
“Albero Viaggiante” è un’opera d’arte e poesia che si configura come un profondo omaggio a Matsuo Bashō, il celebre poeta viandante giapponese. Il libro è il frutto della collaborazione tra Floriana Porta (autrice degli haiku) e Anna Maria Scocozza (artista visiva, responsabile delle tecniche di suminagashi e ricamo poetico). La prefazione è curata da Rossella Marangoni, mentre le traduzioni degli haiku in giapponese sono di Cristina Banella e quelle in inglese di Johanna Finocchiaro. La calligrafia del titolo “Albero Viaggiante” è opera della maestra calligrafa Yoko Kawabata.

Quest’opera poliedrica nasce come un “libro d’artista a fisarmonica in formato ‘leporello'”, una struttura che permette una narrazione visiva continua, dispiegandosi per 11 metri in cartoncino nero con fogli di carta giapponese. Il formato leporello si presta in modo naturale alla fluidità delle immagini e alla successione degli haiku, richiamando gli antichi emakimono giapponesi. I materiali e le tecniche impiegate sono il suminagashi (pittura acquatica con inchiostro su carta giapponese) e il sashiko (ricamo poetico con filo rosso). Un elemento distintivo del progetto è l’accompagnamento di un “bastone sonoro” che evoca il suono dell’acqua, richiamando l’haiku più celebre di Bashō: “Vecchio stagno, una rana si tuffa, suono dell’acqua”.

Successivamente il libro d’artista si configurerà come libro in brossura fresata, così come lo vedete in fotografia, e come arriverà a casa vostra scrivendo direttamente alle autrici a questi indirizzi:

Ma cos’è il suminagashi?
Una tecnica artistica che si contraddistingue per la raffinata eleganza dell’acqua e dei colori che si espandono sulla sua superficie, trasmettendo un senso di pura connessione con il mondo. Questa l’essenza dello Suminagashi, letteralmente “l’arte dell’inchiostro fluttuante”, antichissima tecnica artistica che si è diffusa poco dopo l’anno 1000 in Giappone, presso la corte dell’imperatore.
La sua tecnica è molto semplice. Si scioglie un po’ di sumi (inchiostro) in una pietra d’ardesia da calligrafia e se ne raccoglie una goccia con un pennello morbido. Si appoggia poi la punta del pennello sulla superficie d’acqua contenuta in un recipiente largo e piatto, al fine di formare una piccola macchia nera. Con un altro pennello, intinto in una sostanza leggermente oleosa, si tocca poi la macchia in modo da farla espandere verso l’esterno, e alternando l’uso dei due pennelli si fa in modo di creare disegni rappresentanti tematiche naturalistiche, come fiori, cieli o colline. Si raccoglie infine l’immagine ponendo sull’acqua un foglio bianco fino a completo assorbimento. L’acqua rimane, dunque, pulita e tutto il disegno si trasferisce fra le fibre della carta. Il disegno e il risultato finale ottenuti attraverso questa tecnica non vengono premeditati e decisi unicamente dall’artista. Il movimento che l’inchiostro fa sull’acqua infatti, si stabilisce solo nel momento in cui questo viene allargato attraverso il pennello e dipende sia dallo stato d’animo momentaneo dell’artista, sia dal movimento causale dell’acqua: non è solo l’artista dunque a esprimere il suo pensiero ma anche le forze naturali, impossibili da controllare. Diverse le interpretazioni quindi. Inizialmente, questa tecnica aveva uno scopo divinatorio: si credeva infatti che, attraverso le tracce di inchiostro diluite nell’acqua, si potesse leggere il futuro; oggi invece il disegno finale è più che altro considerato un dipinto dove sono impresse le emozioni dell’artista e il suo subconscio. (Da “In a bottle”)

E il Sashiko?
Il punto Sashiko è innanzi tutto un punto fatto a mano. Una delle caratteristiche più importanti e peculiari di questa tecnica di ricamo, sono appunto le sue leggere imperfezioni tipiche di un lavoro eseguito manualmente. La caratteristica principale del Sashiko è la linearità dei punti, che vanno dai 3 millimetri al centimetro, a seconda dello stile, del tessuto e dell’enfasi che l’esecutore vuole dare. Per questo il punto Sashiko visivamente ricorda molto il classico punto di imbastitura o punto filza, ma in realtà non è come sembra, perché è realizzato con una tecnica di cucitura veloce, che ne scandisce il ritmo e facilita la linearità dei punti.
La tecnica del sashiko nasce proprio per riparare i tessuti logori in modo economico ma al tempo stesso esteticamente gradevole, ed evitare così di acquistare nuovi vestiti. Per comprendere l’origine di questa tecnica di ricamo dobbiamo tornare indietro al periodo Edo (1615 – 1868), un’epoca in cui vestiti e tessuti nuovi rappresentavano un lusso per la maggior parte della popolazione giapponese. Il punto in cui il tessuto era liso o bucato veniva rinforzato con uno scampolo di stoffa vecchia, cucito con punti “a vista” che diventavano decorativi. Il sashiko veniva utilizzato anche per rinforzare e rendere più resistenti abiti da lavoro o da battaglia – come quelli utilizzati dai manovali, dai vigili del fuoco o dai soldati.
La parola giapponese sashiko (刺し子) si traduce come “piccoli colpi”: il ricamo finale, infatti, è ottenuto ripetendo piccoli punti costituiti da linee semplici, fino a creare un motivo geometrico complesso che può espandersi all’infinito. Il filo utilizzato per il sashiko non è normale filo da ricamo: si tratta, invece, di un filato più resistente e spesso, costituito da fibre di lino o cotone, che garantisce una maggiore durabilità all’intero lavoro. Esistono varie tipologie di sashiko che si differenziano per linee, tratti e i colori dei fili utilizzati. (Da “Green me”)





“Albero Viaggiante” è un’esperienza sensoriale e meditativa che trascende la mera lettura, invitando il lettore a un viaggio contemplativo nel cuore della cultura e della spiritualità giapponese. L’intento delle autrici è di “condividere con il pubblico l’essenza di questa fusione tra arte, poesia e tradizione giapponese”.
- Interconnessione tra arti
Il punto di forza del libro risiede nella sua capacità di far dialogare linguaggi artistici diversi. Gli haiku di Floriana Porta non sono semplici testi, ma si fondono con le creazioni visive di Anna Maria Scocozza, creando “un dialogo sottile”. Come afferma Rossella Marangoni nella bellissima prefazione che impreziosisce il libro, “le poesie brevi (haiku) di una poetessa dialogano con l’inchiostro e i fili di un’artista pittrice e maestra della carta”. Questa sinergia è evidente nella descrizione delle tecniche: il suminagashi, in cui “l’inchiostro si posa sull’acqua come un soffio: si espande, si frantuma, si dissolve”, e il sashiko, che con i suoi “piccoli punti” ricompone e rafforza, offrendo un “rammendo spirituale e lirico”. Il contrasto tra l’effimero dell’inchiostro e l’immutabilità del ricamo è un tema centrale, sottolineando l’impermanenza e il mutamento perpetuo della natura e dell’esistenza umana.
- Omaggio a Matsuo Bashō e al concetto di viaggio
Il titolo stesso, “Albero viaggiante”, evoca la natura nomade e in continua evoluzione di Matsuo Bashō, a cui l’opera è dedicata. Floriana Porta approfondisce questo concetto, descrivendo lo haiku come un “viaggio nel mondo naturale e nell’universo emotivo”. La sua poesia, come quella di Bashō, è una “poesia del viandante” che “favorisce… la possibilità di aprirsi e prendere coscienza del proprio mondo interiore”. Gli haiku presenti nel libro, come “un lungo viaggio – e nel proprio andare la carne trema”, o “chiome d’alberi – nel bosco intricato passi silenti”, evocano immagini di cammino e introspezione, rispecchiando l’essenza del poeta giapponese.
- Profondezza concettuale e filosofia Zen:
Il libro non è solo esteticamente pregevole, ma anche concettualmente ricco. Il suminagashi, radicato nella filosofia Zen, è descritto come una “meditazione attiva, un lasciarsi andare al movimento imprevedibile del mondo. Non conta il risultato, ma il viaggio, la presenza nel momento”. Questa enfasi sul processo piuttosto che sul prodotto finale, e sull’accettazione dell’effimero (“mondo fluttuante – cristallizzo l’istante e l’effimero”), è un richiamo costante alla caducità e alla bellezza del presente. L’arte, in questo contesto, offre “la capacità di fermarci e lasciarci attraversare dalla bellezza del presente”.
Albero viaggiante è un’opera di grande valore e suggestione, la sua natura di “libro d’artista” in edizione limitata forse lo rende meno accessibile a un pubblico ampio, tuttavia, questo aspetto contribuisce alla sua unicità e al suo pregio. Si presta, infatti, ad essere un dono prezioso per chi lo riceve o per sé stessi. La ricchezza dei riferimenti culturali e filosofici richiede una certa predisposizione alla contemplazione e all’approfondimento, ma le autrici offrono chiavi di lettura sufficienti per guidare anche il lettore meno esperto. Io stessa, che conoscevo solo parzialmente la tecnica del suminagashi e non conoscevo per niente il sashiko, ne sono rimasta sinceramente affascinata e grazie a loro ho potuto approfondire.
In sintesi, “Albero Viaggiante” è un’opera magistrale che celebra l’incontro tra diverse forme d’arte e la profondità della poesia giapponese, offrendo un’esperienza immersiva e un invito alla riflessione sull’impermanenza, la natura e la bellezza del momento presente. È un “progetto polifonico dal quale, tuttavia, si erge il canto di una sola voce”, una voce che sussurra silenzio e incanto.
Valentina Meloni 29/05/2025