Cuore di giada

vive una pietra grezza
in questo specchio d’acqua:
è un cuore di giada,
voce verde sonora
di risate e di pianti.
era una donna e adesso
sta tornando bambina
con i sogni incrinati
tenuti stretti come
raro fiore d’aprile
ancora chiuso in boccio.
cresce dagli occhi grandi
neri: due gocce d’acqua
lacustre, scavate qui
nel fondo di una gemma.

nanita, inedito dalla raccolta “Creature d’acqua” 14/03/2019

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Una piccolissima morte

Io un lunghissimo bacio / e lentissimo ti darei/ fino a sparire in te/ e tu in me/ finché si disfa il tempo/ si dissolve ogni cosa/ e si fa buono il silenzio/ che ora mi addolora.

Prendo i tuoi versi, Francesca, e ne faccio un respiro, quello sottratto alla piccolissima morte che ci coglie nel dolore delle frasi – taglienti – ferme in mezzo al petto o nel piacere del corpo tutto penetrato dalla luce. Un respiro per tornare incolumi da quella sospensione di senso, da quella dissoluzione dell’io a cui aneliamo nell’atto erotico: l’acme di ogni felicità, l’oblio del pensiero e dei corpi, la perdita del controllo di sé, l’intesa intensissima dell’istante atteso da decenni, sempre uguale, sempre diverso, quando, come la bocca di dio spalanchiamo i corpi.

Ringrazio che mi venga incontro la poesia per dire l’indicibile, la tua, perché occorre, perché mi cura una ferita esistenziale, quella in cui mi rivedo nella corsa alle sedie tutte prese, mentre la musica continua a suonare e io, come te, come altre donne intrappolate in altre esistenze, scivolo, mi rialzo, mi siedo, cado.

Noi, le imperfette, quelle “ah sei separata? interessante”, quelle che “tanto mi posso divertire”, quelle “prendielascialaquandotipare” ma anche quelle che scrivono quasi fosse preghiera:

non ti farò mai del male e a te stella salivo/ salivo a te sogno a te angelo custode/ a te dio incarnato per me atea salivo/ col corpo spalancato

Noi che sappiamo – davvero – quanto eros si avvicini a thanatos, quanto sia vera e – necessaria –  la petite mort in «Madame Edwarda» di Georges Bataille, quella che annulla sia il bisogno, sia il desiderio, abolendo tutte le tensioni che patiamo in vita. Perché l’erotismo del corpo femminile, nel suo essere sede di contrari, in quanto emblema della trasgressione e del suo divieto – essendo anche il corpo della madre – provoca una frattura nei soggetti che permette loro di superare i propri limiti e, in quell’atto piccolissimo di annientamento, di infrangere se stessi.

Ma anche noi ci superiamo, superate da un tempo più veloce di noi, quello della perfezione, della famiglia felice che non è mai la nostra, quello del “femminile performante”, come lo definisci tu, e ci inventiamo un non tempo, un’isola felice, o quasi, una piccola morte che non è più solo quella dell’orgasmo che ci lascia più spaesate di prima nell’abbandono, ma tante piccolissime morti, nelle poesie, nelle preghiere, nelle speranze, nelle delusioni, nei ritorni inaspettati, in quella solita persistente sottile paura che cerchiamo di aggirare con piccoli sotterfugi ma che, in realtà, ci tiene in vita.

E allora come dire di quelle minuscole ferite che si aprono giornalmente al nostro desiderio di ritorno alla totale perdizione? Come esporle a un mondo che ci vuole belle, forti e sensuali, pronte ad assecondare un piacere che ci viene negato, quello che non sta più nell’attesa paziente ma nell’irruente desiderio subito realizzato? Un piacere non più idealizzato nello stare appesi alle esigenze di un altro che non è mai nostro se non in quegli istanti di spaesamento della dolce morte? Perché è solo questo il fine, le piccole morti quali l’estasi, la preghiera dei mistici, gli stati di abbandono, l’effusione erotica, il riso o la poesia, non sono che aperture tra individui in cui avviene il contatto tra ferite aperte: la sospensione di quella discontinuità che ci rende impossibile comunicare in maniera totalizzante e profonda.

Ecco allora che la paura e il godimento, la pienezza e la frammentazione, coincidono in questa tua piccolissima morte. Scrivi:

sul tuo petto respiro la forza/ la protezione il pericolo/ e mi guardo allo specchio/ e sono grandissima e bella/ e tu dici sei una meraviglia/ e poi mi volto e mi avvolgo/ nell’amore senza scampo.

E poi ancora:

Il coltello è fermo / in mezzo al petto/sento il freddo/ del metallo, il taglio/ ostacola il battito/ costringe il respiro/ a un percorso alternativo/ spacca il corpo/ longitudinalmente/ io gli tremo intorno/ e lentamente mi separo.

Si toccano gli estremi come si congiungono i corpi in una genesi continua dell’essere donna, nella pienezza di questa meravigliosa condizione che non si sottrae né alla bellezza, né al nutrimento d’anima e corpo, né al dolore, né all’annientamento che accade nel segreto taciuto, qui rivelato, di farsi l’amore negato, di concedersi al piacere autoerotico come gesto vero di restituzione, incontro all’amore verso cui sempre dovremmo essere chiamate, quello per noi stesse:

Una voglia adunca/ di morire/ il dito che mi scava/ nel sesso che hai disabitato.

Infine scrivi una chiusa perfetta, un verso che, da solo, basterebbe a giustificare qualsiasi abbandono, qualsiasi dolore, separazione e annullamento: nell’amore ogni cosa risplende. Perché la stagione dell’amore è un fuori-tempo, si pone cioè al di là di ogni durata temporale, di ogni età, di ogni calcolo e predestinazione. Ma per raggiungerlo si deve essere pronti a lasciare tutto, a perdere se stessi, a fratturarsi in mille pezzi, per risuonare in un canto di offerta di un giorno sempre nuovo, ogni volta fuori da qualsiasi tempo preordinato:

[…]Oggi è il giorno/ in cui verrai,/ il giorno della gioia,/ lo spillo nel tempo/ la data/ che sparirà dai calendari.

Un giorno che è già addio, come la Buonanotte di Emily Dickinson –perché il distacco, quello si è la notte – o l’impermanente susseguirsi di Martina Campi citata nella dedica in esergo:

È così l’addio di ogni giorno/ la piccola morte che si ripete/mattina e sera/ mattina e poi, sera/scorrendo.

Allora grazie, Francesca, per la meravigliosa voce che ci offri, per l’opportunità di esistere così come siamo, attraverso la poesia, attraverso le parole: fragili, imperfette, vere, come ogni altro essere che conosce benissimo il proprio desiderio, il proprio bisogno di essere amato come ineluttabile necessità.

Castiglione del Lago, 10 novembre 2018

Valentina Meloni, recensione di
Una piccolissima morte, Francesca del Moro, Edizionifolli 2017

La recensione uscirà con il numero XIX Fuori Stagione di Diwali Rivista Contaminata

Peccato discreto

testi Valentina Meloni
voce Maurizio Corrado
musiche Win Mertens Usura Early Works, 1989

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fotografia Valentina Meloni

Sciolti i capelli
__ tralci di fiori
petali, lacrime, polvere e respiri
sfiorano i seni pollini e profumi
sudore, anfratti, briciole e mieli.

Carezze sognate
______________muti dinieghi
segreti spiati dietro ombre floreali
dileguano i pensieri
________in auree sensuali

Peccati discreti
____innocenti desideri…
Attese sfumate di accesi scompigli
________palpiti, istanti,
tumulti, grovigli

parole e sospiri
__ fruscii, bisbigli…
gocce di voglie,
______di fiori, di foglie
le anime spoglie vestite di noi.

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Poesia pubblicata in

Alambic

Baciami

poesia pubblicata in

Il corpo, L’eros

L’antologia raccoglie testi poetici di 68 poetesse di tutto il mondo sul tema “Il corpo, l’eros”.

La poesia al femminile tratta la “carne”, che per Merleau-Ponty è il sensibile, ossia l’originario, il venire alla presenza. Per coglier la presenza v’è bisogno della percezione che s’esprime in poesia, essa mette al mondo, cioè esprime l’esserci originario, esprime l’esserci che è l’arché. La peculiarità della poesia, dell’arte, e in particolare al femminile è data dal fatto che riesce a esprimere il soggetto e l’oggetto come custodi, nel loro essere, dell’originario dal quale son stati generati e che li rende connaturali: il naturato afferma il naturante dal quale scaturisce; insomma la poesia al femminile esprime la Grande Madre che è generatrice e generata.

Le autrici: Alaimo Franca, al-Massri Maram, Amaral Analuisa, Andreis Daniela, Badillo Coronado Carla, Barbato Emilia, Barendson Samantha, Bergna Anna, Bettarini Mariella, Bisutti Donatella, Bonfiglio Anna Maria, Bonhomme Beatrice, Bre Silvia, Caffio Ilaria, Calandrone Maria Grazia, Casciella Luciani Anna, Cerniglia Rossella, Cosma Flavia, Cruciani Flaminia, Cupertino Lucia, Davila Espinoza, Davinio Caterina, De Gregorio Elisa, De Lisi Noemi, Di Palma Claudia, Fantato Gabriela, Frabotta Bianca Maria Leverone Julia, Losada Vargas Margarita, Magazzeni Loredana, Mancia Krisma, Mancinelli Paola, Martinez Daìta, Meloni Valentina, Monachino Ester, Mongardi Gabriella, Mormile Fiorenza, Naccarato Alessandra, Narimi Amina, Patriarca Gianna, Petrollo Cetta, Pineda Irma, Pita Rosa Juana, Porster Brenda, Quintavalla Maria Pia, Rosadini Giovanna, Rosa Silvia, Rosas Gabriela, Rosati Demetrula Sofia, Sardisco Patrizia, Sica Gabriella, Sorrentino Luigia, Szwarc Susana, Taylor Eva, Tempesta Rossella, Valduga Patrizia, Vergara Marcos Oliva, Giovanna Cristina Vivinetto.

Autore: Aa. Vv.

Collana: Perle poesia

Anno di Edizione: 2018

Caratteristiche: 212 pagine

Note: a cura di Franca Alaimo e Antonio Melillo

Tre dei miei testi inediti sono pubblicati nell’antologia

Rondine (a Rachel)

Rondine, 2017. © Silvia Molinari courtesy of the artist for AD Kreativehouse

swallows leave
with the silence
my fears
of dying
alone

rondini migrano
in silenzio…
le mie paure
di morire
sola

Rachel Sutcliffe, England – Le lumachine n.31 January 2019

Rachel Sutcliffe, November 6 1977, January 25 2019.
Dal Blog Memorie di Una Geisha Multiblog

questo è il mio saluto a Rachel Sutcliffe

the last leaf
is wing of swallow
flying away
*
l’ultima foglia
è ala di rondine
mentre s’invola

to Rachel Sutcliffe

(nanita)

IJBST Journal Group

Il IJBST Journal Group, mi dà il benvenuto come membro onorario della sua redazione. Ringrazio per l’invito e per la gentilezza con cui mi è stato rivolto dal suo fondatore Prof. Dr. Prabhu Britto Albert. Il IJBST Journal Group raccoglie articoli in lingua inglese di personalità del mondo scientifico e accademico a livello internazionale. La poesia che varca confini insperati

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The IJBST Journal Group, The Patrons, The Visitors, The Presidium & the Editor Prof. Dr. Prabhu Britto Albert are immensely happy to welcome
the respected Valentina Meloni, Poet, Writer, Editor, Ambassador of the Poetry Sound Library, Umbria, ITALY va.lentinamelonirp@gmail.com, va.lentina76@live.it as an Honorary Member of the Hon’ble Editorial Board of the IJBST Journal Group based on her esteemed acceptance to our invitation. The eminent Board is listed at http://board.ijbst.org/in alphabetical order.

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lista dei membri onorari 

Invito ufficiale Pagina Fb IJBST

Pubblicato da Valentina Meloni su Giovedì 24 gennaio 2019

My haiku in Luca’s Lily Pad

[cade una foglia–
potessi io staccarmi
con tanta grazia ]

Un mio haiku (già pubblicato in The Mainichi, il giorno 17/11/2017) commentato nella colonna settimanale curata da Luca Cenisi in My Haiku Pond: LUCA’S LILY PAD: a weekly column.

Commento: Un lavoro in cui il poeta, cercando di diventare un tutt’uno con il contesto naturalistico circostante (shizenkai 自然界), raggiunge un’identificazione volitiva con esso. La delicatezza e la leggerezza (karumi 軽 み) della foglia che cade dal ramo si lega alla parola “grazia” (yūbi 優美) alla fine della riga 3, creando un singolo filo interpretativo per l’intera opera. Il suono “f” nella linea 1 sembra trafiggere la diffusa morbidezza data dall’allitterazione di “l”, rendendo ancora più chiara la forza dirompente delle intenzioni dell’autore.

Previously published on The Mainichi, November 17, 2017


Comment: A piece of work where the poet, trying to become one with the surrounding naturalistic context (shizenkai 自然界), reaches a volitional identification with it. The delicacy and lightness (karumi 軽み) of the leaf falling from the branch binds with the word ‘grace’ (yūbi 優美) at the end of line 3, creating a single interpretative thread for the whole work. The sound ‘f’ in line 1 seems to pierce through the the widespread softness given by the alliteration of ‘l’, making the disruptive force of the author’s intentions even clearer.

Lumachine 31, Tanka

Le Lumachine n° 31, dicembre 2018 – Il tanka contemporaneo, in Italia e nel mondo. Guest editor, Eufemia Griffo – a cura di Stefano d’Andrea.

Le mie poesie tanka pubblicate nel numero 31 leggibile e scaricabile qui