Una poesia di Tom E. Phillips

Questa piccola poesia ha preso vita proprio all’inizio di tutto questo (isolamento covid n.d.r.) mentre ero alla finestra della nostra stanza da bagno, guardando fuori da quello che sarebbe diventato il luogo del nostro lockdown: originariamente scritta in bulgaro, con una traduzione inglese autografa, ma ora anche in italiano nella traduzione di Valentina Meloni grazie a Emilia Mirazchiyska. (Traduzione del testo dal profilo fb dell’autore incorporato sopra)

Ho molto amato questa piccola poesia di Tom tanto da volerla tradurre. Ho pensato a quanto il canto di un uccello, la meravigliosa metafora delle sue zampine sottili, siamo parole così meravigliosamente efficaci e straordinariamente metapoetiche se vogliamo considerare questo piccolo testo poetico un metaritratto in cui il cuore grande di Tom P. si regge sulle dita sottilissime di una scrittura lontana e per certi versi invisibile se non fosse per la voce, così straordinariamente potente come quella della poesia. Ma un uccellino mi ha anche avvisato che questa voce potrebbe appartenere a uno straordinario musicista di nome Mark Stewart, per questo motivo potremmo leggere questa poesia su più livelli… Non è straordinario? Io attendo qualche piccolo gossip dal Nostro Tom o da Emilia… staremo a vedere, voi intanto ascoltate musica e poesia,,, (Valentina Meloni)

Tentativo di comprendere l’evoluzione

Se pensassi che io –
sia in cima alla Creazione,
starei ignorando qualcosa:
le gambe sottili degli uccelli:
più sottili dei fiammiferi,
ma abbastanza forti,
esattamente forti quanto basta
a sostenere il corpo vulnerabile,
le ali aperte,
occhi penetranti, becco puntuto.
E così dal lungo ramo alto
dell'albero fuori dal bagno
un fringuello si mette a osservarmi
eretto sulle sue zampe sottili,
silenzioso, tranquillo, a proprio agio,
fino a quando di punto in bianco
non apre il piccolo becco appuntito
e inizia a cantare, a cantare dal cuore.

Sofia 7/4/2020

inedito per gentile concessione dell’autore

Attempting to understand evolution

Traduzione di Valentia Meloni dalla versione inglese d’autore

If I think that I –
I’m at the top of Creation,
I’d be ignoring something:
the thin legs of birds:
thinner than matchsticks,
but strong enough,
precisely strong enough
to support the fragile flesh,
the open wings,
sharp eyes, sharp beak.
And so from the long high branch
of the tree outside the bathroom
a finch is staring at me,
it stands on its thin legs,
silent, still, at ease,
until without warning
it opens its sharp little beak
and starts to sing, sing from the heart.

Sofia 7/4/2020

Опит да се разбере еволюция

Ако реша, че аз –
аз съм върхът на Творението,
ще пренебрегна нещо:
тънките крачета на птиците –
по-тънки от кибритени клечки,
но достатъчно здрави,
точно толкова здрави,
че да крепят крехкото тяло,
разперените крила,
острите очи, острия клюн.
И така от дългия висок клон
на дървото пред банята
една чинка се втренчва в мен,
тя стои на тънките си крачета,
тиха, неподвижна, спокойна,
докато най-неочаквано
отваря малкия си остьр клюн
и запява, и пее от сърце.

Versione Bulgara di Tom Phillips

Tom Phillips

Tom Phillips è nato Buckinghamshire nel 1964. È scrittore freelance e insegnante universitario a contratto in Bristol, UK. Vive a Bristol, nel Regno Unito, dal 1986, ma dagli anni 2000 ha viaggiato spesso nella penisola balcanica e gran parte dei suoi interessi letterari e di ricerca si concentrano su questa regione. È apparso in molte riviste, antologie e pamphlets e ha pubblicato tre libri di poesia nel Regno Unito: Recreation Ground (Two Rivers Press, 2012), Reversing into the Cold War (Firewater/Poetry Monthly, 2007) and Burning Omaha (Firewater, 2003) oltre a un libro di poesia bilingue in Bulgaria: Unknown Translations / Непознати преводи (Scalino, 2016). È autore di numerosi spettacoli teatrali, tra i quali Coastal Defences (Tobacco Factory Theatres, Bristol, 2014) e 100 Miles North of Timbuktu (Alma Tavern Theatre, Bristol, 2013) hanno riscosso un notevole successo teatrale. DALLA NOTA ALL’ARTICOLO DI YAWP Poesia | Recreation Ground di Tom Phillips traduzioni di Valentina Meloni

Ellen Bass – Poesie da “Indigo”

La rivista Inverso ha raggiunto i centomila lettori in tutto il mondo. Festeggia pubblicando, in anteprima mondiale, alcune poesie da Indigo, raccolta di Ellen Bass in via di pubblicazione per i tipi della Copper Canyon Press nelle mie traduzioni. In allegato anche un mio articolo introduttivo delle opere scelte in traduzione dal titolo “L’occhio della balena”.

Ellen Bass ha pubblicato numerosi e premiati libri di poesie, tra cui Like a Beggar, The Human Line e Mules of Love. I suoi libri di saggistica includono The Courage to Heal: A Guide for Women Survivors of Child Sexual Abuse e Free Your Mind: The Book for Gay, Lesbian and Bisexual Youth. Sue poesie sono apparse frequentemente in The New Yorker, American Poetry Review e in molte altre riviste. Numerosi i premi ricevuti così come le borse di studio. Cancelliera dell’Accademia dei poeti americani, Bass ha diretto laboratori di poesia nella prigione di stato della Salinas Valley e nelle carceri di Santa Cruz. Insegna nel programma di scrittura MFA presso la Pacific University e vive con sua moglie a Santa Cruz, in California. Il titolo del suo prossimo libro, Indigo, di cui ho tradotto una breve selezione di poesie, sarà pubblicato questa primavera da Copper Canyon Press (storica casa editrice indipendente di poesia fondata nel 1972 a Washington) e riprende il titolo di un poema autobiografico, originariamente pubblicato in The New Yorker e ripubblicato in The Academy of American Poets e che si può ascoltare dalla stessa voce dell’autrice nella Poetry Sound Library, la mappa mondiale della voce dei poeti.
Buona lettura

Inverso - Giornale di poesia

[n. d. r.]La nostra rivista ha raggiunto i centomila lettori in tutto il mondo. Festeggiamo pubblicando, in anteprima mondiale, alcune poesie da Indigo, raccolta di Ellen Bass in via di pubblicazione per i tipi della Copper Canyon Press. Ci teniamo a ringraziare tutti coloro che, dal 2018, lavorano quotidianamente a questo progetto e, in particolare, Valentina Meloni ed Emilia Mirazchiyska per l’opportunità che ci hanno offerto con quest’articolo.

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L’occhio della balena – Ellen Bass

Ellen Bass ha pubblicato numerosi e premiati libri di poesie, tra cui Like a Beggar, The Human Line e Mules of Love. I suoi libri di saggistica includono The Courage to Heal: A Guide for Women Survivors of Child Sexual Abuse e Free Your Mind: The Book for Gay, Lesbian and Bisexual Youth. (Il coraggio di guarire: Una guida per donne sopravvissute all’abuso sessuale minorile e Libera la tua…

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La panchina dei poeti

Fotografie

Questa mattonella identifica La Panchina dei Poeti a Isola Maggiore sul Lago Trasimeno. È una mattonella in ceramica creata da Maria Letizia Bittoni a Terragaia. Un luogo così poetico meritava senz’altro un angolo celebrativo e Maria Letizia ha realizzato e si adopera per conservarlo e rinnovarlo.

Dallo scorso anno ha anche organizzato una piccola iniziativa culturale alla quale ho aderito su sua richiesta con vera gioia. E così vi trasmetto le indicazioni per partecipare a questa iniziativa gratuita volta alla valorizzazione del territorio e in particolare dell’area protetta del Parco del Lago Trasimeno e di Isola Maggiore. Se non l’avete mai visitata vi consiglio di mettere questa visita nel taccuino delle cose da fare post quarantena.

Quest’anno il tema dell’iniziativa che vedrà la poesia vincitrice affissa tra quelle della panchina è:

Isola Maggiore e il suo Lago. Pensieri, emozioni e sogno.

Qui potete visionare e scaricare il regolamento con tutte le indicazioni e la scheda di partecipazione da compilare e firmare da allegare alla vostra poesia a partire dal giorno 23 aprile 2020 ed entro il 23 settembre 2020.

nanita

Poesia è intimità

Ho più volte affermato che la Poesia è intimità. Con questo intendo descrivere l’epifania che si crea quando ci si sente a proprio agio nei versi di un poeta, quando quei versi sono in grado di costruire una piccola “casa” fuori da ogni tempo e da ogni luogo conosciuti, in cui si instaura una condizione di particolare vicinanza, in questo caso emotiva, tra due esseri.

Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada. (Rainer Maria Rilke)

Allo stesso modo l’intimità accade al poeta quando la sensibilità lo connette all’altro. L’altro che è egli stesso, posto in una condizione dialogante, il lettore futuro – che esista o meno (ciò non è importante, si ricordi la lezione di Thomas Stearns Eliot in Le tre voci della poesia) -, e soprattutto l’altro come entità facente parte del mondo del poeta. In questo senso il dialogo del poeta si estende alle cose viventi e non viventi. Il poeta si rivolge agli alberi, ai fiori, alla luna, alle stelle, al vento, agli edifici, a Dio, alle ombre, alle cose a venire, agli eventi futuri, ai bambini, anche a quelli che non sono nati, si rivolge agli animali e all’anima delle cose fino all’imperscrutabile. Quel famoso “Je est un autre” di Artur Rimbaud nella Lettera del veggente non è solo un pensiero romantico ma una visione del pensiero stesso visto nell’ottica di spettatore esterno, come un altro da sé. Rimbaud traccia una distinzione tra “poesia soggettiva” e “poesia oggettiva”, che trascende l’Io ed è tesa creativamente a perlustrare l’ignoto. Non è un caso che io abbia avvertito la necessità di fondare e curare dal 2007, prima un gruppo, poi una pagina e un blog dal titolo Quelli che parlano agli alberi, incentrati sulla poesia e sulla natura. Cercavo la mia dimensione, ricreavo la mia intimità. E come? – direte voi – pubblicamente? Ma certo, è allora che nasceva il mio bisogno, allora necessitavo aprire la porta, allora dovevo incontrare la mia alterità, il mio essere l’altro e altro da me. Che il poeta parla agli alberi lo scrive Ida Travi, poetessa contemporanea dalla voce unica, in uno dei suoi bellissimi saggi La poetica del basso continuo. Nel capitolo: Come si parla a un albero?

Pag 39 da Ida Travi, La poetica del basso continuo, Moretti e Vitali, 2015

Lo ribadisce Alexander Shurbanov in questa intervista di cui riporto un passo, e nel suo libro Dendrarium che presto leggerete nella mia traduzione (ne ho parlato qui). Lo dicono moltissimi poeti che ho raccolto nell’antologia tematica sugli alberi che curo da dieci anni a questa parte, Poesie sull’Albero, (presto lo ascolterete dalla voce poetica di Joy Harjo di cui ho tradotto la poesia dal titolo Albero parlante) non solo come ossessione – come spesso viene percepita — ma come ricerca personale, come dialogo intimo con i poeti, con quell’essere altro che dilata la dimensione del poeta fino alla contiguità con l’inesplorato.

In A. Shurbanov ritrovo questa dimensione di intimità in moltissime delle poesie che sto traducendo ed egli stesso ne parla in queste righe:

Francesco Tomada: […] uno dei presupposti per provare a scrivere poesia è la solitudine? Intendo non il semplice stare da soli, ma una sorta di solitudine interiore che si rivela in qualche modo incurabile?


Alexander Shurbanov
: La natura stessa dei poeti e degli scrittori, così come la natura del loro lavoro, sono tali da avere bisogno di isolamento, distacco dalla folla impazzita. Un importante poeta bulgaro contemporaneo, Ivan Radoev, sottolinea: “Un talento per prima cosa deve conquistare la solitudine”. Virginia Woolf ha scritto il famoso saggio “Una stanza tutta per sé” con idee del tutto simili in mente. L’atteggiamento stesso dei poeti, il loro modo di comunicare è solitario, quasi solipsistico. Osip Mandelstam disse scherzando: “Di solito, quando qualcuno ha qualcosa da dire, va dagli altri a cercare un uditorio. Invece un poeta fa il contrario: corre “fin sulle onde del deserto, nel bosco di querce fruscianti”, citando una famosa poesia di Puskin.

Così possiamo dire che la poesia è una sorta di non-discorso, una specie di colloquio silenzioso con se stessi. A volte ci lamentiamo che il nostro lavoro è solitario e quindi la nostra vita anche lo è. Ma non è forse vero che tentiamo, parlando con noi stessi, di parlare con il mondo intero? Il poeta apparentemente così appartato non è in realtà ipersociale? Non è forse il poeta, a differenza della maggioranza delle persone, in grado di dialogare con tutte le cose animate e inanimate? A volte mi sembra che i poeti siano spesso soli perché sono troppo ambiziosi nel loro sforzo di comunicare con tutto il mondo esterno e un simile tentativo è destinato a lasciarli insoddisfatti e frustrati. Lo so abbastanza bene, per esperienza personale.

citazione tratta dalla Conversazione tra Francesco Tomada e Alexander Shurbanov pubblicata nella Rivista di Letteratura Inkroci
Ciò che spinge la poesia a esistere è lo stupore: conversazione con Alexander Shurbanov

Necessaria è una cosa sola: solitudine, grande solitudine interiore. Volgere lo sguardo dentro sé e per ore non incontrare nessuno; questo bisogna saper ottenere. (Rainer Maria Rilke)

nanita

Post fata resurgam

Josef Sudek Photographer

Post fata resurgam

fammi stare nella tua lingua
ora che il silenzio sussurra
le sue grida e mente
lasciando al tuo nome tutto
lo spazio di memoria.
questo è il deserto di forme
che mi spaura — la cattiveria
sepolta nella bontà del guru
il pianto indelicato di chi muore
mentre Cristo non risorge
e i prati sono campi sterminati
di croci mosse dal vento.
c’è un uomo vestito di bianco
nell’enorme piazza vuota
— ha lacrime di vetro sulle guance
ora scendono nella mia gola
se dimenticata godo il martirio
di chi non ha voce e ingoio
il fiele maledetto del non detto
mi sporgo su un abisso d’eterno.

nanita, 11 aprile 2020

Tutto il blu del mondo

Amanti in blu 1914, Marc Chagall

ecco l’inverno col suo passo lento
cadenzato di voli, dolce lamento
di un sonno lunghissimo e sereno.
non si posa ancora la nostra neve
e le foglie che cadono, neppure loro
possono davvero farci del male
adesso che viene la notte del seme
ci prende la mano ci fa acquietare…

sai, amore, ho raccolto il canto
dei mille e più uccelli del nostro tempio
e ho riconosciuto la tua solida voce
impastata di dolore e di vento
io non so dirti perché ho tremato quando
ogni sillaba si è andata posando
come una carezza affiorante di parole
su tutti gli alberi della mia foresta

io non so dirti perché ho pianto e in cielo
si è aperto un rovescio d’azzurro
che ha colorato tutta l’aria d’intorno…
ma adesso che hai accarezzato di pioggia
tutte le mie radici nascoste non posso
fermare questa primavera precoce
mi fiorisci dentro a ogni nuovo fiore
ogni seme spinge fuori la sua anima
sottile e mi feconda di petali e colori.

ma se viene la neve, dimmi, come faremo
a tenere in vita questa nostra ferita
da cui s’innalza un invisibile giardino?
la copriremo come si fa con i bambini
diremo che non ci amiamo
diremo che non ci conosciamo
e inganneremo così bene il cielo
che tutto il blu del mondo verrà
a coprirci gli occhi di pianto.

Valentina Meloni, pubblicato il 25/02/2020 in Le parole di Fedro ed è stata commentata e tradotta in spagnolo da Jorge Montero Calderón

La parola “Blu” è molto interessante, in lingue come l’inglese o l’italiano, ha due connotazioni estremamente diverse, una si riferisce alla ruota dei colori e l’altra simboleggia la tristezza totale, profonda, fondamentalmente indescrivibile. Questa poesia descrive quella tristezza, poiché aggiunge una tenerezza vitale, un soffio di speranza che ricorda lo sbocciare inaspettato di un amore fatale e quindi indimenticabile.

Toda la tristeza del mundo


Llegó el invierno con su ritmo lento
Su vuelo cadencioso, dulce lamento
de un sueño largo y tranquilo.
Nuestra nieve todavía no se asienta
y ni siquiera las hojas al caer
nos pueden realmente hacer daño
ahora que cae la noche de la simiente
Toma nuestras manos, nos hace callar …

Sabes, amor, recogí la canción
de las mil y más aves de nuestro templo
y reconocí tu voz sólida
mezclada con dolor y viento
No sé decirte por qué temblé cuando
cada sílaba se posó
como una caricia emergente de palabras
en todos los árboles en mi bosque

No puedo decirte por qué lloré
Ni porque el cielo
dibujó un contrapunto azul
que coloreó todo el aire alrededor …
pero ahora que has rociado
todas mis raíces ocultas no puedo
detener esta precoz primavera
florece dentro de cada nueva flor
cada semilla empuja su alma
Delgada y fecundada con pétalos y colores.

pero la nieve llegará, dime,
¿Cómo mantendremos viva nuestra herida
esa, de dónde surge un jardín invisible?
la cubriremos como lo hacemos con los niños
diremos que no nos amamos
diremos que no nos conocemos
y engañaremos tan bien al cielo
que toda la tristeza del mundo vendrá
para cubrir nuestros ojos con lágrimas.

Traduzione di Jorge Montero Calderón

Dendrarium-anticipazioni

Anticipazione di una poesia tratta da Dendrarium che uscirà con la mia traduzione a settembre 2020 per i tipi di Musicaos Editore di Luciano Pagano nella Collana “Fogli di Via”, diretta da Simone Giorgino e Fabio Moliterni, in collaborazione con il Centro PENS-Poesia Contemporanea E Nuove Scritture del Dipartimento Studi Umanistici dell’Università del Salento. La collana ospita poesie e studi critici come “Poesie. inferno minore. )e pagine del travaso”, a cura di Annalucia Cudazzo, edizione critica delle raccolte poetiche di Claudia Ruggeri.

Sono del mare dell’acqua del vento

immagine di Nelson Reed

sono del mare dell’acqua
del vento non mi puoi
prendere legare incatenare
sono del mare dell’acqua
del vento vado per strade
tessute di bisso e fluttuo
con le maree del mio essere
vago per campi di luna
in luminosi sentieri intenta
sono del mare dell’acqua
del vento sono del tempo
buono quello che non si
conta e navigo su oceani
di solitudine persa in abissi
infiniti di malinconie solo mie
mi perdo negli idrogeni
del mondo… io sono del mare
dell’acqua e del vento

(da Se mi sfiori sfiorisco-Blooms, nanita)