Foresta di Maurizio Corrado

“Foresta” di Maurizio Corrado

recensione a cura di Valentina Meloni

Foresta

 

Finalmente vi presento Foresta: il nuovo romanzo di Maurizio Corrado, eclettico architetto, saggista e scrittore, che ha lavorato con le principali riviste di architettura e design e come giornalista televisivo per Canale 5 e SKY, e che lo scorso anno ormai, mi ha parlato del suo nuovo romanzo.

Edizione curata, in brossura di 245 pagine edita da Persone di parola Isola Editrice,  stile essenziale, bella la copertina… da sempre il Ginkgo biloba alimenta le mie fantasie, considerato da diverse culture albero sacro, albero della vita e albero della pace  e, come lo descriveva Darwin, un vero e proprio “fossile vivente”.  Sfogliandolo non trovo alcuna introduzione, una minima dedica compare a ricordarci che dietro la pubblicazione di un libro esistono persone, storie, esistenze che hanno contribuito alla sua stesura e /o alchimia.

Perché introdurre la storia di un uomo che diventa bosco ? E’ già tutto lì, in quelle poche righe e la mia fantasia galoppa -a discapito forse – del romanzo che mi accingo a leggere. Un bell’incipit con un flashback dalle immagini vive, nostalgiche e estremamente realistiche raccontate con il candore che contraddistingue un animo fanciullo.

“Avevo undici anni la prima volta che lo feci.

Le forbici di mia madre erano appoggiate come sempre sul tavolo da cucire, così lo chiamava lei, sarta per signora, e riceveva a casa le clienti e avevo sorpreso diverse volte mio padre sbirciare dal buco della serratura le belle signore che entravano in casa nostra come si varcava un confine, alzando il piedino inguainato in scarpe beige che parlavano di morigeratezza, signorilità spicciola e negozi di provincia, ma andavano dalla sarta a farci cucire il vestito buono, e la sarta era mia madre, con il metro di tela plastificata giallo da una parte e bianco dall’altra appoggiato intorno al collo, segno certo della professione come per il medico lo stetoscopio.”[i]

E’ autobiografico, almeno, alcune scene sono così vive da farmelo pensare   e, intuisco, dalla struttura narrativa improntata sulla focalizzazione interna, che esiste la volontà da parte dell’autore, di esprimere i propri conflitti interiori, fino al punto da renderli causa di intreccio e  protagonisti essi stessi della vicenda narrativa.

Lo seguo ( di lui non dirò nulla per lasciarvelo scoprire) da quando è bambino in un fantasioso -seppur non del tutto- paesino del dopoguerra: Sopalmo; dalla controra di un giorno imprecisato del passato fino ad un oltre, futuro o futuribile, in un intrecciarsi di vicende dal sapore della saga familiare che mi condurrà fino alle ultime pagine. In filigrana si sviluppa il rapporto del protagonista con il bosco vicino al paese, una presenza costante e discreta che lentamente lo farà suo.

“Sopalmo era un paese minuscolo.

Già chiamarlo paese era sorridergli coccolarlo volergli bene e come si faceva a non voler bene a quel piccolo gruppo di case accoccolate intorno alla curva di una strada che s’inerpicava su per colline brulle dove gli alberi si potevano contare uno a uno a poca distanza dal mare con l’antico compito di unire due paeselli bianchi…”[ii]

Un amore chiaro come l’acqua e vilipeso dagli stessi personaggi che ne sono avvinti si stempera in scene erotiche e lussureggianti. Ho forse compreso, si tratta di un romanzo erotico, così ben scritte tali scene dimentico il candore fanciullesco e m’immergo nella tempra sanguigna della piena maturità…

Poi si torna al candore, con estrema naturalezza, attraverso una sapiente alternanza di flashback e anticipazioni. Alcune pagine mi riportano all’amore tenace di Hermann Hesse per Ruth Wenger, rivedo Piktor trasformarsi in albero e le sue sensazioni rivivere nelle parole e i pensieri di Emrys… Una trama affascinante quella del ciclo bretone, mi scopro a confondermi dentro i confini a cielo aperto di San Galgano e ai suoi misteri, così vicini a me anche geograficamente. Mi sento trasportata dalla lettura come l’uomo Foresta nei fili d’erba e nei morbidi muschi, violentemente, senza passaggi di transizione che ammorbidiscano i miei sensi. Affascinanti alcuni passi di questa dendro-metamorfosi “allargata”, sicuramente le sequenze narrative più belle del romanzo. Più che il singolo albero anche io preferisco contemplare il bosco, la foresta…

“Mi decisi. Una sera, mente lei era sul pino, concentrai le forze delle radici per iniziare a formare sulla superficie del prato una lettera, poi un’altra, e aiutandomi con qualche ramo, facendo cambiar colore all’erba e sbocciare i fiori, riuscii per qualche secondo a comporre una parola, una sola, sperando lei potesse vederla dall’alto.

Sopalmo.”[iii]

Alcuni personaggi femminili mi deludono, sono sicuramente meno dinamici del protagonista, affascinanti nelle scene erotiche diventano, forse, meno interessanti nel dispiegarsi dell’intreccio. Il capitolo nove fa “morire” Camilla nella veste ingenua e priva di contenuto ”intrinseco” di una Lolita senza malizia: peccato, stavo già cercando un’eroina che potesse offuscare l’uomo foresta…

“Tutto mi sembra molto rituale e sacro (e anche intrinseco) simbolico cioè.Quello che facciamo, che diciamo, quando  ridiamo, tutto mi sembra aver anche degli altri significati, come i simboli.” (pag.160)

 Il protagonista assoluto, invece,  resta sempre… la Foresta.   Ora, però, il resto della narrazione sembra perdere corposità, così come il protagonista-uomo sempre più assorbito dal bosco: le scene carnali sono sostituite da quelle cerebrali, sicuramente più erotiche  e decisamente più oniriche, fantasiose. Non mi arrendo a questo cambio di stile e mi sento defraudata di una lettura piacevole, avvincente, realistica e fino ad ora mai noiosa o banale.

Al nonno Merlino, che attraverso la morte fisica diventa Foresta, preferivo senz’altro la passionalità tangibile dell’uomo che cerca il suo sentiero, alla metafora esistenziale dell’uomo albero non avrei aggiunto storie già narrate e personaggi  tra le righe. Mi avvinceva il percorso interiore di un uomo che diventa bosco.

Nella galleria di personaggi che circondano il protagonista (tutti molto interessanti e molto pittoreschi)  si potrebbero riconoscere alcune figure conosciute, tra le quali troviamo un “Bob”, ritratto di Robert Graves, sulle cui ricerche relative alla Dea originaria e alla sua identificazione con la Foresta si muove la filosofia di fondo di tutto il testo che, oltre all’invenzione narrativa, riporta in alcuni punti un impianto di ricerca reale e documentabile. A una vera e propria lunga Cerca si dedica, ormai anziano, il protagonista, deciso a scoprire il segreto della Foresta.[iv]

Sopalmo. Fantastico per tutto l’arco della lettura su questo paese dai contorni evanescenti, che si fanno, però, sempre più vivi e definiti via via che si dipanano gli eventi. Resisto alla tentazione di aprire google, lo scopro ora che un paese con questo nome si trova in Andalusia… Peccato avrei preferito si trovasse in Italia per poterci andare davvero o semplicemente nella sfera creativa dell’autore, per ridimensionare i miei confini spaziali! La captatio benevolentiae dell’autore nel voler “trascinare” il lettore a Sopalmo, infatti, è del tutto riuscita. Non dimenticherò mai più questo luogo sconosciuto.

Un elogio lo devo anche al tentativo, peraltro ben riuscito, di descrivere “passaggi dimensionali”, viaggi astrali e interazioni del tutto telepatiche con la naturalezza con cui si potrebbe dipingere un paesaggio.

“I primi giorni sembrava di avvertire un albero solo, un grande pino a giudicare lo spessore del tronco, dall’altezza e dalla grande chioma a ombrello svettante sul gruppo. Era il vento a farmi conoscere la mia cima, mi arrivava fra gli aghi e i rami non più riparati dagli amici intorno, un vento che imparai a conoscere bene e che divenne nel tempo uno dei miei migliori amici.”[v]

Non si fa fatica ad entrare nell’inconscio dei vari personaggi, si diventa Foresta, con la sua autocoscienza e in piena totalità di compenetrazione con l’Anima Mundi. “L’anima non è in noi ma noi siamo nell’Anima”  è questo che sembra suggerirmi la lettura di Foresta, certo, il concetto di “Anima dei luoghi” di Hillman è così affascinante da trascinarmi via col pensiero… ma anche dalla lettura però, e mi ritrovo con un salto quantico a paragonare nuovamente Elisabetta a Ruth Wenger.

La nuova “favola d’amore” dal sentore vagamente hessiano sembra concludere il ciclo bretone senza bisogno di altri colpi di scena… anche perché ce ne sono stati davvero molti sino ad ora e, i momenti di agnizione, hanno finito per stancare il lettore che si sente catapultato fuori dal patto narrativo, forse a discapito dell’autorevolezza dell’autore che, comunque, riesce a  condurci, riga per riga, in un sorprendente finale che trasformerà la rete in un vero strumento rivoluzionario.

 Nel complesso l’intreccio patisce qualche forzatura: la saga di Perceval ad esempio, meriterebbe un libro a parte, così come andrebbero rivisti i dialoghi nel giardino di Galeno che parrebbero distrarre l’attenzione dalla storia e, infine, di alcune scene descritte più sommariamente con i cavalieri della foresta, io forse, avrei fatto a meno… ormai catapultata nello stile avvincente del romanzo.

Nel complesso una lettura scorrevole, appagante dalla scrittura fluida che rapisce il lettore, una ricerca stilistica fine, a volte eccessivamente “compiaciuta” in alcuni passaggi erotici (e non solo) a causa, probabilmente, della discrepanza d’essere tra io narrante e io narrato. Il personaggio principale è dinamico, caratterizzato forse meno meticolosamente di altri personaggi, certamente, per volere stesso dell’autore, Maurizio Corrado, che riserva all’uomo che diventa bosco un alone continuo di  mistero e una mutabilità “senza confini”. Un mix di scrittura biografia dai toni poco temperati e di letteratura ecologica visionaria che trasporta il lettore  da un mondo a un altro, cercando di scuoterne la coscienza, attraverso le trasformazioni operate da una nuova rivoluzione interiore.

Lo stile risulta essere innovativo, pionieristico, alla ricerca di una non conformità che vuole dare spazio anche all’innovazione narrativa; l’assenza totale di punteggiatura in alcuni passaggi[vi], la variazione di linguaggio in base ai personaggi, l’alternanza di diversi io narrante che si insinuano nella scena narrativa (il capitolo 9 di cui ho parlato prima è, per intero, il diario personale di Camilla), la brusca interruzione di scrittura ove si interrompe anche il flusso di pensieri del narratore protagonista[vii], lo stream of consciousness che s’impossessa in alcuni tratti dello scheletro narrativo e ci catapulta dal bosco alla mente, dall’infanzia alla vecchiaia, facendoci vivere lo spazio interiore del protagonista, l’intreccio di invenzioni pirotecniche, culinarie, fantastiche, cibernetiche, erotiche: tutto questo e molto altro rendono il romanzo Foresta una novità editoriale da far assaporare, con la giusta lentezza, al nostro lettore inconscio, come si fa quando si gusta un nuovo piatto, con apertura di sensazioni, facendo affiorare tutte le note aromatiche alla ricezione del palato e lasciando che da lì, si espandano a tutti gli altri sensi…

(Valentina Meloni)


Note

corrado

*Maurizio Corrado, architetto, saggista e scrittore, ha lavorato con le principali riviste di architettura e design e come giornalista televisivo per Canale 5 e SKY, è stato vicedirettore di Casa Vogue Espana, ha pubblicato con diversi editori oltre venti libri divulgativi sui temi dell’architettura ecologica di cui alcuni tradotti in Francia e Spagna. Dirige la rivista di cultura ecologica Nemeton Magazine e alcune collane dedicate all’architettura ecologica per Wolters & Kluver e Compositori. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Bologna e Verona. Scrive per il teatro. Per la narrativa ha pubblicato con Bohumil Edizioni LE IPOTESI DEL DOTT. BRANDO (2006), la raccolta di testi teatrali TEATRO ECOLOGICO (2008). Con Quarto Paesaggio GREEN TALES (2011).

[i] incipit

[ii] Pag 61

[iii] Pag. 148

[iv] Passo tratto dalla presentazione dell’editore 

[v] Pag. 109

[vi] vedi la seconda citazione

[vii] ci si riferisce ai passi in cui il protagonista pensa a Claudine

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