
Avevo perso questa pubblicazione di un mio haiku su San Galgano sul quotidiano giapponese The Mainichi del 20 luglio 2024. Oggi ne leggo anche il commento ad opera di Dhugal J. Lindsay nella selezione annuale che potete leggere qui.
Traduzione:
violette tra i ruderi-
nostalgia per quello
che non ho vissuto
commento di Dhugal J. Lindsay:
Quando si vedono delle rovine è comune immaginare come appariva un tempo l’edificio e dal momento che l’immagine deriva dalle proprie esperienze, può esserci un senso di nostalgia. Il poeta si vede qui come una violetta.

Leggendo Laura Imai Messina ho scoperto questa meravigliosa parola giapponese che racchiude proprio questo concetto:
懐かしい natsukashii o la nostalgia del mai vissuto
“Il kanji che in giapponese dice la nostalgia è natsukashii 懐. Shirakawa Shizuka, il più celebre studioso giapponese di ideogrammi, lo scompose osservandone il disegno originario. A destra vide le «lacrime» e a sinistra trovò il «cuore»: erano le lacrime versate per i defunti, che bagnavano il colletto del kimono, a ricreare quella particolare sensazione che è la nostalgia.
Eppure natsukashii non è la mera nostalgia del passato, di ciò che non è più.
In Giappone si può provare questo particolare sentimento per qualcosa di effettivamente mai sperimentato, qualcosa che appartiene a epoche e generazioni assai lontane. […]
Natsukashii è allora una sorta di languore, pare l’eredità emotiva di un’era precedente. È essere in grado di amare anche ciò che non si possiede di diritto e che probabilmente mai si avrà, è accettare la natura effimera del mondo, anzi goderne, è l’idea che anche quello che facciamo oggi e non ci emoziona particolarmente, nella stratificazione del ricordo un giorno ci risuonerà dentro con dolcezza. Serve a ricordare l’importanza di assaporare con nostalgia anche il presente.”
da «Wa, la via giapponese all’armonia» @tea.libri” (dalla pagina di Laura Imai Messina)