April goldfish – Pesce rosso

Direzioni

Direzioni, Sumi-e di Santo Previtera, inchiostro su carta di riso in Nei giardini di Suzhou

In uscita oggi nella rivista Failed Haiku di Michael Rehling due miei senryū tradotti in inglese:

In the cup of tea                (Nella mia tazza)
two falling raindrops —  (due gocce di pioggia —)
I drink the clouds             (bevo le nuvole)


Un pesce rosso  —
nessun nascondiglio
per la timidezza

Un pesce d’aprile per voi 😀

Qui potete leggere e scaricare la rivista

Buona lettura

Lista degli autori presenti nella rivista in ordine di apparizione:

Mike Duhacek and Elizabeth Crocket, Willie R. Bongcaron, Anna Maria Domburg, Sancristoforo, Antonio Mangiameli, Lori A Minor, Simon Hanson, Kelly Sauvage Angel, Adrian Bouter, Charl JF Cilliers, Juliet Wilson, Pat Davis, Rachel Sutcliffe, Anna Cates, Marshall Bood, Anne Curran, Dave Read, Pravat Kumar Padhy, Amy Losak, Tanmoy Das Lala, Anna Mazurkiewicz, Valentina Meloni, Garry Eaton and Elizabeth Alford, Olivier Schopfer, Gary Michael Dault, Charlotte Mandel, Tsanka Shishkova, Oscar Luparia, Samantha Sirimanne Hyde & Marilyn Humbert, Veronika Zora Novak, Dietmar Tauchner, Gabriel Bates, Kaitlyn Christy, Natalia Kuznetsova, Valentina Ranaldi-Adams, Pris Campbell, Chen-ou Liu, Bryan Rickert, Bruce Jewett, Ramona Linke, Norman Crocker, Angela Giordano, Ken Olson, Jim Krotzman, Alexis Rotella, Roman Lyakhovetsky, Edward Schmidt-Zorner, Daniela Giles and Alexis Rotella, Srinivasa Rao Sambangi, Margherita Petriccione, Debbie Strange, Jan Dobb, Dilyana Georgieva and Vessislava Savova, Vessislava Savova, Rebecca Cowgill, Craig W. Steele, Anita Virgil, Maria Bonsanti, Robert Naczas, Adjei Agyei-Baah, Julie Warther, Louise Hopewell, Salil Chaturvedi, Julie Warther and Phyllis Lee, Julie Warther and Angela Terry, Eva Limbach, Margaret Jones, Nicholas Klacsanzky, Brad Bennett, Kath Abela Wilson, Mary Kendall,Grace Galton, Madhuri Pillai, Jim Krotzman, Chris Martin, Dottie Piet, Jane Williams, Anthony Q. Rabang, Marina Bellini, Susan Beth Furst, Christina Sng, Carol Raisfeld, Elisa Allo, Sonam Chhoki, Barbara Kaufmann, Ingrid Bruck, Peter Jastermsky, David J Kelly, Angela Terry, Elmedin Kadric, Robyn Cairns, Bob Lucky, Sondra J. Byrnes, Marilyn Humbert, Cynthia Rowe, Shirley A. Plummer, Robert Witmer, Munia Khan, Gail Oare, Leslie Bamford, Sarma Radhamani, Debbi Antebi, Celestine Nudanu, Steve Black, Garry Eaton, Rick Hurst, Theresa A. Cancro, Ola Lindberg, Ian Willey, Kala Ramesh, John Hawkhead, Angiola Inglese, Kwaku Feni Adow, Eufemia Griffo, Helga Härle, Terrie Jacks, Zoran Doderovic, Nick Hoffman, Ece Çehreli, John J. Han, Jill Lange, Lucia Fontana, Daniela Targova and Radka Mindova, Lorin Ford, Bruce H. Feingold, Robert P. Moyer, Tiffany Shaw-Diaz, W Brian Hall, Tricia Knoll, Adrian Bouter, Maria Laura Valente, John J. Dunphy, Susan Burch, Martha Magenta.

Pearl Fuji – Haiku –

fotografia di Isabella Quarona (Himeko)

La fotografia di Isabella Quarona (Himeko) immortala il “Pearl Fuji”, il fenomeno che si verifica quando La luna sembra trovarsi proprio sopra la vetta del Fuji e somiglia a una piccola perla.

Intervista a Emilio Paolo Taormina

INTERVISTA a Emilio Paolo Taormina: LA STORIA COME TESTIMONIANZA a cura di Valentina Meloni

1) Emilio Paolo, intanto grazie per il tuo tempo e la tua disponibilità. Vorresti raccontarci un po’ la tua storia?

taormina-2Sono nato nel 1938 a Palermo. Mio padre era medico, nipote del grande entomologo Enrico Ragusa, fondatore del “Naturalista Siciliano”. Il Darwin siciliano dell’ottocento. Fin da bambino seguivo mio padre, anche lui entomologo, nelle gite. Qui ho sviluppato un elevato senso dell’osservazione dei particolari e ho imparato a leggere il libro della natura: un nodo inestricabile sulle origini e l’esistenza di Dio. A casa c’era una vasta biblioteca e ho cominciato a leggere di tutto e disordinatamente. Come molti coetanei amavo il calcio: facevo parte della squadra parrocchiale. Ero bravo nelle attività sportive e nel 1956 sono stato campione provinciale di salto in alto. Non ero uno studente esemplare e negli anni di ginnasio e liceo, sono stato rimandato in greco e matematica. A tredici anni m’innamorai della musica jazz e cominciai a seguire sul “Notturno d’Italia” le trasmissioni e investivo i miei risparmi nell’acquisto di vinile.
Nel 1954, avevo sedici anni, ho pubblicato la prima poesia, dal titolo “La soffitta” nella rivistina del liceo Umberto I. Con un’ amica andavamo, talvolta, a visitare le zie che abitavano in un antico palazzo nobiliare ed ero rimasto sommerso dalle atmosfere surreali, misteriose, progressive, decadenti, come di un profumo che non vuole estinguersi. In quegli anni avevo preso l’abitudine di raccogliere pensieri, racconti e poesie nei quaderni senza l’idea minima di pubblicarli. Scrivevo, anche, sulla musica i testi per un amico che studiava al conservatorio.
Sono gli episodi che hanno scritto la mia vita. Nel 1956 durante una gita ai templi di Agrigento, ho incontrato una ragazza olandese, Anita, con la quale iniziammo un’intensa corrispondenza. Conseguita la maturità classica decisi di partire in autostop verso l’Olanda. Dal ’57 al ’61 vissi lì, lavorando in una fabbrica di alluminio. Alla fine del ’61, in attesa della primogenita, Elena, e con l’insistenza di mia madre che voleva che completassi gli studi universitari, ritornai a Palermo.

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Ormai maggiorenne, svincolai una cifra ereditata dalla nonna, e iniziai un’attività commerciale musicale specializzata in rock, folk, blues e jazz. La boutique della musica fu da subito un luogo d’incontro d’intellettuali, musicisti, giornalisti. Si vendeva qualche vinile, ma si parlava molto di musica, di libri, di cinema. Ero certamente preparato nel jazz e nelle nuove tendenze musicali, ma scoprii che avevo molto d’apprendere dagli amici clienti. Fu in questo bugigattolo che acquistai coscienza di me stesso e mi giurai che volevo essere poeta e scrittore.
Nel ’64 cominciavo a mettere in piedi le raccolte poetiche “Il fonografo a colori” e “Deserti”. Nel ’65 portai a termine la stesura del mio primo romanzo : “La stanza sul canale”. Nel ’73 pubblicai a mie spese, quasi contemporaneamente, “Il fonografo a colori”, “deserti” e “La stanza sul canale” con la prefazione di Elio Giunta. Inaspettatamente i libri ebbero successo di critica. In particolare una recensione di Vera Passeri Pignoni – sulla rivista Forum Quinta generazione – dell’editore Giampaolo Piccari di Forlì. Con l’editore forlivese si stabilì un rapporto di stima e amicizia. Ho pubblicato tutte le mie opere degli anni ottanta e novanta con la Forum fino alla morte di Giampaolo Piccari. Dal 2000 vivo in un rustico, perso nella campagna dentro un uliveto. Ero venuto con una compagna tedesca ch’era mia traduttrice. Dal 2008 vivo da solo. Nel 2012 la mia attività commerciale è stata travolta dalla crisi. Ho 78 anni e molti dei miei amici sono morti o hanno difficoltà a venirmi a trovare…forfatter-tolstoj-lev

2) Quando ti leggo ho l’impressione che tu abbia affidato alla poesia il compito di tratteggiare dei piccoli quadri in cui rivivono frammenti di vissuto. Della tua scrittura dici: “La mia scrittura, poesia e narrativa, nasce dalla vita vissuta, non sono capace di scrivere nulla che non sia entrato nel mio sangue”. Si può considerare quindi la tua come una scrittura di “memoria”? E la poesia si può considerare una testimonianza storica? Se sì, perché?

Ti rispondo con una citazione di Lev Nikolàevič Tolstòj tratta da Guerra e pace:
«Coscientemente l’uomo vive per sé, ma incoscientemente, diventa lo strumento atto a perseguire i fini della storia, della comunità umana. Una volta compiuto l’atto è irrimediabile e le sue conseguenze, coincidendo nel tempo con milioni di altre azioni di altri uomini, assumono un significato storico.»
Dal momento che l’uomo non è un’isola, ma vive in un contesto sociale fatto di uomini, io penso che, inevitabilmente, ogni tipo di scrittura, suo malgrado, assuma la connotazione di testimonianza storica. Noi, infatti, viviamo e ci nutriamo del contesto da cui siamo circondati e anche la scrittura si nutre di tutto ciò.

copertina la cengia del corvo il foglio3) Nella tua ultima raccolta di poesie “La Cengia del corvo” uscita pochi giorni fa per i tipi delle Edizioni del Foglio Clandestino c’è una poesia in cui racconti un episodio della tua vita di bambino durante la guerra. “dov’è /la ninnananna/che mi cantavi/ nel rifugio/tra esplosioni/ di bombe/e crepitio di mitraglie/le parole/ erano allegre/e sul tuo volto/era scolpito/un sorriso/come se fosse/ un fuoco d’artifici”. Puoi raccontarci come vivevi gli anni dell’infanzia durante la seconda guerra mondiale?

La poesia che citi è un lampo di memoria che mi è ritornato in mente guardando nei telegiornali le immagini della guerra in Oriente. La seconda guerra mondiale è finita, ma le guerre continuano ininterrottamente. Quando sbarcarono gli alleati in Sicilia, avevo cinque anni, assistevo dalla casa di campagna, dove eravamo sfollati, ai bombardamenti su Palermo, come a un grande fuoco d’artificio, ma non mi rendevo conto della carneficina. Mio padre lavorava come medico a Palermo. Un giorno ritornò a casa con la giacca a brandelli, come uno spaventapasseri, la camicia attaccata alle pelle delle spalle per lo spostamento d’aria delle bombe. Era riuscito a salvarsi buttandosi a terra sotto un marciapiede. Restò insordito per qualche tempo… Ricordo che mangiavamo sempre minestre, con molto olio del nostro uliveto e pochissima pasta. Eravamo tre fratelli e una sorella e secondo l’estro delle galline, talvolta, ci capitava di mangiare mezzo uovo. Ricordo anche che per farmi il bagno la nonna metteva una tinozza di legno in terrazza per farla riscaldare al sole, per me era un divertimento più che una scomodità o una privazione… Mia madre era una donna molto forte e colta, non faceva trapelare i disagi a noi bambini.

4) Nelle tue poesie e nei tuoi racconti sono vividi i ricordi in cui rivivi gli anni della guerra. A distanza di quasi settant’anni questi ricordi si sono affievoliti o rivivono come fossero un’esperienza recente? Per scriverli hai dovuto scavare o sono riaffiorati spontaneamente?

Le esperienze che ho vissuto durante la seconda guerra mondiale, vivono ancora in me, anche perché avevano bisogno di quell’analisi avvenuta in età matura attraverso la memoria e più in là attraverso i miei libri, che ne sono testimonianza e, in qualche modo, prosecuzione.

5) In Inchiostro (Ed. del Foglio Clandestino, 2010) hai affidato alle pagine dei tuoi racconti la memoria degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza in cui racconti moltissimi episodi legati ai momenti difficili dell’occupazione nazista. Trovo che sia un libro importante perché narra la storia dal punto di vista di un bambino. In uno di questi racconti tratteggi la figura di un soldato tedesco, Hans, con cui avevi instaurato un’amicizia speciale. Ce la vorresti raccontare?inchiostro-taormina

Gli alleati liberarono la Sicilia in poco meno di due mesi e non ci fu né occupazione nazista, né guerra partigiana. Moltissimi siciliani avevano parenti in U.S.A. e Canada, l’emigrazione era un sogno: tutti sapevano che in America c’era lavoro e ricchezza e con le truppe di occupazione si creò subito empatia. Qualcuno dei soldati americani, in quanto discendente di immigrati, parlava un dialetto siciliano o napoletano arcaico che ormai era diverso dalla lingua e dal dialetto che si parlava in quel momento: era incomprensibile, tuttavia l’effetto era curioso e tendeva a creare simpatia. Ricordo che, anche prima dello sbarco, mio padre e qualche amico, la sera tardi, ascoltavano “Radio Londra”. Mi ritorna ancora nelle orecchie la voce dello speaker… Nessuno amava la “guerra di Mussolini”.
Un gruppo motorizzato tedesco era accampato sulla collina di Suvarelli, al confine del nostro podere e, molto spesso, i soldati venivano a riempire la borraccia nella sorgiva della nostra proprietà. Tra questi c’era Hans, un sodato tedesco non più giovane. Era una brava persona. Mi faceva vedere le fotografie della sua famiglia. M’insegnava i nomi delle città. Mi metteva sulle sue spalle e giocava a farmi fare il treno.

6) Sempre in Inchiostro racconti il momento in cui, ancora bambino, ti sei reso conto non solo che c’era la guerra ma cosa fosse realmente con le sue perdite, con il suo bagaglio di sofferenza e con i rimpiazzi veloci ai traumi che la vita suggeriva per poter andare avanti. Ricordi quel momento?

All’improvviso il gruppo motorizzato tedesco partì. Era notte. C’era un forte vento di scirocco. I motociclisti andavano incurvati come gobbi ai lati della trazzera in assetto di guerra, al centro scorrevano i camion e i mezzi corazzati a fari spenti. Avevano lasciato una grande tenda nell’accampamento e c’erano ancora gli slarghi profondi dov’erano state disposte le mitragliatrici antiaeree… Hans era rimasto a guardia della tenda. Non era più amichevole con me. Se provavo ad avvicinami per curiosare, mostrava il mitragliatore e mi cacciava urlando.
Un giorno arrivò una jeep americana con sodati guidati da un contadino. Ci fu un rapidissimo susseguirsi di spari. Poi arrivò un camion per caricare ciò che c’era nella tenda e le appiccarono il fuoco. I soldati americani non facevano avvicinare i civili. Andarono via dopo il tramonto. L’indomani mattina andai a curiosare nell’accampamento. C’era odore di bruciato e di grasso di macchina. Hans era morto ai piedi di un ulivo, con l’elmetto vicino a un braccio e la faccia verde che aveva ripreso il suo aspetto bonaccione. Era il primo morto che vedevo e compresi cos’erano la guerra e la morte.

7) Nel 1965 porti a temine la stesura del tuo primo romanzo: “La stanza sul canale”. Lo racconti così: “Una storia d’amore in terra straniera, ma fondamentalmente la vita in fabbrica con i connazionali. Forse è il primo romanzo, certamente tra i pochi scritti non da un sociologo, ma da un operaio, nel mio caso, per caso, sulle condizioni degli emigranti. Provai a mandarlo a una decina di editori con esito negativo.” Credi che questa tua testimonianza, oggi, possa aiutare a comprendere la storia di quegli anni?

La stanza sul canaleIn Italia l’università e l’editoria non fanno una libera ricerca di nuovi autori, si guardano in giro tra gli uomini del palazzo che non sempre hanno talento e qualità. Si trovano in giro molti libri come panini imbottiti. Negli anni ’60 gli editori leggevano i manoscritti e non mandavano agli autori respinti lettere standard. In Italia si sapeva che c’era un’emigrazione di proporzioni bibliche dal sud verso il nord del paese e l’Europa. Cambiavano le direzioni e i porti di approdo, ma la grande emigrazione era già cominciata nell’ottocento verso l’America e L’Australia.
Probabilmente l’emigrazione veniva considerata fisiologica. Del grande esodo dalle campagne e dai paesi del sud è rimasto come testimonianza qualche film e qualche documentario televisivo, ma poca roba, direi quasi niente, di libri vergati in prima persona dagli emigrati. L’emigrazione era considerata un fatto naturale e non colpiva il fondo delle coscienze. Gli editori erano e sono degli imprenditori e pubblicano per guadagnare. Credo che gli intellettuali, i critici, i giornali, non sentissero il problema dell’emigrazione nella sua profondità. Non piaceva né agli intellettuali, né ai politici, né agli imprenditori, che l’Italia si stesse ricostruendo con le rimesse degli emigrati: era il così detto boom economico. Certamente “La stanza sul canale” è uno dei pochi romanzi scritto da un emigrante che lavorava in fabbrica ed è una testimonianza storica vissuta.

8) Cosa sono per te la poesia e la scrittura?

La scrittura e la poesia sono l’asse del carro su cui ruota la mia vita. Il mio modo di essere libero ed essenziale e di non scendere a compromessi. Non rinnego nulla, la mia vita è tutta la mia scrittura.

9) Vorrei portare l’attenzione su di un aspetto che ti contraddistingue e che ha a che fare, se non con la Storia ufficiale, sicuramente con la tua storia personale. Hai avuto un rapporto privilegiato con le figure femminili, protagoniste sia nei libri di poesia in immagini evocative aleatorie e quasi mitiche, che nei libri di narrativa che hai scritto. Parlaci del tuo rapporto con queste presenze femminili.

Le figure femminili più importanti della mia vita sono state: mia nonna materna, Paola, mia madre Elena e una delle donne di servizio che ha vissuto con noi da prima della guerra fino alla morte di mia madre avvenuta nel 1985, si chiamava Carmela. Carmela era una donna semplice e non certo acculturata ma possedeva quella saggezzElvira Des Palmesa paesana e quel temperamento materno di accudimento che furono importanti per la mia crescita. Mia madre era molto distaccata ed era spesso fuori casa, ho passato più tempo con mia nonna e con Carmela che con lei. Quest’ultima mi trattava come fossi suo figlio, anche se aveva già tre figlie sue, si era stabilito un bellissimo rapporto: mi consigliava e mi sollevava quando ero abbattuto con il suo tesoro di detti popolari e con le sue attenzioni. L’altra donna importante della mia vita fu mia nonna paterna, Elvira. Figlia di Enrico Ragusa il più grande entomologo siciliano, stilista e designer di gioielli, donna libera e autonoma, fuori dai canoni dell’epoca (parliamo di fine ‘800 fino a tutta la metà del ‘900). Elvira Ragusa, sorella di Enrico Ragusa Junior, giornalista, drammaturgo, poeta, attore e cabarettista siciliano, fu una figura importante ed emblematica, ispiratrice di un mio romanzo intitolato Elvira Des Palmes, ambientato durante la Belle Époque siciliana.

emili10) Nella Cengia del corvo scrivi ancora: “di casa in casa/sfuggiti/a bombardamenti/e rigattieri/ i ritratti/ degli antenati/ pendono/ dalle pareti/ talvolta/ quando scrivo/ sento un soffio/ curiosare/ alle mie spalle/ mi ricordano/ che il loro sangue/ è ancora vivo/ nel mio”. Che percezione hai del tempo? Com’è il tempo della poesia?

La poesia è il tempo stesso: in cui oggi e domani scorrono senza distinzione. Nell’oggi è presente lo ieri e nel domani il seme di oggi.


grazie a Emilio Paolo Taormina

L’intervista è uscita sul numero 22 di Euterpe rivista di letteratura. Leggi tutto il  numero.

Haiku- La Luna nella pioggia

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Il 10 marzo 2017 alle 7:32 il Sole si congiunge all’asteroide Lilith. Il Sole, archetipo di energia maschile, sta incontrando Lilith, lato ombra (oscura) dell’ energia femminile. La Luna Piena del 12 marzo 2017 è nel segno della Dea Vergine.

Rifletto sulla caducità della vita, della terra, degli astri e degli uomini. La luna, archetipo del femminile, passa sopra i tetti come in un sogno. Anche lei, come tutto, destinata a svanire… La notte è anche la notte dell’anima che si perde dietro scure nubi offuscando la bellezza e la saggezza femminile e allo stesso tempo esaltandole. La Luna si mostra davvero solo quando giunge il momento. Illuminata dal sole a ricordarci che, nell’Universo, ogni cosa è profondamente legata alle altre…

n a n i t a

Quando Edo rideva: 108 vecchi Senryū (Valeria Simonova- Cecon)

 

Siamo nella città di Edo (ora Tokyo), circa 1700. Durante questo periodo sono molto popolari i maekuzuke (letter. aggiungere al verso precedente) concorsi di versi in stile haikai che consistono nell’aggiungere a un verso breve di 14 sillabe (maeku) un verso lungo di 5/7/5 sillabe, lo tsukeku (o verso che segue). Dal 1757 il più famoso organizzatore e giudice di questi concorsi era Karai Hachiemon conosciuto con lo pseudonimo di Karai Senryū …Questi concorsi sono molto popolari tanto che successivamente cominciano a essere pubblicate le prime antologie di soli Tsuteku. Poi, dal 1804, la tradizione dei Maekuzuke termina e si cominciano a scrivere i versi lunghi in maniera autonoma, senza maeku…

 

Nel 1765 esce il primo volume della Haifū Hanagidaru (lett. Botte di salice in stile haikai) un’antologia che viene considerata la culla del genere Senryū.

Goryoken Arubeshi, amico e collega di Karai seleziona, in  43 pagine, 756 tzukeku, o versi che seguono, senza il loro maeku. Successivamente furono pubblicati ulteriori 23 volumi di quest’antologia.

Alcuni di questi Kosenryū (lett. vecchi senryū), come vengono chiamati oggi, sono stati scelti, tradotti e raccolti da Valeria Simonova- Cecon, studiosa di questo genere, e animatrice del relativo blog e pagina fb Cuccagna , in questo piccolo libro che, è il caso di dirlo, è una vera cuccagna.

A corredo dei 108 Kosenryū, con testo giapponese a fronte, delle note svelano aneddoti e significati particolari che, senza una conoscenza approfondita del Giappone e delle sue tradizioni, sarebbe davvero impossibile comprendere. Un’approfondita introduzione, a cura dell’autrice,  spiega la storia e la nascita del genere haikai e degli zappai (nome dato ai versi in stile haikai di profilo più basso)con interessanti curiosità.

Ho trovato questo libricino, che già da un po’ sto leggendo con vero gusto, un piccolo gioiello, interessante, curioso, divertente e molto stimolante. Per chi ama comporre senryū come me, una raccolta imperdibile, anche considerando quante poche pubblicazioni sul genere si possono trovare in Italia…

senryu

Ne ho scelti alcuni per voi :

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la principiante

invidia quella che sta

lasciando il mestiere

Per diventare una vera geisha una ragazza doveva fare un percorso lungo e difficile. Secondo le leggi del mestiere, la geisha non poteva sposarsi. Perciò, se una geisha di propria volontà lasciava il mestiere, significava che stava per sposarsi. Dal punto di vista generale un buon matrimonio era considerato come l’apice della carriera.

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cucinando

la tartaruga

balla la mamma

Si tratta della tartaruga dal guscio molle cinese, considerata sin dai tempi antichi come ottimo mezzo per rinforzare la virilità.

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troppo abituato

ad essere aiutato

il convalescente

Tanto bello stare a letto ed essere accuditi!

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come domestica

lei prende una vecchia baba-

bella sorpresa!

La moglie, conoscendo i vizi del marito, assume per l’aiuto in cucina una brutta vecchia.

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quell’idea

di rotolarsi nella neve

mica geniale

Una parodia del famoso haiku di Bashō : dài/andiamo ad ammirare la neve/ finché non ci cadiamo. Yukimi era l’usanza di ammirare la neve come hanami per i fiori di ciliegio.

****

per apparire elegante

sistema i capelli

anche alla sua serva

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senza vestiti

anche una fanciulla celeste diventa

una ragazza ordinaria

Questo senryū fa riferimento alla famosa storia “Hagoromo” (vestito di piuma), rappresentata nel teatro Nō. Una Tennin, fanciulla celeste che abita nel paradiso buddista, scende sulla terra e si toglie il suo magico e bellissimo vestito di piuma. Un pescatore di nascosto ruba il vestito. Ora la ragazza non riesce più a tornare nel paradiso celeste e diventa la moglie del pescatore.

****

impara a leggere

con le lettere dalla signora

la sua sarta

Una sarta analfabeta riceve tante note e richieste per iscritto dalla sua datrice di lavoro che è costretta a imparare a leggere.

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come un sumoista

pulisce le mani la domestica

sul grembiule

Il torimawashi, la cintura dei lottatori di sumo, assomiglia a un piccolo grembiule. Probabilmente anche l’aspetto della domestica fa pensare a un lottatore…

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fare una scoreggia

non è mica divertente

se vivi solo

Non c’è nessuno nemmeno che ti possa prendere in giro.

****

il burattinaio

ed il suo burattino

vestiti uguali

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alle porte del castello

pure le mosche fanno

il cambio della guardia

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città di Edo –

il retro di casa tua imbiancato

dal tuo vicino

Edo era una città popolatissima dove la gente abitava a strettissimo contatto. Capitava spesso che il muro sul retro di una casa si affacciasse sul terreno di quella di un vicino e, non essendoci una porta che consentisse di accedervi, fosse proprio quest’ultimo a dover provvedere a imbiancarne la facciata posteriore.

La carrellata scelta da Quando Edo rideva… termina qui. Vi lascio un maeku (tentativo) composto per l’occasione: se voleste cimentarvi nei commenti con un vostro senryū (5/7/5) a seguire il maeku qui proposto giocando con me e con Bashō , il vecchio bambino…

n.b. al contrario del periodo Edo qui nessuna salata tassa di iscrizione è richiesta ^_^

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buona lettura e buon senryū

[ n a n i t a ]


valeriasimonova-ceconit_011Valeria Simonova-Cecon (classe 1979) vive a Cividale del Friuli con il marito Andrea. Di origini russo-ucraine, è una scrittrice ed appassionata di poesia haikai dal 2004. Redattrice della rivista di senryū e kyōka in lingua russa Ershik, nonché amministratrice e traduttrice della Pagina Facebook Bannō Senryū for Gaijin e organizzatrice del Gruppo Italiano Senryu “Cuccagna”, ama scrivere senryū, haiku, renku e studiare lingue. È il primo autore europeo ad essere stato pubblicato all’interno della colonna Bannō Senryu in stile Nakahata del quotidiano giapponese Mainichi Shinbun. Suoi scritti sono apparsi su diverse riviste specializzate, tra cui: Mainichi Shinbun (Giappone), Town News (Giappone), Heron’s Nest (U.S.A.), Modern Haiku (U.S.A.), Ulitka (Russia), Moonset (U.S.A.), Diogen (Croazia) e The Renga and Renku Journal. Tra i vari riconoscimenti ricordiamo invece: il primo premio alla V edizione del Bilingual Calico Cat Haiku Contest (secondo premio alla VI edizione), nonché le menzioni d’onore assegnate nel 2009 alla I edizione del Kikakuza Haibun Contest, all’Ito En Ōi o-cha New Haiku Contest (edizioni 2009 e 2016) e all’Haiku Calendar Ludbreg (2009).

 

 

VI Premio Naz. di Poesia L’arte in versi

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VI Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, con il Patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Jesi, con la gradita collaborazione della Associazione Culturale Le Ragunanze di Roma, della Associazione Verbumlandi-Art di Galatone (LE) e della Associazione CentroInsieme Onlus di Napoli, bandisce la VI edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” regolamentata dal presente bando.

Art. 1 – SEZIONI
Sez. A – poesia in lingua italiana
Sez. B – poesia in dialetto (accompagnata da traduzione in italiano)
Sez. C – haiku
Sez. D – critica poetica

Art. 2 – ESCLUSIVITÀ
Le opere presentate a concorso dovranno essere INEDITE penal’esclusione.
Per inedito si intende che il testo non è mai apparso in precedenza in un libro stampato in cartaceo o in digitale dotato di codice identificativo ISBN e parimenti in nessuna rivista cartacea o digitale dotata di codice ISSN. Poesie pubblicate ed apparse su siti personali, blog, pagine di Social e Facebook sono da intendersi inedite.
Le opere presentate non dovranno aver ottenuto un 1°, 2° o 3° premio in un precedente concorso, pena l’esclusione.
È fatto divieto ai soci fondatori ed onorari della Associazione Culturale Euterpe di prendere parte al concorso, pena l’esclusione.

Art. 3 – MINORI
I minorenni possono partecipare al premio ma è necessario che la scheda dati venga firmata in calce da un genitore o da un adulto che ne ha la potestà indicando tra parentesi, in maiuscoletto, il grado di parentela o il legame al minore.

Art. 4 – STRANIERI
Gli stranieri che vivono all’estero partecipano gratuitamente al premio.

Art. 5 – REQUISITI
È possibile partecipare a una o più sezioni.
Alla sezione A si partecipa con un massimo di 3 poesie in lingua italiana a tema libero che non dovranno superare il limite di 30 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale dedica né gli spazi bianchi).
Alla sezione B si partecipa con un massimo di 3 poesie in dialetto a tema libero comprensive di traduzione in italiano che non dovranno superare il limite di 30 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale dedica né gli spazi bianchi).
Alla sezione C si partecipa con un massimo di 3 haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana.
Alla sezione D si partecipa con un testo critico su un’opera poetica, una silloge, un libro o una poesia singola nella forma di critica letteraria, recensione, analisti testuale o studio di approfondimento. Tale testo non dovrà superare 4 cartelle editoriali pari a 7.200 battute spazi compresi (senza conteggiare il titolo, l’eventuale dedica, né la bibliografia).

Art. 6 – CONTRIBUTO
Per prendere parte al Premio è richiesto il contributo di € 10,00 a sezione a copertura delle spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo il relativo contributo indicato.
Bollettino postale: CC n° 1032645697
Intestato ad Associazione Culturale Euterpe – Causale: VI Premio “L’arte in versi”
Bonifico: IBAN: IT31H0760102600001032645697
Intestato ad Associazione Culturale Euterpe – Causale: VI Premio “L’arte in versi”.
Contanti: Nel caso si invii il materiale per posta tradizionale, la quota di partecipazione potrà essere inserita in contanti all’interno del plico di invio.
Gli associati della Associazione Culturale Euterpe regolarmente iscritti all’anno di riferimento (2017) hanno diritto ad uno sconto del contributo pari al 50% per sezione.
Per i partecipanti che vivono all’estero la partecipazione è gratuita.

Art. 7 – SCADENZA E MODALITÀ DI INVIO
Il partecipante deve inviare entro e non oltre il 15 maggio 2017 alla mail arteinversi@gmail.com il seguente materiale:
– Le poesie/la critica poetica anonima in formato Word (.doc o .docx), ciascuno su un file distinto
– La scheda di partecipazione appositamente compilata in ogni sua parte
– La ricevuta del versamento
In alternativa, l’invio di detto materiale potrà essere effettuato in cartaceo (per la scadenza fa fede il timbro postale di invio), e dovrà essere inviato a:

VI Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”
Associazione Culturale Euterpe
c/o Dott. Lorenzo Spurio
Via Toscana 3
60035 – Jesi (AN)

La segreteria del Premio notificherà a mezzo mail la ricezione dei materiali e la corretta iscrizione al concorso.

Art. 8 – ESCLUSIONE
a. Saranno esclusi dalla Segreteria tutti quei testi che non siano conformi alle indicazioni contenute nel presente bando e in maniera particolare i testi che riportino il nome, il cognome, il soprannome dell’autore o altri segni di riconoscimento e di possibile attribuzione dell’opera.
b. Saranno esclusi tutti quei testi che non rispettino i limiti di lunghezza indicati.
c. Non verranno accettate opere che presentino elementi razzisti, xenofobi, denigratori, pornografici, blasfemi, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo o che fungano da proclami partitici e politici.

Art. 9 – COMMISSIONE DI GIURIA
La Giuria è composta da varie commissioni designate dal Presidente del Premio a rappresentare le varie sezioni a concorso di cui verrà data conto della composizione in sede di premiazione.

Art. 10 – PREMI
Verranno premiati i primi tre vincitori per ciascuna sezione. I premi consisteranno in:
Primo premio: targa, diploma con motivazione, tessera socio Ass. Euterpe anno 2018 e 150€
Secondo premio: targa, diploma con motivazione e 100€
Terzo premio: targa e diploma con motivazione.
La Giuria procederà a individuare per opere particolarmente meritorie non entrate nel podio ulteriori premi che saranno indicati quali “Menzione d’Onore” e “Segnalati dalla Giuria” e attribuirà altresì il Premio Speciale del Presidente di Giuria, il Trofeo “Euterpe”, il Premio alla Carriera Poetica, il Premio alla Memoria e i premi gentilmente offerti da associazioni amiche che appoggiano il Premio: Premio Speciale “Le Ragunanze” offerto dall’Associazione di Promozione Sociale Le Ragunanze di Roma presieduta da Michela Zanarella, il Premio Speciale “Verbumlandi-Art” offerto dalla Associazione Verbumlandi-Art di Galatone (LE) presieduta daRegina Resta e il Premio Speciale “Centro Insieme” offerto dall’Associazione CentroInsieme Onlus di Scampia (NA) presieduta daVincenzo Monfregola.
Nel caso in cui non sarà pervenuta una quantità di testi congrua o significativa per una sezione o all’interno dello stesso materiale la Giuria non abbia espresso notazioni di merito, l’Associazione Culturale Euterpe si riserva di non attribuire determinati premi.
Tutti i testi risultati vincitori verranno pubblicati nella antologia del Premio.

Art. 11 – PREMIAZIONE
La cerimonia di premiazione si terrà a Jesi (AN) in un fine settimana di novembre 2017. A tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso le indicazioni circa la data e il luogo della premiazione.
I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio o per mezzo di un delegato. In caso di delega questa va annunciata a mezzo mail almeno una settimana prima della cerimonia all’attenzione del Presidente del Premio.
Il delegato avrà diritto a ricevere il premio, ma non il premio in denaro che verrà consegnato solamente al legittimo vincitore.
I premi non ritirati non verranno spediti a domicilio e rimarranno all’Associazione che li impiegherà in successive edizioni.
Si ribadisce che nessun premio in denaro verrà consegnato a persone diverse dal legittimo vincitore.

Art. 12 – PRIVACY E ULTIME
Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi.
Il presente bando di partecipazione consta di dodici articoli, compreso il presente. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando.

Lorenzo Spurio – Presidente del Premio / Presidente Ass. Euterpe
Susanna Polimanti – Presidente di Giuria
Elvio Angeletti – Segretario

Info:
Associazione Culturale Euterpe – www.associazioneeuterpe.com – ass.culturale.euterpe@gmail.com
Tel. 327-5814963 – Pagina FB: http://tinyurl.com/jkxk2gu
Segreteria Premio “L’arte in versi” – www.arteinversi.blogspot.it – arteinversi@gmail.com – Pagina FB

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SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

Nome/Cognome _________________________________________________________________

Residente in via_____________________________________________________

Città_____________________Cap___________________Provincia____________

Tel. _______________________ E-mail__________________________________

Partecipo alla sezione:
□ A –Poesia in lingua italiana
con il/i testo/i dal titolo/i____________________________________________________________

_________________________________________________________________

□ B – Poesia in dialetto (specificare dialetto: _______________________________)

con il/i testo/i dal titolo/i______________________________________________

________________________________________________________________

□ C – Haiku

□ D – Critica poetica
con il testo dal titolo

_________________________________________________________________

L’autore è iscritto e tutelato dalla SIAE? □ SI □ NO

I testi presentati al concorso sono depositati alla SIAE? □ SI □ NO

Se SI indicare quali testi _______________________________________________

_________________________________________________________________

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono inediti, in linea con quanto richiesto dal bando all’art. 2.

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

□ Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe a pubblicare il/i mio/miei testo/i all’interno dell’opera antologica del Premio senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro.

□ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy ( L. n. 675/1996; D.Lgs n. 196/2003) allo scopo del concorso in oggetto e per le iniziativa organizzate dalla Associazione Culturale Euterpe.

□ Sono a piena conoscenza della responsabilità penale prevista per le dichiarazioni false dall’art. 76 del D.P.R. 445/2000.

Data__________________________ Firma ______________________________

Un Haiku per Goccia

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Questo haiku è nato pensando ai bambini e a come i loro momenti di tristezza si trasformino con sorprendente velocità in attimi di stupore. Lo dedico a una storia che ho scritto diversi anni fa ormai e che, l’estate scorsa, ho deciso di illustrare ad acquerello, dopo che alcune mamme e alcuni bambini mi avevano chiesto di poterne acquistare il libro, che non esisteva. Questa fiaba infatti circolava sulle mie pagine e su alcuni giornali.

In questo momento Storia di Goccia è in tipografia e mi auguro che presto possa arrivare nelle mani di qualche bambino. Se voleste prenotarne una copia scrivetemi a va.lentina76@live.it. I piccoli destinatari e lettori riceveranno anche un haiku personalizzato con dedica e una sorpresa per il dono che mi hanno fatto della loro attenzione.

La Storia

Goccia vive in casa Nuvola insieme alle sorelle. Un giorno decide di affrontare il suo primo viaggio verso terra e si tuffa giù da casa Nuvola. Durante la caduta incontra Vento che le confida un segreto… Goccia atterra su uno splendido Fiore. Il freddo della notte la trasforma in ghiaccio, poi di nuovo al primo sole si scioglie e si trasforma in rugiada. La nostalgia di casa è grande e Goccia si lascia andare al sonno. Al mattino una nuova amica arriva nel bosco… Riuscirà Goccia a tornare a casa Nuvola? Un finale sorprendente unito alle illustrazioni coloratissime stupirà i bambini.

A chi si rivolge

Storia di Goccia è una fiaba che si rivolge a un pubblico di lettori dai sei anni in poi ma è adatta ad essere letta da un adulto anche a bambini in età prescolare: le pagine sono, infatti, corredate da illustrazioni colorate a tutto campo. La storia affronta con semplicità e in maniera poetica e divertente le tematiche del distacco, del viaggio, dei cambiamenti, della morte e delle trasformazioni fisiche e psichiche ma anche spirituali, con un messaggio finale positivo. Storia di Goccia si concentra sulle piccole cose per far riflettere su argomenti più grandi, porta l’attenzione sull’importanza che l’acqua riveste per tutti e offre uno spunto riflessivo sul ciclo di trasformazione dell’acqua in maniera divertente, giocosa, avventurosa e, a tratti, commovente.

per saperne di più

n a n i t a 

I quaderni- Dal silenzio al canto –

Storie di mutismo selettivo

“Chi non intende i silenzi non intende neanche le parole”

(Tommaseo, Dizionaretto morale)

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Questo che vi propongo è un libro intimo, un lavoro corale in cui i protagonisti si sono messi a nudo raccontando la loro vita e la loro esperienza. Non sono tutte storie a lieto fine o fiabe inventate per mostrare una soluzione. Sono storie vere che, come tanti piccoli quadri, possono dare l’idea del disagio che vive un bambino, un ragazzo, un adulto che soffre di mutismo selettivo e che sta facendo un percorso di risalita dal tunnel del silenzio fino al giardino del canto.

All’interno sono moltissime le storie, ognuna con un punto di vista diverso, ognuna a suo modo toccante, a tratti divertente, emozionante. È il percorso di genitori e figli, insegnanti e terapeuti per trovare una strada alla “via del canto.”

“Questo è un libro, e un libro può dar voce a chi ha qualcosa da dire. Viaggia, circola e informa. È il nostro contributo e la nostra possibilità di supportare, di non far sentire solo chi si approccia o vive il disturbo”. Scrive nella sua nota d’apertura Adriana Cigni, editore di A.G. Editions, una piccola casa editrice che ha a cuore i bambini e non solo…(di A.G. Editions avevamo già parlato a proposito delle Parole Interrotte)

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illustrazione di Enzo De Giorgi per A. G. Editions

Daniela Conti, che ha curato l’editing del libro, ha raccolto queste storie, come dice lei stessa: “Ho limato le loro parole, reso fluidi i pensieri, assemblandoli in veri e propri testi, sorprendendo a volte gli autori: non si erano accorti di aver scritto così tanto e così bene. La loro forma era diventata poesia narrata. Perché il loro sentire era incredibilmente intenso.

Sono ventotto gli autori di questo libro, tra loro anche una bambina. Tra queste storie ne voglio citare alcune che mi hanno particolarmente colpito:

Gli occhi lasciano passare tutto di Cecilia

Guardate…un albero che parla! Un bambino albero tutto circondato da fiorellini e animaletti del bosco che all’improvviso tira fuori una bella voce forte. E due occhi neri che dicono tutto solo a guardarli. L’emozione di un racconto di vita che svela piccoli miracoli, un passaggio colorato alle parole, una testolina che decide di sbloccare il suo silenzio nel modo più fantasioso immaginabile. Un bambino che poi diventa grande, e una mamma che, ancora incredula, racconta con poesia, la crescita di suo figlio.

La musica mi ha salvata di Lupa Solitaria

Quel che la bocca non riesce ad articolare lo fanno i tasti, il fiato, la musica. Un’ancora, una salvezza, un modo per esprimere il proprio io più nascosto, per esserci, affermarsi e trovare la propria strada. Dal silenzio al canto per essere finalmente libera.

Ti hanno mangiato la lingua? di Rita Mattioli

Esiste una frase, sempre la stessa, che è ormai classica: “Ti hanno mangiato la lingua”. Chi è Muto selettivo lo sa, se l’è sentita ripetere mille volte. Ma cosa succede quando accade? Poche parole intense, le parole qui sono quelle di una bambina…

Ascoltare oltre il mio silenzio Dott.ssa M. B.

“Ci sono anime silenziose che probabilmente portano dentro un gran rumore, occhi che timidamente parlano senza guardare, volti che ti sfiorano con dolcezza, parole che rimangono mute e interrotte in gola… ma ci sono bambini che non smettono mai di sussurrare nella mia mente e nel mio cuore”, scrive la Dott.ssa M. B., raccontando quello che c’è nel cuore di una bimba silenziosa e spiegandoci come la cura sia da cercare nella fiducia, nella comprensione e nell’amore.

N.B. Il libro non è rivolto a chi soffre di mutismo selettivo. È rivolto proprio a tutti gli altri. È importantissimo sapere cosa accade a chi non parla. A volte non sappiamo cosa accade e perché. Questo libro ci offre una finestra per andare a vedere…

il-mutismo-selettivo-2Ho voluto fortemente questo libro, racconta l’editrice Adriana Cigni, mi sono già occupata di mutismo selettivo, con il libro “La sfida di Riccardo” di Valérie Marschall, un libro per bambini che racconta la storia, vera, in prima persona di un bambino che ha superato questo disturbo. Ma un giorno ho ricevuto un messaggio su un social network, un messaggio che mi ha turbata per la disperazione che trasmetteva. Mi chiedeva come in un urlo imploso: vi occupate sempre dei bambini, avete idea di quale sia la vita di un’adolescente che non parla? Una vita a metà.

la-sfida

copertina-jpeg-non-ancora-definitiva-copieL’ultimo nato invece è un libro pratico per genitori e insegnanti. A chi è rivolto? Ce lo raccontano le autrici: la Dottoressa Gorla, la Dottoressa Ius e la Dottoressa Trivelli.

“Nel nostro lavoro di terapeute crediamo fermamente nella necessità di fare squadra con genitori, insegnanti e altri adulti di riferimento dei bambini. Spesso ci viene chiesto di fornire strumenti per raggiungere tutti; da qui l’idea di un libro che descriva il sintomo e proponga strategie pratiche che possano essere adottate da tutti gli attori del sistema che include il bambino. Abbiamo scelto di dare un taglio divulgativo perché il nostro principale interesse è raggiungere non solo l’insegnante specializzato, ma anche il nonno pensionato, la mamma, il papà e l’allenatore di calcio… e contemporaneamente risponde alla necessità di noi terapeute di andare oltre il perché e concentrare gli sforzi su come stare meglio. Il ms a volte viene erroneamente attribuito ad un comportamento di opposizione e rifiuto, con questo libro proseguiamo lo sforzo, che portiamo avanti da anni, per aiutare a leggere questi silenzi come effetto di un’ansia paralizzante. Durante la stesura spesso avevamo la sensazione che i nostri piccoli pazienti facessero capolino dalle pagine che stavamo scrivendo e abbiamo deciso di lasciarglielo fare, perché speriamo che in questo libro si leggano la passione per il nostro lavoro e l’affetto per le famiglie che abbiamo seguito e che seguiamo.”

Per chi voglia saperne di più esistono anche incontri di formazione totalmente gratuiti 

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Buon San Valentino anche a chi ama i libri

nanita

Euterpe n.22 -La storia …-

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In uscita Euterpe n.22 a tema : “La Storia come testimonianza“. Moltissimi i materiali giunti in redazione. Un numero speciale con contributi davvero significativi.

In questo numero sono presenti anche gli autori di Stile Euterpe  che si sono cimentati con il ricordo di una grande autrice: Elsa Morante.

Un ringraziamento particolare a Emilio Paolo Taormina che, nella bella intervista a pag. 115, ci ha raccontato un po’ di storia vissuta e ci ha parlato del suo ultimo libro di poesie.  Molti gli autori presenti con saggi, articoli, racconti, poesie, recensioni.

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Alcuni dei contributi presenti nella rivista:

Critica letteraria

“Elsa Morante narratrice: note sullo stile e sulla lingua” (Francesco Martillotto)
“Il sogno di sé, come arte di romanzare e la scrittura-cura, come movente della narrazione nel romanzo Menzogna e sortilegio di Elsa Morante” (Giuliana Samaria)
“L’isola di Arturo: fuori del limbo non v’è eliso: il mito come alibi del tempo” (Flavia Buldrini)
“Elsa Morante: il realismo nel romanzo” (Francesca Innocenzi)
“Alibi, la poesia dimenticata di Elsa Morante” (Marisa Cossu)
“Die Mauer im Kopf, il muro nella testa” (Giulia Mastropietro)
“Il percorso della ragione dalla diseguaglianza al dominio” (Cinzia Baldazzi)
“La Storia come testimonianza: Elia Corti di Viggiù” (Maria Grazia Ferraris)
“Percy Bysshe Shelley e i peregrinaggi marini” (Nazario Pardini)
“Ecce Homo. Sulla letteratura della guerra alpina” (Giuseppe Langella)
“Dal Risorgimento alla Resistenza: paesaggio e soggettività umana negli scritti di Luigi Mercantini, Giuseppe Ungaretti e Italo Calvino” (Lucia Bonanni)

Critica d’arte
“Trascendenza in John McCreaken” (Antonio Melillo)
“Tra postverità e postmoderno le esigenze della forma” (Alfonso Cardamone)
“Gli spazi teoremici nell’arte di Antonia Acri. Il comportamento tracciabile dell’artista” (Carmen De Stasio)
“Parola di libraio” (Pino Sassano)

Articoli
“Solitaire, solidaire” (Amedeo Di Sora)
“Il diario di Anna Frank” (Marina Risté)
“La storia come testimonianza” (Valtero Curzi)
“Dare una prova” (Lenny Pavanello)
“La storia come testimonianza” (Maddalena Leali)
“I cosacchi in Carnia. Nonna Virginia e il conciliabolo della presina” (Loretta Fusco)
“L’affascinante storia della cattedrale di Fano attraverso il volume di Gianni Volpe” (Vincenzo Prediletto)
“Castelli sullo Jonio: il castello di Cleto” (Daniela Ferraro)
“Le donne di Ravensbrück. Per non dimenticare” (Maria Teresa Infante)

Oltre all’intervista mi trovate presente con la traduzione di “Like walking on water” una poesia di Dominic D’Urzo.

 

Inoltre si comunica il tema del prossimo numero: La scrittura teatrale e i suoi interpreti

I materiali dovranno pervenire entro il 21/05/2017 a rivistaeuterpe@gmail.com

 

buona lettura