi nel vento […] Versi come pioggia tra le genti, inzuppate fin oltre l’orlo dell’attenzione, senza corte di dotti ne corona, perché d’ovunque e da sempre, una pagina bianca è una poesia nascosta…[6]

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Una pagina bianca è una poesia nascosta e i fogli bianchi come scriveva la nostra Alda Merini sono la dismisura dell’anima…:

I fogli bianchi sono la dismisura dell’anima /e io su questo sapore agrodolce /vorrò un giorno morire, /perché il foglio bianco è violento./Violento come una bandiera, /una voragine di fuoco,/e così io mi compongo /lettera su lettera all’infinito /affinché uno mi legga /ma nessuno impari nulla /perché la vita è sorso, e sorso /di vita i fogli bianchi/ dismisura dell’anima.[7]

 I fogli bianchi, i silenzi, dismisura dell’anima, sono musica che non necessita spartito. Una musica il cui strumento ha corde invisibili nascoste nella quiete. I silenzi sono intervalli tra parole e gesti, spazi in cui si annida l’Anima segreta delle cose, il sacro luogo dell’Essenziale.

L’uomo continuamente va in cerca di quel luogo e magari si stordisce nell’utilità delle parole, si perde nella vanità delle forme…ma il silenzio dell’Anima, quello che parla a tutte le cose e che di tutte le cose è permeato, ha un controcanto di bellezza che muove dagli occhi. Trasparenze liquide, mutabili, le pupille risuonano di musica per chi vi sa annegare. Lì, nelle parentesi delle sopracciglia, nei solchi delle rughe che raccontano la gioia e la sofferenza, negli intervalli tra battiti di ciglia, nei lampi che luccicano fulminei prima di svanire, nelle carezze delle palpebre, negli occhi stupiti dei bambini…E’ lì che prende vita l’Essenziale.

I bambini. I loro sguardi sono concerti di silenzi che non hanno spettatori ad applaudire …concerti di silenzi sì, di quelli che non si possono trascrivere in alcuna forma, né circoscrivere dentro la parola. Le parole hanno punti e paragrafi, margini e spazi dentro cui rigare dritte, finché non trovano una via di fuga nella mente di chi le legge.

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La cosa splendida del parlare con gli occhi è che non ci sono mai errori grammaticali. Gli sguardi sono frasi perfette. [8]

Osservate, osservate tutto questo, osservate il silenzio, siate dei mistici, scrivete come se quel che vedete fosse una preghiera. Il poeta è osservatore e deve farsi portavoce attraverso le parole delle sfumature, delle trasparenze, dei gesti che si perdono nel caos del vivere . Le parole, quelle che s’inceppano dentro a significati retorici, dovremmo ucciderle tutte con i silenzi per dare spazio all’indicibile, all’inclassificabile, all’inenarrabile, all’intangibile, a tutto quello che non si svela, a tutto quello che non si lascia raccontare.

Giace in fondo agli occhi il porto sepolto[9] e non vede la luce con l’incanto della parola. Nascosto, come in uno scrigno magico di cui possiedono la chiave solo l’attenzione e l’immaginazione, l’Essenziale sfugge al lettore disattento, all’ascoltatore distratto, allo spettatore superficiale che non apre il cuore alla comprensione dell’ignoto, sfugge al poeta egocentrico che non si confronta, che non legge, che non ascolta l’altro, che  con la sua voce aulica, non si fa portavoce di un disagio condiviso, ma si trincera dentro al suo dolore.

Le parole, tutte, anche le mie parole, ora, dimenticatele perché possiate uscire dai binari e camminare su percorsi mai battuti dalla vostra comprensione…Osservate e guardate veramente.

E così ora guardo nei tuoi occhi
Ma proprio dentro in fondo ai tuoi occhi
Poi all’improvviso levo la parola occhi
E sono in un nuovo spazio immenso
E ora prova solo un momento
A far saltare tutte le parole
Sarà un’esplosione come il sole
Come trovare la luce e la purezza

Perché le parole sono un trucco[10]

La volpe e il Piccolo principe

Le parole, a volte, sono un trucco dentro cui ci si perde, sono una maschera  di segni che nasconde l’Essenziale.  Le parole, diceva la volpe al Piccolo Principe: sono una fonte di malintesi. Non si vede bene che col cuore. L’Essenziale è invisibile agli occhi[11]

Per fare poesia dovete tornare bambini. La poesia dovete averla prima che nella bocca dentro al cuore, prima che nella mente dentro agli occhi perché l’Essenziale è invisibile agli occhi… ma è visibile in fondo agli occhi.

Ed è negli occhi del bimbo,

nei suoi occhi scuri e profondi,

come notti in bianco,

che la luce prende vita.[12]

Note

[1] Testo di Valentina Meloni scritto per la presentazione della mostra fotografica di Annalisa Marino

[2] frammento 374 (1872?)  Louise Norcross

[3] Da “Il paradiso degli orchi” di Daniel Pennac

[4] “Emozioni” poesia di Valentina Meloni

[5] citazione  dal romanzo “Bianca come il latte, rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia

[6] (Milano, 2001)

[7] I fogli bianchi sono la dismisura dell’anima, da “Fogli bianchi” di Alda Merini

[8] Citazione di A. Sorge

[9] Riferimento a Il porto sepolto (Giuseppe Ungaretti, Mariano il 29 giugno 1916.)

Vi arriva il poeta/e poi torna alla luce con i suoi canti/e li disperde/Di questa poesia/mi resta/quel nulla /d’inesauribile segreto.

[10] Testo della canzone “La pesca” di Francesco Tricarico

[11] Riferimento al “Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry, cap. XXI

[12] Citazione di Paul Eluard

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